Pensieri per l’Avvento

Cammino a passi lenti con lo zaino pesante e carico di tutti i miei pezzi rotti: il volto di chi piange mentre io non so come aiutarlo; il dolore di chi ha perso il lavoro; l’umiliazione di non avere i soldi per pagare la bolletta della luce; gli scontri con una persona che avrei voluto semplicemente amare; la volta che ho mancato di rispetto; le sconfitte brucianti di fronte alla malattia che mi sta rubando la vita; le incomprensioni con un volto a me caro; le parole taglienti che mi hanno ferito; il senso di inutilità; la volta che mi sono sentito in imbarazzo; il tono di voce gelido dell’amore che ha preso un’altra strada; la paura di non essere all’altezza; il terrore di fare del male alle persone che amo; l’incapacità di accettare me stesso; il silenzio assordante di coloro da cui attendevo una parola.
 La notte più lunga sta per terminare, non avere paura, non chiudere gli occhi dinanzi al buio, non gettare alla spazzatura i tuoi pezzi rotti. Sono preziosi quanto te, sono la parte tua più vera, più umana, sono gli “eroi” sopravvissuti alla battaglia, sono i testimoni di chi vive la vita per davvero, di chi ce la mette tutta. Prepara lo zaino, alzati e vai alla Luce.
Questa Luce ti illuminerà, ma non proverai vergogna. Non ti giudicherà per le tue mancanze. Scoprirai che ogni spazio lasciato vuoto dalla tua fragilità sarà colmato di amore, sarà quello spazio che ti permetterà di provare l’unica emozione che conta veramente: il sentirsi amati.

Pensieri per l’Avvento

Il nuovo anno liturgico è già iniziato. Stiamo infatti vivendo il tempo dell’Avvento.
Gli eventi dolorosi che hanno colpito il nostro mondo hanno semplicemente fatto emergere la nostra fragilità. Dal latino fragilis, ossia “che si può rompere, rovinare, spezzare”.
Proviamo a portare questa situazione dentro la nostra vita, nella nostra storia, nel nostro cuore.
La maggior parte dei problemi della nostra vita risiedono nell’incapacità di ammettere di fronte a noi stessi la nostra fragilità. Forse perché siamo figli di una storia scritta dai vincitori, forse perché ci siamo fatti travolgere dal mito della tecnica, dove efficienza, perfezione, competenza e prestazione sentenziano la riuscita, la qualità di un oggetto.
Ma io e te siamo altro. Io e te siamo esseri umani.
Quest’anno desidero avvicinarmi al Natale con tutte le mie fatiche, mi presenterò al Signore con tutta quanta la verità di me stesso.

Il presepe

Il presepe non è una semplice tradizione, ma è un piccolo segno di luce, quasi a ricordare che la nostra speranza è concreta, quotidiana, domestica.
Il significato spirituale della rappresentazione è dato dai simboli e dai personaggi che lo popolano.
Immancabile, ovviamente, la Sacra Famiglia, composta, prima della notte di Natale, solo da San Giuseppe e dalla Madonna, cui in seguito si aggiunge il Bambinello, la cui posa (braccia aperte e piedi incrociati) è figura futurorum della croce. Le tre statuine principali alloggiano dentro una stalla o una grotta, emblemi della povertà che accolse il Salvatore alla sua nascita. Il parto all’interno di queste strutture non è documentato nei Vangeli ufficiali, nei quali si dice solo che Gesù venne adagiato in una mangiatoia. Stesso discorso per il bue e l’asinello, di cui parla esplicitamente solo il profeta Isaia nel Vecchio Testamento: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Immancabili i pastori, citati nei Vangeli, che rappresentano i poveri, primi destinatari del messaggio cristiano. Ma anche simbolo di Gesù “buon pastore” e, quindi, del “gregge” rappresentato dai futuri fedeli raccolti nella Chiesa. A essi spetta, dunque, il privilegio di poter assistere in presa diretta all’evento più importante della storia. La natura divina di Cristo viene annunciata da cori angelici. I messaggeri di Dio vengono solitamente posizionati in alto o in volo e indicano ai presenti la strada per raggiungere Gesù e la Salvezza. Infine troviamo i Magi, simbolo della manifestazione al mondo. Il loro ruolo è al contempo solenne e triste. Con L’Epifania, infatti, le feste natalizie terminano e nelle case il presepe viene smontato.

Grato di cuore
Colgo l’occasione per ringraziare e fare i complimenti alla squadra che anche quest’anno ha allestito il Presepe in Chiesa Parrocchiale. Sempre molto bello e significativo nella sua semplicità.
La mia gratitudine si estende al gruppo di uomini che costantemente prepara la Chiesa in maniera precisa, decorosa e con grande passione in occasione dei tempi liturgici, in diverse circostanze e per le molte celebrazioni. E per chi continuamente controlla che tutto sia sempre ben in ordine e ogni cosa al suo posto. Ringrazio anche le donne delle pulizie e chi cura gli arredi sacri.
La nostra Chiesa è sempre ben preparata per le celebrazioni grazie a tutte queste ammirevoli persone.

In cammino verso Betlemme (2)

Arrivati a Betlemme, «se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso».

Lo aveva affermato don Tonino Bello. Dobbiamo «valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta trovare l’antico tratturo che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù. Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, molto più faticoso di quanto lo sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri di un bivacco, le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti….
Noi invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza…per trovare chi?».
È un interrogativo che forse può dare nuovi significati alle celebrazioni dell’Avvento e del Natale di questo 2021. L’invito è per tutta la Comunità parrocchiale: andiamo a Betlemme, anche se è un cammino di fede e di conversione faticoso, difficile. L’importante è compierlo. «E se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di avere sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. Il Natale ci faccia trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico»

Sussidi per l’Avvento

All’ingresso della Chiesa saranno disponibili due sussidi per vivere meglio il tempo dell’Avvento e del Natale. Uno, preparato dalla nostra Diocesi, con Parola di Dio, riflessione e preghiera per ogni giorno dell’Avvento. L’altro sussidio, edizioni san Paolo, con riflessioni per tutte le domeniche di Avvento e del tempo di Natale; novena Immacolata; rosario di Avvento in famiglia; novena del Natale; veglia nella santa Notte di Natale; rosario di Natale con la sacra Famiglia.

In cammino verso Betlemme (1)

Arrivati a Betlemme, «se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso».

In un contesto attuale quanto mai critico, che ci pone in una situazione di attesa e di speranza, ritorna il Natale, evento di grazia e forte invito a intraprendere, sull’esempio dei pastori, il nostro cammino di fede.
«I popoli immersi nelle tenebre videro una gran luce; una luce che rifulse su quelli che abitavano in terra tenebrosa», scrive il profeta Isaia nella previsione dell’evento meraviglioso che avrebbe donato al mondo il Figlio di Dio, «un germoglio dal tronco di Jesse» .
La luce che dal volto del neonato Salvatore rifulse nella grotta di Betlemme, invadendo di gioia innanzi tutto i cuori di Maria e di Giuseppe, è motivo di stupore per i pastori e oggi attrae quanti, ansiosi d’uscire da situazioni di crisi umane e spirituali, desiderano far ricrescere nell’animo un orientamento per la loro vita. Già Isaia aveva indicato a Israele, che nel dopo-esilio si trovava senza prospettive, una visione grandiosa
di speranza: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Cammineranno le genti alla tua luce». Il mistero della nascita del bambino Gesù,
avvolto in un’abbagliante luce divina, ha trasformato la storia umana in storia di salvezza.
L’immagine della strada ci sta accompagnando in questo anno pastorale. Betlemme, anche nel suo significato metaforico, è méta del nostro cammino di fede per incontrare un Dio che ha voluto incarnarsi nelle coordinate del tempo e dello spazio: un Dio che, dopo la sua nascita, è vissuto in mezzo al suo popolo rivelando un messaggio salvifico per l’umanità, e che dopo la sua morte, risorgerà per lasciare il segno della sua identità e della sua missione divina. In questo tempo di Avvento ripercorrere la strada verso Betlemme, come pellegrinaggio di conversione per raggiungere la grotta e adorare il Figlio di Dio forse è più arduo di quanto sia stato per i pastori.

I personaggi dell’Avvento

Un gigante della fede

Un’altra figura caratterizzante l’Avvento è Giuseppe, l’uomo “giusto” che è sposo di Maria e accetta un progetto divino più grande di lui, accogliendo e prendendosi cura di un figlio non suo. Disegno che fa suo nel silenzio, con fede e disponibilità incondizionate.

Giuseppe è il grande silente, l’uomo che riflette e agisce, l’adulto che valuta e discerne, che risolve e interviene. La sua presenza, apparentemente defilata, è essenziale per la formazione della personalità e del carattere di suo figlio Gesù. Giuseppe, annota Matteo, scopre che la sua futura sposa è incinta per opera dello Spirito Santo. Ma questa notizia la sappiamo noi che leggiamo, non certo il povero Giuseppe che si vede crollare il mondo addosso ed è l’unico a sapere che quel figlio non gli appartiene. Che fare? È un uomo giusto, che non giudica secondo le apparenze anche se, in questo caso, le apparenze gli sono del tutto sfavorevoli. Dopo questa scelta così impegnativa, che ridefinisce i suoi progetti e le sue priorità, che mette in discussione la sua vita affettiva, Giuseppe prende sonno e sogna. Un angelo lo rassicura. Solo dopo avere compiuto delle scelte che ci orientano verso Dio possiamo leggere il disegno che egli sta realizzando nelle nostre vite. L’intento del racconto evangelico non è quello di narrare la vita coniugale di Maria e di Giuseppe, ma di raccontare il modo con cui Giuseppe il giusto ha di affrontare l’inaudito di Dio.

Discorso della Montagna: la Luce del mondo

La luce del mondo nella tradizione giudaica era rappresentata dal popolo santo di Dio («ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni») e dalla città di Gerusalemme («Gerusalemme… risplendente della gloria di Dio»). Ora, dice Gesù, questa luce si trova soprattutto nella vita di chi crede in Lui. La luce di cui parla Gesù è quella della verità, la Parola che può dare un senso all’esistenza e far diradare le tenebre dell’angoscia in questi nostri tempi disperati. Questa luce, dice Gesù, risplende nelle opere buone e belle. Ma nelle parole del Gesù di Matteo potrebbe esserci anche un senso ironico e forse soprattutto politico, se il lettore ideale a cui l’evangelista si rivolge avesse saputo che per Cicerone la «luce del mondo intero» era Roma .

Nonostante le nostre povertà di peccatori, grazie a Dio la Chiesa non smette mai di mostrare il lato più bello della propria esperienza, il volto della sua carità. Ogni volta che ciò è mostrato e “visto”, la gloria è resa a Dio.

Voi siete la luce del mondo, siete chiamati a brillare, a far luce a quelli che sono nella casa. Non si può mettere la sorgente di luce sotto il letto o sotto il moggio, una misura, un recipiente che serviva per misurare il grano, che normalmente veniva tenuto capovolto. Se il lucerniere viene posto sotto questo recipiente non fa più luce, diventava una realtà assolutamente inutile, come il sale che non ha più il potere di salare. Il compito della luce è quello di illuminare e voi come potete illuminare? perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. È necessario che il mondo veda la vita dei discepoli e dalle opere riconosca la presenza del Padre. I cristiani sono coloro che hanno gustato la salvezza e, alla luce di Cristo, hanno compreso il senso della vita: per questo ne diventano i naturali portatori e trasmettitori. La Chiesa, dunque, non giudica e non conquista il mondo; lo serve per salvarlo. Gesù sta pensando a qualcosa di completamente diverso dall’esibizionismo, non dice: fatevi vedere. Poco dopo, infatti, dirà: non fatevi vedere nelle vostre opere buone, non esibite l’elemosina, la preghiera, il digiuno, nascondetevi, fatelo e non ditelo a nessuno; il Padre vostro vede nel segreto. Come fanno allora a vedere le opere buone se le fanno in segreto? Vedono la vita, si percepisce, eccome si percepisce. L’ostentazione dà fastidio, chi mostra le proprie opere in modo evidente non avvicina, ma allontana. La luce è discreta, una luce eccessiva dà fastidio, abbaglia, impedisce la visione, acceca addirittura la vista. Quando c’è troppa luce gli occhi patiscono, la luce illumina ed è come se non ci fosse, rende possibile tutti gli oggetti, li rende visibili senza essere urtante.

L’albero di Natale

Faccio i complimenti a coloro che hanno allestito quest’anno l’Albero di Natale. Posto lungo la strada, davanti alla Chiesa, dove vi è un continuo via vai di macchine, di biciclette, di pedoni. Sta davanti a tutti a simboleggiare la figura di Gesù, il Salvatore che ha sconfitto le tenebre del peccato; per questo motivo è tutto adornato di luci. In più ha anche il Presepio che ricorda la vera natura umana assunta dal Verbo con tanta umiltà.

E i personaggi propri di questo evento che ci richiamano al giusto atteggiamento da assumere per vivere il Natale

Il Presepio: segno caratteristico del tempo natalizio

Anche quest’anno è stato allestito nella nostra Chiesa da un gruppo di volontari che ringrazio. Con la loro arte hanno rappresentato la bellezza del mistero del Dio che si fa uomo e ha posto la sua tenda in mezzo a noi e nello stesso tempo, hanno evidenziato il messaggio di questo anno pastorale scelto per la nostra Comunità Parrocchiale.

Infatti in questo bellissimo presepio ho intravisto il nostro cammino segnato dalla geografia della Salvezza: i Monti. Nel punto più basso, ci sono le montagne dei Pagani (i Magi) con le loro divinità. Però, questi personaggi misteriosi, hanno il coraggio di lasciarli e mettersi in viaggio alla ricerca del vero Monte. Strada facendo e salendo, ci si imbatte nei due Monti dell’Antico Testamento (il Sinai e Sion) preludio del Monte più Alto, dove è posta una stalla, e lì si troverà il Figlio di Dio.

La nostra comunità cristiana è pronta a lasciare tutti gli idoli per incamminarsi sui Monti di Dio e così arrivare a Gesù. Tutto questo sotto il vigile sguardo di un Angelo che ci annuncia e ci indica la giusta via.

I personaggi dell’Avvento

L’anziana coppia sterile

L’ambiente in cui sono cresciuti Zaccaria ed Elisabetta è tutto legato al Primo Testamento. Zaccaria è levita della classe di Abia e sua moglie è una discendente di Aronne. Ma la cosa essenziale, al di là dei ruoli, è la condizione in cui si trova la coppia: essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Una doppia condanna, nella mentalità del tempo: la sterilità cui si aggiunge l’età avanzata. Poiché i figli erano segno della Benedizione del Signore, non averne significava essere ignorati da Dio. O, peggio, maledetti. In una sequenza già nota a chi medita la Scrittura, Dio ascolta il grido del povero che invoca, rallegrando con un figlio il cuore della sterile come già fece con Anna, la madre del profeta Samuele. Zaccaria nel luogo più inaccessibile del tempio, luogo sacro e intangibile, si trova davanti all’ultima, definitiva annunciazione rivolta da Dio al popolo d’Israele. Da qui in poi sarà Dio stesso a venire, a manifestarsi direttamente in Cristo. La reazione dell’anziano Zaccaria davanti all’angelo che gli appare accanto all’altare degli incensi, è scontata: turbamento e timore. La risposta dell’angelo Gabriele è piuttosto stizzita e il povero, tentennante levita viene punito con il mutismo. Nel momento della circoncisione Elisabetta manifesta tutta la sua statura interiore: vuole che il bambino venga chiamato col nome indicato dall’angelo. Elisabetta prende in mano la sua vita, esce dalla condizione di vergogna per richiamare tutti al primato di Dio.

Anzitutto la costanza della coppia che non abbandona il percorso della fede nonostante le delusioni del loro sogno di paternità e maternità e il giudizio delle persone. Zaccaria poi ci insegna a dare spazio al silenzio in questo Avvento. Siamo attorniati e travolti da mille parole, da mille stimoli, da mille rumori. Avvento è anche tempo di silenziare le troppe voci intorno a noi, di ingravidare e far crescere in noi la Parola, di dare il primato alle cose di Dio che svelano e illuminano la quotidianità. Anche la fede deve passare dall’antico al nuovo, dal passato al futuro, dall’abitudine alla passione, dal sacro al santo, dal timore allo stupore. Non importa se siamo avanti con gli anni anagrafici o di anima, non importa se siamo discepoli da tanto tempo e ci siamo abituati all’essere cristiani. Elisabetta e Zaccaria hanno saputo accogliere la novità dell’iniziativa di Dio, generando il profeta che ha scosso i cuori, arandoli, preparandoli alla semina della Parola definitiva del Padre.