Figli di Dio, benevoli verso gli ingrati e i malvagi

«Nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò. Tutti dormivano» quella notte in cui Davide era sceso nel campo di Saul, suo nemico, che lo inseguiva senza motivo per eliminarlo. Era il Signore stesso ad aver mandato un torpore su tutto l’esercito. È un sonno speciale come quello che prende Abramo prima dell’alleanza o che scende su Adamo prima che il Signore ne tragga dal costato la donna. È un evento mistico quello che viene raccontato. I nemici sono addormentati, quindi deboli e indifesi, incapaci di proteggersi. Davide potrebbe prendersi la sua vendetta. È quello che gli dice Abisai. È suo nipote, figlio di sua sorella, un giovanotto entusiasta che opera con Davide ed è portavoce di una mentalità molta umana, perché interpreta il progetto di Dio in questo modo: “Vedi, oggi Dio ti ha messo nelle mani in tuo nemico, è l’occasione buona, prendila!”. Questa riflessione ci invita a ripensare a come noi interpretiamo certe situazioni. Se l’occasione è propizia ai nostri interessi sembra che il Signore ci dia la possibilità di prendere una rivincita. Abisai sarebbe pronto con un colpo di lancia ad uccidere il nemico Saul: così impara – pensa lui. Davide sa interpretare meglio il pensiero del Signore, perché è un uomo che ha il cuore secondo Dio: “Il Signore mi ha dato questa occasione, mi ha messo nelle mani il mio nemico, in modo tale che io possa mostrare verso di lui grandezza d’animo”. Quella occasione propizia per prevalere sul nemico, saggiamente è interpretata da Davide come l’occasione buona per fare un atto di generosità: “Non ho voluto stendere la mano contro quella persona che mi faceva del male, non ho voluto. Ho scelto di essere generoso”. In questo modo il giovane Davide, che diventerà re di Israele e prenderà il posto di Saul, dimostra di essere il degno antenato del Messia ed è una figura cristologica: annuncia il Cristo, vero Figlio dell’Altissimo che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Gesù per primo ha affrontato l’ingratitudine e la malvagità degli uomini. Il Dio buono e grande nell’amore si è trovato nella sua esperienza umana di fronte a persone ingrate e malvagie e non ha risposto al male con il male. Gesù è l’uomo nuovo, è l’uomo celeste, colui che viene dal cielo ed è veramente capace di amare: perciò rende anche noi nuove creature. Abbiamo portato il segno di Adamo e in quanto tali siamo ancora istintivamente ingrati e malvagi, inclinati a fare del male a chi ci tratta male; però portiamo pure il segno di Cristo, abbiamo ricevuto il suo amore divino che ci rende capaci di essere figli e ci abilita ad essere come Gesù, a rispondere con benevolenza a chi è ingrato e malvagio.
Impariamo allora da questo fondamentale insegnamento di Gesù a coltivare benevolenza nei confronti degli altri e a combattere quell’istinto aggressivo che ci portiamo dentro. Abbiamo intorno a noi molti esempi di litigiosità a cominciare dal mondo politico, dall’ambiente pubblico della televisione e, intorno a noi, in tante e svariate situazioni. Basti pensare a tipiche riunioni di condominio dove l’aggressività e la litigiosità sono all’ordine del giorno. Impariamo a coltivare invece benevolenza, a costruire i nostri rapporti sociali basati sulla comprensione, per essere misericordiosi come il Padre nostro, giacché siamo figli e quindi assomigliamo al Padre che è misericordioso. È Lui che crea in noi benevolenza e noi desideriamo essere benevoli come il Padre per poter mostrare al mondo il vero volto di Dio. Anche quando abbiamo l’occasione di prenderci una rivincita, di fargliela pagare, di ricambiare il male che ci hanno fatto, cogliamo invece quel momento per mostrare benevolenza, grandezza d’animo, la generosità di Cristo. Il primo passo che possiamo compiere è quello di pregare per chi ci tratta male. Ogni tanto, capita che ci siano delle persone che ci trattano male, anche semplicemente con una battuta o una critica o una polemica. Ciò ci amareggia … e allora portiamo quell’amaro nella nostra preghiera e trasformiamolo in dolce: prendiamo l’abitudine, la buona abitudine che è virtù, di pregare per coloro che ci fanno soffrire, di chiedere al Signore aiuto, benedizione, per quelle persone che ci hanno trattato male. Così avremo veramente il premio, sentiremo in noi la dolce presenza di Dio. Se invece coltiviamo l’amaro sarà sempre peggio.
È solo con la generosità e la benevolenza che spezziamo la catena del male: in tal modo saremo veri figli dell’Altissimo che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.