Proposte spirituali per l’Avvento

  • Sussidio di preghiera e riflessione quotidiana da usare personalmente (o con i miei familiari) preparato dalla nostra Diocesi e che posso trovare all’ingresso della Chiesa
  • Un foglietto con una riflessione sulle letture della domenica successiva che posso usare durante la settimana per un momento di meditazione personale e di preparazione alla Messa Festiva. Strumento che posso trovare all’ingresso della Chiesa, accanto al Bollettino parrocchiale
  • Alla domenica ore 17.00, in chiesa, recita comunitaria dei Secondi vespri, momento di riflessione-formazione, meditazione, breve adorazione eucaristica comunitaria.
  • Momenti di preghiera in preparazione alla Solennità dell’Immacolata (da martedì 29 novembre a venerdì 2 dicembre, lunedì 5 e martedì 6 dicembre) e in preparazione al Natale (da martedì 20 a venerdì 23 dicembre), alle ore 18.00, al termine della Messa feriale.
  • Adorazione eucaristica personale al giovedì mattina in Chiesina
  • Adorazione eucaristica comunitaria al giovedì sera, in Chiesa, dalle ore 21.00 alle ore 21.30. Dalle ore 21.30 alle ore 22.00 adorazione personale.

Le parole dell’attesa: VEGLIARE

Il brano di Vangelo che ascolteremo alla Messa fa parte di un lungo discorso di Gesù su quello che accadrà negli ultimi tempi. Dobbiamo ricordare che Matteo scrive il Vangelo per i primi cristiani, che erano convinti che la fine del mondo sarebbe venuta presto, che Gesù sarebbe presto tornato. Non dobbiamo confondere però l’invito di Gesù a vegliare, a stare all’erta, a stare pronti, con una minaccia L’atteggiamento che Gesù ci invita ad assumere non è quello della paura o dell’angoscia (come peraltro sarebbe istintivo anche in questo periodo di terrorismo e violenza) bensì quello dell’attesa, della sorpresa, dell’emozione per la visita di Dio che ci porta la salvezza.

Dal vangelo di Matteo (24,37-44)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.

Inizia il tempo di Avvento

Inizia il tempo di avvento. Per definizione l’avvento è tempo di attesa.
Mi vengono subito alla mente due domande.
La prima: che cosa attendiamo? Dovremmo dire meglio “chi” attendiamo, perché l’avvento è un cammino incontro a Gesù: Lui viene incontro a noi, e noi andiamo incontro a Lui. Non ci incontriamo a metà strada, ma ci incontriamo nella gioia di una amicizia e di una alleanza che si rinnovano nel profondo del cuore. Ma aspettiamo davvero Gesù? Il Natale che ci prepariamo a vivere è ancora il Natale di Gesù, o è un giorno in cui si faranno mille altre cose a prescindere da Gesù?
Il rischio di vivere il Natale senza Gesù è grande; fare festa senza il festeggiato: niente di più triste!
Il tempo di avvento è dunque tempo per preparare il cuore ad un incontro vero e profondo con Gesù.
La seconda domanda: sappiamo ancora attendere? Può apparire una domanda un po’ strana, ma non è inopportuna. Non lo è perché il tempo che viviamo è un tempo di impazienza, è un tempo in cui si bruciano le tappe, si cercano risultati immediati, a volte anche senza l’adeguata preparazione, è tempo in cui si vuole (e si può spesso ottenere) tutto e subito. È tempo in cui non si coltivano più i desideri veri (non i bisogni indotti), i sogni sono appiattiti dal calcolo delle probabilità, lo sguardo verso un futuro promettente si appiattisce nel piccolo cabotaggio quotidiano. L’attesa è bruciata nel consumo delle cose quotidiane, ma non saper attendere, oltre che un impoverimento della nostra umanità, è mortificare anche una dimensione tipicamente cristiana: tutta la vita cristiana – come ci suggerisce la Parola di Dio – è l’attesa del ritorno di Gesù alla fine dei nostri tempi. Il tempo di avvento, dunque, è anche tempo per coltivare la virtù della attesa, virtù possibile da coltivare anche attraverso un cammino di purificazione da tante cose (spesso superflue) che riempiono la nostra vita, per rendere più vero il nostro desiderio di Gesù e della sua venuta nella nostra vita.

Attendiamo il Signore (2)

È bello attendere la novità di Dio nella vita: non vivere di attese, che poi magari non si realizzano, ma vivere in attesa, cioè desiderare il Signore che sempre porta novità. Sempre! Lui non si ripete mai. È importante saperlo attendere. Non si attende Dio con le mani in mano, ma attivi nell’amore, “La vera tristezza – ricordava Don Tonino Bello – è quando non attendi più nulla dalla vita”. È brutto questo! Essere morto in vita. Noi cristiani siamo chiamati a custodire e diffondere la gioia dell’attesa: attendiamo Dio che ci ama e siamo attesi da lui. Vista così, la vita diventa un grande fidanzamento. Non siamo lasciati a noi stessi, non siamo soli.
Siamo visitati, già ora. Dio ci visita e attende di stare con noi per sempre. Oggi, domani, sempre. Se tu lo cacci via, il Signore rimane alla porta, aspettando, che tu lo lasci entrare un’altra volta. Non scacciamo mai il Signore dalla nostra vita! Lui è sempre in attesa di stare con noi.
Vi auguro di vivere questo ultimo tratto di Avvento così, come tempo di novità consolante e di attesa gioiosa.

Attendiamo il Signore (1)

L’attesa, che caratterizza l’Avvento, mi suggerisce che ci deve essere ancora qualcos’altro oltre ai problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente e che a volte sembrano prevalere fino a soffocarci. Le letture del tempo di Avvento ci propongono testi forti e pagine degli antichi profeti, che vogliono aprire il nostro cuore alla speranza. “Se tu squarciarsi i cieli e scendessi“(Is 63,19). È una delle invocazioni più belle e significative in cui trova espressione questo desiderio profondo che è nel nostro cuore: possa Dio spalancare il cielo, che non di rado è coperto sopra di noi e ci appare chiuso, perché la nostra vita diventi più luminosa e più gioiosa.
La stupenda liturgia dell’Avvento, con i suoi testi e le sue preghiere, è la risposta al nostro anelito che ci sia una vita a cui Dio dà la sua impronta. Sono soltanto belle promesse che ogni anno ascoltiamo e poi non cambia nulla? Perché il mondo non cambia? Perché sembra che a volte la situazione peggiori sempre più? Sono solo pie consolazioni le nostre di credenti? No, proprio perché facciamo l’esperienza di un mondo in tutta la sua imperfezione, abbiamo il bisogno dello sguardo su un altro mondo, per non disperare.
E già ora il mondo cambia, quando si apre il cielo sopra di noi. Nei giorni bui e oscuri scende una luce e nella nostra paura viene la fiducia. Quando viene Dio, la nostra vita ritrova senso e direzione. Allora non cambia semplicemente il mondo, ma siamo noi stessi che, con la luce che lui ci porta, viviamo in modo diverso. E il mondo non ci appare più ostile e minaccioso.
Con lui, nella nostra umanità, ci sentiamo avvolti dalla sua presenza e vicinanza.
Quando il cielo si apre, si spalanca anche il nostro cuore, perché si apra a Colui che solo può placarlo.

Gesù, unico e vero adoratore del Padre (2)

Poiché aderire alla Verità, cioè alla Rivelazione, che è la parola e la vita di Gesù, trascende le capacità della nostra persona, è necessaria l’azione dello Spirito Santo, come fu necessaria l’opera della Spirito perché una donna diventasse la Madre di Dio.
Lo Spirito, facendoci aderire alla Verità che è Cristo, per ciò stesso ci introduce nella sua adorazione del Padre: l’adorazione cristiana è quella ispirata e nutrita dalla rivelazione di Cristo sotto l’azione dello Spirito Santo. Nell’adorazione non siamo noi gli attori, noi entriamo nell’adorazione di Gesù, facendo nostri i suoi “sentimenti”, egli che “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere
come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini, …. facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
L’iniziazione all’adorazione è lasciare che egli entri in noi, e noi possiamo guardare al Padre, al mondo e agli altri con gli stessi suoi occhi.

Gesù, unico e vero adoratore del Padre (1)

L’adorazione, intesa in senso cristiano, non è primariamente una semplice azione umana, ma opera di Cristo: è lui il vero e unico adoratore; con la sua incarnazione e la sua Pasqua ha redento l’uomo e ha associato a sé l’umanità nell’adorazione al Padre.
Nel vangelo di Giovanni leggiamo che la donna samaritana, ad certo punto del colloquio, introduce il tema dell’adorazione: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Fermiamo la nostra attenzione sull’espressione “adorare in spirito e verità”.
La parola “Verità” nel quarto Vangelo indica la Rivelazione, che si identifica con le parole e la persona di Gesù: ormai possiamo adorare il Padre solo “nella Verità”; cioè in Gesù Cristo. Il Verbo incarnato infatti è “pieno di grazia e verità”, è “la via, la verità, la vita” e per mezzo di lui “vengono a noi la grazia e la verità”: ormai il “luogo” della nostra adorazione è la persona del Verbo incarnato. Gesù dice anche che noi dobbiamo adorare il Padre “in Spirito”.

Novena di Natale

La Novena di Natale si celebra nei nove giorni precedenti la solennità del Natale cioè a partire dal 16 dicembre fino al 24.
Varie sono le metafore che alimentano la gioia dell’attesa nella Novena: Gesù verrà come luce, come
pace, come rugiada, come dolcezza, come novità, come Re potente, come dominatore universale, come bambino, come Signore giusto. La Novena vuole suscitare un atteggiamento nel credente: fermarsi ad adorarLo. La novena di Natale, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, vuole costituire un
momento molto significativo nella vita della nostra comunità cristiana.

Natale è sempre più vicino: prepariamo il presepe nelle nostre case

Uno dei simboli più rappresentativi del Natale è sicuramente il presepe che ormai da svariate epoche nel periodo natalizio viene accuratamente allestito nelle nostre case. Purtroppo però negli ultimi anni con l’arrivo della nostra generazione non viene più riconosciuta l’importanza e il valore del presepe, che invece viene considerato da Papa Francesco come un vangelo del tutto “vivo” che trabocca dalle Sacre Scritture. È proprio il Papa stesso ad invitarci a sostenere quella che è una stupenda tradizione, cioè quella di allestire il presepe in compagnia della propria famiglia nei giorni che precedono il Natale.
Anch’io incoraggio a mettere nel centro della nostra casa, nel luogo dove maggiormente si raccoglie la famiglia, il presepe. Lo scopo principale di questo simbolo natalizio è quello di rappresentare la nascita del Bambino Gesù nato per salvare tutti noi e di non perdere di vista il vero significato del Natale. 

Con la speranza nel cuore (3)

Continua il cammino di Avvento e continuiamo a raccogliere semplici pensieri da condividere.
Vivere il tempo di Avvento significa anche prendere coscienza della inesorabilità dello scorrere del tempo… Abbiamo lasciato alle nostre spalle mesi che non avremmo mai immaginato di vivere nella nostra esistenza. Ci sentiamo fragili, incerti e sfiduciati per le situazioni che si sono create.
Tra le diverse realtà messe a dura prova da questa crisi sanitaria, c’è anche il tema sulla fede, la vita pastorale della nostra comunità parrocchiale. Non voglio fare l’analisi della situazione pastorale, ma alcune domande durante il cammino di Avvento me le devo fare, anche per rimotivarmi e darmi le coordinate su cui costruire il mio percorso di fede. Che cosa significano per me l’Avvento e il Natale? Cosa dice alla mia vita un itinerario spirituale come quello che mi propone la mia Parrocchia? Cosa spero quest’anno dall’Avvento e dal Natale? Posso rispondere solo se affronto la mia verità, se entro in me stesso e nel silenzio faccio spazio a queste domande. Cosa prende attualmente la mia vita? Quali sono le mie sofferenze? Quali sono le mie insoddisfazioni?
Qual è il mio desiderio più grande? Conosco la mia situazione personale… Le mie difficoltà di fede e le mie resistenze interiori. Che cosa vorrei sentirmi dire? Devo trovare una risposta, perché questo tempo diventi per me un tempo benedetto. Il cammino dell’Avvento è un cammino di
speranza come annuncio/celebrazione, esperienza viva di una Presenza.