Una torta solidale

La sagra è un’occasione di festa, anche nel mezzo di una pandemia, e vogliamo che sia una festa per tutti. La parrocchia ha così accettato di buon grado la proposta di un sanfioranese di sfornare torte per le famiglie più bisognose e le persone sole e in difficoltà. Le torte, che sono così strettamente legate alla tradizione della sagra di San Floriano, saranno distribuite per rendere un po’ più ‘dolce’ questa situazione. 


Comunità Sanfioranese – Maggio 2020

E’ arrivato il nuovo numero di Comunità Sanfioranese!
All’interno di questo numero:

  • San Floriano: festa patronale in tempo di virus
  • La Vocazione come risposta all’amore
  • Il mese di maggio in tempo di virus: con Maria nelle case
  • Tutti gli appuntamenti di maggio
  • …e tanto altro ancora!

Gli abbonati riceveranno la propria copia nelle loro abitazioni.
I non abbonati possono acquistarlo in edicola.

Raccolta di generi alimentari per le persone in difficoltà

In occasione della Settimana Santa, l’Associazione Il Bambù (che, seppur tra le difficoltà legate a questa emergenza, sta continuando ad erogare il proprio servizio di consegna pacchi con generi alimentari) ha deciso di avviare una raccolta di alimenti a lunga conservazione per le persone in difficoltà. Come sapete, la pandemia sta creando pesanti difficoltà ad alcuni nuclei familiari. Potete depositare gli alimenti nella cesta posta nei pressi del fonte battesimale. Vi ricordiamo che è possibile passare in chiesa solo se si è usciti per la spesa o la farmacia.

Comunicazione importante per i Sacramenti (Prima Confessione, Prima Comunione, Cresima)

L’emergenza “coronavirus”, purtroppo, sta avendo un impatto significativo su tutte le attività parrocchiali, catechesi compresa. Il Vescovo di Lodi, Maurizio Malvestiti, oggi ha ufficialmente comunicato ai parroci della diocesi che tutti i Sacramenti sono rinviati a dopo l’estate, a partire dal mese di settembre. Posticipate dunque la Prima Confessione, la Prima Comunione e la Cresima. Cerchiamo, in famiglia, di dedicare qualche momento alla ripresa del cammino svolto fino alla pausa forzata. È giusto che i ragazzi di terza e quarta elementare e di prima media comunque non dimentichino che per loro è un anno segnante. 

Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

La vita spirituale non è distanza dalla realtà, bensì immersione in essa. In questo senso Giuseppe è davvero un maestro di vita spirituale. Lo avevano intuito molti Santi e Sante, tanto da riconoscere in lui, tra gli altri appellativi, anche quello di protettore speciale dei contemplativi. Come può un falegname di Nazaret avere a che fare con una monaca di clausura o con un monaco certosino? Può sembrare davvero difficile ciò, se si ha della vita contemplativa una visione disincarnata. Il contemplativo non è un distratto della realtà, è invece colui che vive con attenzione la realtà.
Un vero contemplativo non chiude gli occhi, bensì li spalanca, perché sa che Dio si rivela sempre nel reale e non nei semplici ragionamenti. Egli sa coltivare l’attenzione alle cose, e proprio grazie a essa riesce a scorgervi una trama più profonda. Motivo per cui al parlare preferisce l’ascolto, di cui il silenzio è solo il sintomo, non la condizione. Infatti, si può tacere e vivere in un grande chiasso di pensieri ed emozioni, mentre si può discorrere e avere una grande attenzione a ogni cosa.
I monaci e le monache ad esempio cantano i salmi non perché Dio ne ha bisogno, ma perché quel canto e quelle parole aguzzano l’ascolto, lo spalancano. La loro non è una preghiera di rumore, ma una preghiera
di contemplazione. Ti accorgi subito di trovarti davanti a un contemplativo dal fatto che egli sa ascoltare
chi gli parla senza essere impaziente, e tenendo tutta la sua attenzione su di lui. Giuseppe è un uomo così.

Ave Maria… “buon giorno” alla mamma

“Chi è mai questa ragazza amabile come l’aurora, bella come la luna, splendente come il sole, affascinante come un miraggio?”.

(Ct 6,10)

Buon giorno Maria! Salutandoti ho l’impressione di sentire augurare pure a me il Buon giorno! Ci sono impegni, problemi non risolti …, comportamenti ambigui …, ingratitudine. Per questo ho bisogno del tuo: Buon giorno!
Per ritrovare la forza e la gioia di ricominciare. Questa giornata non la sprecherò, con la cattiveria, con l’egoismo. Devo inventare una nuova giornata.

Apertura oratorio: perché non rimanga un forte desiderio

Ci siamo trovati domenica 2 maggio alle ore 16.00 in chiesa per organizzare l’apertura dell’oratorio, resa possibile dopo essere passati in zona gialla. La volontà e il desiderio di spalancare i cancelli è in noi molto vivo come in tanti ragazzi e familiari. Lo possiamo, lo vogliamo fare, certamente seguendo le normative, sempre impegnative, ma non impossibili. Per passare dal desiderio all’azione concreta, oggi siamo nelle condizioni in cui è necessario l’aiuto, la disponibilità di parecchie persone. Purtroppo con le 6 persone presenti alla riunione non era possibile aprire con continuità. Probabilmente molti avrebbero voluto esserci, ma impossibilitati da altri impegni. Se veramente esiste nelle persone una reale volontà di impegno e disponibilità, possono contattarmi. Oggi più che mai abbiamo bisogno, per riaprire subito. Grazie

Due tesori preziosi nelle mani di questi ragazzi

L’appuntamento alla Prima Confessione e alla Prima Comunione è estremamente importante per questi ragazzi e i loro familiari. Celebreranno il meraviglioso Sacramento del Perdono e la Gioia di essere commensali al banchetto del Signore. Non sarà più semplicemente un esserci alla tavola, ma presenti per “Nutrirsi” del Pane della Vita, del Corpo di Cristo.
Sarà veramente importante per i genitori di questi ragazzi, anche per l’intera Comunità Cristiana, far percepire un atteggiamento molto positivo nei confronti di questi due Sacramenti fin dall’inizio.
Il Sacramento del Perdono ha conseguenze meravigliose in chi lo accoglie: la Riconciliazione con Dio, con la Chiesa, con i fratelli, la pace della coscienza e la gioia interiore, la crescita della forza spirituale.
L’eucaristia, Sacramento che alimenta la nostra vita, è un nutrimento necessario per non far mancare le forze per un cammino di bellezza, di bene, di santità.
Cari ragazzi, fra poco il Signore spezzerà il pane per voi, ciascuno di voi ne riceverà un pezzo, quasi a significare che anche voi sceglierete di spezzare questo pane, cioè, di non tenerlo solo per voi.
La vostra vita se volete realizzarla, viverla pienamente, dovete offrila, condividerla; grazie a questi due giorni memorabili, sarete nella gioia, ma non abbiamo nessun diritto di essere felici da soli.
Vi faccio un bellissimo invito, anche ai vostri genitori: siate generosi, imparate ad essere accoglienti e ospitali, educatevi alla condivisione e alla solidarietà. Voi genitori, assumetevi la responsabilità di sostenere il cammino di fede di questi vostri figli. Accompagnateli, in particolare, a Messa: qui imparano a essere Cristiani e a diventare uomini onesti e puliti. Non nutrite solo il loro corpo e non alimentare solo la loro intelligenza: non defraudatevi della ricchezza spirituale, perché non avvenga che siano ricchi di tutto, ma poveri di Dio e vuoti di coscienza.
Come un tempo, abbastanza lontano, questi ragazzi nell’arco di 24 ore riceveranno questi due Sacramenti. Il cammino, grazie alla volontà dei genitori, è iniziato nel giorno del loro Battesimo. Ora, dopo queste due tappe, riprenderà sulla strada che li porta a Dio, e li fa crescere come uomini di coscienza, di solidarietà. Non abbiano a trovarsi soli, ma trovino tutti noi – comunità cristiana e voi genitori – come testimoni credibili e come simpatici e buoni compagni di viaggio.

Ave Maria… la prima preghiera

“Gli apostoli erano tutti concordi, e si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria, la madre di Gesù”.

(At 1,14)

Se nella vita siamo soli possiamo anche cadere, ma se ci teniamo l’uno con l’altro, troviamo sempre una mano amica pronta ad aiutarci: questo è vivere. Tutti camminiamo verso qualcosa che, alla fine, ci renderà felici. Gli uomini sono assetati, ma cercano nella direzione sbagliata. In questo mondo non possiamo soddisfare pienamente le aspirazioni.
È bello dire a Maria i desideri del nostro cuore.

Ave Maria… modello di preghiera

“Maria, da parte sua, custodiva il ricordo di tutti questi fatti e li meditava dentro di sé”.

(Lc 2,19)

La preghiera è alla base di ogni beatitudine, perché soltanto nella preghiera si può vivere il progetto di Dio. Essa è un dialogo con Dio per conoscere la volontà, un affidare a Lui la nostra vita.
Solo chi riconosce in Dio il tutto della sua vita riesce a vivere la preghiera e la beatitudine. Chi vive la grazia e l’amore, chi prega ed è in comunione con Dio, dona questa ricchezza agli altri come un tutto ricevuto da Dio. La logica della preghiera è la logica dell’umiltà “Eccomi sono la serva del Signore”.

San Giuseppe uomo giusto

Con cuore di Padre – Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

I Vangeli quando parlano di Giuseppe lo appellano con l’aggettivo “giusto”. Essere giusti nella mentalità ebraica sta a significare avere un cuore capace di seguire i comandamenti e sgombro da ogni forma di malignità. Ma basta seguire i comandamenti ed essere leali per poter capire la volontà di Dio? In realtà siamo spesso portati a credere che la fede è riassumibile in una sorta di fedeltà a una tecnica: se segui le istruzioni ottieni il risultato. Ma la vita ci dimostra che così non è, ed è per questo che anche il Vangelo è popolato di storie di “giusti” che, in realtà, si scontrano con molte contraddizioni e infelicità. “Se mi sono comportato bene, allora perché Dio fa accadere questo male?”. Giuseppe mostra la sua “giustizia” nel voler a tutti i costi salvare la vita a Maria che, a causa della sua gravidanza, rischia di morire lapidata.
Il massimo che quest’uomo riesce a fare è escogitare un modo per “congedarla segretamente”. Questo dettaglio dei racconti dell’infanzia di Gesù ci fa capire due cose:
la prima è che Giuseppe non è un ingenuo, anzi escogita con santa furbizia un modo per tirare fuori dai guai la donna che ama; la seconda è che il massimo che riesce a fare è trovare un escamotage. Ma la volontà di Dio non coincide con esso. È bello pensare che la furbizia che ha Gesù nel riuscire a salvare la vita all’adultera l’abbia appresa da Giuseppe.
E che fare la volontà di Dio è sempre dire: “Sia fatta la tua, non la mia volontà”.

Sotto la protezione di S. Floriano, occorre un ripensamento radicale

La pandemia ha contagiato anche la nostra parrocchia con le sue attività e proposte sempre pensate e realizzate con impegno e generosità.
Ora sappiamo che non basta far passare questo tempo difficile, vaccinarci e ritornare a quello che si faceva prima, sarebbe come nuotare contro corrente verso una riva che è stata lasciata per sempre. La sfida è come arrivare e abitare la nuova riva.
Occorre preparare il futuro e non prepararsi per il futuro. C’è, giustamente, un pensiero e una preoccupazione per ciò che non siamo riusciti a fare, la riduzione delle attività, le chiusure di ambienti e strutture, l’insufficienza degli incontri formativi. Ma attenzione a non percepire il rischio che la Parrocchia corre se spreca questa occasione per un ripensamento radicale circa il suo essere e il senso della sua presenza. Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla.
Per quanto riguarda il suo essere.
La pandemia, nella sua drammaticità, potrà essere una opportunità per un parto, sempre doloroso, ma fecondo, nell’essere Chiesa che ritorna alle origini, al Vangelo, alla vita delle prime comunità cristiane.
Facciamo scaturire dalla vita una nuova forma di essere Chiesa serva della vita, della Parola, dei Sacramenti, generatrice di umanità, di vicinato e di fraternità La necessità di restituire alla famiglia, domus ecclesiae, una dimensione sacrale e
cultuale. Accogliamo questo tempo di pandemia per animare la famiglia come “Chiesa domestica”, come ci insegna il Concilio. Chiesa domestica aperta che, nella semplicità dei suoi membri, fa rinascere attraverso i genitori il sacerdozio dei fedeli, dono del Battesimo e del Matrimonio, con proposte molto semplici.
Per quanto riguarda la sua presenza.
La nostra terra è piena di incontri e storie da salvare. Solo quando non se ne parla più il ricordo di una persona si perde. Deve diventare per la nostra pastorale un’attività che ci modella: la vita degli altri cambia la mia. Nelle vite degli altri si trova sempre qualcosa di straordinario, che ci riguarda, ci appartiene anche se non l’abbiamo vissuto noi e ci arriva dritto al cuore. Le vite degli altri servono a mettermi davanti esperienze e percorsi lontani da me, a fammi scoprire le infinite risorse che ho e che abbiamo, e la fortuna che ho e che abbiamo. Mi fanno accorgere che posso rinunciare a qualcosa che mi pareva necessario … e che mi è indispensabile qualcosa a cui non avevo dato valore. Mi costringono a cambiare, con gentilezza, senza strappi. Non ci sono vite scialbe o insignificanti e se ci pare così, forse è meglio tirare tutto all’aria come quando si fanno le grandi pulizie. Siamo storie da correggere, da sottolineare, da continuare a scrivere, da amare.

Anche la pandemia, anche i disagi, possono diventare creativi ed essere trasformati in opportunità. Nel libro del profeta Geremia si legge che Gerusalemme è prossima a cadere, sta per essere distrutta, e verrà distrutta. Proprio nel cuore della catastrofe Dio pronuncia questa parola: “Eppure!”. Sembra la fine, è la fine, eppure Gerusalemme “sarà ricostruita sulle sue rovine”. Questa congiunzione non è un ponte che unisce due sponde stabili, è piuttosto una sottile passerella, capace tuttavia di congiungere l’impossibile, di farci camminare, pur tremanti, sopra l’abisso, verso un futuro di vita che ritenevamo ormai perduto. “Eppure” è la parola che manda in frantumi l’impossibile, che spazza via gli ostacoli, che crea l’avvenire. La parola che accetta lucidamente le difficoltà, le insidie, le barriere e le polverizza con la speranza. Eppure sarà l’agire della nostra comunità Parrocchiale, a partire, con l’aiuto e sotto la protezione di san Floriano, nostro Patrono.

Orario estivo delle Messe e nuova iniziativa in occasione della Sagra

Dall’inizio del mese di maggio, abbiamo apportato alcuni cambiamenti nell’orario delle Messe. La celebrazione della Messa feriale sarà dunque alle 18 e non più alle 17.30. La Messa Vespertina della domenica, invece, si terrà alle 21 alla Grotta della Madonna. In caso di maltempo sarà utilizzata la chiesa. Colgo l’occasione per informarvi che, in occasione della Sagra, la Parrocchia metterà a disposizione di ogni famiglia che lo volesse un’immagine di San Floriano, che può andare ad aggiungersi a quelle che molti di voi possiedono già. L’immagine, nel limite di una per casa, potrà essere richiesta ai volontari al termine delle Messe

Per vivere meglio le nostre celebrazioni eucaristiche

Alcuni semplici suggerimenti per vivere sempre meglio le nostre celebrazioni eucaristiche.

  1. Ricordo che l’assemblea è in piedi quando il sacerdote invoca Dio con la Preghiera di Colletta. Si alza in piedi al termine della Celebrazione per la Preghiera dopo la Comunione. Ci si alza in piedi anche dopo l’offertorio per la Preghiera sulle Offerte.
  2. Quando è già iniziato un incontro di preghiera o le celebrazioni, chi entra in Chiesa eviti di parlare con altre persone. Indossando la mascherina è inevitabile che per farsi capire è necessario alzare la voce, ma questo comporta un disturbo per coloro che stanno pregando.
  3. Al momento della Consacrazione, quando il celebrante stende le mani sulle offerte e invoca lo Spirito Santo, quando è possibile e non si è impediti da motivi logistici o di salute, è bene inginocchiarsi. Gesù prega in ginocchio suo Padre nell’orto degli ulivi. Molti che lo incontrano si inginocchiano. Paolo ai Filippesi dice “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra”. L’inginocchiarsi è un gesto di adorazione e di umiltà.