Verso la conclusione del mese missionario (1)

Il 31 ottobre si conclude il Mese Missionario.
Mentre finisce questo mese missionario la nostra, come ogni parrocchia, sta vivendo il suo Anno pastorale che ci fa comprendere che noi siamo su questa terra non per guardare solo a noi stessi, chiusi nel nostro egoismo e nel nostro individualismo, soli nel nostro piccolo mondo, ma per essere per l’altro, per essere con l’altro, in missione per il mondo. Per questo occorre costruirsi con la preghiera e il sacrificio perché niente nella Chiesa è fecondo se non nasce dall’adorazione, dalla preghiera attorno alla Parola di Dio e dall’Eucaristia.
La prima missione da compiere è all’interno di noi stessi, quella di possederci spiritualmente, di far missione in noi stessi che significa andare al di là delle piccole visioni, al di là delle piccole divisioni e recuperare il senso serio dell’esistenza che solo in Dio ha la sua luce, coltivare pensieri di bontà, portando in tutto un atteggiamento buono, di apertura.

Giornata missionaria mondiale (3)

Nella Chiesa italiana si rilancia lo slogan, impegnativo, “Testimoni e profeti”. Chi possono essere, oggi, i testimoni e i profeti?
Da tempo una forma di pensiero sempre più pervasiva si è annidata nel modo di concepire la vita e le relazioni, mi riferisco al disumano ragionevole. Un pensiero unico centrato sull’individualismo e sulla ricerca del benessere a tutti i costi. Anche nella Chiesa, a mio modesto avviso, questa visione del vivere ha inferto delle ferite. La risposta a tutto ciò non sta nell’elaborare concettualmente risposte convincenti ma esibire una vita che abbia il sapore e il gusto del bello, del vero, del buono.
Essere testimoni e profeti richiede semplicità del cuore, vita lontana da ripiegamenti autoreferenziali, insieme alla fiducia in Dio e negli uomini. I testimoni e i profeti sono da identificare in quanti, e sono tanti, desiderano porre le radici della propria vita in una vera docilità allo Spirito, l’unico capace di aprire la vita al mistero di Dio e al mistero dell’uomo. Lì dove la vita si apre all’umano redento dall’amore grande del Cristo Gesù, fiorisce la vita e quella speranza capace di contagiare l’esistenza di molti.

Giornata missionaria mondiale (2)

Anche oggi, nel mondo, si moltiplicano situazioni di conflitto, povertà, negazione dei diritti essenziali, migrazioni forzate… In quasi tutti i Paesi del mondo sono presenti i missionari, spinti da un generoso impegno per l’evangelizzazione e la promozione umana. 
Potrei sembrare banale ma il segno della loro testimonianza è la trasparenza e la freschezza con cui vivono il Vangelo, sapendosi fare tutto a tutti, ad ogni latitudine del globo terrestre e in ogni ambito esistenziale segnato dalla fragilità e dalla sofferenza. Quanto andiamo vivendo, anche a causa della pandemia, ha messo a nudo le fatiche che abitano i nostri vissuti. I missionari, ovvero coloro che sentono incontenibile la gioia di un annuncio che si fa solidarietà e vicinanza, diventano gli avamposti di una sacramentalità della Chiesa che nell’umano ferito e dolente sa attestare l’esercizio dell’ospitalità e della cura, la vicinanza del Cristo sulle strade dell’uomo.

Giornata missionaria mondiale (1)

“Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”: è preso dagli Atti degli apostoli il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2021.
“Essere attrattivi”, come spesso ci rimanda Papa Francesco, è questione di autenticità, di verità nell’agire. Solo chi è stato contagiato dall’amore può trasmettere amore. Dovremmo interrogarci su quanti
dei nostri cammini di fede sono davvero esperienze dell’amore con cui Dio ci ama. Con questo messaggio il Papa ci invita a sperimentare quell’amore viscerale, ricco di compassione e umanità, che ritroviamo nell’esperienza del Cristo. Solo chi è stato toccato da quest’incontro ha il cuore che trabocca di gioia e può evangelizzare, ovvero portare al mondo un annuncio di speranza, di gioia che narri la vicinanza del Signore alla vita di ciascuno; la possibilità di sperimentare una vita nuova, segnata dalla gratuità e dalla fraternità. Generare alla fede è azione dello Spirito che soffia come e dove vuole e non azione prevedibile di strategie pastorali spesso ipertrofiche e sterili.

Ottobre: mese missionario (3)

La missione è portare al mondo l’acqua che dà la vita: “Se tu conoscessi il dono di Dio – disse Gesù alla Samaritana – e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva…, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 10.13).
E la Samaritana ha subito annunciato il Messia ai suoi connazionali. Infatti, come dice Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris missio: “La missione, oltre che dal mandato formale del Signore, deriva dall’esigenza profonda della vita di Dio in noi”).
La missione è dare la vita “per la salvezza del mondo”, comunicare la vita che ci ha portato colui che è venuto “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10).

Ottobre: mese missionario (2)

La missione è credere che Gesù è morto “uno per tutti” (2 Cor 5, 12), anche per coloro che non lo sanno. Come Paolo che non ha conosciuto Gesù durante la sua vita terrestre, anch’io e ciascuno di noi, possiamo dire singolarmente: “Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20) per me personalmente.
Ecco perché io non posso tacere questo fatto!
La missione è seguire le orme di Maria, che ben sapendo di portare nel suo grembo il Salvatore del mondo “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunge in fretta una città di Giuda” (Lc 1, 39).
Missione è portare al mondo il fuoco che Gesù Cristo ha portato sulla terra e desidera che sia quanto prima acceso (cfr Lc 12, 45).
La missione è portare la luce che è Gesù Cristo, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9).

Ottobre: mese missionario (1)

Che cosa è la missione? Perché si va in missione? Perché la Chiesa non solo è ma fa la missione?
Forse per conquista territoriale o numerica? Oppure per il potere e la dominazione?
O, forse per il prestigio internazionale o per colonialismo culturale o spirituale?
Che cosa è quindi la missione?
Ci sono cento modi per descriverla. Anche perché oggi, l’evangelizzazione (che è un altro nome della missione) è un’attività molto ricca e variegata nelle sue forme. Senza cercare una definizione scolastica preferisco descriverla con molteplici battute.
La missione è la gioia di credere nella “bella novella”, o “buona novella” portata ai poveri pastori e di continuare la sua diffusione:  “Non temete, ecco io vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato… un salvatore  che  è  il  Cristo  Signore” (Lc 2, 10-11).
La missione è la gioia di conoscere Dio come Padre e come amore e annunziare agli altri, come gli Apostoli, la persona e l’opera di Gesù Cristo, il Figlio unigenito del Padre:  “E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 14-16). Credere che Iddio mi ama produce una gioia che è contagiosa.

Ottobre missionario (2)

Se proviamo a riflettere insieme su quanto sta avvenendo sul palcoscenico della storia contemporanea,
rischiamo di scadere in una sorta di depressione dell’anima. Il fatto stesso che persistano minacce come la guerra nucleare, il terrorismo, i cambiamenti climatici, o la crescente esclusione sociale dei ceti meno
abbienti a livello planetario, è davvero molto inquietante.
Eppure, a pensarci bene, l’umanità ha le risorse per segnare la svolta, affermando il primato della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, sul dio denaro o qualsivoglia interesse di parte.
Pertanto è necessario rilanciare, all’interno delle comunità cristiane, l’impegno missionario ad gentes, nella consapevolezza che il Vangelo rappresenta il rimedio per eccellenza contro ogni genere di recessione spirituale e materiale. Esso non può essere inteso come fosse un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto: è anzitutto un dono da condividere, una bella notizia da comunicare a tanta gente che ha fame e sete di Dio. 

Ottobre missionario (1)

Lasciamoci attrarre e conquistare da Gesù Cristo, dal suo amore, affinché possiamo essere suoi testimoni nel quotidiano. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae.
Tutti gli uomini e le donne nascono come esseri appassionati. La nostra vita non va avanti per ordini o divieti, ma per una passione: la passione verso Dio che nasce dall’aver scoperto la bellezza di Cristo e del suo amore.
Il Papa richiama a una ‘conversione missionaria’ della Chiesa e invita ogni fedele a discernere quale sia il cammino che il Signore gli chiede per raggiungere tutti coloro che hanno bisogno della luce del Vangelo”. Dio ci attira con il volto e la storia di Cristo. Lui è la bella notizia che ci dice che è possibile vivere meglio, per tutti. Donarsi agli altri, quindi, crea “attrazione”. Non si tratta un compito che qualcuno ci impone né un onere da sommare ai nostri doveri quotidiani, ma è l’espressione più esatta della nostra stessa identità. C’è una direzione e un significato in tutto quello che viviamo è il Regno di Dio che viene, portando a compimento in noi il disegno che il Padre ha su tutta l’umanità e sul cosmo intero.

Rosario missionario

Nella preghiera del rosario recitato insieme come comunità cristiana, prima della S. Messa delle ore 18.00, daremo un’intenzione missionaria.

Un rosario è “missionario” quando è capace di andare fino ai confini del mondo non soltanto con le parole, le lingue e le intenzioni, ma anche con il cuore!
Un rosario è “missionario” quando ogni singola parola del rosario ti interpella, te la senti addosso, ti scorre nelle vene e non ti lascia la coscienza tranquilla per il solo fatto che hai pregato per quell’intenzione missionaria!
Un rosario è “missionario” quando il pregare “per” e il pregare “con” coincidono! Un rosario è “missionario” quando il tempo della preghiera è lo spazio dove inizi ad agire! Un rosario è “missionario” quando lo reciti con cuore, mente, mani e occhi apertissimi… per sconfiggere il peggiore di tutti i mali: l’indifferenza! Infine, un rosario è “missionario” quando avrai il coraggio e la forza di vivere il resto della tua vita… a colori!