L’importanza del Rosario

Qual è il rapporto tra il Rosario e la vita quotidiana?

“Il nostro cuore aveva affermato Giovanni Paolo II nel suo primo anno di pontificato può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità”. E proprio sulla “implicazione antropologica” del Rosario si sofferma il Papa, definendolo il “segreto per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo attraverso Maria”, ma anche un modo per chiedere aiuto a Cristo per “i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita”. Il Rosario è anche una risposta a quella “rinnovata esigenza di meditazione”, tipica della nostra epoca.

Apertura del XIV Sinodo Diocesano (3)

La ricezione di un Sinodo

Un’assemblea sinodale si svolge in un periodo determinato, con alcune sessioni dove i partecipanti hanno il tempo e la possibilità di confrontarsi su diversi temi di vita ecclesiale. Al termine dei lavori, alla Chiesa diocesana verrà consegnato un libro sinodale che, nell’interpretazione più diffusa, non è un libro il cui autore unico è il vescovo, semmai è un documento che, sotto la guida del pastore, un’intera assemblea sinodale consegna alla Chiesa locale. Terminato un Sinodo, comincia il tempo in cui la grazia e le decisioni di questo avvenimento si spandono nella vita della Chiesa. Non si tratta di norme da applicare freddamente alla vita delle parrocchie, ma di una grazia che chiede di distendersi sempre di più. Perché – non dimentichiamolo mai – un Sinodo non è un conciliabolo di gente che negozia decisioni, ma un evento dello Spirito. E lo Spirito sarà presente materialmente nella vita di tante comunità dove magari solo pochi membri sono stati fisicamente presenti all’assemblea sinodale, ma che comunque partecipano della sua grazia. Così comincerà il delicato momento dell’accoglienza di un Sinodo perché non rimanga lettera morta. La ricezione di un Sinodo non è mai obbedienza passiva, ma continua opera di interpretazione e di attualizzazione delle sue norme e del suo spirito. Perché un Sinodo è un momento importante nel cammino di una Chiesa, un momento che va accolto e fatto proprio, ma non è l’estenuazione della sua vita. Dopo aver incontrato il Risorto, si scopre che Gesù 8 è sempre un po’ altrove: bisogna compiere un viaggio, tornare in Galilea, ricordare le parole che lui ha pronunciato, applicarle ad una missione che non si poteva prevedere in anticipo. Ma il ricordo di una comunione, di un cammino che si è percorso insieme, renderà i cristiani chiaroveggenti: saranno capaci di intuire le tracce di Dio su un terreno quotidiano che spesso ci sembra così anonimo e così spoglio.

Apertura del XIV Sinodo Diocesano (2)

La Chiesa è di tutti

Chi sta in alto vede le cose che noi non vediamo. Egli ci crede. Non per nulla quelli che stanno in alto hanno anche il dovere di guidare, e quelli in basso il dovere di obbedire. Lo Spirito però non investe soltanto le cime: si china propizio anche nel fondo delle valli, scopre i casolari e le spelonche degli eremi, e vi pone talvolta, compiacendosene, la sua abitazione. Non è sempre un ospite tranquillo. Ecco che spalanca i cuori, come il vento cui assomiglia, spalanca le finestre, consuma come un fuoco invisibile le cinte e le palizzate di una piccola cultura da manuali. (…) Certo, chi sta in alto, sulla nave, vede meglio, vede tutto. La rotta della nave è nel suo sguardo che spazia. Ma pure il marinaio della stiva, il mozzo, l’ultimo… colui che non ha diritto di mostrarsi sopra coperta, può avvertire gli scricchiolii. Non è necessario che gli diano retta quelli di lassù. «Tu sogni: straparli». «Avete ragione: torno laggiù!». Ma se ci sarà una falla, ci metterà l’anima a chiuderla, perché la Chiesa è anche un po’ sua, perché anch’egli è di Cristo. «Miei sono i cieli e mia è la terra. Miei sono gli uomini: i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli angeli sono miei: anche la Madre di Dio e tutte le cose sono mie: anche Dio è mio e per me, poiché il Cristo è mio, e tutto è per me» (san Giovanni della Croce). (don Primo Mazzolari)

Apertura del XIV Sinodo Diocesano (1)

La grazia della sinodalità

Introducendo il primo Sinodo dedicato alla famiglia (e la solennità di San Giuseppe ha avviato l’anno della “famiglia amoris laetitia”), Papa Francesco ha osservato che il sinodo «non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, ma apertura allo Spirito Santo (ecco l’unico metodo sinodale!), con coraggio apostolico, umiltà evangelica, orazione fiduciosa affinché sia Lui a guidarci» (5 ottobre 2015).
La sinodalità inerisce alla struttura fondamentale ed essenziale della Chiesa, come la prassi orientale, risalendo alle origini, eloquentemente insegna: «Essere Chiesa è essere comunità che cammina insieme. Non basta avere un Sinodo, bisogna essere Sinodo. La Chiesa ha bisogno di un’intensa condivisione interna» (Francesco al Sinodo greco-cattolico ucraino, 5 luglio 2019).

Il Vangelo dell’incontro

Domenica 3 ottobre, nel pomeriggio, dopo la recita comunitaria dei Vespri, abbiamo iniziato il cammino mensile che ci vedrà ascoltatori di alcuni brani del Vangelo di Luca che hanno come punto di riferimento Gesù Cristo sulla via, in cammino, in sintonia con il nostro anno pastorale in cui desideriamo porre attenzione, dentro la Geografia della Salvezza, alla strada.
Attraverso la lettura, in atteggiamento di umile, docile ascolto, è possibile incontrare il Maestro che parla in modo unico e irripetibile. Ed è lui stesso che procura e conduce l’incontro: si avvicina alla nostra persona, chiede di entrare nella nostra esistenza, nel nostro feriale, fa scendere nel cuore le parole che ci leggono, coinvolge tutto il nostro essere e poi agisce dinamicamente, purifica, libera e mette a nuovo. Una sfilata di personaggi veri e reali, presentati dall’evangelista Luca, conferma questa esperienza vitale. Essi hanno incontrato Cristo, si sono lasciati condurre da Lui, ed egli ha fatto scendere nel loro cuore parole nuove, parole che hanno letto nell’intimo e hanno trasformato la loro vita. Il primo episodio che abbiamo preso insieme in esame è stato quello dei Dieci lebbrosi. Il punto culminante del brano è costituito dal ritorno di quell’unico che loda Dio e ringrazia Gesù. Il vero scopo del racconto è proprio qui: proporre il “cammino” che l’uomo deve compiere per arrivare alla scoperta di Gesù e aderire a Lui con la fede. Gesù non deve rimanere un grande taumaturgo e nulla di più; la sua vera identità rimane loro ignota, resta nascosta, sconosciuta. Gesù è la fonte della salvezza totale. Resta ancora molta “strada” da fare per arrivare a scoprire chi realmente sia Gesù e per riconoscerlo come Salvatore.
Si potrebbe partire da Lui, ma poi andare per la propria strada, come i nove lebbrosi.

Ottobre: mese del Rosario

Continua il mese di ottobre, mese del Rosario.
Rinnovo un invito a tutta la comunità: quello di trovare del tempo o occasioni per recitare il santo rosario in famiglia e così condividere questo momento di preghiera, meditazione e affidamento a Dio della propria esistenza personale e familiare sotto lo sguardo amorevole della Vergine Maria.
Un invito, o meglio un appello, rivolto in particolare alle realtà familiari ricordando a tutti gli sposi che la loro relazione d’amore vissuta nella quotidianità e segnata dalla fecondità, è benedetta da Dio e in quanto tale luogo della Sua Presenza.
L’invito è quello di riannodare a Dio la nostra vita quotidiana, con le preoccupazioni e le situazioni dolorose e gioiose che essa ci riserva. Come si dice nella Supplica alla Madonna di Pompei, “c’è una Catena dolce che riannoda a Dio: il Santo Rosario recitato in famiglia. Recitatelo ogni giorno, in questo mese
di ottobre a Lei dedicato, sicuramente sperimenterete che esso risulterà: “torre di salvezza negli assalti del Nemico, porto sicuro nel comune naufragio, conforto nell’ora della prova”. San Giovanni Paolo II ci assicura che “la famiglia che prega unita, resta unita” e questo è il più bel dono che la Vergine Maria, attraverso la preghiera del Rosario vuole farvi: l’armonia della vostra vita familiare.

Ottobre: mese missionario (3)

La missione è portare al mondo l’acqua che dà la vita: “Se tu conoscessi il dono di Dio – disse Gesù alla Samaritana – e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva…, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 10.13).
E la Samaritana ha subito annunciato il Messia ai suoi connazionali. Infatti, come dice Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris missio: “La missione, oltre che dal mandato formale del Signore, deriva dall’esigenza profonda della vita di Dio in noi”).
La missione è dare la vita “per la salvezza del mondo”, comunicare la vita che ci ha portato colui che è venuto “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10).

Giovedì Eucaristico

Orario esposizione Santissimo Sacramento all’Oratorio dell’Addolorata (Chiesina):

  • dalle ore 8.00 alle ore 11.00
  • dalle ore 20.30 alle ore 22.00

Adorare il Signore nella sua presenza eucaristica da lontano e non adorare il Santissimo esposto davanti noi ? Evidentemente non è lo stesso rimanere in silenzio adorante, in preghiera o magari in contemplazione dove siamo noi esposti alla sua presenza particolare e localizzabile nell’Ostia Santa che essere davanti a una fotografia oppure ad una immagine trasmessa per via telematica.
Il Signore ha scelto di rimanere così sacramentalmente, integralmente nella sua divinità e nella sua umanità. Mistero insondabile, senza nessun dubbio, che richiama alla nostra fede nelle Sue parole “Questo è il mio corpo”. Questo corpo eucaristico è il nuovo tempio dove dobbiamo adorare, Dio in spirito e in verità.

Sul tavolino, all’ingresso, potrete trovare, per questa giornata, come strumenti utili per l’adorazione silenziosa e personale:

  • il secondo sussidio: “Preghiera davanti all’Eucaristia sul CAMMINO di fede di Abramo”;
  • libretto con preghiere per il Sinodo Diocesano Preghiera per la Comunità Parrocchiale.

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Ottobre: mese missionario (2)

La missione è credere che Gesù è morto “uno per tutti” (2 Cor 5, 12), anche per coloro che non lo sanno. Come Paolo che non ha conosciuto Gesù durante la sua vita terrestre, anch’io e ciascuno di noi, possiamo dire singolarmente: “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20) per me personalmente.
Ecco perché io non posso tacere questo fatto!
La missione è seguire le orme di Maria, che ben sapendo di portare nel suo grembo il Salvatore del mondo “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunge in fretta una città di Giuda” (Lc 1, 39).
Missione è portare al mondo il fuoco che Gesù Cristo ha portato sulla terra e desidera che sia quanto prima acceso (cfr Lc 12, 45).
La missione è portare la luce che è Gesù Cristo, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9).

Ottobre: mese missionario (1)

Che cosa è la missione? Perché si va in missione? Perché la Chiesa non solo è ma fa la missione?
Forse per conquista territoriale o numerica? Oppure per il potere e la dominazione?
O, forse per il prestigio internazionale o per colonialismo culturale o spirituale?
Che cosa è quindi la missione?
Ci sono cento modi per descriverla. Anche perché oggi, l’evangelizzazione (che è un altro nome della missione) è un’attività molto ricca e variegata nelle sue forme. Senza cercare una definizione scolastica preferisco descriverla con molteplici battute.
La missione è la gioia di credere nella “bella novella”, o “buona novella” portata ai poveri pastori e di continuare la sua diffusione:  “Non temete, ecco io vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato… un salvatore  che  è  il  Cristo  Signore” (Lc 2, 10-11).
La missione è la gioia di conoscere Dio come Padre e come amore e annunziare agli altri, come gli Apostoli, la persona e l’opera di Gesù Cristo, il Figlio unigenito del Padre:  “E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 14-16). Credere che Iddio mi ama produce una gioia che è contagiosa.