Siamo cresciuti nella preghiera? (3)

Una preghiera che è risposta alla Parola.

Cosa fare per leggere tutto con lo sguardo di Dio?
Solo la Parola può aiutarci, può donarci la luce e la forza di cui abbiamo bisogno. È questa Parola che ci accompagna nei frangenti diversi dell’esistenza, anche in quelli più drammatici. Se non possiamo sempre godere di quella luce prodigiosa che splende sul volto di Cristo, abbiamo tuttavia il dono di questa luce discreta, sempre a disposizione, per rischiarare il nostro sentiero. È questa Parola che ridesta il nostro legame con Dio quando esso viene trascurato, quando perde forza perché contiamo solo su noi stessi, sulle nostre risorse ed energie. È questa Parola che consola e porta speranza, ma anche scandaglia le profondità del nostro essere, ci fa avvertire vergogna per il male commesso. È questa Parola che ci mette davanti alle esigenze dell’Alleanza con Dio, ai comandamenti da osservare per amore. Quando i momenti benefici di manifestazione terminano, quando non possiamo contemplare la gloria di Dio, questa Parola è la guida sicura che trasfigura la nostra esistenza e ci permette di amare come Gesù, fino alla croce.

Siamo cresciuti nella preghiera? (2)

La preghiera rischia di venire sempre dopo.

Prima c’è il resto, poi – se si può – anche la preghiera. Inoltre facciamo fatica a capire il significato della preghiera. Perché pregare? Perché siamo figli di Dio, discepoli di Gesù. Questa relazione merita d’essere curata e coltivata.
In ascolto e in dialogo. Che cosa ci dà la preghiera? Non qualcosa, ma qualcuno: lo Spirito Santo. Etty Hillesum nel suo meraviglioso Diario scrive: «Non saremo noi, o Signore, un giorno a chiamarti in causa e a dirti: “Dov’eri Tu?”, ma sarai Tu un giorno a chiamarci in causa e a dirci: “Dov’eri tu o uomo?”». Lo Spirito è il dono di Dio ai suoi figli, ai credenti in Gesù Cristo, all’umanità intera. Gesù ci ha promesso il dono dello Spirito. È una promessa di cui ci fidiamo fino in fondo. Il dono dello Spirito costituisce la risposta più importante di Dio Padre, l’Abbà grande e buono, alle nostre invocazioni e ai nostri bisogni. Più di tutto e dentro a tutto Dio vuole donarci se stesso: il suo amore personale, la sua presenza consolatrice, la sua forza rinnovatrice, il suo Spirito. Senza la preghiera, come guardare alla sofferenza e alla morte? Ma la morte non è l’ultima parola: essa non è separazione, ma comunione suprema, atto supremo di amore; il Padre accoglie la consegna che il Figlio fa di se stesso. La risurrezione è l’inevitabile esito di questa morte, non più fallimento ma compimento. Tutto questo non è solo per Gesù, è anche per noi.

Siamo cresciuti nella preghiera? (1)

È possibile ritrovare un po’ il gusto della preghiera?

Continua il cammino di quaresima. Stiamo per giungere alla meta: la Pasqua di Gesù.
Una piccola domanda: durante questo tempo dello Spirito siamo cresciuti, migliorati nella preghiera? Sì, proprio nella preghiera perché la preghiera è un atto rivoluzionario. In un certo senso è facile pregare: il pensiero si eleva spontaneamente a lui, soprattutto nei momenti di difficoltà o in certe occasioni significative, belle, particolari. È più facile parlare della preghiera che pregare; parlare di Dio che a Dio… Un modo semplice di pregare è quello di contemplare il volto bello di Gesù, per lasciarsi conquistare: leggendo qualche passo del vangelo, ripetendo le frasi lette, recitando delle formule di lode e ringraziamento. Papa Francesco ha invitato tutti ad avere con sé sempre un piccolo vangelo da portare in tasca, o nella borsa, per poter leggere qualche piccolo passo durante la giornata. «Lì è Gesù che ci parla».

Luce sul cammino

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale mediante l’ascesi e il digiuno…
Se non esaminiamo la nostra coscienza, se non prendiamo distanza dalle brutture della nostra vita interiore, se, così facendo, non scopriamo la verità di noi stessi, non sentiremo il bisogno di Cristo.

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale. Mettiamo un freno alla mente che straripa di fantasie e di sospetti che stordiscono la coscienza tanto da renderci incapaci di vedere il male. Nella stagione del digiuno quaresimale dovremmo desiderare molto la Parola di Dio. E per questo che i padri hanno sempre messo insieme digiuno e preghiera. Continua questo cammino.
Non lasciamo spazio alla stanchezza, ma continuiamo con perseveranza e dedizione.

Via Crucis

Vogliamo sostare, col nostro cuore, dinanzi a Gesù che vive la sua passione e muore in croce, e implorare di poter comprendere un pochino di più l’insondabile mistero del suo dolore e del suo AMORE.
Gesù non ha spiegato il male del mondo, il dolore, la sofferenza ma li ha presi su di sé vivendoli da FIGLIO affinché ogni nostra esperienza di angoscia, o mancanza di fede e di speranza, potesse diventare – attraverso di Lui – una VIA per conoscere il volto del Padre. Ci doni il Signore Gesù di lasciar entrare nella nostra vita la sua morte per amore, affinché entrando in noi, porti il sapore della RISURREZIONE, che è il compimento di tutta la vicenda umana. La contemplazione del Suo dolore, che per noi è la sapienza della croce, ci permette di capire il senso del nostro dolore. Assomigliare a Cristo in ogni circostanza, fosse anche quella del dolore, è, in modo proprio, una vocazione.

Camminiamo insieme

Tempo per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo

Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. I Vangeli di questo tempo forte aiutano il credente a rinnovarsi nell’incontro con Cristo per amarlo e seguirlo di più. La Quaresima possa essere il tempo propizio per riscoprire la nostra fede in Gesù salvatore, vero uomo e vero Dio.

Possa essere per ciascuno di noi, meglio ancora per le nostre famiglie unite, occasione per rafforzare la propria fede, per aumentare la consapevolezza di quanto sia importante la presenza del Signore nelle scelte della vita quotidiana. Possa essere la Quaresima occasione propizia per riscoprire e valorizzare la fede come cammino insieme, di comunità cristiana.
Il convergere di coloro che sentono le stesse cose, che vivono la stessa fede.

Conversione alla Realtà

«Quando venne la pienezza del tempo». Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione. Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto, da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi. Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia degli uomini sia importante agli occhi del Padre. L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù, le malattie e la morte erano frequenti nella vita delle persone quanto lo sono oggi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienezza dei tempi”. L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza». Questa perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia personale e comunitaria. Nelle difficoltà, come in ogni inizio, si assiste a tanto entusiasmo, coraggio, determinazione, propositi e umanità. Poi questo slancio iniziale va via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in sé stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo”, che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi? Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito di educare alla verità, all’impegno, alla costanza perché ci sono problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo. Di quanta pazienza è capace il nostro cuore nel costruire soluzioni per la vita delle persone, delle famiglie e della comunità?

Via Crucis

Se è vero che la croce è l’unità di misura di ogni impegno cristiano, dobbiamo fare attenzione a un grosso pericolo che stiamo correndo: l’evacuazione della croce. Che non significa disprezzo della croce, o rifiuto della croce, o irrisione della croce. No. La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. Ma noi vi giriamo al largo. Troppo al largo. Prendiamo una extramurale lontanissima dal colle dove essa s’innalza. Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s’inerpica sui tornanti del Golgota.
Passa di striscio dalle pendici del luogo del Cranio. L’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte.
Le rivolgiamo inchini e incensazione in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica.
L’abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. È un albero nobile che cresce su zolle recintate, lontano, troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno.
Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario.

Quaresima di Carità (2)

Il punto sul territorio

Sul territorio stanno nascendo spontanee iniziative di raccolta di cibo, coperte e vestiti.
Come Caritas Diocesana stiamo veicolando ai singoli che ci contattano, e sono molti, queste informazioni. Non abbiamo però diffuso queste informazioni sui social o tramite mail perché si tratta di raccolte estemporanee, a brevissima scadenza, e dalla gestione piuttosto emergenziale.
Caritas Italiana ci ha per ora sconsigliato di raccogliere prodotti, anche se di prima necessità, per via dei problemi logistici a farli arrivare dove più serve, ma chiede di concentrarsi sulla raccolta fondi.
Una questione che sicuramente ci interpellerà sarà il probabile arrivo di donne, bambini e anziani in fuga dalla guerra. Ti  scriviamo dunque per chiederti di segnalarci eventuali disponibilità nella tua parrocchia per l’accoglienza dei fratelli e sorelle ucraini.
Ti invitiamo a diffondere questa richiesta in parrocchia, invitando le persone disponibili ad accogliere i profughi presso la loro abitazione o in abitazioni di loro proprietà a comunicarcelo via mail all’indirizzo caritas@diocesi.lodi.it o telefonicamente al 0371 948130 (attivo dal martedì al sabato dalle 9 alle 12.30).

Quaresima di Carità (1)

L’iniziativa Quaresimale della Diocesi avrà dunque un duplice obiettivo.

Accanto al sostegno alle famiglie ucraine, che si trovano al centro degli scontri e delle violenze, non vogliamo dimenticare anche le famiglie che abitano una terra che ci è tanto caro quanto la Terra Santa, piegate da due anni di crisi a causa della sospensione dei pellegrinaggi dovuta alla pandemia.
«In questo momento difficile, abbiamo bisogno di sentire che non siamo soli»: lo ha dichiarato a Caritas Italiana don Vyacheslav Grynevych, direttore di Caritas-Spes Ucraina.
Gli organismi pastorali e umanitari delle Chiese ucraine (Caritas-Spes per la Chiesa latina, Caritas Ukraina per la Chiesa greco-cattolica) si stanno coordinando con la rete internazionale Caritas per offrire aiuto ai molti civili vittime del conflitto scatenato in Ucraina dall’avanzata russa. C’è molta preoccupazione soprattutto per l’enorme numero di profughi che stanno cercando di lasciare le proprie città e le proprie case, per trovare riparo in altre zone dell’Ucraina o nei paesi confinanti.
Accanto a Caritas Ucraina si sta attivando anche la rete delle Caritas europee, in particolare quelle dei paesi limitrofi – Polonia, Romania e Moldavia -, per accogliere tutti coloro, migliaia, se non decine o centinaia di migliaia di persone, che fuggono e fuggiranno dalla guerra.