“Prendete, mangiate… bevetene tutti…”

Il Corpus Domini è la festa dell’Eucaristia che il Signore Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa:
un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo.
La festa del Corpo e Sangue di Cristo non può restare indifferente al cristiano.

La solennità ci sollecita, come Comunità di credenti, ad una attenta e seria verifica sulla nostra relazione di fede che viviamo con il Signore Gesù. Egli, risorto e vivente, è presente nella sua Chiesa e la guida e la protegge assicurandole il Suo sostegno; ed essa, nel Suo Amore fiducioso non si stanca mai di invocarlo nella prova, e nella gioia sempre gli rende grazie. È una intensa ed intima relazione sacramentale tra lo Sposo e la Sua sposa, la Chiesa. Una presenza che diventa per la Chiesa-sposa esperienza, anche se misteriosa ed intangibile; una esperienza talmente profonda e singolare che ispira un ineffabile sentimento di fiducia, di sicurezza e che la appella nell’intimo, continuamente. Dopo l’Ascensione di Gesù, che lo sottrae all’esperienza sensibile degli uomini, la Sua presenza nella Comunità dei credenti cambia segno ma non realtà. Egli resta e si dona: il segno del pane spezzato e del vino, nei quali offre il Suo Corpo come cibo e il Suo Sangue come bevanda di salvezza e di vita. Egli rimane con noi per sempre sino alla fine del mondo.

“Ho desiderato ardentemente …”

Il Corpus Domini è la festa dell’Eucaristia che il Signore Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa:
un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo.
La festa del Corpo e Sangue di Cristo non può restare indifferente al cristiano.

La celebrazione della solennità del Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo è sempre motivo di riflessione, di lode e ringraziamento e di profonda adorazione e contemplazione del grande Mistero. È un po’ rivivere con il cuore e la mente in quel cenacolo dove tutto è cominciato; è tornare alle radici del nostro essere Comunità ecclesiale, del nostro vivere e del nostro morire.
È tuffarci in modo tutto particolare nelle sorgenti della salvezza.
Il Risorto, ad ogni Celebrazione Eucaristica, viene a noi e ci raduna come popolo perché, in festosa assemblea, celebriamo il sacramento pasquale del Suo Corpo e del Suo Sangue.

Spezziamo il pane

Gn 18, 6

«Presto, tre staia di fior di farina,
impastala e fanne focacce»

Anche quest’anno come di consueto, la Caritas Diocesana, propone per la solennità del Corpus Domini l’iniziativa: SPEZZIAMO IL PANE.
L’iniziativa sostiene il progetto del nuovo Dormitorio CASA SAN GIUSEPPE
In osservanza delle norme anti-covid, non è possibile coinvolgere i giovani con l’esperienza della “notte ai forni” per la preparazione del pane così, come già sperimentato l’anno scorso, riproponiamo il kit per farlo a casa, così ognuno potrà in famiglia, impastare e cuocere il panfocaccia con il kit che Caritas Lodigiana insieme alla Pastorale Giovanile ha predisposto.
Il kit contiene: farina e lievito già dosati, la ricetta, la preghiera per benedire la mensa della domenica.
Il kit sarà disponibile in chiesa da questa domenica e da preparare in famiglia domenica prossima.
Le offerte che raccoglieremo (donazione minima per ogni kit 5 €) verranno destinate al progetto del nuovo dormitorio per i senza dimora “CASA SAN GIUSEPPE”, i lavori sono già iniziati e speriamo di inaugurare la struttura entro la fine del 2021.  Siamo fiduciosi nell’adesione di più famiglie.

Adorazione Eucaristica

Adorare l’eucaristia è accettare un appuntamento con il cielo, 
accorrere al luogo dell’incontro più desiderato, ricevere
la dichiarazione d’amore più intensa, sperimentare la vicinanza più intima del mistero di Dio

Nell’eucaristia è offerta la possibilità di relazionarci con Gesù Cristo.
Contemplando il mistero dell’eucaristia si riceve lo stimolo per vivere alla maniera del Signore in donazione totale e discreta in favore dei fratelli e di amorosa relazione con Dio. La presenza di Cristo nell’eucaristia consente il ristoro nel cammino, la sosta nella giornata, la conversazione amica, lo sfogo dell’anima, l’esercizio di comunione, l’intuizione missionaria.
La presenza eucaristica è una scuola permanente di dedizione silenziosa, in modo di amare gratuito e costante, senza imposizioni, senza evasione.

L’Eucaristia è…

─  L’Eucaristia è il sacramento che rinnova e accresce l’unione profonda con Cristo maturata nel Battesimo e alimenta la comunione con la Trinità;
─  È pegno d’immortalità: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
─  È nutrimento che ci rende capaci di vivere d’amore e di compiere le opere di bene delle quali il Maestro ci ha dato testimonianza.
─ È presenza costante e silenziosa, garanzia che non siamo mai soli, occasione per ravvivare il nostro personale rapporto di amicizia e di amore.

Festa del papà

“Colui che genera un figlio non è ancora un
padre, un padre è colui che genera un figlio
e se ne rende degno”.

Fëdor Dostoevskij

Il pensiero nella solennità di san Giuseppe va anche a tutti i papà. È l’occasione per manifestare un grazie ai papà che rinascono uomini migliori quando prendono per la prima volta in braccio il loro piccolo, e ai papà che si prendono un po’ più di tempo per entrare nel ruolo e per capirne l’importanza; ai papà che lavorano perché non manchi mai il sostentamento alla famiglia, e a quelli che il lavoro lo hanno perso ma il coraggio no, e lottano per non sentirsi sconfitti e per uscirne vincitori, in un modo o nell’altro. E grazie a quei papà che amano le mamme, e riconoscono tutto ciò che compiono, con impegno, dedizione, passione per la famiglia. Grazie ai papà che sono volati via, perché riescono a farsi sentire dai figli anche se non più presenti fisicamente. E grazie a quei papà i cui figli sono volati via, perché vedranno un pezzettino di quel figlio in ogni ragazzo che incontreranno.
Grazie ai papà che un figlio non lo hanno mai avuto, perché spesso dispensano amore ai figli di altri, perché si può diventare padri anche senza esserlo. Grazie ai papà che sbagliano ma che poi lo comprendono e recuperano; grazie ai papà che permettono ai figli di sbagliare lasciando che loro comprendano, e li spronano poi a recuperare. Grazie a tutti i papà, perché il mondo ha bisogno di paternità, ha bisogno che crescano degli uomini e delle donne migliori. E vi auguro questo: l’intelligenza per godere dell’essere padri e l’amore per lasciare in eredità ai vostri figli il meglio di voi.

Gesù Cristo Re dell’universo

Gesù sarà il nostro re se sapremo accettare la sua autorità, ascoltare la sua Parola, praticare i suoi precetti. Fedeltà a Cristo Re dell’universo è ascoltare la sua voce, vivere le sue parole, attuare il suo progetto d’amore. La nostra sudditanza è scandita dalla gioiosa adesione al suo Vangelo, da una incondizionata fedeltà, da una convinta comunione con lui. Anche noi regneremo con Cristo se saremo capaci di assimilare Lui come colui che serve, che riconcilia e perdona e se saremo capaci di accogliere con gioia il dono stesso del Regno nel servizio ai fratelli.

L’appartenenza al Regno di Dio e il riconoscimento della sua sovranità su di noi e sull’Universo ci obbliga a lavorare per l’estensione di questo Regno, della sovranità di Dio e di Cristo poiché Egli sia conosciuto e riconosciuto come Re e Signore e l’umanità intera si costituisca come una sola famiglia che ha come Padre il Padre di Gesù Cristo e un solo corpo che ha come Capo Cristo Gesù nostro Dio e Signore e Re dell’universo.

Grati al Signore per averci fatto dono di un altro anno liturgico all’insegna dell’ascolto della sua Parola e nella partecipazione alla sua mensa eucaristica, rinnoviamo il nostro impegno di vita cristiana nella fedeltà totale alla fede e agli insegnamenti del Maestro, pronti a seguire il nostro Re con coerente entusiasmo, per testimoniare il suo Regno “eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”. (Prefazio)

Gesù Cristo Re dell’universo

Si conclude, con la XXXIV domenica, l’anno liturgico. Domenica prossima sarà la prima di Avvento e cominceremo un nuovo cammino liturgico.

Un  anno si chiude perché un altro se ne riapra. L’anno liturgico ci ha aiutato a conoscere Gesù per essere suoi discepoli. Tutta la storia è segnata dall’evento Cristo. Tutta la liturgia ruota attorno ai misteri della incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. E, a conclusione di tutto ciò che è stato proclamato, la Chiesa dichiara che Gesù il Signore è re dell’universo. La liturgia ci fa comprendere che il Signore, Re e Messia non è solo il punto a cui converge tutto l’Anno liturgico, ma Cristo Re è la meta del nostro pellegrinaggio terreno. Infatti la solennità odierna costituisce il coronamento delle feste della Chiesa, orientando e centrando l’attenzione del cristiano su Gesù redentore e Salvatore dell’uomo, che siede nella gloria alla destra del Padre, Re dei re e Signore dei signori. Ma la regalità di Cristo è una regalità di servizio e di dono, oblazione; il suo è un regno non di potere, ma di verità e non di ipocrisia, di bontà e di giustizia. Il Re Messia offre la sua vita per i suoi fino a versare tutto il sangue per la salvezza e la redenzione di tutti gli uomini. La sua origine è eterna, perché la sua origine è nella sovranità stessa di Dio, quel Dio che il Cristo è venuto a rivelare: un Dio d’amore, un Dio che salva. E’ questa la verità che Gesù, l’Uomo di Nazareth e il Cristo della fede è venuto a portare e a testimoniare; una verità che si incarna nella Sua persona; una verità che è tutt’uno con l’amore, che si rivelerà pienamente nel dono estremo di sé sulla Croce, per la redenzione di tutti gli uomini.

Festa dei Santi – Giorno dei Morti

Quest’anno più che mai siamo chiamati a vivere questi due giorni che viaggiano costantemente in coppia. In effetti essi ci richiamano ad una saggezza che si nutre di atteggiamenti diversi e ci fa considerare la nostra esistenza con gli occhi della fede. Con il suo ottimismo e con il suo realismo, senza nasconderci la realtà della morte.

La festa dei Santi ci offre gli occhiali giusti per leggere la storia. Solitamente la consideriamo come luogo di sciagure, di contrasti, di conflitti. E ci lasciamo impressionare dall’albero che cade, senza accorgerci “della foresta che sta crescendo”. Oggi guardiamo ad essa come a un terreno benedetto in cui fiorisce la santità di tanti uomini e di tante donne. Non vistosamente, ma in modo semplice. Non sfruttando qualche trovata pubblicitaria, ma nel concreto di ogni giorno. Quante persone hanno mostrato il meglio di sé: con la loro generosità e disponibilità, con uno spirito fraterno di condivisione!

Dopo la festa dei Santi viene il giorno dei Morti. Giorno in cui fare i conti con una realtà che è scritta da sempre dentro la nostra vita. Giorno di memoria e di gratitudine verso coloro che ci hanno fatto del bene. Giorno in cui passare ad una considerazione pacata dell’esistenza, illuminata dalla fiducia in Dio, dalla speranza della vita eterna. Forse non è facile viverli, uno così attaccato all’altro, questi due giorni. Ma è senz’altro “salutare” per la nostra fede, perché considerare la vita terrena e il suo sbocco nella vita eterna ci induce a vivere meglio, a lasciar perdere ciò che è futile, a dare importanza a quello che conta veramente.

Tutti i Santi (2)

La Solennità di Tutti i Santi è occasione propizia per elevare lo sguardo dalle realtà terrene, scandite dal tempo, alla dimensione di Dio, la dimensione dell’eternità e della santità. La Liturgia ci ricorda oggi che la santità è l’originaria vocazione di ogni battezzato. Cristo infatti, che col Padre e con lo Spirito è il solo Santo, ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla.

Per questa ragione tutti i membri del Popolo di Dio sono chiamati a diventare santi, secondo l’affermazione dell’apostolo Paolo: «Questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Siamo dunque invitati a guardare la Chiesa non nel suo aspetto solo temporale ed umano, segnato dalla fragilità, ma come Cristo l’ha voluta, cioè «comunione dei santi». Nel Credo professiamo la Chiesa «santa», santa in quanto è il Corpo di Cristo, è strumento di partecipazione ai santi Misteri – in primo luogo l’Eucaristia – e famiglia dei Santi, alla cui protezione veniamo affidati nel giorno del Battesimo.

La Commemorazione dei fedeli defunti, cui è dedicata la giornata di domani, 2 novembre, ci aiuta a ricordare i nostri cari che ci hanno lasciato, e tutte le anime in cammino verso la pienezza della vita, proprio nell’orizzonte della Chiesa celeste, a cui la Solennità di oggi ci ha elevato. Fin dai primi tempi della fede cristiana, la Chiesa terrena, riconoscendo la comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi. La nostra preghiera per i morti è quindi non solo utile ma necessaria, in quanto essa non solo li può aiutare, ma rende al contempo efficace la loro intercessione in nostro favore. Anche la visita ai cimiteri, mentre custodisce i legami di affetto con chi ci ha amato in questa vita, ci ricorda che tutti tendiamo verso un’altra vita, al di là della morte. Il pianto, dovuto

al distacco terreno, non prevalga perciò sulla certezza della risurrezione, sulla speranza di giungere alla beatitudine dell’eternità, «momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità». Lo ha promesso Gesù ai suoi discepoli, dicendo: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».