I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Il fuoco della presenza di Dio (2)

È sul monte Oreb, nel fuoco della presenza di Dio, che noi dobbiamo incontrarci. Come in quel pruno ardente sul monte Oreb, come lo stesso monte bruciava per la presenza di Dio, così noi dobbiamo bruciare per la presenza di Dio: “Se dico: io non lo menzionerò più, non parlerò più nel Suo nome, c’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa, mi sforzo di contenerlo ma non posso” (Geremia 20,9). Il fuoco della presenza e della santità di Dio, se è in noi, deve del continuo purificarci: “Allora io dissi: Guai a me, sono perduto. Perché io sono un uomo dalle labbra impure ed abito in mezzo ad un popolo dalle labbra impure ed i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti. Ma uno dei serafini volò verso di me tenendo in mano un carbone ardente tolto con le molle dall’altare. Mi toccò con esso la bocca e disse: “Ecco questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato” (Isaia 6,6-7).

Quando il fuoco è acceso in noi, allora ogni radice velenosa è bruciata. Questo fuoco deve allora essere in noi, se davvero siamo degli uomini e delle donne nati di nuovo, che vivono l’esperienza Pentecostale. La manifestazione classica del fuoco di Dio è lo Spirito Santo. È quest’esperienza che noi dobbiamo anelare, desiderare, bramare con la stessa intensità con la quale abbiamo desiderato la salvezza. Dio desidera donarci quello che ci ha promesso. Analizziamo la nostra vita con obiettività, umiltà e verità e dopo chiediamoci: “Siamo noi saliti sul monte Oreb? È la nostra vita del continuo ripiena del fuoco di Dio? “Il fuoco deve essere mantenuto sempre acceso sull’altare e non lo si lascerà spegnere” (Levitico 6,9).

I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Il fuoco della presenza di Dio (1)

Su questo monte Mosè realizzò la presenza di Dio. Aveva visto tantissime volte bruciare i pruni per autocombustione, ma quello fu un giorno diverso da tutti gli altri. Sul monte Oreb egli vide il fuoco di Dio e ascoltò la Sua voce: “Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava. Mosè disse: “Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!” Il Signore vide che egli si era mosso per andare a vedere.

Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: “Mosè! Mosè!” Ed egli rispose: “Eccomi”. Dio disse: “Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro”. Poi aggiunse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abramo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio” (Esodo 3,1-6). Sul monte Oreb Dio parlò nuovamente a Mosè nel giorno in cui gli diede il decalogo. Su questo monte Dio manifestò la Sua potenza, la Sua gloria e la Sua santità. Leggere quello che accadde quel giorno ci mette timore ma è bello considerare che Mosè fece uscire tutto il popolo dall’accampamento “per condurlo ad incontrare Dio”: “Siano pronti per il terzo giorno; perché il terzo giorno il Signore scenderà in presenza di tutto il popolo sul monte Sinai… Quando il corno suonerà a distesa, allora essi potranno salire sul monte”. E Mosè scese dal monte verso il popolo; santificò il popolo, e quelli si lavarono le vesti. Mosè disse al popolo: “Siate pronti fra tre giorni; non avvicinatevi a donna”. Il terzo giorno, come fu mattino, ci furono tuoni, lampi, una fitta nuvola sul monte e si udì un fortissimo suono di tromba. Tutto il popolo che era nell’accampamento tremò. Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento per condurlo a incontrare Dio; e si fermarono ai piedi del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché il Signore vi era disceso in mezzo al fuoco; il fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutto il monte tremava forte. Il suono della tromba si faceva sempre più forte; Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. Il Signore dunque scese sul monte Sinai in vetta al monte e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte e Mosè vi salì” (Esodo 19,11-20). Questo monte bruciò e tremò. Allo stesso modo noi dobbiamo bruciare e tremare per la presenza del Signore: “I monti furono scossi per la presenza del Signore, anche il Sinai, là, fu scosso davanti al Signore, al Dio d’Israele”! (Giudici 5,5).

Il Signore è il tuo custode (4)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Dal v. 3 però un evidentissimo salto grammaticale. Nella prima parte è il pellegrino che parla in prima persona singolare; nella seconda parte interviene un’altra voce, in terza persona: «Non lascerà vacillare il tuo piede…». Nella prima sezione il pellegrino riflette tra sé e sé, si autoincoraggia. Nella seconda una voce si rivolge a lui, una voce esterna che gli promette la presenza di Dio e la fedeltà del suo aiuto.

La custodia di Dio abbraccia tutta la vita dell’uomo Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita: questa custodia di Dio abbraccia tutta la vita dell’uomo. Innanzitutto tutta la sua corporeità. A questo riguardo è interessante osservare che ognuna delle quattro strofe del salmo inizia nominando un membro del corpo umano, anche se, ancora una volta, la traduzione italiana ci inganna un poco. Infatti, nella prima strofa abbiamo gli occhi;  nella seconda il piede; nella terza c’è la mano (traduciamo sta alla “tua destra” ma in ebraico si dice più precisamente sta dalla parte della tua mano destra); infine nella quarta strofa, laddove leggiamo “il Signore proteggerà la tua vita” il testo ebraico dice: proteggerà la tua gola, o il tuo collo, che nella mentalità biblica è la sede del respiro e dunque della vita. Davvero la custodia di Dio abbraccia tutto l’essere dell’uomo.

E ritorniamo ancora agli ultimi versetti segnati da espressioni complementari: «il sole… la luna», «la notte… il giorno», l’ “entrare e l’uscire”, il «da ora… per sempre», “il salire e il scendere”. La presenza di questi binomi conferisce al Salmo un ritmo ondulatorio, oscillatorio come quando si culla un bambino. Dio culla il suo fedele. Nell’altalenarsi della vita mai uguale in se stessa, in perenne movimento, il pellegrino ha la certezza d’ essere sempre cullato dalle braccia di Dio. E ancora: Dio custodisce tutto ciò che l’uomo fa: Il Signore ti custodisce quando esci e quando entri. Due poli opposti – entrare/uscire – che significano qualsiasi cosa l’uomo faccia. L’uomo può affidarsi al va e vieni della vita, perché il Signore custodisce questo andirivieni che non gira a caso. L’immagine stessa dell’entrare e dell’uscire allude di per sé a tutta la parabola della vita dell’uomo, ricordando che Dio veglia su di noi dal nostro uscire nella vita, al momento della nascita, al nostro entrare nella morte e nel riposo eterno. E ancora il Signore custodisce tutto il tempo dell’uomo: «da ora e per sempre», di giorno e di notte, come suggerisce il v. 6. Tutto il passato, tutto il presente, tutto il futuro sono nelle mani di Dio. Non c’è istante dell’esistenza che non sia abbracciato da questa sollecitudine di Dio.  

Proprio per tutti questi motivi il salmo afferma che JHWH ci proteggerà da ogni male (v. 7).

Il Signore è il tuo custode (3)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

In cosa consiste questo aiuto? Al v. 5 del salmo il prendersi cura di Dio viene espresso con l’immagine dell’ombra: «Il Signore è come ombra che ti copre».  Come la nostra ombra non si separa mai da noi, allo stesso modo il Signore ci rimane fedelmente vicino, incollato alla nostra esistenza. Dio protegge i suoi fedeli da tutti i pericoli che potranno insidiare il loro cammino di pellegrinaggio sia a Gerusalemme sia nella loro vita. Torna alla memoria la nube luminosa dell’Esodo che era segno della presenza e protezione divina, la quale accompagnava il popolo nel suo uscire dall’Egitto (Es 13,21-22) e nel suo peregrinare nel deserto. La medesima ombra è poi ripresa nel Nuovo Testamento nell’annunciazione dell’angelo a Maria là dove il testo afferma: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). Questo è peraltro il versetto centrale del salmo, la sua affermazione principale. (Nell’ebraico originale questo versetto è esattamente preceduto da 58 sillabe e seguito da altre 58 sillabe).

Il centro del Salmo allora ci ricorda che la nostra vita è al centro della cura provvidente del Signore!

Il salmo lo ripete con insistenza: pur essendo molto breve, per sei volte in pochi versetti ritorna il sostantivo custode o il verbo custodire (in ebraico risuona sempre lo stesso verbo da cui deriva anche il termine custode. La nostra traduzione preferisce il verbo “proteggere”, 2 volte al v. 7, o il verbo “vegliare” al v. 8).

Ora non solo il salmo afferma questa custodia premurosa da parte di Dio, ma ne mette in luce una caratteristica fondamentale: si presenta come una custodia personalissima: è il tuo custode (continuamente in ebraico ricorre il suffisso «tuo” che ritorna dieci volte in otto versetti: è il tuo custode, che non lascia vacillare il tuo piede, che copre te e sta alla tua destra, che custodisce la tua vita e veglia su di te »). Questo “tuo” così insistentemente ripetuto esprime un rapporto e un’attenzione personale.

Il Signore è il tuo custode (2)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Egli è un custode che non lascia vacillare (v. 3a), che non si addormenta (v. 3b) come gli dèi inesistenti (cfr. 1Re 18,27-28). In passato Dio aveva custodito nei suoi viaggi il patriarca Giacobbe (cfr. Gen 28,15), aveva inviato un angelo davanti alle tribù di Israele lungo il cammino dell’Esodo (cfr. Es 23,20), aveva protetto Tobia mandandogli l’angelo Raffaele (cfr. Tb 5,4.22).

Il salmista percepisce la presenza di Dio come un custodire che è l’azione tipica del pastore nei confronti del suo gregge. Egli, come pastore e custode d’Israele, è già in cammino alla ricerca del suo fedele quando questo lo invoca. Gli stessi ostacoli, pesi e drammi si mostrano così strumenti di cui Dio si serve per dimostrare che, con pazienza e fedeltà, accompagna il credente. Non è un caso, quindi, che Gesù abbia assunto la funzione di custode. Presenta Dio come un pastore che va alla ricerca della pecora smarrita (Lc 15,4-7; Mt 18,12-14) e se la carica sulle spalle, espletando così la funzione di custode. Gesù presenta poi se stesso come il buon pastore che si prende cura del gregge, a differenza, invece, del mercenario (Gv 10,1-21).

Infine, nella preghiera sacerdotale del capitolo diciassettesimo del vangelo di Giovanni, egli rende esplicita la sua funzione di custode, ricevuta dal Padre e la rimette nelle sue mani prima di partire da questo mondo. Il maestro così prega: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quando ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la scrittura” .

Il Signore è il tuo custode (1)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Il secondo salmo appartenente alla raccolta dei canti delle ascensioni è denso di un tono di fiducia. Il Salmo 121 ci aiuta ad accompagnare colui che ormai è diventato pellegrino. Se la terra di esilio era contrassegnata dall’inimicizia e dall’estraneità da parte di persone che «detestano la pace», anche il cammino che affronta strade nuove, com’è facilmente immaginabile, non è privo di difficoltà e di pericoli, non mancano incertezze e paure nell’affrontare le incognite del viaggio.

Alzo gli occhi verso i monti: il pellegrino alza il capo: una catena di montagne. La visione per certi versi intimorisce. Sono monti che devono essere affrontati, superati faticosamente. Quante montagne bisognerà? Cosi timore ed entusiasmo si confondono. In questa situazione lo sguardo del pellegrino torna ad alzarsi in alto, in cerca di aiuto. Da dove mi verrà l’aiuto nel cammino? Dove trovare un appoggio sicuro? L’aiuto ora non si può cercare che in alto, consapevoli che né le nostre risorse personali, né quelle che possono salire dal basso, dalla terra e dalla storia degli uomini, bastano a proteggerci e a riscattarci dal pericolo. La risposta a questa domanda la da il salmista stesso, al v. 2: Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Si designano due poli opposti, come cielo e terra, per indicare la totalità di tutto l’esistente (questo modo di esprimersi viene chiamato “merismo”, dal greco merismos, che significa parte: si indica una parte per dire il tutto. Più avanti il salmo presenterà altre polarità: “sole e luna”; “quando esci e quando entri”).

Il salmista afferma la sua fede: l’aiuto giunge da colui che è Signore del cielo e della terra. I monti sono quelli che circondano Gerusalemme e su cui la città stessa è costruita. Ma i monti potrebbero indicare le alture, luoghi di culto degli dèi nella religione di Canaan (Dt 12,2; Os 4,13; Is 57,7). In contrasto con il culto idolatrico il credente dal salmo attende l’aiuto solamente dal Signore perché gli dèi sono un nulla (cf. Is 41,28-29), mentre il Dio d’Israele è colui che ha «fatto il cielo e la terra», richiamando con la figura retorica del merismo (gli estremi per il tutto) l’intera creazione (Gen 14,19-20; Sal 95,3-5). L’aiuto per me, quello di cui ho bisogno, perché il Signore è così vicino alla mia vita. Il v. 4: Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode di Israele. Il pellegrino riscopre l’appartenenza a un popolo, alla sua storia. Dio è il custode di tutti e di ciascuno. Quanto più scopro la presenza di Dio nella mia vita tanto più riesco a riconoscerla e a ritrovarla nella vita di tutti.

Alzo gli occhi verso i monti… da dove mi verrà l’aiuto?

Nella maggior parte delle religioni, il monte, per la sua altezza misteriosa, è considerato come il punto in cui il cielo e la terra s’incontrano. Nell’Antico Testamento, il monte è visto come una creatura come tutte le altre: Jahve è il Dio dei monti e delle valli (1Re 20, 23.28). Con Cristo, Sion cessa di essere “l’ombelico del mondo” (cf Ez 38,12) perché Dio non vuole più essere adorato su questo o su quel monte. Nel colloquio con la samaritana, infatti, Gesù non contrappone il tempio “ortodosso” di Gerusalemme a quello “scismatico” sul monte Garizim, ma esce da questa contrapposizione annunciando l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità (cf Gv 4, 20-24).

Luoghi di culto

Se il monte alto permetteva di incontrare il Signore, la dispersione delle alture presentava il pericolo dell’idolatria (Ger 2,20; 3,23), ecco perché Sion fu un rifugio sicuro e incrollabile (cf Gl 3,5; Sal 125,1).
Dio in persona ha stabilito il suo re in Sion, il suo monte santo (cf Sal 2, 6) nel luogo stesso dove Abramo sacrificò il figlio. Su questo monte santo i fedeli devono ascendere e ritornare continuamente, cantando i salmi delle ascensioni, dal salmo 120 al 134, nella speranza di rimanervi per sempre con il Signore (cf Sal 15,1; 64,2).
A differenza del Sinai, che rimane nel passato e non trova più posto, nella letteratura escatologica sarà il Sion a essere privilegiato: Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno tutti i popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore (Is 2, 2s). Su questo monte preparerà un grande banchetto per i dispersi radunati e per gli stranieri (Is 25, 6-10; 27,13; 66,20; 56, 6s). Anche Zaccaria profetizza che, mentre il paese sarà trasformato in pianura, Gerusalemme, pur rimanendo al suo posto, si eleverà tranquilla e sicura e tutti dovranno salirvi sempre ogni anno per adorare il re, il Signore (14,10; 14,16ss).

Qualità del monte come creatura di Dio

– Stabilità

Se gli uomini passano, i monti restano. Questa esperienza fa vedere i monti come simbolo della giustizia fedele di Dio: La tua giustizia è come le più alte montagne (Sal 36, 7). I Patriarchi paragonano la benedizione paterna superiore alla stabilità dei monti antichi (cf Gen 49,26; Dt 33,15).

Queste creature, però, non devono essere divinizzate: Prima che i monti fossero, da sempre tu sei Dio (Sal 90). Il Creatore che pesò i monti con la stadera e i colli con la bilancia (Is 40,12) è colui che li tiene saldi con la sua forza (Sal 65, 7); li sposta a piacer suo (Gb 9,5) e dona lo stesso potere al più umile dei credenti: In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Mt 17,20).  Tutti quindi proclamino: O voi, monti e colli, benedite il Signore! (Dan 3,75;  Sal 148,9).

– Potenza

Alto sopra le pianure che le calamità sovente sovrastano, il monte offriva un rifugio a Lot in pericolo (Gen 19,17);  il giusto perseguitato sale sul monte per rifugiarvisi come l’uccello (Sal 11,1; Mt 24,16). Il giusto, elevando gli occhi ai monti, otterrà l’aiuto soltanto da Jahve (Sal 121,1s), diversamente confiderebbe in una creatura che è solo simbolo di potenza orgogliosa come Babilonia, dominatrice del mondo (Ger 51,25). Isaia grida che ogni altura dev’essere umiliata e solo Dio esaltato (cf 2,12-17).

– Umiltà ed esultanza

Il salmo 89 canta che nel nome del Signore il Tabor e l’Hermon esultano (v. 13). Quando il Signore visita la terra, i monti prorompano in grida di gioia (Is 44,23), saltellino dinanzi alle sue grandi opere (Sal 29,6), lascino scorrere sui loro fianchi il vino nuovo e maturi il frumento sino alla loro vetta (Am 9,13; Sal 72,16). Geremia osserva: Guardai, ed ecco che tremano (4,24) dinanzi a colui che può consumarli con il fuoco (Dt 32,22), così da diventare fumanti, dice il salmo 104,32; fondono come cera osserva il Salmo 97,5. E infine, l’Apocalisse profetizza che alla fine dei tempi spariranno: Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto (6,14; cf 16,20).

Alzo gli occhi verso i monti

Lo scorso anno pastorale siamo stati, con Gesù, in riva e sul lago per imparare a diventare sempre più discepoli autentici, convinti. Quest’anno ci recheremo sui Monti, per imparare a scegliere Dio come il nostro Signore e comprendere quanto sia coraggioso, ma necessario, trovare dei momenti dentro lo scorrere veloce dei nostri giorni, per stare un po’ con il nostro Dio. L’immagine che ci accompagnerà è quella di montagne famose (le Tre Cime di Lavaredo).

Sono state scelte con l’intento di incontrare, insieme come comunità cristiana, il nostro Signore che è Trinità. La montagna è un luogo privilegiato per fare esperienza della trascendenza. Questo proprio perché non solo l’aria è più sottile, ma la fatica della salita ci obbliga ad alleggerirci dei pesi inutili per andare all’essenziale e godere così dell’essenziale.

Verrà offerta a tutta la comunità parrocchiale, una domenica al mese, al pomeriggio, la possibilità di pregare insieme i Vespri e poi davanti all’Eucaristia esposta meditare un almo della Montagna e un Monte dell’Antico Testamento o dei Vangeli. I salmi  –  soprattutto quelli graduali (Salmi 120-134) che si cantavano salendo le scalinate del Tempio  – esprimono questo bisogno di poter contare su un luogo in cui sia più facile incontrare il Signore e riprendere i propri cammini più serenamente.

Non è solo la proposta di un cammino comunitario, ma anche l’incoraggiamento per una salita personale perché ciascuno di noi ha bisogno di simboli e di luoghi che ci aiutano a ritornare al nostro cuore per ritrovare la sorgente. A ciascuno la sua montagna, come ciascuno ha un’esperienza unica e particolare del mistero di Dio che può assomigliare di più al Monte Moria, al Sinai, al Carmelo o all’Oreb … Così può diventare la Montagna un punto di orientamento, un luogo di chiarimento, di relazione o di conversione….

In realtà, via via che il nostro pellegrinaggio di fede avanza, ci rendiamo conto come nessuno può accontentarsi di una sola montagna. Infatti, le stagioni e le prove della vita ci obbligano a scavallare dall’una all’altra con fatica e gioia insieme. Siamo tutti in cammino come i discepoli dopo la Pasqua del Signore: l’appuntamento è “sul monte che Gesù aveva loro indicato” (Mt. 28,16).