Siamo una comunità che adora il Signore

Non si può non pensare all’inizio del “decalogo”, i dieci comandamenti, dove sta scritto: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2-3). Troviamo qui l’elemento costitutivo dell’Eucaristia: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito. Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi.
Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.
Ecco perché adorare ci riempie di gioia. Facendo nostro l’atteggiamento adorante di Maria, preghiamo per noi e per tutti; preghiamo per ogni persona che vive in questa comunità, perché possa conoscere Te, o Padre, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo. E così avere la vita in abbondanza.

Verso la conclusione del mese missionario (1)

Il 31 ottobre si conclude il Mese Missionario.
Mentre finisce questo mese missionario la nostra, come ogni parrocchia, sta vivendo il suo Anno pastorale che ci fa comprendere che noi siamo su questa terra non per guardare solo a noi stessi, chiusi nel nostro egoismo e nel nostro individualismo, soli nel nostro piccolo mondo, ma per essere per l’altro, per essere con l’altro, in missione per il mondo. Per questo occorre costruirsi con la preghiera e il sacrificio perché niente nella Chiesa è fecondo se non nasce dall’adorazione, dalla preghiera attorno alla Parola di Dio e dall’Eucaristia.
La prima missione da compiere è all’interno di noi stessi, quella di possederci spiritualmente, di far missione in noi stessi che significa andare al di là delle piccole visioni, al di là delle piccole divisioni e recuperare il senso serio dell’esistenza che solo in Dio ha la sua luce, coltivare pensieri di bontà, portando in tutto un atteggiamento buono, di apertura.

L’importanza del Rosario

Il Rosario è una preghiera mariana?

Il Rosario non è principalmente una preghiera rivolta a Maria, ma una preghiera con Maria. Non è quindi una preghiera mariana, ma è una preghiera essenzialmente cristologica.
I misteri, che esso propone, mettono al centro il personaggio principale: Cristo Gesù.

Esiste anche un Rosario missionario?


Sì, ed è molto suggestivo: una decina, quella bianca è per la vecchia Europa, perché sia capace di riappropriarsi della forza evangelizzatrice che ha generato tante Chiese; la decina gialla è per l’Asia, che esplode di vita e di giovinezza; la decina verde è per l’Africa, provata dalla sofferenza, ma disponibile all’annuncio; la decina rossa è per l’America, vivaio di nuove forze missionarie; la decina azzurra è per il Continente dell’Oceania e dell’ Australia che attende una più capillare diffusione del Vangelo.

Giornata missionaria mondiale (3)

Nella Chiesa italiana si rilancia lo slogan, impegnativo, “Testimoni e profeti”. Chi possono essere, oggi, i testimoni e i profeti?
Da tempo una forma di pensiero sempre più pervasiva si è annidata nel modo di concepire la vita e le relazioni, mi riferisco al disumano ragionevole. Un pensiero unico centrato sull’individualismo e sulla ricerca del benessere a tutti i costi. Anche nella Chiesa, a mio modesto avviso, questa visione del vivere ha inferto delle ferite. La risposta a tutto ciò non sta nell’elaborare concettualmente risposte convincenti ma esibire una vita che abbia il sapore e il gusto del bello, del vero, del buono.
Essere testimoni e profeti richiede semplicità del cuore, vita lontana da ripiegamenti autoreferenziali, insieme alla fiducia in Dio e negli uomini. I testimoni e i profeti sono da identificare in quanti, e sono tanti, desiderano porre le radici della propria vita in una vera docilità allo Spirito, l’unico capace di aprire la vita al mistero di Dio e al mistero dell’uomo. Lì dove la vita si apre all’umano redento dall’amore grande del Cristo Gesù, fiorisce la vita e quella speranza capace di contagiare l’esistenza di molti.

Giornata missionaria mondiale (2)

Anche oggi, nel mondo, si moltiplicano situazioni di conflitto, povertà, negazione dei diritti essenziali, migrazioni forzate… In quasi tutti i Paesi del mondo sono presenti i missionari, spinti da un generoso impegno per l’evangelizzazione e la promozione umana. 
Potrei sembrare banale ma il segno della loro testimonianza è la trasparenza e la freschezza con cui vivono il Vangelo, sapendosi fare tutto a tutti, ad ogni latitudine del globo terrestre e in ogni ambito esistenziale segnato dalla fragilità e dalla sofferenza. Quanto andiamo vivendo, anche a causa della pandemia, ha messo a nudo le fatiche che abitano i nostri vissuti. I missionari, ovvero coloro che sentono incontenibile la gioia di un annuncio che si fa solidarietà e vicinanza, diventano gli avamposti di una sacramentalità della Chiesa che nell’umano ferito e dolente sa attestare l’esercizio dell’ospitalità e della cura, la vicinanza del Cristo sulle strade dell’uomo.

Giornata missionaria mondiale (1)

“Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”: è preso dagli Atti degli apostoli il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2021.
“Essere attrattivi”, come spesso ci rimanda Papa Francesco, è questione di autenticità, di verità nell’agire. Solo chi è stato contagiato dall’amore può trasmettere amore. Dovremmo interrogarci su quanti
dei nostri cammini di fede sono davvero esperienze dell’amore con cui Dio ci ama. Con questo messaggio il Papa ci invita a sperimentare quell’amore viscerale, ricco di compassione e umanità, che ritroviamo nell’esperienza del Cristo. Solo chi è stato toccato da quest’incontro ha il cuore che trabocca di gioia e può evangelizzare, ovvero portare al mondo un annuncio di speranza, di gioia che narri la vicinanza del Signore alla vita di ciascuno; la possibilità di sperimentare una vita nuova, segnata dalla gratuità e dalla fraternità. Generare alla fede è azione dello Spirito che soffia come e dove vuole e non azione prevedibile di strategie pastorali spesso ipertrofiche e sterili.

Giornata Eucaristica (2)

Un abisso chiama un altro abisso”, dice il salmista (sal 42). Solamente l’infinito e eterno Amore di Dio può riempire il vuoto esistenziale che c’è nell’uomo quando non conosce né ha incontrato Dio. Quando non c’è Dio nell’orizzonte di una vita si vive l’angusta contraddizione fra l’essere stato creato col desiderio di eternità e la realtà dei propri limiti, della fragilità e dell’effimero di questa vita.
Ogni uomo -anche quando non sia cosciente di cio’- ha sete di eternità, di infinito, di trascendenza. Questa sete è in realtà sete di Dio. Come lo spiega il salmista: “la mia anima ha sete del Dio vivo” (sal 42). Ma -questa è la Buona Novella che ci rivela il Signore- anche Dio ha sete dell’uomo, della sua salvezza. Non è un caso che il dialogo di Gesù Cristo con la samaritana inizi con “dammi da bere”. Sicuramente il Signore aveva sete fisica ma Lui aveva un’altra sete più importante da appagare. Per questo anche ai discepoli -che erano ritornati e si erano meravigliati nel vederlo parlare con una donna per giunta samaritana- quando gli chiedono che mangi, lui risponde che ha un cibo da mangiare che loro non conoscono e poi spiega che questo alimento “è fare la volontà del Padre”. La sete di Cristo è sete di salvezza delle anime, la sua fame è fare la volontà del Padre: salvare tutta l’umanità. Gesù, in questo momento concreto della relazione, ha sete della salvezza di quella vita persa e attraverso di lei di tutti gli abitanti di Sicar.
In quel “dammi da bere” sotto il sole di mezzogiorno nel pozzo di Giacobbe, si specchia un altro mezzogiorno, quando si oscura il sole nel Golgota: è il “ho sete” della croce.
Il dialogo comincia con il “dammi da bere” ma culmina con la domanda della samaritana sul dove adorare Dio. Dalla sete del Signore deriva la sete della samaritana: dove adorare Dio. La sete dell’uomo e la sete di Dio si incontrano nell’adorazione. Si incontrano e si saziano reciprocamente. Solo l’amore infinito di Dio riempie l’infinito vuoto di eternità, di bontà, di bellezza dell’uomo.

Giornata Eucaristica (1)

In questo anno pastorale vogliamo far tornare d’attualità l’importanza dell’Adorazione Eucaristica, perché parlare di Adorazione è entrare nel “cuore”, è come parlare di amore: si può dire molto ma tuttavia non dire l’essenziale. Si tratta dell’ineffabile dove non si esprime a parole ma con la vita. L’Adorazione si vive, come l’amore. Come amare anche adorare si impara adorando. Ci sono due verità che si toccano e sono queste: Dio crea l’uomo e lo crea libero. Libero di scegliere Dio e riconoscerLo come suo Creatore ed anche come suo Salvatore. E l’uomo raggiunge la beatitudine dandoGli gloria, lodando e adorando Dio. Così, l’Adorazione è un atto libero di colui che cerca la vera felicità in Dio, di colui che cerca il riposo della sua anima davanti la presenza del suo Dio. Adorare Dio è una necessità intrinseca dell’uomo. Non si può veramente vivere senza adorare Dio. L’uomo scopre la sua vera dimensione e scopre che in Dio non ci sono confini. Nell’Adorazione incontra il suo riposo, raggiunge la pace.

L’importanza del Rosario

Qual è il rapporto tra il Rosario e la vita quotidiana?

Pace e famiglia: sono questi, per il Papa Giovanni Paolo II, due ambiti particolari in cui la preghiera del Rosario si rivela capace di “far sperare in un futuro meno oscuro”.
“Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace”, scrive Giovanni Paolo II nella lettera apostolica del 2002, “anche per i frutti di carità che produce” , tra cui il “desiderio di accogliere, difendere e promuovere la vita, facendosi carico della sofferenza dei bambini in tutte le parti del mondo”; di “testimoniare le beatitudini nella vita di ogni giorno”; di “farsi ‘cirenei’ in ogni fratello affranto dal dolore o schiacciato dalla disperazione”. Di diventare, in una parola, “costruttori della pace nel mondo” e di “sperare che, anche oggi, una ‘battaglia’ tanto difficile come quella della pace possa essere vinta”.
Altro versante critico del nostro tempo, per il quale Giovanni Paolo II ha chiesto un supplemento di impegno, è quello della famiglia. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, può costituire, secondo il Papa, un’ottima occasione per:

  • alimentare la preghiera familiare tanto importante anche oggi;
  • affidare alla preghiera del Rosario, l’itinerario di crescita dei figli;
  • aiutare i genitori a colmare la distanza culturale tra le generazioni;
  • riscoprire il valore del silenzio;
  • favorire lo stare insieme, e il comunicare nella preghiera, fra i vari membri della famiglia.

L’importanza del Rosario

Qual è il rapporto tra il Rosario e la vita quotidiana?

“Il nostro cuore aveva affermato Giovanni Paolo II nel suo primo anno di pontificato può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità”. E proprio sulla “implicazione antropologica” del Rosario si sofferma il Papa, definendolo il “segreto per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo attraverso Maria”, ma anche un modo per chiedere aiuto a Cristo per “i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita”. Il Rosario è anche una risposta a quella “rinnovata esigenza di meditazione”, tipica della nostra epoca.