Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

La memoria della B. Vergine Maria del Monte Carmelo è una delle feste mariane che ha una diffusione veramente universale. Nel calendario romano è entrata nel 1726 come acquisizione di una festa già celebrata da secoli nell’Ordine carmelitano, legata alle sue stesse origini. Ufficialmente la commemorazione fu stabilita verso il 1380, in ricordo dell’approvazione della regola dell’ordine da parte di Onorio III, dettata per i carmelitani dal patriarca Alberto di Gerusalemme a un eremita calabrese e ai suoi compagni che avevano eretto, sui ruderi di una cappella anteriore, una chiesetta alla Vergine sul Monte Carmelo (XI sec.). Il giorno della festa – secondo una tradizione carmelitana tardiva – corrisponde a quello di un’apparizione della Vergine a san Simone Stock (1251), prima eremita e poi Superiore generale dell’Ordine, che nel sec. XIII dette un grande impulso all’Ordine promuovendone, insieme all’orientamento contemplativo, anche quello attivo.

Alle ore 21.00 sarà celebrata una santa Messa al “Lazzaretto”

Cuore Immacolato di Maria

Dopo il Sacro Cuore di Gesù, la liturgia ricorda il Cuore Immacolato di Maria. Due cuori ricchi d’amore.
Lei è il frutto più prezioso della redenzione del Figlio suo Gesù Cristo, che essendo Dio si è fatto uomo nel suo grembo verginale.
Maria è stata liberata dal peccato, prima di contrarlo. Noi peccatori siamo liberati dal peccato per la misericordia di Dio che ci perdona, dopo essere caduto nella colpa. Ma Dio ha voluto rifulgere in Maria, facendola “tota pulchra”, monda da ogni peccato, piena di grazia.
Pertanto, Maria è l’Immacolata Concezione.
Quello che contempliamo in Maria, Dio vuole fare in ognuno di noi e in tutta la sua Chiesa. Maria è stata liberata dal peccato per singolare grazia; noi siamo liberati dal peccato per mezzo della continua grazia del suo perdono che ci guarisce, della sua grazia che previene. Maria è stata ricolma di grazia sin dall’inizio; noi siamo inondati di doni di Cristo
per essere condotti alla santità, perché “dalla pienezza [di Cristo] noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia”.
Guardando a Maria, riposa lo sguardo e il cuore dell’uomo. Lei è “vita, dolcezza e speranza nostra”. 
In essa si compie ciò che Dio ha in serbo per noi e tutto questo ci riempie di speranza.
Lei è il “segno” che Dio ci ha dato, quando ha annunciato le sue promesse. All’inizio della storia umana, quando tutto era in perfetta armonia perché era uscito ben fatto dalle mani del Creatore, l’uomo e la donna si sono deliberatamente allontanati da Dio con il peccato. “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”. L’uomo e la donna hanno preferito il proprio piano al piano divino. Hanno voltato le spalle a Dio e hanno introdotto la morte nel mondo, con tutto ciò che alla morte fa seguito. Questo è il peccato originale, con il quale tutti noi siamo nati ereditandolo dai nostri antenati. Si è prodotta come una interruzione di corrente a livello universale e l’uomo si è trovato “nelle tenebre e nell’ombra di morte”. 
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.
La redenzione del mondo passa attraverso Cristo. Egli è la luce del mondo, e colui che lo segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. La redenzione di Cristo dissipa ogni ombra di peccato e della morte e immette in noi una nuova vita e una speranza.
Il Cuore Immacolato ci propone Maria come l’aurora di salvezza. L’alba annuncia l’arrivo del nuovo giorno, l’alba è il giorno ai suoi albori. In Maria è già iniziato questa salvezza che Gesù viene a portare a tutti gli uomini. Tenendoci per mano, lei ci condurrà a Gesù.

Qual è il significato di questo titolo mariano?

Maria Madre della Chiesa

Qual è la motivazione di questa celebrazione?

«Il Sommo Pontefice Francesco», si legge nel decreto, «considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia iscritta nel Calendario Romano. Questa celebrazione ci aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’ oblazione di Cristo nel convito eucaristico, alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti».

Si legge nel decreto: «La gioiosa venerazione riservata alla Madre di Dio dalla Chiesa contemporanea, alla luce della riflessione sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura, non poteva dimenticare quella figura di Donna la Vergine Maria, che è Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa. Ciò era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole premonitrici di sant’ Agostino e di san Leone Magno. Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’ altro poi, quando dice che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Queste considerazioni derivano dalla divina maternità di Maria e dalla sua intima unione all’ opera del Redentore, culminata nell’ ora della croce. La Madre infatti, che stava presso la croce, accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero. Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo. In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”.

Il 3 marzo 2018, con un decreto pubblicato dalla Congregazione del Culto divino, 
papa Francesco ha iscritto nel Calendario romano la memoria obbligatoria 
della beata  Vergine Maria Madre della Chiesa fissandola al lunedì dopo la domenica di Pentecoste. 

Degna dimora dello Spirito Santo

Sono tre i momenti nei quali, in modo tutto particolare, lo Spirito Santo scende con la sua potenza divina d’amore sulla Madonna e compie in Lei le sue meraviglie: l’Immacolata Concezione, l’Annunciazione e la Pentecoste.
Lo Spirito Santo agisce in Maria fin dal primo istante della sua concezione nel seno materno: la libertà dal peccato originale, la redime in modo sublime in vista dei meriti del mistero pasquale di Gesù e la colma della sovrabbondanza dei suoi doni. La Madonna diviene “degna dimora dello Spirito Santo” che regna in Lei nella maniera più perfetta e la rende “Immacolata”: non solo assenza di peccato, ma pienezza di grazia. «La Madonna è plasmata e formata come nuova creatura» dallo Spirito Santo. Quando l’Angelo Gabriele le appare la saluta senz’altro: «Ave, o Maria, piena di grazia». La Potenza dello Spirito Santo rende la Madonna capace di un abbandono totale alla parola di Dio ed Ella pronuncia il suo “Eccomi”, il suo “Fiat”. La Chiesa ha raccolto questo momento essenziale della nostra salvezza e nel simbolo della fede ci fa pregare: «Per opera dello Spirito Santo, [Gesù] si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo» (Credo). Nel giorno della Pentecoste troviamo Maria con gli Apostoli nel cenacolo, implorante con le sue
preghiere il dono dello Spirito Santo. Anche Maria riceve la sovrabbondanza dello Spirito Santo e diviene un miracolo di grazia e di amore: la sua santità tocca le soglie dell’infinito.

Sotto il segno dello Spirito Santo

Tutta la vita della Madonna, come la vita terrena di Gesù, è posta sotto il segno dello Spirito Santo.
È lo Spirito che infiamma il cuore di Maria e lo fa traboccare nel canto del Magnificat. È ancora lo Spirito Santo che spinge Maria a sollecitare amabilmente dal Figlio suo il primo miracolo alle nozze di Cana. Fu certamente lo Spirito Santo che sostenne Maria ai piedi della Croce e che dilatò il suo cuore per accogliere tutti noi come figli nella persona dell’apostolo Giovanni. Fu infine «lo Spirito Santo che, divampando con supremo ardore nell’animo di Maria pellegrina sulla terra, la rese bramosissima di riunirsi al Figlio glorioso e la dispose a conseguire degnamente, a coronamento dei suoi privilegi, quello dell’Assunzione in anima e corpo al cielo».

Sposa dello Spirito Santo

Il Concilio Vaticano II, nel capitolo VIII della Lumen Gentium afferma che la Madonna, in quanto scelta ad essere la madre di Dio e del Redentore, è la figlia prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo.
Nell’opera della nostra salvezza, Maria è la collaboratrice della Trinità e, in particolare è il capolavoro dello Spirito Santo. Tutta la vita della Madonna infatti è permeata, pervasa e plasmata dallo Spirito Santo.
Maria è legata allo Spirito Santo da un vincolo così profondo e personale che qualche Padre della Chiesa e diversi santi, l’hanno chiamata “Sposa dello Spirito Santo”

Avvenga di me secondo la tua parola

Da notare che Maria non risponde: “va bene, d’accordo, lo faccio”; oppure “accetto”; o anche: “d’accordo, se proprio lo devo fare”. Non c’è nella sua risposta alcun accenno di doverismo. Il termine greco esprime un auspicio, qualcosa per cui non si vede l’ora che accada. Maria risponde con entusiasmo. La fede cerca il gusto dello straordinario.
Si dice che “un santo triste è un triste santo”, ed è vero: la fede cerca quella parte di noi che è aperta alla bellezza, che si basa sul gusto, su un piacere, su qualche cosa di luminoso, di bello; non è fondamentalmente basata sul dovere. Che tristezza e che contro testimonianza quella di quei cristiani che fanno le cose per dovere. Maria ha capito: “io sono la serva del Signore, voglio questa cosa qui!”. Nell’assenso della fede c’è l’aprirsi ad una bellezza, ad un gusto, ad una sorpresa, a qualcosa di splendido. Questa ragazza ha capito: è meraviglioso passare dalla parte di Dio, è meraviglioso lasciarsi guidare da lui, è splendido entrare nell’avventura di Dio, è splendido credere! Noi lo diciamo, lo vogliamo dire: “Avvenga la tua Parola. Che bello, Signore”.
Dobbiamo cercare quella parte profonda di noi che risponde con gioia a Dio. Non vuol dire che non ci sia fatica e sofferenza nel dire certi sì a Dio. Certamente ci sono spade dentro il nostro cuore. ma nel profondo di noi stessi deve esserci qualcosa che si illumina. Se tutto è oscurità e ribellione, prepariamoci al disastro. “Avvenga di me secondo la tua parola”: entriamo in questa avventura, entriamo in questa grandezza, entriamo in questa bellezza.
Non lasciamoci paralizzare dall’ovvietà, dalle comodità, dall’abitudinario.
È lo straordinario, è l’inaspettato, è la novità di Dio che ci apre alla bellezza.

Sono la serva del Signore

Noi siamo servi. L’unico senso della vita è l’amore: servire a qualcuno, saper servire è saper vivere.
Non basta servire. Si può servire anche un padrone sbagliato. Non solo siamo servi, dobbiamo servire il Padrone e nessun altro. Dice san Paolo: “Servite a Cristo Signore”. È importante che nella vita scopriamo, ad un certo punto, che stiamo servendo un padrone sbagliato, uno che non merita il nostro servizio. Maria sa chi è, conosce la verità della sua vita, conosce la verità della vita di tutti, perché tutti noi siamo servi del Signore.

Eccomi, sono la serva…

Eccomi; ecco. È semplicemente una disponibilità.
Dobbiamo ricordare che la grazia di Dio è sempre e solo offerta, mai imposta. Nella fede c’è un’ampia libertà da parte dell’uomo: noi possiamo dire di sì o no; possiamo accogliere o rifiutare la grazia.
E come si dice sì a Dio? Contempliamo l’atteggiamento di Maria. “Eccomi”, ecco qua. Sarebbe bastata questa parola. L’espressione ebraica e greca esige che si aggiunge altro. Maria prosegue: “Sono la serva del Signore”. Maria dice esplicitamente come si considera. C’è la ricerca del nostro proprio nome, si cerca di farsi un nome, invadendo la dimora di Dio. Maria ha di sé una conoscenza chiara. Questa parola “serva” non ci piace, ci dà fastidio. Eppure, pensiamoci bene: qual è l’angoscia del disoccupato, di un anziano? Quella di non servire più a nessuno e a nulla: “non servo a niente”. Non serve più perché non gli è chiesto più nessun servizio. Al contrario, siamo felici quando ci sentiamo utili, a volte pretendendo di imporre la nostra utilità. “Se non servo a che servo?”
Io sono un servo, quando faccio qualcosa per qualcuno, quando so dare gioia, essere utile.
La mia vita ha lasciato un segno?