E’ tempo di quaresima

La Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo. La nostra comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo un “tempo pieno”, cioè pronto all’incontro personale con Gesù. È un invito a una triplice conversione, urgente e importante in questa fase della storia: conversione all’ascolto,
alla realtà e alla spiritualità.

Lungo la strada con Gesù: educazione stradale per il cielo

Cammino di Quaresima per i ragazzi durante la Messa delle domeniche

Il tema di questa quaresima sarà la testimonianza e l’immagine che accompagnerà i ragazzi di catechesi, durante la messa domenicale delle ore 9.30, sarà quella della STRADA.
La TESTIMONIANZA è la parola d’ordine nella vita del cristiano: seguire Gesù lungo la strada vuol dire essere testimoni di ciò che lui dice e fa, assistere, vedere, fare esperienza; ma essere testimoni vuol dire anche annunciare ciò che si è visto, toccato, vissuto. La testimonianza è dunque sequela e mandato allo stesso tempo: due tempi che si alternano continuamente nella vita del cristiano tra ascolto e annuncio. I vangeli della quaresima aiuteranno ad approfondire questa duplice dimensione: ogni domenica sarà una sosta nel cammino per essere testimoni di un evento evangelico, lo scorrere della settimana darà modo di essere testimoni attivi nell’annunciare il messaggio ascoltato. Ad accompagnarci in questo cammino, i SEGNALI STRADALI, in una sorta di educazione stradale sulla strada verso la Gerusalemme, con Gesù che cammina davanti a noi!

Impegni quaresimali

Il digiuno: È un mezzo per aiutarci a superare l’egoismo e vivere la logica del dono e dell’amore. Privandoci di qualcosa (non solo cibo), impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro io, in favore di Dio e dei fratelli.

La preghiera: È un’esperienza di un intimo rapporto con Dio, è dialogo profondo con Lui e non solo recita di formule confezionate. Alimenta il cammino di fede del cristiano.

All’ingresso della Chiesa, chi lo desidera, può trovare alcuni strumenti per la preghiera personale o, meglio ancora, per un momento di preghiera familiare.
1 sussidio: “Quaresima e Pasqua. Sussidio liturgico-pastorale”
In questo sussidio potrete trovare riflessioni sulle domeniche di quaresima e Pasqua. Inoltre, potrete trovare, una proposta per prepararsi alla Confessione individuale. Uno schema di rosario. Una Via crucis. Un momento di Adorazione Eucaristica sulla lavanda dei piedi (ideale per il Giovedì santo).
2 sussidio: “Andate io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”
Realizzato dal centro Missionario Diocesano. Ogni giorno, per tutto il tempo della Quaresima una pagina del Vangelo con una riflessione.
3 sussidio: “Foglietti settimanali su cammino di Giona”

Come comunità parrocchiale proponiamo alcuni momenti di preghiera comunitaria:
Domenica pomeriggio alle ore 16.30: Recita dei Vespri. Continua la riflessione su Libro di Giona (iniziata nel tempo di Avvento). Adorazione comunitaria e Benedizione Eucaristica.
Venerdì ore 17.00 e ore 21.00: “VIA CRUCIS”

L’elemosina: è un aiuto che si dà a chi è nel bisogno. Non è dare solo qualche spicciolo. Significa misericordia, pietà e va perciò messa in relazione con la compassione di Dio. Il termine ebraico, dice che è un mezzo per ristabilire la giustizia che Dio vuole sulla terra.
Per tutto il cammino quaresimale troverete una cesta ai piedi del presbiterio, davanti al Crocifisso dove chiunque può, in qualsiasi momento, depositare doni per i più bisognosi.


Ogni settimana diamo indicazioni di raccolte differenti.
1 settimana di quaresima: “Alimenti in scatola a lunga scadenza”

Conversione all’Ascolto

Sentiamo il bisogno di imparare ad ascoltare in modo empatico. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza. Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore». A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli. Leggere, meditare e pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti. L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità. Chi ascolta è sensibile al soffio dello Spirito. L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra l’ascolto libero e sincero? Come possiamo migliorare il modo di ascoltare?

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Preghiera e digiuno per la pace

L’appello a credenti e non credenti

Papa Francesco sa che la politica non basta a cambiare i cuori, solo Dio può farlo, si rivolge quindi a tutti invitando credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace: Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno.
Invito tutti a fare 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace.
Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

Mercoledì delle ceneri

II rito delle Ceneri dà inizio al tempo di Quaresima. Siamo invitati a cambiare il nostro cuore, a tornare a Dio, ad abbandonare ciò che non è bene per noi, a cambiare qualcosa nella nostra vita.
La Quaresima è un cammino di 40 giorni e ci conduce per mano alla Pasqua.
Viviamolo come tempo favorevole di grazia e di conversione.
Il mercoledì delle ceneri è sicuramente un appuntamento vissuto da tante persone della nostra comunità
parrocchiale con intensità e offre la possibilità di dare l’intonazione giusta al cammino di quaresima.
La nostra comunità si riunisce in questo importante momento dell’anno liturgico per “cambiare registro”
e intraprendere una strada di conversione che conduce fino alla Pasqua del Signore Gesù.
L’imposizione delle ceneri sul capo va vissuta perciò come un forte gesto di penitenza e di desiderio di tornare al Signore che deve corrispondere ad un atteggiamento del cuore.

San Giovanni Bosco (4)

La devozione a Maria Ausiliatrice

Nel 1868 era stata consacrata a Valdocco la basilica di Maria Ausiliatrice, frutto delle grazie straordinarie della Madonna e della fede del santo il quale, quattro anni dopo, ispirato dall’alto, realizzava un altro monumento alla Vergine, fondando l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per l’educazione della gioventù femminile dopo aver incontrato un gruppo di giovani, in qualche modo consacrate, dirette da don Domenico Pestarino e animate da santa Maria Domenica Mazzarello. Le case dei salesiani intanto si moltiplicavano e nel 1876 Don Bosco organizzò la prima spedizione missionaria, con meta la repubblica Argentina. Da allora l’espansione procedette a ritmi sempre più intensi. Nel 1880 Leone XIII affidò al santo la costruzione del tempio del S. Cuore a Roma, e per questo Don Bosco si recò questuante a Parigi suscitando ammirazione per miracoli e grazie eccezionali da lui ottenuti; nel 1886 si recò in Spagna, accolto altrettanto trionfalmente dalla popolazione. Fece appena in tempo a recarsi a Roma per l’inaugurazione della basilica del S. Cuore, mentre si aggravavano le sue condizioni di salute. Morì il 31 gennaio 1888. 
Fu beatificato da Pio XI nel 1929 e da lui canonizzato il giorno di Pasqua (1° aprile) del 1934.
Giovanni Paolo II lo definì «Padre e maestro della gioventù» per la sua pedagogia, sintetizzabile nel “sistema preventivo”, che si basa su tre pilastri: religione, ragione e amorevolezza e si propone di formare buoni cristiani e onesti cittadini. Uno dei capolavori della sua pedagogia fu S. Domenico Savio.
Don Bosco, uno dei santi più amati in vita, è anche oggi uno dei più invocati e popolari per le grazie che si ottengono incessantemente per sua intercessione.

San Giovanni Bosco, amico e padre della gioventù, invoco la tua protezione su tutti i giovani del nostro tempo e in particolare per quelli della nostra parrocchia.
Fa’ che i nostri giovani crescano sani e buoni, che rifiutino le occasioni di male, che si impegnino con tutto il loro entusiasmo nella vita cristiana per essere sempre veri seguaci di Gesù Cristo.

San Giovanni Bosco (3)

L’inizio dell’apostolato tra i giovani

Il 25 ottobre 1835, a vent’anni entrò nel seminario di Chieri rimanendovi sei anni e il 5 giugno 1841 era ordinato sacerdote. Subito dopo, su consiglio di san Giuseppe Cafasso, passò al Convitto Ecclesiastico di Torino per perfezionarsi in teologia morale e prepararsi al ministero. E nell’attigua chiesa di san Francesco d’Assisi l’8 dicembre di quello stesso anno cominciò il suo apostolato facendo amicizia con un giovane muratore, Bartolomeo Garelli, che era stato maltrattato dal sacrista perché non sapeva servire la messa. Don Bosco gli fece recitare un’Ave Maria e lo invitò a tornare da lui con i suoi amici. Nacque così l’oratorio. Inizialmente, le riunioni avvenivano nell’Ospedaletto di santa Filomena per bambine disabili, che si stava costruendo a Valdocco per iniziativa della Serva di Dio Giulia Colbert, marchesa di Barolo, perché don Bosco era stato assunto dalla marchesa come secondo cappellano del “Rifugio”, una struttura realizzata da lei per favorire il reinserimento nella società di ex detenute e per salvare dalla strada le ragazze a rischio. Una stanza dell’Ospedaletto fu trasformata in cappella e dedicata a san Francesco di Sales, di cui la marchesa aveva fatto dipingere l’immagine su una parete. L’oratorio, superate diverse traversie, trovò poi la sua sede definitiva a poche centinaia di metri, sempre a Valdocco, nell’aprile 1846: ad esso col tempo si sarebbe aggiunto un internato per studenti e artigiani, mentre nel 1852 sarebbe stata benedetta la chiesa dedicata s san Francesco di Sales. Qualche anno dopo sarebbe nata la Congregazione Salesiana al servizio della gioventù, che avrebbe raggiunto uno sviluppo incredibile in Italia e all’estero.

San Giovanni Bosco (2)

Una storia familiare difficile

Già allora Giovanni alla domenica, dopo i Vespri, riuniva i suoi coetanei sul prato davanti a casa intrattenendoli con giochi vari e con acrobazie che aveva imparato dai saltimbanchi delle fiere, poi ripeteva loro la predica che aveva ascoltato in chiesa e che, essendo dotato di una memoria eccezionale, ricordava perfettamente. Dopo la prima comunione (il 26 marzo 1826) per sottrarsi alle prepotenze del fratellastro, dovette andarsene da casa, lavorando come garzone alla cascina Moglia. Lì, nel novembre 1829, di ritorno da una missione predicata a Buttigliera d’Asti, si imbatté in don Giovanni Calosso, cappellano di Morialdo il quale, saputo da dove veniva, gli chiese di dire qualcosa sulla predica che aveva ascoltato e il ragazzo gliela ripeté interamente. Il sacerdote, stupito, si impegnò ad aiutarlo negli studi dandogli le prime lezioni di latino. Purtroppo il buon prete morì improvvisamente un anno dopo e Giovanni poté riprendere a studiare soltanto nel 1831, terminando a tempi di record in quattro anni
le elementari e il ginnasio. Si pagava la scuola facendo ogni sorta di mestieri: sarto, barista, falegname, calzolaio, apprendista fabbro.

San Giovanni Bosco (1)

Fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fu canonizzato alla chiusura dell’anno della Redenzione nel 1934.
Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò «padre e maestro della gioventù». «Alla scuola di don Bosco, noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri», disse san Domenico Savio.

Giovanni Bosco nacque in una famiglia contadina ai Becchi, una frazione di Castelnuovo d’Asti (ora Castelnuovo Don Bosco) il 16 agosto 1815. Il padre, Francesco, che aveva sposato in seconde nozze Margherita Occhiena, morì quando lui aveva due anni e in casa non mancarono certo le difficoltà anche perché il fratellastro Antonio era contrario a far studiare il ragazzino che pure dimostrava una intelligenza non comune. A nove anni, Giovanni fece un sogno che gli svelò la missione a cui lo chiamava il Signore: si trovò in mezzo a dei ragazzi che bestemmiavano, urlavano e litigavano e mentre lui si avventava contro di loro con pugni e calci per farli desistere, vide davanti a sé un uomo dal volto luminosissimo che gli si presentò dicendo: «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno» e aggiunse: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù». Poi apparve una donna di aspetto maestoso, la Vergine Maria che, mostrandogli il campo da lavorare – «capretti, cani e parecchi altri animali» – gli disse: «Renditi umile, forte e robusto» e, posandogli la mano sul capo, concluse: «A suo tempo tutto comprenderai».