L’imitazione

Sacratissimo Cuore di Gesù

La croce sopra il cuore è un elemento sempre presente immagini del Sacro Cuore di Gesù.
La croce rappresenta l’obbedienza di Gesù alla volontà del Padre e l’amore di Gesù per noi, fino alle ultime conseguenze.
La croce ci ricorda un altro elemento fondamentale dell’autentica spiritualità del Sacro Cuore di Gesù:  l’imitazione. Gesù indica la sua croce e ci dice: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua… Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”; “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” ; “Imparate da me che sono mite e umile di cuore! .
In altre parole: la devozione al Sacro Cuore di Gesù ci spinge a cercare di vivere conformemente allo stile di vita di Gesù, cioè a fare la volontà del Padre, costi quello che costi; ad avere un cuore aperto e umile, misericordioso e buono, come il suo: con la sua premura per ogni persona; ma anche con il suo grande coraggio di denunciare i sistemi iniqui di dominazione e di esclusione». 

Cuore Immacolato di Maria

Dopo il Sacro Cuore di Gesù, la liturgia ricorda il Cuore Immacolato di Maria. Due cuori ricchi d’amore.
Lei è il frutto più prezioso della redenzione del Figlio suo Gesù Cristo, che essendo Dio si è fatto uomo nel suo grembo verginale.
Maria è stata liberata dal peccato, prima di contrarlo. Noi peccatori siamo liberati dal peccato per la misericordia di Dio che ci perdona, dopo essere caduto nella colpa. Ma Dio ha voluto rifulgere in Maria, facendola “tota pulchra”, monda da ogni peccato, piena di grazia.
Pertanto, Maria è l’Immacolata Concezione.
Quello che contempliamo in Maria, Dio vuole fare in ognuno di noi e in tutta la sua Chiesa. Maria è stata liberata dal peccato per singolare grazia; noi siamo liberati dal peccato per mezzo della continua grazia del suo perdono che ci guarisce, della sua grazia che previene. Maria è stata ricolma di grazia sin dall’inizio; noi siamo inondati di doni di Cristo
per essere condotti alla santità, perché “dalla pienezza [di Cristo] noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia”.
Guardando a Maria, riposa lo sguardo e il cuore dell’uomo. Lei è “vita, dolcezza e speranza nostra”. 
In essa si compie ciò che Dio ha in serbo per noi e tutto questo ci riempie di speranza.
Lei è il “segno” che Dio ci ha dato, quando ha annunciato le sue promesse. All’inizio della storia umana, quando tutto era in perfetta armonia perché era uscito ben fatto dalle mani del Creatore, l’uomo e la donna si sono deliberatamente allontanati da Dio con il peccato. “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”. L’uomo e la donna hanno preferito il proprio piano al piano divino. Hanno voltato le spalle a Dio e hanno introdotto la morte nel mondo, con tutto ciò che alla morte fa seguito. Questo è il peccato originale, con il quale tutti noi siamo nati ereditandolo dai nostri antenati. Si è prodotta come una interruzione di corrente a livello universale e l’uomo si è trovato “nelle tenebre e nell’ombra di morte”. 
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.
La redenzione del mondo passa attraverso Cristo. Egli è la luce del mondo, e colui che lo segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. La redenzione di Cristo dissipa ogni ombra di peccato e della morte e immette in noi una nuova vita e una speranza.
Il Cuore Immacolato ci propone Maria come l’aurora di salvezza. L’alba annuncia l’arrivo del nuovo giorno, l’alba è il giorno ai suoi albori. In Maria è già iniziato questa salvezza che Gesù viene a portare a tutti gli uomini. Tenendoci per mano, lei ci condurrà a Gesù.

La contemplazione

Sacratissimo Cuore di Gesù

La ferita aperta è il dato biblico primordiale per il culto al Sacro Cuore di Gesù: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Fu questa ferita che Cristo risorto indicò ai discepoli e a Tommaso, e continua a indicare a tutti noi, quasi come un “marchio registrato” della sua risurrezione e della sua presenza fra noi.
La ferita aperta è un invito alla contemplazione: “guardate”. Questo è il primo aspetto della spiritualità del Sacro Cuore di Gesù: contemplare colui che ci amò fino alle ultime conseguenze e che diede la vita per noi.
La contemplazione ci aiuterà a sentirci amati da Dio e a corrispondere a questo amore. 
Una delle forme più importanti della contemplazione è l’adorazione eucaristica.
Nel sacramento dell’Eucaristia, Gesù è presente in mezzo a noi: davanti a lui noi ci prostriamo, come Tommaso davanti al Risorto e, come lui, ripetiamo con fede: “Mio Signore e mio Dio!”
Davanti al tabernacolo, o davanti al Santissimo Sacramento esposto sui nostri altari, possiamo incontrare il Cristo vivo e restarcene come Maria di Betania in adorazione silenziona e in ascolto.

Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

Il male suscita il male, ma non si può mai vincerlo con un altro male.
L’unica maniera di vincere il male è attraverso il bene. Fin qui sembra abbastanza chiaro quello che il Vangelo ci insegna, ma alla prova dei fatti ci accorgiamo che non è così semplice. Infatti, ci viene spontaneo reagire a uno schiaffo con un altro schiaffo e non certamente porgendo l’altra guancia. Scatta dentro di noi una forza che si infiamma sempre di più, tanto quanto è grande il senso di ingiustizia che si subisce. Gesù ci ha insegnato che l’unica reazione possibile davanti alla violenza dei nemici è la mansuetudine. Mi piace pensare che anche questa caratteristica umana Gesù l’abbia imparata guardando Giuseppe. I Vangeli non registrano un solo atteggiamento scomposto di quest’uomo, nemmeno davanti a situazioni tremendamente difficili. Egli mostra la sua forza nella calma. Troppe volte trascuriamo che l’esercizio della forza non è nello sfogo, ma nella capacità di non lasciarsi sconvolgere dal nemico. La mansuetudine, come la mitezza, è una ferma dolcezza, è la capacità di saper vincere il male con il bene. Nelle situazioni difficili solo la mansuetudine ci aiuta a non perdere la bussola e a continuare il viaggio. Giuseppe è esempio di coloro che forgiano il proprio carattere non con la violenza ma con la forza vincente della pazienza. In un mondo dove la violenza verbale, fisica e psicologica sembra fare da padrone, solo la mansuetudine può disarmarla.
Inizialmente sembrerà essere perdente ma alla lunga vince sempre.

Amabilità e perdono

Nelll’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Amare significa anche rendersi amabili. Amare è un arte con cui si entra nella vita dell’altro senza appesantirla. Esso richiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. Una cosa è sicura: più si ama, più si custodisce l’altro nella sua libertà e nella sua alterità. Questo predispone a un vero incontro con l’alterità dell’altro.
Quanto al perdono, esso è indispensabile, perché nella vita comune non ne mancano certamente le “occasioni”.
Se permettiamo a un sentimento cattivo di penetrare nelle nostre viscere, diamo spazio a quel rancore che si annida nel cuore. È questo il tener conto del male ricevuto.
Quando siamo offesi e delusi, il perdono non è facile, ma non è neppure impossibile. Esso è piuttosto indispensabile per custodire la vita della famiglia. Per poter perdonare abbiamo bisogno di passare attraverso l’esperienza liberante di comprendere e perdonare noi stessi. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare se stessi, di saper convivere con i propri limiti e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri. Quest’esperienza di perdono orizzontale si fonda sull’esperienza di essere perdonati da Dio, gratuitamente e senza meriti previ. Siamo stati raggiunti da un amore previo ad ogni nostra opera, che offre sempre una nuova opportunità, promuove e stimola.
Se accettiamo che l’amore di Dio è senza condizioni, che l’affetto del Padre non si deve comprare né pagare, allora potremo amare al di là di tutto, perdonare gli altri anche quando sono stati ingiusti con noi.
L’amore umano nella sua piccolezza e povertà, ha un germe di grandezza divina ed è chiamato a crescere, con la grazia di Dio, fino alla piena fioritura di questa bellezza.
Mediante il sacramento del matrimonio, l’uomo e la donna diventano specchio e icona dell’amore di Dio. I coniugi non si sposano solo per sé, ma in forza del sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei.

“Prendete, mangiate… bevetene tutti…”

Il Corpus Domini è la festa dell’Eucaristia che il Signore Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa:
un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo.
La festa del Corpo e Sangue di Cristo non può restare indifferente al cristiano.

La solennità ci sollecita, come Comunità di credenti, ad una attenta e seria verifica sulla nostra relazione di fede che viviamo con il Signore Gesù. Egli, risorto e vivente, è presente nella sua Chiesa e la guida e la protegge assicurandole il Suo sostegno; ed essa, nel Suo Amore fiducioso non si stanca mai di invocarlo nella prova, e nella gioia sempre gli rende grazie. È una intensa ed intima relazione sacramentale tra lo Sposo e la Sua sposa, la Chiesa. Una presenza che diventa per la Chiesa-sposa esperienza, anche se misteriosa ed intangibile; una esperienza talmente profonda e singolare che ispira un ineffabile sentimento di fiducia, di sicurezza e che la appella nell’intimo, continuamente. Dopo l’Ascensione di Gesù, che lo sottrae all’esperienza sensibile degli uomini, la Sua presenza nella Comunità dei credenti cambia segno ma non realtà. Egli resta e si dona: il segno del pane spezzato e del vino, nei quali offre il Suo Corpo come cibo e il Suo Sangue come bevanda di salvezza e di vita. Egli rimane con noi per sempre sino alla fine del mondo.

“Ho desiderato ardentemente …”

Il Corpus Domini è la festa dell’Eucaristia che il Signore Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa:
un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo.
La festa del Corpo e Sangue di Cristo non può restare indifferente al cristiano.

La celebrazione della solennità del Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo è sempre motivo di riflessione, di lode e ringraziamento e di profonda adorazione e contemplazione del grande Mistero. È un po’ rivivere con il cuore e la mente in quel cenacolo dove tutto è cominciato; è tornare alle radici del nostro essere Comunità ecclesiale, del nostro vivere e del nostro morire.
È tuffarci in modo tutto particolare nelle sorgenti della salvezza.
Il Risorto, ad ogni Celebrazione Eucaristica, viene a noi e ci raduna come popolo perché, in festosa assemblea, celebriamo il sacramento pasquale del Suo Corpo e del Suo Sangue.

Spezziamo il pane

Gn 18, 6

«Presto, tre staia di fior di farina,
impastala e fanne focacce»

Anche quest’anno come di consueto, la Caritas Diocesana, propone per la solennità del Corpus Domini l’iniziativa: SPEZZIAMO IL PANE.
L’iniziativa sostiene il progetto del nuovo Dormitorio CASA SAN GIUSEPPE
In osservanza delle norme anti-covid, non è possibile coinvolgere i giovani con l’esperienza della “notte ai forni” per la preparazione del pane così, come già sperimentato l’anno scorso, riproponiamo il kit per farlo a casa, così ognuno potrà in famiglia, impastare e cuocere il panfocaccia con il kit che Caritas Lodigiana insieme alla Pastorale Giovanile ha predisposto.
Il kit contiene: farina e lievito già dosati, la ricetta, la preghiera per benedire la mensa della domenica.
Il kit sarà disponibile in chiesa da questa domenica e da preparare in famiglia domenica prossima.
Le offerte che raccoglieremo (donazione minima per ogni kit 5 €) verranno destinate al progetto del nuovo dormitorio per i senza dimora “CASA SAN GIUSEPPE”, i lavori sono già iniziati e speriamo di inaugurare la struttura entro la fine del 2021.  Siamo fiduciosi nell’adesione di più famiglie.

Adorazione Eucaristica

Adorare l’eucaristia è accettare un appuntamento con il cielo, 
accorrere al luogo dell’incontro più desiderato, ricevere
la dichiarazione d’amore più intensa, sperimentare la vicinanza più intima del mistero di Dio

Nell’eucaristia è offerta la possibilità di relazionarci con Gesù Cristo.
Contemplando il mistero dell’eucaristia si riceve lo stimolo per vivere alla maniera del Signore in donazione totale e discreta in favore dei fratelli e di amorosa relazione con Dio. La presenza di Cristo nell’eucaristia consente il ristoro nel cammino, la sosta nella giornata, la conversazione amica, lo sfogo dell’anima, l’esercizio di comunione, l’intuizione missionaria.
La presenza eucaristica è una scuola permanente di dedizione silenziosa, in modo di amare gratuito e costante, senza imposizioni, senza evasione.