Le famiglie di San Fiorano pregano per tutte le famiglie di San Fiorano

Con la solennità di san Giuseppe, anche la nostra comunità parrocchiale ha dato l’avvio all’Anno dedicato alla “Famiglia Amoris laetitia”, con un impegno concreto: pregare per tutte le famiglie di san Fiorano.
La nostra parrocchia crede fermamente nella potenza della preghiera comunitaria. Per questo, ogni giorno, pregheremo per tutte le nostre famiglie. Chi lo desidera può assumersi questo “impegno” per una settimana. Come? Prenotando da don Giuseppe l’immagine della Famiglia di Nazareth. Secondo un calendario stabilito verrà consegnata alla famiglia, durante una messa della domenica, l’immagine con il foglietto riportante la preghiera e una candela. Ogni giorno della settimana la famiglia si impegnerà ad accendere la candela per tutto il tempo della preghiera da recitare davanti all’immagine. La domenica successiva riporterà l’immagine che verrà passata ad un’altra famiglia che continuerà la catena di preghiera. Quando non ci sono famiglie disponibili la preghiera verrà garantita dalla comunità parrocchiale prima della recita del Rosario.

Le famiglie di San Fiorano pregano per tutte le famiglie di San Fiorano

Con la solennità di san Giuseppe, anche la nostra comunità parrocchiale ha dato l’avvio all’Anno dedicato alla “Famiglia Amoris laetitia”, con un impegno concreto: pregare per tutte le famiglie di san Fiorano.
La nostra parrocchia crede fermamente nella potenza della preghiera comunitaria. Per questo, ogni giorno, pregheremo per tutte le nostre famiglie. Chi lo desidera può assumersi questo “impegno” per una settimana. Come? Prenotando da don Giuseppe l’immagine della Famiglia di Nazareth. Secondo un calendario stabilito verrà consegnata alla famiglia, durante una messa della domenica, l’immagine con il foglietto riportante la preghiera e una candela. Ogni giorno della settimana la famiglia si impegnerà ad accendere la candela per tutto il tempo della preghiera da recitare davanti all’immagine. La domenica successiva riporterà l’immagine che verrà passata ad un’altra famiglia che continuerà la catena di preghiera. Quando non ci sono famiglie disponibili la preghiera verrà garantita dalla comunità parrocchiale prima della recita del Rosario.

Una torta solidale

La sagra è un’occasione di festa, anche nel mezzo di una pandemia, e vogliamo che sia una festa per tutti. La parrocchia ha così accettato di buon grado la proposta di un sanfioranese di sfornare torte per le famiglie più bisognose e le persone sole e in difficoltà. Le torte, che sono così strettamente legate alla tradizione della sagra di San Floriano, saranno distribuite per rendere un po’ più ‘dolce’ questa situazione. 


Comunità Sanfioranese – Maggio 2020

E’ arrivato il nuovo numero di Comunità Sanfioranese!
All’interno di questo numero:

  • San Floriano: festa patronale in tempo di virus
  • La Vocazione come risposta all’amore
  • Il mese di maggio in tempo di virus: con Maria nelle case
  • Tutti gli appuntamenti di maggio
  • …e tanto altro ancora!

Gli abbonati riceveranno la propria copia nelle loro abitazioni.
I non abbonati possono acquistarlo in edicola.

Raccolta di generi alimentari per le persone in difficoltà

In occasione della Settimana Santa, l’Associazione Il Bambù (che, seppur tra le difficoltà legate a questa emergenza, sta continuando ad erogare il proprio servizio di consegna pacchi con generi alimentari) ha deciso di avviare una raccolta di alimenti a lunga conservazione per le persone in difficoltà. Come sapete, la pandemia sta creando pesanti difficoltà ad alcuni nuclei familiari. Potete depositare gli alimenti nella cesta posta nei pressi del fonte battesimale. Vi ricordiamo che è possibile passare in chiesa solo se si è usciti per la spesa o la farmacia.

Comunicazione importante per i Sacramenti (Prima Confessione, Prima Comunione, Cresima)

L’emergenza “coronavirus”, purtroppo, sta avendo un impatto significativo su tutte le attività parrocchiali, catechesi compresa. Il Vescovo di Lodi, Maurizio Malvestiti, oggi ha ufficialmente comunicato ai parroci della diocesi che tutti i Sacramenti sono rinviati a dopo l’estate, a partire dal mese di settembre. Posticipate dunque la Prima Confessione, la Prima Comunione e la Cresima. Cerchiamo, in famiglia, di dedicare qualche momento alla ripresa del cammino svolto fino alla pausa forzata. È giusto che i ragazzi di terza e quarta elementare e di prima media comunque non dimentichino che per loro è un anno segnante. 

Verso la festa dell’Immacolata

Novena nel suo significato spirituale vuol dire nove giorni di preparazione a una festa religiosa.
Nel nostro caso è la solennità dell’Immacolata Concezione.
La Novena dell’Immacolata è ben inserita nell’Avvento perché guida il credente a riflettere sul peccato dei progenitori e sulla promessa da parte di Dio di una salvezza all’umanità. In particolare la Chiesa attraverso la parola dei profeti riflette sulla preparazione a questo mistero di salvezza fino a giungere al momento della realizzazione del concepimento immacolato (immune da macchia di peccato) della Vergine Maria.
L’apertura di Maria all’azione di Dio Padre, in particolare la sua totale disponibilità alla proposta dell’angelo produce tutto il suo frutto nel giorno dell’Incarnazione del Verbo.

Novena all’Immacolata

In preparazione all’Immacolata la nostra comunità, da lunedì 29 novembre fino alla vigilia della Solennità, avrà un momento di preghiera mezz’ora prima dell’inizio della Messa feriale.
Alla sera si ritroverà per tre brevi momenti di preghiera e riflessione: mercoledì 1, giovedì 2 e venerdì 3 dicembre alle ore 21.00 in chiesa parrocchiale

Pensieri per l’Avvento

Cammino a passi lenti con lo zaino pesante e carico di tutti i miei pezzi rotti: il volto di chi piange mentre io non so come aiutarlo; il dolore di chi ha perso il lavoro; l’umiliazione di non avere i soldi per pagare la bolletta della luce; gli scontri con una persona che avrei voluto semplicemente amare; la volta che ho mancato di rispetto; le sconfitte brucianti di fronte alla malattia che mi sta rubando la vita; le incomprensioni con un volto a me caro; le parole taglienti che mi hanno ferito; il senso di inutilità; la volta che mi sono sentito in imbarazzo; il tono di voce gelido dell’amore che ha preso un’altra strada; la paura di non essere all’altezza; il terrore di fare del male alle persone che amo; l’incapacità di accettare me stesso; il silenzio assordante di coloro da cui attendevo una parola.
 La notte più lunga sta per terminare, non avere paura, non chiudere gli occhi dinanzi al buio, non gettare alla spazzatura i tuoi pezzi rotti. Sono preziosi quanto te, sono la parte tua più vera, più umana, sono gli “eroi” sopravvissuti alla battaglia, sono i testimoni di chi vive la vita per davvero, di chi ce la mette tutta. Prepara lo zaino, alzati e vai alla Luce.
Questa Luce ti illuminerà, ma non proverai vergogna. Non ti giudicherà per le tue mancanze. Scoprirai che ogni spazio lasciato vuoto dalla tua fragilità sarà colmato di amore, sarà quello spazio che ti permetterà di provare l’unica emozione che conta veramente: il sentirsi amati.

Pensieri per l’Avvento

Il nuovo anno liturgico è già iniziato. Stiamo infatti vivendo il tempo dell’Avvento.
Gli eventi dolorosi che hanno colpito il nostro mondo hanno semplicemente fatto emergere la nostra fragilità. Dal latino fragilis, ossia “che si può rompere, rovinare, spezzare”.
Proviamo a portare questa situazione dentro la nostra vita, nella nostra storia, nel nostro cuore.
La maggior parte dei problemi della nostra vita risiedono nell’incapacità di ammettere di fronte a noi stessi la nostra fragilità. Forse perché siamo figli di una storia scritta dai vincitori, forse perché ci siamo fatti travolgere dal mito della tecnica, dove efficienza, perfezione, competenza e prestazione sentenziano la riuscita, la qualità di un oggetto.
Ma io e te siamo altro. Io e te siamo esseri umani.
Quest’anno desidero avvicinarmi al Natale con tutte le mie fatiche, mi presenterò al Signore con tutta quanta la verità di me stesso.

Il presepe

Il presepe non è una semplice tradizione, ma è un piccolo segno di luce, quasi a ricordare che la nostra speranza è concreta, quotidiana, domestica.
Il significato spirituale della rappresentazione è dato dai simboli e dai personaggi che lo popolano.
Immancabile, ovviamente, la Sacra Famiglia, composta, prima della notte di Natale, solo da San Giuseppe e dalla Madonna, cui in seguito si aggiunge il Bambinello, la cui posa (braccia aperte e piedi incrociati) è figura futurorum della croce. Le tre statuine principali alloggiano dentro una stalla o una grotta, emblemi della povertà che accolse il Salvatore alla sua nascita. Il parto all’interno di queste strutture non è documentato nei Vangeli ufficiali, nei quali si dice solo che Gesù venne adagiato in una mangiatoia. Stesso discorso per il bue e l’asinello, di cui parla esplicitamente solo il profeta Isaia nel Vecchio Testamento: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Immancabili i pastori, citati nei Vangeli, che rappresentano i poveri, primi destinatari del messaggio cristiano. Ma anche simbolo di Gesù “buon pastore” e, quindi, del “gregge” rappresentato dai futuri fedeli raccolti nella Chiesa. A essi spetta, dunque, il privilegio di poter assistere in presa diretta all’evento più importante della storia. La natura divina di Cristo viene annunciata da cori angelici. I messaggeri di Dio vengono solitamente posizionati in alto o in volo e indicano ai presenti la strada per raggiungere Gesù e la Salvezza. Infine troviamo i Magi, simbolo della manifestazione al mondo. Il loro ruolo è al contempo solenne e triste. Con L’Epifania, infatti, le feste natalizie terminano e nelle case il presepe viene smontato.

Grato di cuore
Colgo l’occasione per ringraziare e fare i complimenti alla squadra che anche quest’anno ha allestito il Presepe in Chiesa Parrocchiale. Sempre molto bello e significativo nella sua semplicità.
La mia gratitudine si estende al gruppo di uomini che costantemente prepara la Chiesa in maniera precisa, decorosa e con grande passione in occasione dei tempi liturgici, in diverse circostanze e per le molte celebrazioni. E per chi continuamente controlla che tutto sia sempre ben in ordine e ogni cosa al suo posto. Ringrazio anche le donne delle pulizie e chi cura gli arredi sacri.
La nostra Chiesa è sempre ben preparata per le celebrazioni grazie a tutte queste ammirevoli persone.

In cammino verso Betlemme (2)

Arrivati a Betlemme, «se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso».

Lo aveva affermato don Tonino Bello. Dobbiamo «valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta trovare l’antico tratturo che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù. Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, molto più faticoso di quanto lo sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri di un bivacco, le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti….
Noi invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza…per trovare chi?».
È un interrogativo che forse può dare nuovi significati alle celebrazioni dell’Avvento e del Natale di questo 2021. L’invito è per tutta la Comunità parrocchiale: andiamo a Betlemme, anche se è un cammino di fede e di conversione faticoso, difficile. L’importante è compierlo. «E se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di avere sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. Il Natale ci faccia trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico»

Sussidi per l’Avvento

All’ingresso della Chiesa saranno disponibili due sussidi per vivere meglio il tempo dell’Avvento e del Natale. Uno, preparato dalla nostra Diocesi, con Parola di Dio, riflessione e preghiera per ogni giorno dell’Avvento. L’altro sussidio, edizioni san Paolo, con riflessioni per tutte le domeniche di Avvento e del tempo di Natale; novena Immacolata; rosario di Avvento in famiglia; novena del Natale; veglia nella santa Notte di Natale; rosario di Natale con la sacra Famiglia.

In cammino verso Betlemme (1)

Arrivati a Betlemme, «se invece di un Dio glorioso ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso».

In un contesto attuale quanto mai critico, che ci pone in una situazione di attesa e di speranza, ritorna il Natale, evento di grazia e forte invito a intraprendere, sull’esempio dei pastori, il nostro cammino di fede.
«I popoli immersi nelle tenebre videro una gran luce; una luce che rifulse su quelli che abitavano in terra tenebrosa», scrive il profeta Isaia nella previsione dell’evento meraviglioso che avrebbe donato al mondo il Figlio di Dio, «un germoglio dal tronco di Jesse» .
La luce che dal volto del neonato Salvatore rifulse nella grotta di Betlemme, invadendo di gioia innanzi tutto i cuori di Maria e di Giuseppe, è motivo di stupore per i pastori e oggi attrae quanti, ansiosi d’uscire da situazioni di crisi umane e spirituali, desiderano far ricrescere nell’animo un orientamento per la loro vita. Già Isaia aveva indicato a Israele, che nel dopo-esilio si trovava senza prospettive, una visione grandiosa
di speranza: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Cammineranno le genti alla tua luce». Il mistero della nascita del bambino Gesù,
avvolto in un’abbagliante luce divina, ha trasformato la storia umana in storia di salvezza.
L’immagine della strada ci sta accompagnando in questo anno pastorale. Betlemme, anche nel suo significato metaforico, è méta del nostro cammino di fede per incontrare un Dio che ha voluto incarnarsi nelle coordinate del tempo e dello spazio: un Dio che, dopo la sua nascita, è vissuto in mezzo al suo popolo rivelando un messaggio salvifico per l’umanità, e che dopo la sua morte, risorgerà per lasciare il segno della sua identità e della sua missione divina. In questo tempo di Avvento ripercorrere la strada verso Betlemme, come pellegrinaggio di conversione per raggiungere la grotta e adorare il Figlio di Dio forse è più arduo di quanto sia stato per i pastori.

L’adorazione, un consegnarsi di amanti

Davanti a Dio che si rivela, si fa conoscere, propone prospettive inaudite, l’uomo (come Mosé, Isaia, Maria…), comincia a balbettare, si arrende.
La Vergine, dice Luca, “rimase molto turbata”. È il turbamento di chi avverte l’abisso del proprio nulla da una parte e dall’altra rimane affascinato dalla grandezza di Dio che lo riempie e lo vuole esaltare. Non c’è ragionamento che tenga, c’è la resa incondizionata, c’è il silenzio, c’è il consegnarsi all’amato, c’è l’adorazione. Il modo migliore di adorare è consegnarsi, come avviene tra due amanti. L’atto supremo di adorazione per Gesù è stato quando ha detto: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Dalla contemplazione e dalla conoscenza all’adorazione come comunione d’amore

Sfogliando un Dizionario etimologico, troviamo che la parola adorazione può derivare dal latino ad os (oris), “alla bocca”, gesto del baciare, perciò dell’amore; per questo i vocabolari indicano che adorare significa anche “amare con trasporto”, “amare con piena dedizione e con grande tenerezza”. L’adorazione nasce dalla gioia di percepire la grandezza di Dio non come di colui che ci opprime ma di colui che ci ama immensamente, dà senso alla nostra vita, diviene la pienezza di quello che siamo. Davanti a questa esperienza ci comportiamo come i bambini che aprono la bocca, portano la mano “alla bocca” (ad os) e poi rimangono così, senza parole.
L’adorazione fondamentalmente è questo stare davanti a Dio pieni di stupore, senza parole, senza pensieri, ma soltanto aprendoci e godendo dell’intimità con il Signore.
È questa l’adorazione del Verbo; dall’eternità egli è “rivolto verso il Padre”, quasi in un bacio eterno (ad os) he è lo Spirito. Egli introdusse questa adorazione nel mondo quando “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”; a coloro che, ieri e oggi, lo accolgono, egli dà “il potere di diventare figli di Dio”, partecipi perciò della sua stessa relazione con il Padre, della sua stessa adorazione. A questa luce è pienamente comprensibile l’espressione: “viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Il supremo gesto di adorazione del Verbo incarnato, questo “bacio” del Dio-uomo, trova la
massima attuazione e rivelazione sul calvario, quando viene innalzato sulla croce e attira a se chi crede in lui. Da allora coloro che “credono nel suo nome” e “da Dio sono stati generati”, partecipando del suo sacrificio, possono adorare Dio “in spirito e verità.

Il canto…

Gli Atti degli Apostoli così scrivono: “Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo”. Il canto da sempre è stato espressione di comunità. Insieme si canta lo stesso canto. Si può parlare in modi diversi e con parole diverse. Il canto rinsalda l’unione del gruppo. Quindi non cantare per cantare, non un fatto tecnico freddo, ma il canto racchiude tutte le diverse espressioni dell’uomo e del suo essere. Un cuore che canta, loda, è in festa e vive nell’amore.
Il canto è scuola di socialità che educa all’unione delle voci e dei cuori, alla comunione fraterna.
Il canto e la musica esprimono la comunità, favoriscono la fusione, danno fervore alla preghiera; essa, nella celebrazione, “acquista una espressione più gioiosa, il mistero della sacra liturgia e la sua natura gerarchica e comunitaria vengono manifestati più chiaramente, l’unità dei cuori è resa più profonda dall’unità delle voci, gli animi si innalzano più facilmente alle cose celesti e la celebrazione prefigura più chiaramente la liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste”.