Giornata della pace

Dal 1° gennaio 1968, la Chiesa cattolica celebra anche la Giornata mondiale della pace.
Lo scopo della Giornata è dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace. La ricorrenza è stata istituita da papa Paolo VI con un messaggio datato 8 dicembre 1967 ed è stata celebrata per la prima volta il 1º gennaio 1968. Da quell’anno il Pontefice della Chiesa cattolica invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace.

«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).
Le parole del profeta Isaia esprimono la consolazione, il sospiro di sollievo di un popolo esiliato, sfinito dalle violenze e dai soprusi, esposto all’indegnità e alla morte.
Su di esso il profeta Baruc si interrogava: «Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11). Per questa gente, l’avvento del messaggero di pace significava la speranza di una rinascita dalle macerie della storia, l’inizio di un futuro luminoso.
Ancora oggi, il cammino della pace rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa.
Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. Come ai tempi degli antichi profeti, anche oggi il grido dei poveri e della terra non cessa di levarsi per implorare giustizia e pace.
In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso.
C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. 

La cultura della cura come percorso di pace

E’ ormai consolidata tradizione che il primo giorno dell’anno la Chiesa si riunisca in preghiera per invocare la pace. E’ bene iniziare l’anno sulla via della pace. Vogliamo raccogliere il grido di tanti uomini, donne, bambini e anziani che soffrono per la guerra. E la guerra vuol dire condanna a morte per tanti, uomini e donne, bambini ed anziani. La guerra è il volto più mostruoso e violento della storia. E’ lascia il mondo peggiore di prima.
Noi oggi preghiamo perché la pace che gli angeli hanno annunciato agli uomini la notte di Natale possa giungere su tutte le terre. Non possiamo rinunciare alla pace. Per questo, almeno con la nostra preghiera, vogliamo aiutare ogni uomo e ogni donna, chi ha responsabilità di governo, a camminare sulla via della pace. Oggi, 1° gennaio 2021, iniziamo questo nuovo anno con il passo della pace. Sì, la pace non è impossibile. Essa dipende in primo luogo dall’atteggiamento del cuore. “La persona umana è il cuore della pace”. È a dire anche che pace inizia dal cuore di ogni uomo.
Ciascuno è costruttore della pace se ha a cuore ogni uomo e ogni donna. Per questo dobbiamo impegnarci ogni giorno a compiere quei gesti di pace che sono necessari per difendere la dignità di ogni uomo, per rafforzare la convivenza umana, per ricomporre i rapporti lacerati. Insomma, non ci lasciamo vincere dal male, ma vinciamo il male con il bene. La nostra preghiera all’alba del 2021 riprenderà l’antico inno del “Veni, creator Spiritus” perché venga nel cuore degli uomini e “rinnovi la faccia della terra”. Sì, venga lo Spirito del Signore e trasformi i cuori dei credenti, perché sciolgano la loro durezza s’inteneriscano davanti alla debolezza del Bambino; trasformi i cuori delle nostre città e dei nostri paesi perché l’odio, l’invidia, la maldicenza, la sopraffazione, il disinteresse siano allontanati e cresca la solidarietà; trasformi il cuore del nostro paese perché non sia più traversato dall’individualismo, dall’interesse di singoli gruppi e abbondino il perdono, la misericordia e il senso del bene comune; trasformi il cuore delle nazioni e dei popoli in guerra perché siano disarmati gli spiriti violenti e si rafforzino gli operatori di pace; trasformi il cuore dei popoli ricchi perché non siano ciechi di fronte ai bisogni dei popoli poveri e gareggino piuttosto nella generosità; trasformi il cuore delle nazioni e dei popoli poveri perché abbandonino le vie della violenza e intraprendano quelle dello sviluppo; trasformi il cuore di ogni uomo e di ogni donna perché riscoprano il volto dell’unico Dio, Padre di tutti.