Giornata per la Carità del Papa 26 giugno 2022 “Confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.”

È il contesto imprevedibile nel quale si colloca quest’anno la Giornata per la Carità del Papa, nell’ultima domenica di giugno.
La parola di Francesco ci ha sostenuti sin dall’inizio della pandemia, da quella memorabile sera di due anni fa in Piazza San Pietro con la sua preghiera solitaria a nome di tutta l’umanità.
Ancora adesso, sono la sua presenza e la sua voce a darci coraggio e speranza.
Non può mancare il nostro aiuto generoso alla sua instancabile azione caritativa per le necessità di popoli e famiglie, di poveri e profughi.
Abbracciare gli altri attraverso le mani del Papa è un gesto che realizza la pace, perché sostenendo la premura del Santo Padre per le innumerevoli situazioni di indigenza e di “scarto” mostriamo di aver capito di «trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme».
Solo su questa strada si avvicina la pace vera, quella promessa dal Risorto.

Amore e morte

Ma la rivelazione più decisiva dei cuore di Gesù è che l’amore non è totale se non passa attraverso la morte; non diviene portatore di vita se non accetta di attraversare la morte.
Può trattarsi, talora, anche di morte fisica e sanguinosa, ma in ogni caso si tratta della morte a se stesso, dello spogliamento, della rinuncia, dei distacco, della perdita e oblio di se stesso.
Da quando la sofferenza è stata assunta per amore da Cristo, è diventata portatrice di vita e di salvezza. Al centro del mistero redentore non sta tanto l’azione dell’uomo-Dio, quanto la sua passione. Il mistero del cuore di Gesù è il mistero di un uomo trafitto.
Fin dall’inizio, Dio si è fatto conoscere come colui che ama, che sceglie liberamente e si lega con fedeltà agli uomini. «Il Signore è buono e grande nell’amore» canta Israele.
Ma è soltanto in Cristo che Dio si manifesta pienamente «Amore» che giunge a dare il Figlio per la salvezza degli uomini. Gesù stesso, esaltando la bontà del Padre che si rivela nel Figlio, afferma di essere sollecito a confortare gli affaticati e gli oppressi, di essere «mite e umile di cuore».

La ricchezza del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Il sabato successivo alla seconda domenica dopo Pentecoste, subito dopo aver celebrato il Sacro Cuore di Gesù, la liturgia romana, con un formulario speciale, celebra la memoria del Cuore Immacolato della beata Vergine Maria.
L’espressione «Cuore della Vergine» si comprende alla luce del senso biblico: designa la persona stessa della Madonna; il suo «essere» intimo e irripetibile; il centro e la sorgente della vita interiore; della mente e del cuore, della volontà e dell’affettività; l’animo indiviso, con il quale ella amò Dio e i fratelli e si dedicò completamente all’opera di salvezza del Figlio.
Nella Santa Liturgia, espressione della fede della Chiesa, il Cuore della beata Vergine che, piena di fede e di amore, accolse il Verbo di Dio, è chiamato innanzitutto «dimora del Verbo», nonché «tempio dello Spirito Santo» (cfr LG 53) proprio per la continua presenza in esso dello Spirito.

È presentato poi come cuore immacolato, cioè immune da macchia di peccato;

           Cuore sapiente, perché Maria, interpretando gli eventi alla luce delle profezie, serbava nel suo cuore la memoria delle parole e dei fatti riguardanti il mistero della salvezza (cfr Lc 2,19.51);

Cuore docile perché Maria ha aderito gioiosamente ai comandi del Signore (cfr Lc 1,48);
Cuore nuovo, secondo la profezia di Ezechiele (cfr Ez 18,31; 36,26) rivestito della novità della

grazia ottenuta da Cristo (cfr Ef 4,23-24);
Cuore mite, in conformità al Cuore di Cristo che ammonisce: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29);
Cuore semplice, cioè alieno da ogni doppiezza e tutto ricolmo dello Spirito di verità;

puro, ossia, secondo la beatitudine proclamata dal Signore (cfr Mt 5, 8), capace di vedere Dio;
Cuore forte nell’abbracciare la volontà di Dio quando, secondo la profezia di Simeone

(cfr Lc 2,35), o incombeva la persecuzione contro il Figlio (cfr Mt 2,13) o ne era imminente la

morte (cfr Gv 19,25);
Cuore vigilante, mentre Cristo dormiva nel sepolcro, il cuore di Maria, come il cuore della sposa del Cantico (cfr Ct 5,2), vegliava in attesa della risurrezione di Cristo.
Questo è il Cuore Immacolato della Madre a cui la SS. Trinità desidera ci consacriamo per essere da Lei formati ed essere di compiacenza al Padre , sull’esempio del Figlio, ed esaudire il suo

testamento d’amore (cfr. Gv 19,27).

Il mistero dell’uomo abbandonato

Gesù, uomo perfetto, ha amato come nessun altro uomo. Alla sua scuola noi impariamo ad amare secondo dimensioni completamente nuove. L’amore di Gesù non è né stoico né platonico, ma sentito, tenero, delicato. Il suo cuore ha veramente provato sentimenti di gioia e ammirazione davanti allo splendore della natura, al candore dei bimbi, allo sguardo d’un giovane rimasto puro; sentimenti di misericordia verso tutti i «poveri»: peccatori,
malati, vedove in pianto, folle erranti ed affamate; sentimenti di amicizia verso gli apostoli, i discepoli, Lazzaro e le sorelle; sentimenti di pietà per Gerusalemme che lo rifiuta e per Giuda che lo tradisce; d’indignazione contro i venditori del tempio e contro i suoi nemici, che volendolo perdere, rovinano se stessi e il popolo; sentimenti di terrore durante l’agonia, di fronte al mistero della morte e del male che sembra trionfare.

Natività S. Giovanni Battista

La Chiesa festeggia la nascita di Giovanni Battista. E non c’è da stupirsi che il Precursore sia celebrato con tanta solennità! La figura di Giovanni Battista ha sempre meravigliato e sorpreso i discepoli del Maestro, tanto che i testi evangelici sembrano insistere più volte nell’affermare che il Messia atteso era Gesù, e non Giovanni.
Normalmente dei Santi si celebra il “dies natalis” ossia il giorno della morte.
Giovanni è l’unico santo (se si esclude la Beata Vergine Maria, di cui fa memoria della sua nascita l’8 settembre) di cui celebriamo sia la nascita gloriosa nella casa del Padre dopo la morte, sia il giorno in cui nacque alla vita terrena nella nostra storia.
La festa è assai antica: risale al IV secolo e fu fissata la 24 del mese di giugno in considerazione del fatto che, nell’annunciare la nascita di Gesù a Maria, l’arcangelo Gabriele le disse che Elisabetta sua parente fosse al sesto mese. Dunque il Battista sarebbe dovuto nascere sei mesi prima di Gesù. Ovviamente queste date hanno puramente valore liturgico e simbolico, non già storico. Infatti non conosciamo né il giorno né l’anno della nascita di Gesù e, quindi, neppure quelli di Giovanni Battista. Ma a noi interessa solo il fatto relativo alla fede.

Giovanni è l’uomo mandato da Dio; è il santo della speranza e della fiducia in un avvenire
migliore, purché questo sia incentrato sul Cristo e orientato al vero Messia e alla buona novella
del Regno. La sua festa ci ricorda che la nostra vita è tutta e sempre “relativa” a Cristo e si realizza accogliendo Lui, Parola, Luce e Sposo.
Giovanni fu tutto attratto da Gesù, calamitato da Colui che stava per venire.
Giovanni fu colui che capì chi fosse Gesù e ha orientato tutta la sua vita a Lui offrendogli l’umile dedizione dello schiavo, quello di slacciare i sandali del padrone: “Viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure i legacci dei sandali”.
Giovanni Battista è facilmente riconoscibile come modello del discepolo di Cristo.
Per molti aspetti, è una vera icona del missionario.
Il suo messaggio è di perenne attualità: anche oggi il Signore ha bisogno di precursori e di testimoni per costruire un mondo nuovo più umano e più fraterno, più rivolto a Dio con la fede e con le opere. Ciascuno di noi è chiamato a diventare profeta per questo la solennità ci invita a riflettere sul nostro essere cristiani nel mondo di oggi. Quale è la nostra testimonianza della fede che noi professiamo? Quale è il nostro compito, la nostra missione che Gesù ci ha affidato?
Tutti siamo chiamati a preparare le vie del Signore e essere suoi testimoni coraggiosi.
Forse a nessuno di noi sarà chiesto – come a Giovanni – di donare la vita in maniera cruenta, ma a ogni battezzato è chiesto di annunciare Cristo e il suo Vangelo con la forza della parola e con la testimonianza della vita. Ognuno di noi, infatti, deve indicare al mondo il Cristo vivente e operante nella Storia di ogni tempo e deve farlo soprattutto con una vita che sia sequela coerente, testimonianza incisiva e fedele della vita buona del Vangelo.
Tempi nuovi chiedono modi nuovi di vivere ed annunciare il medesimo e immutato Vangelo di Gesù Cristo. Come Giovanni Battista prepariamo anche in noi:

  • un cuore deciso nel realizzare il progetto che Dio ha su di noi:
  • un cuore umile, tanto da non considerarci neppur degni di sciogliere i legacci dei calzari di Gesù
  • un cuore fedele fino alla testimonianza coerente e generosa per vivere il Vangelo con tenacia a convinzione.

Dio ci ama con cuore di uomo

Al centro del mistero del mondo c’è Gesù Cristo.
Al centro del mistero di Gesù Cristo c’è la sua morte che si schiude nella risurrezione.
Al centro del mistero della sua morte c’è il suo amore, il suo cuore.
Per questo possiamo dire che la celebrazione della festa del Cuore di Cristo conduce all’essenza del cristianesimo: la persona di Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo, svelato fin nel mistero più intimo dei suo essere, fino alle profondità da cui scaturiscono tutte le sue parole e le sue azioni: il suo amore filiale e fraterno fino alla morte.
Il cuore ha simbolizzato per gran parte delle culture il centro vivo della persona, il luogo dove nell’intima unità della persona si fondano la complessità, la molteplicità delle facoltà, delle energie, delle esperienze. Il cuore, inoltre, è simbolo della profondità e dell’autenticità dei sentimenti e delle parole, quindi, della loro sorgente profonda: l’amore.

X Incontro mondiale famiglie

Dal 22 al 26 giugno papa Francesco accoglierà i circa duemila delegati delle conferenze episcopali, dei movimenti internazionali e delle associazioni familiari (170 delegazioni, 120 Paesi rappresentati). Il X Incontro mondiale delle famiglie verrà aperto mercoledì 22 giugno con il Festival delle famiglie alla presenza del Papa in Aula Paolo VI. Da giovedì 23 a sabato 25 giugno ci sarà il Congresso pastorale, sempre nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Sabato pomeriggio la Messa in San Pietro presieduta dal Papa e domenica l’Angelus conclusivo dell’evento.

Eucaristia come sacrificio

L’Eucaristia realizza alla perfezione la finalità propria dell’Incarnazione, cioè la gloria di Dio e la libera redenzione degli uomini, e questo perché il Cristo si presenta come Sommo Pontefice, Eterno Sacerdote, Vittima Santa, che realizza tutta la storia della salvezza preparata e annunciata fin dall’antichità. Solenni sono, pertanto, le espressioni dell’ultima cena, l’unico grande gesto sacerdotale compiuto da Gesù, che sono entrate nella formula della consacrazione eucaristica: “Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue… Fate questo in memoria di me”, che suonano come un eterno ritornello d’amore eterno e aiutano a interpretare tutte le più belle parole pronunciate da Cristo nella sua avventura umana. Cui si possono aggiungere le meravigliose e sublimi parole: “Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me, porterà molto frutto… senza di me non potete far nulla”; “Io me ne vado”, “ma non vi lascerò orfani”; “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”; “Chi mangia di me e beve il mio sangue, avrà la vita eterna, e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”; “Chi vede me, vede anche il Padre” ; “Io sono la via, la verità e la vita”.
L’Eucaristia come “sacrificio”, ricorda tutta la storia della salvezza, dalle antichissime origini fino alla consumazione del tempo, in cui si realizza ugualmente tutta la storia umana, che solo in Cristo riceve la sua giusta spiegazione: tutto e in funzione dell’uomo, l’uomo è in funzione di Cristo e Cristo è in funzione di Dio: “tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”. In altre parole, l’Eucaristia è memoria della salvezza operata da Cristo e come tale è efficace e attualizzante, nel senso che l’efficace dell’attualizzazione ora dipende dalla fede con cui si fa memoria e si crede allo Spirito che attualizza il mistero, e l’ingresso nel mistero eucaristico esplode nella lode e nella glorificazione delle meraviglie operate da Dio in Cristo, il suo Capolavoro. E si ritorna così sempre alla lode a Dio per la sua autorivelazione in Cristo. È sempre la centralità del Cristo – o dell’Eucaristia – il perno della storia sacra passata presente e futura: tutto è in funzione dell’Eucaristia, il Cristo totale: predestinato morto risuscitato e glorificato.

Corpus Domini

La festa del Corpus Domini è la festa del Corpo del Signore, è la festa dell’Eucaristia.
Per la presenza reale di Cristo, l’Eucaristia richiama direttamente alla memoria il mistero dell’Incarnazione, che costituisce l’asse portante e centrale della sua stessa realtà.
Poiché con il mistero dell’Incarnazione, l’uomo è stato come “divinizzato”, Cristo per assicurare nel tempo questa delicata e speciale identità all’uomo, si è costituito “pane” per alimentarlo spiritualmente lungo l’arco del tempo. L’Eucaristia, come centro vertice della storia della salvezza, rende presente quel Cristo, che della salvezza è l’autore. Nell’Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo che, mediante la sua Carne dà vita agli uomini, confermando nel suo Sangue la Nuova Alleanza. Per mezzo dell’Eucaristia i fedeli hanno accesso al Padre per il Figlio, Verbo Incarnato, che ha sofferto ed è stato glorificato, nell’effusione dello Spirito santo, ed arrivano alla comunione con la santissima Trinità; con il sacramento del pane eucaristico viene rappresentata e realizzata l’unità dei fedeli che costituiscono un solo corpo in Cristo.

Le giornate eucaristiche oggi

Le giornate eucaristiche sono un appuntamento fondamentale nella vita di un cristiano. Sono l’occasione di sostare un po’ di tempo in preghiera davanti a Gesù Eucaristia esposto sull’altare, l’occasione di una preghiera viso a viso, cuore a cuore.
A tutti viene chiesta la fatica della preghiera.
Fatica nello spegnere la tv, il computer e il cellulare per dedicarsi al Signore.
Fatica nell’uscire di casa.
Fatica nel restare in preghiera. Solo così riusciremo ad assaporare la gioia
dell’incontro con il Signore, il solo capace di convertire i cuori.
Cosa di cui abbiamo sempre bisogno.