Egli perdona tutte le tue colpe

24 ore per il Signore

Nonostante il perdurare della pandemia, Papa Francesco ha stabilito che anche quest’anno, il 12-13 marzo, in prossimità della IV Domenica di Quaresima, venga celebrata l’iniziativa 24 ore per il Signore.
Il tema scelto è un versetto del Sal 103,3: «Egli perdona tutte le tue colpe».
Anche noi, cioè la nostra comunità parrocchiale, cercherà di vivere questo tempo di grazia, soprattutto con iniziative,
celebrazioni nella giornata di sabato 13 marzo. Le proposte saranno pubblicate nei prossimi giorni.

Siamo tutti fratelli (3)

Si prova un senso di grande sollievo quando si sente una frase così piena, rassicurante, perentoria: «Siamo tutti fratelli». “Siamo”: dunque mentre enunciamo la consolante verità, prendiamo atto che ci siamo dentro anche noi. Diciamo qualcosa di consolante che, appunto, ci riguarda. E poi quel trionfante “tutti”. È come un invito a prendere atto che proprio niente e nessuno è escluso dalla universale fraternità. Mentre affermiamo di essere “tutti fratelli”, immediatamente ci nasce un sospetto: ma siamo proprio fratelli e, soprattutto, lo siamo tutti? Per cui il senso della frase oscilla immediatamente fra due opposti: fra la presa d’atto e l’auspicio, fra l’essere e il dover essere. Siamo fratelli, dobbiamo essere fratelli. Siamo tutti uomini, condividiamo tutti lo stesso destino, dobbiamo vivere quello che siamo: viviamo dunque da fratelli. Tuttavia non ci riusciamo: un’infinità di differenze ci divide, tutte le relazioni sono inquinate, quelle corte (delle famiglie e delle parentele più strette) e quelle lunghe (dei rapporti politici e delle relazioni tra i popoli). In effetti, a ben pensarci, se diciamo che dobbiamo essere fratelli, vuol dire che non lo siamo ancora.

Fratelli nemici

Le variazioni sul tema di una fratellanza che c’è, che si sgretola, che si rovescia nel suo più radicale contrario, che può essere ricostruita faticosamente, fa parte di alcune delle immagini più classiche della nostra cultura. Si può fare riferimento alla Bibbia, in cui la fratellanza non va da sé. Al contrario, spesso sono le relazioni più strette ad essere le più burrascose: pensiamo alla coppia tragica Caino-Abele. Quando Eva genera Caino, ne commenta così la nascita: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore» (Gen 4,1). Il Teologo André Wénin commenta a modo suo, in maniera originale, questo passaggio. Eva, con quella affermazione, «si impossessa di lui (Caino) per colmare il proprio vuoto». Il rapporto fusionale di Eva con Caino porta la madre a “dimenticare” Abele perché quel rapporto non concede spazio a un terzo. È Dio che, in qualche modo, riequilibra i rapporti tra i due fratelli, “accogliendo” Abele: «Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta» (Gen 4,4-5). Dio, di fatto, con il suo sguardo favorevole verso Abele costringe Caino ad allargare i suoi orizzonti, ad accettare anche l’altro, Abele, come fratello. Ma l’accoglienza di Abele da parte di Dio fa nascere l’invidia in Caino, il quale non riesce a superare la comoda situazione fusionale con la madre e questo lo porta a sopprimere il fratello. Alla fine, però, il rifiuto di Abele come fratello condanna Caino alla solitudine: «Io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà» (Gen 4,14). La non accoglienza di Abele diventa sventura anche per Caino. Caino e Abele sono i primi fratelli nemici. Solo i primi, perché dopo di loro vengono Esaù e Giacobbe, Lia e Rachele e poi la storia dolorosa di Giuseppe e dei suoi fratelli, nella quale esplode sia l’odio omicida dei fratelli verso Giuseppe, sia il superamento dell’odio grazie alla magnanimità di quest’ultimo.

Siamo tutti fratelli (1)

Affermare che “siamo tutti fratelli” non può essere soltanto un “modo di dire”, ma deve diventare un obiettivo che modella il nostro stile di vita. È molto facile, nel sentire comune, interpretare questo richiamo alla fratellanza come l’affermazione di un’indistinta uguaglianza, che dovrebbe superare le differenze nel segno di una generica “umanità”. In realtà, una simile concezione “monolitica” è quanto mai distante dalla variopinta volontà con cui, fin dall’inizio, ha operato il Dio di Gesù Cristo, che tutto ha creato «secondo la propria specie» (cfr. Gen 1). La Scrittura stessa ci rivela l’autentica verità di questa fratellanza universale. Lungi dal voler livellare la differente umanità presente in ciascuno (si pensi all’uniforme schiavitù di Babele in Gen 11), essere fratelli significa riconoscersi generati da un’unica origine, che custodisce e ama la nostra singolarità, affinché ciascuno possa, nella propria libertà, vivere e testimoniare la propria fede in Gesù Cristo (si pensi al racconto di Pentecoste di At 2,1-11).

La “Candelora”

La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di “presentazione del Signore”, che aveva in origine. L’offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce. Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà. L’incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l’aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: “Una spada ti trafiggerà l’anima”: Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio.

Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio I (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della “candelora”.

“Dio sa mutare in lamento in danza”

Alcune volte si sente ripetere la frase: “Lamentati e stai bene”. È una frase che potrebbe significare che se sei ottimista, stai male. Espressione che potrebbe associarsi anche a connotati fisici, come il viso imbronciato e le spalle curve. La ripetizione di questa frase crea un “incantesimo” che ci porterebbe a diventare un popolo di lamentosi e vittime sempre di qualcosa o di qualcuno.

Pur riconoscendo le difficoltà della vita, non posso credere che la soluzione si possa trovare nel lamento, ma credo al contrario che si trovi nella voglia di agire per cambiare in meglio la nostra condizione.

Come diceva Martin Luther King: “Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventereste se non farete nulla per cambiarla”. Tutti vogliamo una vita migliore, tutti cerchiamo quella serenità, quella calma che ci aiutano ad affrontare meglio gli ostacoli, gli imprevisti, i dolori dell’esistenza.

Troppo spesso, però, questa teoria e generica volontà di vivere in modo migliore non viene tradotta in pratica. Una cosa è certa: dobbiamo attivare nella nostra vita più entusiasmo, più gratitudine e più responsabilità, per ottenere coesione e gioia di vivere.

Il cuore della vita sta nella fede, nella fiducia, nello sviluppo delle proprie potenzialità e nell’aiutare anche il prossimo. Nelle istituzioni, nelle famiglie, nelle relazioni interpersonali, nel mondo del lavoro, c’è bisogno di respirare un’aria nuova, di immaginare un futuro migliore e di fare cose concrete per attivare un cambiamento positivo.

Il Papa indice l’Anno di San Giuseppe

“Il mondo ha bisogno di padri”

Nella ricorrenza dei 150 anni della proclamazione a patrono della Chiesa. Fino all’8 dicembre 2021 sarà concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli che pregano il Santo, sposo di Maria. Il Papa ha indetto un Anno speciale di San Giuseppe, nel giorno in cui ricorrono i 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale il Beato Pio IX dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. “Al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù, Papa Francesco – si legge nel decreto del Vaticano  – ha stabilito che, dalla data odierna, anniversario del Decreto di proclamazione nonché giorno sacro alla Beata Vergine Immacolata e Sposa del castissimo Giuseppe, fino all’8 dicembre 2021, sia celebrato uno speciale Anno di San Giuseppe”.

Accanto al decreto di indizione dell’Anno speciale dedicato a San Giuseppe, il Papa ha pubblicato la Lettera apostolica “Patris corde – Con cuore di Padre”, in cui come sfondo c’è la pandemia da Covid19 che – scrive Francesco – ci ha fatto comprendere l’importanza delle persone comuni, quelle che, lontane dalla ribalta, esercitano ogni giorno pazienza e infondono speranza, seminando corresponsabilità.

Proprio come San Giuseppe, “l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta”. Eppure, il suo è “un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”.

Come comunità cristiana reciteremo tutti i mercoledì il Rosario, prima della Messa, ad onore di San Giuseppe e concluderemo con la preghiera “A te, o Beato Giuseppe”. Ogni 19 del mese ci sarà l’adorazione Eucaristica ad onore di san Giuseppe, prima della Messa

Nuovo Messale Romano

(Terza edizione)

In concomitanza con l’inizio del periodo dell’Avvento, cominceremo a usare il nuovo Messale romano. Come ricorderete, ho spiegato quali siano le novità principali durante un incontro domenicale. Sono formule che impareremo a utilizzare nella loro nuova veste. Ripercorriamole insieme:

Scorri le pagine per visualizzare le modifiche alle formule

Come sarebbe bello…

…con l’avvio del Messale rinnovato

Come sarebbe bello, se all’inizio dell’Avvento, con l’avvio del Messale rinnovato, nascesse in parrocchia un piccolo gruppo liturgico, che si trova ogni settimana per aiutare i fratelli a pregare, preparando i canti della Celebrazione Festiva, pensando segni che valorizzino la liturgia, preparando qualche intenzione di preghiera che esprima realmente le gioie e le speranze, i dolori e le sofferenze di questa specifica comunità! Poi, magari col tempo, che prepari veglie di preghiera, adorazioni, novene ….

Orario invernale Sante Messe domenicali

Per i prossimi mesi, le messe continueranno a essere quattro. Saranno celebrate da don Giuseppe il sabato alle 18 e la domenica alle 8.30, 10.30 e 18. Quest’ultima messa sostituirà la celebrazione delle 21, introdotta nei mesi estivi. Per quanto riguarda i periodi in cui San Fiorano è considerato zona rossa, quello attuale ed eventuale periodi futuri, sarà necessario avere con sé un’autocertificazione, che trovate qui e potete stampare già compilata per le esigenze di culto.