Quarta domenica dell’ottobre missionario: FRATERNI

In questa ultima domenica del mese missionario la parola che ci guida è: Fraterni.

Il tema che ci ha accompagnato in questo mese trova nella liturgia della Parola di oggi il suo coronamento: potremo essere veri “tessitori di fraternità” soltanto se prenderemo sul serio il comandamento dell’amore, che è la sintesi di tutto l’insegnamento della Parola di Dio. Se il nostro amore per Dio è sincero, non può che tradursi in un concreto amore verso il prossimo, disposti ad accoglierlo e valorizzarlo con autentico spirito fraterno. Preghiamo perché il Signore ci liberi da ogni egoismo e chiusura e, nell’eucarestia

celebrata oggi in tutte le comunità cristiane del mondo, aiuti la sua Chiesa a dare il suo speciale contributo nel risollevare questo mondo dalla profonda crisi generata dalla pandemia con autentico spirito di fraternità universale.

Il Signore è il tuo custode (4)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Dal v. 3 però un evidentissimo salto grammaticale. Nella prima parte è il pellegrino che parla in prima persona singolare; nella seconda parte interviene un’altra voce, in terza persona: «Non lascerà vacillare il tuo piede…». Nella prima sezione il pellegrino riflette tra sé e sé, si autoincoraggia. Nella seconda una voce si rivolge a lui, una voce esterna che gli promette la presenza di Dio e la fedeltà del suo aiuto.

La custodia di Dio abbraccia tutta la vita dell’uomo Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita: questa custodia di Dio abbraccia tutta la vita dell’uomo. Innanzitutto tutta la sua corporeità. A questo riguardo è interessante osservare che ognuna delle quattro strofe del salmo inizia nominando un membro del corpo umano, anche se, ancora una volta, la traduzione italiana ci inganna un poco. Infatti, nella prima strofa abbiamo gli occhi;  nella seconda il piede; nella terza c’è la mano (traduciamo sta alla “tua destra” ma in ebraico si dice più precisamente sta dalla parte della tua mano destra); infine nella quarta strofa, laddove leggiamo “il Signore proteggerà la tua vita” il testo ebraico dice: proteggerà la tua gola, o il tuo collo, che nella mentalità biblica è la sede del respiro e dunque della vita. Davvero la custodia di Dio abbraccia tutto l’essere dell’uomo.

E ritorniamo ancora agli ultimi versetti segnati da espressioni complementari: «il sole… la luna», «la notte… il giorno», l’ “entrare e l’uscire”, il «da ora… per sempre», “il salire e il scendere”. La presenza di questi binomi conferisce al Salmo un ritmo ondulatorio, oscillatorio come quando si culla un bambino. Dio culla il suo fedele. Nell’altalenarsi della vita mai uguale in se stessa, in perenne movimento, il pellegrino ha la certezza d’ essere sempre cullato dalle braccia di Dio. E ancora: Dio custodisce tutto ciò che l’uomo fa: Il Signore ti custodisce quando esci e quando entri. Due poli opposti – entrare/uscire – che significano qualsiasi cosa l’uomo faccia. L’uomo può affidarsi al va e vieni della vita, perché il Signore custodisce questo andirivieni che non gira a caso. L’immagine stessa dell’entrare e dell’uscire allude di per sé a tutta la parabola della vita dell’uomo, ricordando che Dio veglia su di noi dal nostro uscire nella vita, al momento della nascita, al nostro entrare nella morte e nel riposo eterno. E ancora il Signore custodisce tutto il tempo dell’uomo: «da ora e per sempre», di giorno e di notte, come suggerisce il v. 6. Tutto il passato, tutto il presente, tutto il futuro sono nelle mani di Dio. Non c’è istante dell’esistenza che non sia abbracciato da questa sollecitudine di Dio.  

Proprio per tutti questi motivi il salmo afferma che JHWH ci proteggerà da ogni male (v. 7).

Ripresa del catechismo

Domenica 25 ottobre prenderà il via il cammino di catechesi per le classi terza e quarta elementare. L’appuntamento sarà alle 9.20 in chiesa per partecipare alla Santa Messa delle 9.30. Il bambino dovrà essere accompagnato da un genitore. Le classi si sposteranno poi nelle aule di catechesi. L’incontro della terza elementare si terrà nell’aula video della Casa della Parola e della Carità, mentre quello della quarta elementare sarà nel salone dell’oratorio. I genitori potranno venire a prendere i bambini alle 11.30. Vi ricordiamo di portare con voi la necessaria autocertificazione. Grazie.

Via Crucis missionaria

Ore 17

Il tema della Via Crucis è: “Innamorati e vivi”. Un messaggio che custodisce in sé due significati. Il primo, nell’accezione qualificativa, descrive appieno coloro che ardenti di amore per Dio Padre e le Sue creature hanno investito la totalità del loro tempo per prendersene cura. Dei veri e propri giardinieri del Regno. Tanto appassionati al Mondo quanto a chi lo abita.  Il secondo è un vero e proprio imperativo, l’eredità che i martiri hanno ricevuto da nostro Signore  trasmettendola a noi, oggi. Solo chi si innamora è disposto ad abbandonare il superfluo per cogliere al  fine l’essenza della vita. Questa promessa non è solo speranza per l’avvenire ma prima di tutto garanzia per il presente. Passo dopo passo seguiremo il cammino di Cristo verso la croce. Il suo dono, frutto dell’Amore, sia ancora una volta sostegno per chi soffre, viatico per chi cerca la propria strada, braccia spalancate per chi pensa di essere abbandonato al proprio destino. Sulla croce non c’è un uomo morto,  ma un uomo che sta per risorgere. Da ciò nasce la nostra speranza: noi crediamo in Te, uomo della croce, Tu ci sostieni e ci indichi la strada.

Il Signore è il tuo custode (3)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

In cosa consiste questo aiuto? Al v. 5 del salmo il prendersi cura di Dio viene espresso con l’immagine dell’ombra: «Il Signore è come ombra che ti copre».  Come la nostra ombra non si separa mai da noi, allo stesso modo il Signore ci rimane fedelmente vicino, incollato alla nostra esistenza. Dio protegge i suoi fedeli da tutti i pericoli che potranno insidiare il loro cammino di pellegrinaggio sia a Gerusalemme sia nella loro vita. Torna alla memoria la nube luminosa dell’Esodo che era segno della presenza e protezione divina, la quale accompagnava il popolo nel suo uscire dall’Egitto (Es 13,21-22) e nel suo peregrinare nel deserto. La medesima ombra è poi ripresa nel Nuovo Testamento nell’annunciazione dell’angelo a Maria là dove il testo afferma: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35). Questo è peraltro il versetto centrale del salmo, la sua affermazione principale. (Nell’ebraico originale questo versetto è esattamente preceduto da 58 sillabe e seguito da altre 58 sillabe).

Il centro del Salmo allora ci ricorda che la nostra vita è al centro della cura provvidente del Signore!

Il salmo lo ripete con insistenza: pur essendo molto breve, per sei volte in pochi versetti ritorna il sostantivo custode o il verbo custodire (in ebraico risuona sempre lo stesso verbo da cui deriva anche il termine custode. La nostra traduzione preferisce il verbo “proteggere”, 2 volte al v. 7, o il verbo “vegliare” al v. 8).

Ora non solo il salmo afferma questa custodia premurosa da parte di Dio, ma ne mette in luce una caratteristica fondamentale: si presenta come una custodia personalissima: è il tuo custode (continuamente in ebraico ricorre il suffisso «tuo” che ritorna dieci volte in otto versetti: è il tuo custode, che non lascia vacillare il tuo piede, che copre te e sta alla tua destra, che custodisce la tua vita e veglia su di te »). Questo “tuo” così insistentemente ripetuto esprime un rapporto e un’attenzione personale.

Il Signore è il tuo custode (2)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Egli è un custode che non lascia vacillare (v. 3a), che non si addormenta (v. 3b) come gli dèi inesistenti (cfr. 1Re 18,27-28). In passato Dio aveva custodito nei suoi viaggi il patriarca Giacobbe (cfr. Gen 28,15), aveva inviato un angelo davanti alle tribù di Israele lungo il cammino dell’Esodo (cfr. Es 23,20), aveva protetto Tobia mandandogli l’angelo Raffaele (cfr. Tb 5,4.22).

Il salmista percepisce la presenza di Dio come un custodire che è l’azione tipica del pastore nei confronti del suo gregge. Egli, come pastore e custode d’Israele, è già in cammino alla ricerca del suo fedele quando questo lo invoca. Gli stessi ostacoli, pesi e drammi si mostrano così strumenti di cui Dio si serve per dimostrare che, con pazienza e fedeltà, accompagna il credente. Non è un caso, quindi, che Gesù abbia assunto la funzione di custode. Presenta Dio come un pastore che va alla ricerca della pecora smarrita (Lc 15,4-7; Mt 18,12-14) e se la carica sulle spalle, espletando così la funzione di custode. Gesù presenta poi se stesso come il buon pastore che si prende cura del gregge, a differenza, invece, del mercenario (Gv 10,1-21).

Infine, nella preghiera sacerdotale del capitolo diciassettesimo del vangelo di Giovanni, egli rende esplicita la sua funzione di custode, ricevuta dal Padre e la rimette nelle sue mani prima di partire da questo mondo. Il maestro così prega: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quando ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la scrittura” .

Il Signore è il tuo custode (1)

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode. 4 Non si addormenterà, non prenderà sonno, il custode d’Israele. 5 Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra. 6 Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte. 7 Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. 8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Salmo 121

Il secondo salmo appartenente alla raccolta dei canti delle ascensioni è denso di un tono di fiducia. Il Salmo 121 ci aiuta ad accompagnare colui che ormai è diventato pellegrino. Se la terra di esilio era contrassegnata dall’inimicizia e dall’estraneità da parte di persone che «detestano la pace», anche il cammino che affronta strade nuove, com’è facilmente immaginabile, non è privo di difficoltà e di pericoli, non mancano incertezze e paure nell’affrontare le incognite del viaggio.

Alzo gli occhi verso i monti: il pellegrino alza il capo: una catena di montagne. La visione per certi versi intimorisce. Sono monti che devono essere affrontati, superati faticosamente. Quante montagne bisognerà? Cosi timore ed entusiasmo si confondono. In questa situazione lo sguardo del pellegrino torna ad alzarsi in alto, in cerca di aiuto. Da dove mi verrà l’aiuto nel cammino? Dove trovare un appoggio sicuro? L’aiuto ora non si può cercare che in alto, consapevoli che né le nostre risorse personali, né quelle che possono salire dal basso, dalla terra e dalla storia degli uomini, bastano a proteggerci e a riscattarci dal pericolo. La risposta a questa domanda la da il salmista stesso, al v. 2: Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra. Si designano due poli opposti, come cielo e terra, per indicare la totalità di tutto l’esistente (questo modo di esprimersi viene chiamato “merismo”, dal greco merismos, che significa parte: si indica una parte per dire il tutto. Più avanti il salmo presenterà altre polarità: “sole e luna”; “quando esci e quando entri”).

Il salmista afferma la sua fede: l’aiuto giunge da colui che è Signore del cielo e della terra. I monti sono quelli che circondano Gerusalemme e su cui la città stessa è costruita. Ma i monti potrebbero indicare le alture, luoghi di culto degli dèi nella religione di Canaan (Dt 12,2; Os 4,13; Is 57,7). In contrasto con il culto idolatrico il credente dal salmo attende l’aiuto solamente dal Signore perché gli dèi sono un nulla (cf. Is 41,28-29), mentre il Dio d’Israele è colui che ha «fatto il cielo e la terra», richiamando con la figura retorica del merismo (gli estremi per il tutto) l’intera creazione (Gen 14,19-20; Sal 95,3-5). L’aiuto per me, quello di cui ho bisogno, perché il Signore è così vicino alla mia vita. Il v. 4: Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode di Israele. Il pellegrino riscopre l’appartenenza a un popolo, alla sua storia. Dio è il custode di tutti e di ciascuno. Quanto più scopro la presenza di Dio nella mia vita tanto più riesco a riconoscerla e a ritrovarla nella vita di tutti.

Terza domenica dell’ottobre missionario: SOLIDALI

In questa domenica in cui celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale la parola che ci guida è:

Solidali. Vogliamo sentirci in comunione spirituale e di preghiera con tutte le Chiese del mondo, in particolare con le Giovani Chiese dei paesi di missione e con le Chiese povere che vivono tra i popoli più impoveriti del mondo. Saremo anche chiamati ad esprimere nei loro confronti la nostra solidarietà concreta con le offerte della colletta che verranno trasmesse, attraverso il nostro Centro Missionario Diocesano alle Pontificie Opere Missionarie. La nostra solidarietà concreta verso le attività dei missionari sparsi nel mondo allarghi il nostro cuore e lo renda capace di vera fraternità verso tutti gli uomini e in particolare verso i più poveri e bisognosi.

Il Vangelo di questa domenica ci invita a dare a Dio lo spazio e l’importanza che egli merita nella nostra vita, senza comunque esonerarci dall’impegno di contribuire alla crescita della vita della società civile. Preghiamo perché il Signore ci guidi nella vita di ogni giorno a fare la nostra parte per la crescita della società e l’inclusione di tutti, con particolare attenzione verso i più deboli. Il Signore ci dia fedeltà e generosità nel «dare a Dio ciò che è di Dio, a Cesare ciò che è di Cesare e al fratello più debole ciò che è del fratello: solidali nella fraternità».

Enciclica “Fratelli tutti”: La chiave di volta della fraternità universale (2)

La nuova enciclica sociale di papa Francesco, firmata ad Assisi,  per superare i mali e le ombre del mondo.

Sulla scia dell’adagio terenziano ripreso da Paolo VI nella sua enciclica programmatica Ecclesiam Suam, papa Francesco ricorda nell’incipit stesso della sua lettera enciclica quanto «tutto ciò che è umano ci riguardi» e che «dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro». La Chiesa del resto, affermava Paolo VI, «chiamata a incarnarsi in ogni situazione e ad essere presente attraverso i secoli in ogni luogo della terra – questo significa “cattolica” –, può comprendere, a partire dalla propria esperienza di grazia e di peccato, la bellezza dell’invito all’amore universale».

Francesco spiega poi che le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le sue preoccupazioni e che negli ultimi anni ha fatto riferimento ad esse più volte. L’enciclica raccoglie molti di questi interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione. E se la redazione della Laudato si’ ha avuto una fonte di ispirazione dal suo fratello ortodosso Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso si è sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale il Papa si è incontrato nel febbraio del 2019 ad Abu Dhabi per ricordare che Dio «ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro».

Papa Francesco ricorda che quello non è stato «un mero atto diplomatico, bensì il frutto di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto». E che questa enciclica, pertanto, raccoglie e sviluppa i grandi temi esposti in quel Documento firmato insieme e recepisce, nel suo linguaggio, «numerosi documenti e lettere ricevute da tante persone e gruppi di tutto il mondo». La genesi della lettera tuttavia è stata accelerata da un’emergenza: l’irruzione inattesa della pandemia del Covid-19, «che – come scrive Francesco – ha messo in luce le nostre false sicurezze, e al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme». Perché «malgrado si sia iper-connessi – spiega ancora il Papa – si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti». E adesso «se qualcuno pensa che si tratti solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà».

Enciclica “Fratelli tutti”: La chiave di volta della fraternità universale (1)

La nuova enciclica sociale di papa Francesco, firmata ad Assisi,  per superare i mali e le ombre del mondo.

Un manifesto per i nostri tempi. Con l’intento di «far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità». La nuova lettera enciclica di papa Francesco che si rivolge «a tutti i fratelli e le sorelle», «a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose» è «uno spazio di riflessione sulla fraternità universale». Necessaria, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, per un futuro «modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana». Per «agire insieme e guarire dalla chiusura del consumismo, l’individualismo radicale e l’auto-protezione egoistica».

Per superare «le ombre di un mondo chiuso» e conflittuale e «rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale che viva l’amicizia sociale». Per la crescita di società eque e senza frontiere. Perché l’economia e la politica siano poste «al servizio del vero bene comune e non siano ostacolo al cammino verso un mondo diverso». Perché quanto stiamo attraversando con la pandemia «non sia l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare». Perché le religioni possono offrire «un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società».

La fonte d’ispirazione per questa nuova pagina di dottrina sociale della Chiesa viene ancora una volta dal Santo dell’amore fraterno, il Povero d’Assisi «che – afferma il Papa – mi ha ispirato a scrivere       l’enciclica Laudato si’, e nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale».