Il silenzio e la solitudine

Nel Vangelo della prima domenica di Quaresima Gesù trascorre del tempo nel deserto in solitudine e preghiera. La solitudine può essere difficile, dolorosa, problematica. Può far affiorare le nostre angosce e le nostre paure. Anche per Gesù la permanenza del deserto è un tempo di prova.
La solitudine può anche essere un’occasione propizia per far luce in se stessi, sul proprio cammino di fede e sulla propria chiamata alla missione a servizio del Vangelo.
Oggi, nel frastuono di mille voci, bombardati da mille messaggi, presi dall’ansia e dalla frenesia delle cose da fare e dell’“essere all’altezza” di ogni situazione ci fermiamo con GESÙ nel deserto.
Il silenzio, dato dai tempi scelti, e la SOLITUDINE, data dagli spazi vuoti, permettono di stare soli con noi stessi e con Lui, di metterci in ascolto della Parola e di quanto si muove nel nostro cuore per crescere in umanità.
Anche Gesù nel deserto si mette in profondo ascolto del Padre e di se stesso e trae la forza per vivere la sua missione.

E’ tempo di quaresima

La Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù, morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con Cristo. La nostra comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo un “tempo pieno”, cioè pronto all’incontro personale con Gesù. È un invito a una triplice conversione, urgente e importante in questa fase della storia: conversione all’ascolto,
alla realtà e alla spiritualità.

Lungo la strada con Gesù: educazione stradale per il cielo

Cammino di Quaresima per i ragazzi durante la Messa delle domeniche

Il tema di questa quaresima sarà la testimonianza e l’immagine che accompagnerà i ragazzi di catechesi, durante la messa domenicale delle ore 9.30, sarà quella della STRADA.
La TESTIMONIANZA è la parola d’ordine nella vita del cristiano: seguire Gesù lungo la strada vuol dire essere testimoni di ciò che lui dice e fa, assistere, vedere, fare esperienza; ma essere testimoni vuol dire anche annunciare ciò che si è visto, toccato, vissuto. La testimonianza è dunque sequela e mandato allo stesso tempo: due tempi che si alternano continuamente nella vita del cristiano tra ascolto e annuncio. I vangeli della quaresima aiuteranno ad approfondire questa duplice dimensione: ogni domenica sarà una sosta nel cammino per essere testimoni di un evento evangelico, lo scorrere della settimana darà modo di essere testimoni attivi nell’annunciare il messaggio ascoltato. Ad accompagnarci in questo cammino, i SEGNALI STRADALI, in una sorta di educazione stradale sulla strada verso la Gerusalemme, con Gesù che cammina davanti a noi!

Impegni quaresimali

Il digiuno: È un mezzo per aiutarci a superare l’egoismo e vivere la logica del dono e dell’amore. Privandoci di qualcosa (non solo cibo), impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro io, in favore di Dio e dei fratelli.

La preghiera: È un’esperienza di un intimo rapporto con Dio, è dialogo profondo con Lui e non solo recita di formule confezionate. Alimenta il cammino di fede del cristiano.

All’ingresso della Chiesa, chi lo desidera, può trovare alcuni strumenti per la preghiera personale o, meglio ancora, per un momento di preghiera familiare.
1 sussidio: “Quaresima e Pasqua. Sussidio liturgico-pastorale”
In questo sussidio potrete trovare riflessioni sulle domeniche di quaresima e Pasqua. Inoltre, potrete trovare, una proposta per prepararsi alla Confessione individuale. Uno schema di rosario. Una Via crucis. Un momento di Adorazione Eucaristica sulla lavanda dei piedi (ideale per il Giovedì santo).
2 sussidio: “Andate io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”
Realizzato dal centro Missionario Diocesano. Ogni giorno, per tutto il tempo della Quaresima una pagina del Vangelo con una riflessione.
3 sussidio: “Foglietti settimanali su cammino di Giona”

Come comunità parrocchiale proponiamo alcuni momenti di preghiera comunitaria:
Domenica pomeriggio alle ore 16.30: Recita dei Vespri. Continua la riflessione su Libro di Giona (iniziata nel tempo di Avvento). Adorazione comunitaria e Benedizione Eucaristica.
Venerdì ore 17.00 e ore 21.00: “VIA CRUCIS”

L’elemosina: è un aiuto che si dà a chi è nel bisogno. Non è dare solo qualche spicciolo. Significa misericordia, pietà e va perciò messa in relazione con la compassione di Dio. Il termine ebraico, dice che è un mezzo per ristabilire la giustizia che Dio vuole sulla terra.
Per tutto il cammino quaresimale troverete una cesta ai piedi del presbiterio, davanti al Crocifisso dove chiunque può, in qualsiasi momento, depositare doni per i più bisognosi.


Ogni settimana diamo indicazioni di raccolte differenti.
1 settimana di quaresima: “Alimenti in scatola a lunga scadenza”

Conversione all’Ascolto

Sentiamo il bisogno di imparare ad ascoltare in modo empatico. Nella Bibbia è anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza. Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore». A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli. Leggere, meditare e pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti. L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e dell’autoreferenzialità. Chi ascolta è sensibile al soffio dello Spirito. L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio; l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante, meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a crescere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra l’ascolto libero e sincero? Come possiamo migliorare il modo di ascoltare?

Ucraina, papa Francesco: ho un grande dolore…

Preghiera e digiuno per la pace

L’appello a credenti e non credenti

Papa Francesco sa che la politica non basta a cambiare i cuori, solo Dio può farlo, si rivolge quindi a tutti invitando credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace: Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno.
Invito tutti a fare 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace.
Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

Mercoledì delle ceneri

II rito delle Ceneri dà inizio al tempo di Quaresima. Siamo invitati a cambiare il nostro cuore, a tornare a Dio, ad abbandonare ciò che non è bene per noi, a cambiare qualcosa nella nostra vita.
La Quaresima è un cammino di 40 giorni e ci conduce per mano alla Pasqua.
Viviamolo come tempo favorevole di grazia e di conversione.
Il mercoledì delle ceneri è sicuramente un appuntamento vissuto da tante persone della nostra comunità
parrocchiale con intensità e offre la possibilità di dare l’intonazione giusta al cammino di quaresima.
La nostra comunità si riunisce in questo importante momento dell’anno liturgico per “cambiare registro”
e intraprendere una strada di conversione che conduce fino alla Pasqua del Signore Gesù.
L’imposizione delle ceneri sul capo va vissuta perciò come un forte gesto di penitenza e di desiderio di tornare al Signore che deve corrispondere ad un atteggiamento del cuore.

Celebrazione della Passione del Signore

La liturgia del venerdì Santo comincia con un tempo di preghiera silenziosa. Dopo la liturgia della Parola con la proclamazione della Passione secondo Giovanni, la celebrazione si svolge in tre momenti: una solenne preghiera universale; la venerazione della Croce; la comunione al pane eucaristico consacrato il giorno prima.
Celebriamo in una Chiesa spoglia, priva di ornamenti, per contemplare Colui che si è lasciato togliere tutto per diventare il servo dell’umanità ed offrirsi interamente. Entriamo in questa liturgia abitati dall’attesa di chi sa che la misericordia di Dio non è finita.

Capite quello che ho fatto per voi?

Il triduo della Settimana Santa è il momento più importante di tutto l’anno liturgico, è il momento in cui si realizza pienamente quel mistero di morte e risurrezione di un Dio fatto uomo che si dona per la nostra salvezza. Cristo ha sempre manifestato il suo grande amore per l’umanità, anche durante la vita pubblica, ma in modo particolare lo ha fatto nella donazione piena di se stesso, attraverso la passione e la morte. La Celebrazione Eucaristica di questa sera, chiamata in Coena Domini, la Cena del Signore, ci ricorda l’ultima Cena di Gesù, l’ultimo giorno della sua vita terrena. Egli, giunto al momento culminante della sua missione, afferma: ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi. Sapeva benissimo che quella cena sarebbe stata l’ultima Pasqua, l’ultimo pasto con i suoi discepoli, ma
voleva che essi comprendessero il significato della passione, della morte e della risurrezione che da li a poco avrebbe vissuto. Gesù in questa ultima cena compie dei gesti, pone dei segni, perché i dodici possano comprendere quanto veramente amava loro e l’umanità intera. L’evangelista introduce il racconto della cena facendo una considerazione: Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Potremmo intendere questa frase in senso strettamente cronologico: Gesù ha amato i discepoli fino alla fine della sua vita. Ma potrebbe anche essere intesa in senso qualitativo: li ha amati in modo smisurato, li ha amati in modo infinito, li ha amati con tutto se stesso, donando questo amore attraverso l’Eucaristia, attraverso la lavanda dei piedi. Soffermiamo la nostra attenzione su questi due segni.

“Preso il pane”, dice il Vangelo, “lo benedisse, lo spezzò, lo diede loro: prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Gesù si rende presente in quel pane donandosi come cibo ai suoi apostoli e poi a tutta l’umanità. “Questo è il mio corpo”. Gesù non si è voluto risparmiare per noi, si è fatto crocifiggere, ed ha addirittura “inventato” un sistema -che solo Dio poteva conoscere e attuare- per rimanere con noi, per essere nostro nutrimento, per darci sempre la forza di comprendere il suo amore e per stimolarci ad amare come lui ci ha amati. Allo stesso modo prese il calice, lo benedisse lo diede loro dicendo “prendete e bevetene questo è il mio sangue della nuova alleanza”. Il sangue per gli ebrei è segno di vita: Gesù dona se stesso non per la morte ma per dare vita nuova ai suoi discepoli, per stipulare così un’alleanza nuova, un’alleanza che non necessitava dell’immolazione di tori, agnelli o di altri animali, ma che veniva suggellata dal corpo e dal sangue di Cristo offerti per amore nostro. L’Eucaristia è dunque il primo segno, un segno che ci mostra quanto Cristo ci ha amati, quanto continua ad amarci rimanendo con noi nel segno sacramentale del pane e del vino che ripresentano il suo mistero di morte e di risurrezione.

Ma c’è un altro segno che Gesù pone. Giovanni racconta che, durante la Cena, il maestro si alza, cinge un grembiule attorno ai fianchi ed inizia a lavare i piedi ai discepoli. Non è un segno di secondaria importanza, o semplicemente un atto puramente rituale. Assume invece una certa rilevanza: ai tempi di Gesù i piedi venivano lavati quando si rientrava in casa dopo esser stati fuori, non durante il pasto. Quindi l’azione del maestro non ha niente a che vedere con il lavaggio rituale che veniva fatto per gli ospiti quando arrivavano a casa per partecipare al banchetto, al pranzo o alla cena. È qualcosa di particolare: Gesù vuole porre un segno che rimanga impresso nella memoria e nel cuore dei suoi discepoli. Si china e lava i piedi a tutti e dodici. Questo è il comandamento che Gesù ci lascia, estremamente difficile da attuare. La nostra superbia, molto spesso, impedisce di sottometterci, di chinarci, di farci piccoli dinanzi ai nostri fratelli…eppure lui, che è il Maestro e il Signore, non ha avuto vergogna di umiliarsi a lavare i piedi ai suoi discepoli. È importante notare che dopo aver istituito l’Eucaristia, Gesù ordina “fate questo in memoria di me”, ed anche dopo aver lavato i piedi ai dodici raccomanda “fate come ho fatto io”. Potremmo dire che, per certi aspetti, Gesù accomuna l’Eucaristia alla lavanda dei piedi. L’Eucaristia deve essere ripetuta e riproposta in eterno, per tutta la vita della Chiesa fino alla fine dei tempi, ma è importante collegarla al segno della lavanda dei piedi, cioè collegarla alla necessità di vivere in umiltà.