Focus…

Marco inizia il suo Vangelo parlando di “Un uomo con la lanterna”, cioè di san Giovanni Battista, grande cercatore di Dio, a cui accorrevano da tutta la Giudea altri “uomini con la lanterna” … tutti in cerca di qualcuno che attendevano da tempo e che avrebbe portato loro bene e salvezza. Uomini e donne con la lanterna, cioè persone adulte, che si pongono domande e che non si accontentano di facili risposte. Cercatori di Dio attenti alle parole che ne annuncino la presenza. Che oggetto affascinante la lanterna: custodisce una fiamma che può illuminare solo un passo per volta e lo fa donando calore.
Rappresenta un cammino fatto di luce e ombra, ma affrontato con perseveranza e fiducia. Parla di san Giovanni Battista, che ha saputo preparare la strada senza vedere appieno la salvezza che annunciava.
Parla di me, di tutti noi, cercatori di Dio, che in questa statuina ci sentiamo a pieno titolo personaggi del presepe. La nascita di Gesù: un evento che ha cambiato la storia.
Una “storia” in cui c’è posto per tutti … specialmente per chi cerca … con una lanterna!

II domenica di Avvento: l’uomo con la lanterna – cercare

Io sono l’uomo con la lanterna. Sono uno dei pastori arrivati alla mangiatoia subito dopo la nascita del Bambino. Avevamo ricevuto un annuncio un po’ strano e io volevo vederci chiaro. Era notte fonda, per strada non c’erano luci ma per fortuna avevo con me la lanterna; è mia compagna di vita, non mi separo mai da lei.
Ogni volta che guardi un presepe mi vedi in piedi, con gli abiti un po’ sgualciti, la bisaccia e il lume in mano. Non sono un tipo con cui è facile andare d’accordo: gli altri pastori si accontentano degli stessi pascoli per il loro gregge, ma io no.
A me piace spostarmi e fare in modo che le pecore non mangino sempre negli stessi prati e non bevano negli stessi ruscelli. È questo, forse, il motivo per cui a volte rimango da solo; assomiglio ad un ricercatore piuttosto che ad un pastore!
Mi piace accendere luci quando arriva il buio e tenerle accese quando altri le spengono. Sono un cocciuto, lo so, ma da quando ho visto che un solo lumicino può bucare la notte più scura e farmela attraversare, non mollo le mie convinzioni al primo che passa per la strada.
Io sono l’uomo con la lanterna. E nel presepe c’è spazio anche per me che prima di credere ho voluto vedere coi miei occhi il Bambino e stare per un po’ di tempo davanti alla mangiatoia! Nel presepe c’è spazio anche per me, e per tutti quelli che cercano luce nei grovigli di giorni pesanti e di periodi cupi! Nel presepe c’è spazio anche per me, che sono un tipo complicato, che prima di fidarsi di qualcuno
vuole avere in mano delle ragioni autentiche. E non immagini quanto mi piacerebbe fossimo uomini e donne in ricerca, che non si accontentano di vivacchiare!
Io sono l’uomo con la lanterna e tu chi sei?

1 di Avvento: il dormiente destarsi

Io sono il dormiente. Sono uno dei pastori che hanno saputo della nascita straordinaria di un Bambino a Betlemme. Tutti insieme abbiamo lasciato il gregge con soli 2 o 3 guardiani quella notte, e siamo andati lì, davanti alla mangiatoia, per vedere coi nostri occhi cosa stava accadendo.
Ogni volta che guardi un presepe mi vedi steso a terra e dormire con indosso un giaccone di pelle di pecora senza maniche e un bastone sottobraccio. Spesso sogno quella notte straordinaria, mi rivedo in quel paesaggio con la greppia, il muschio, il fiumicello e quasi mi ritrovo assieme all’uomo con la lanterna, all’incantato, alla donna col bambino in braccio e, ovviamente, al Bimbo appena nato, a Maria e Giuseppe, al bue, all’asinello e ai Magi.
Mi vedi sdraiato perché spesso sono cotto dal caldo e dalla fatica del lavoro; portare al pascolo le pecore è un lavoro pesante. A dir la verità però, alcune volte mi addormento perché alzo un po’ troppo il gomito: quando succede mi vedi con le guance arrossate e un fiasco di vino vuoto in mano.
Io sono il dormiente. E nel presepe c’è spazio anche per me che, dormendo, non ho ben capito cosa sia successo quella notte e anche oggi a chi me lo chiede non so bene cosa rispondere!
Nel presepe c’è spazio anche per me, che non ho ancora imparato a gestire le mie debolezze e i miei capricci e che, a volte, mi lascio prendere dagli eccessi. Nel presepe c’è spazio anche per me, che sembro indifferente a tutto perché tengo gli occhi chiusi mentre tu li hai aperti.
E non immagini quanto mi piacerebbe che tutti trovassimo il nostro posto nel presepe, qualunque siano le scelte di vita che abbiamo fatto!
Io sono il dormiente e tu chi sei?

E’ tempo di Avvento (2)

Con la prima domenica di Avvento la Chiesa, pellegrina nel tempo, intraprende il cammino di un nuovo anno liturgico,
durante il quale, a partire dalla novità generativa della Pasqua, fa memoria dell’opera della salvezza di Cristo. La prima tappa di questo itinerario della celebrazione annuale del Mistero di Cristo è connotata dalla nostalgia. Questa tensione spirituale non è alimentata da un vacuo sentimentalismo.
Essa, piuttosto, nasce dal desiderio di Dio, presente nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, e dalla speranza del ritorno del Signore glorioso. In questo frangente della storia, in cui l’odio sembra più forte dell’amore,
ci impegniamo a vivere l’Avvento chiedendo a Cristo Gesù di spezzare i vincoli di morte dei tanti fronti bellici attualmente aperti, di distruggere le continue e quotidiane violenze sulle donne, di superare il mancato rispetto ai più deboli e fragili.
Una preghiera che possa sempre più nella nostra quotidianità essere testimonianza e cura nell’essere costruttori di Pace: raddrizziamo i sentieri delle nostre relazioni, spesso deformati da vecchi e nuovi rancori. Dio si è fatto uomo per mostrare all’ uomo la possibilità reale di vivere l’Amore.
Il senso del tempo L’Avvento svela il senso della storia. Il nostro Dio si rivela nelle realtà create ma soprattutto si rivela e abita con gli uomini, scrivendo la sua storia con quella umana.
È il Dio della storia perché ne è il coautore e il compimento. La storia è il luogo dove l’Onnipotente si manifesta, ama, perdona, cerca l’uomo creato dalle sue mani, salva, libera.
Il tempo che tende alla pienezza è il tempo della condivisione di Dio con la nostra umanità perché l’umanità partecipi alla vita divina, destino definitivo di tutto e di tutti.

Preghiera in famiglia

La candela della santità

Pregare in famiglia è, prima di tutto un dono per un padre e per una madre e una gioia e una testimonianza per i figli. Non semplicemente un dovere, un obbligo, un precetto, ma un dono importante, perché è Dio a darcelo e rende la famiglia “Chiesa” che vive nella casa.
Ogni domenica, al termine della Messa delle 10.30, verrà consegnato un foglietto per offrire a tutte le famiglie uno strumento che accompagni e favorisca la preghiera a casa nelle quattro domeniche di Avvento. Consiglio di allestire in un angolo della propria casa uno spazio per la preghiera con la “Candela della Santità”, mettendola sopra una tovaglia da pranzo. Accendere ogni giorno la candela e dandosi come “tempo” l’introduzione al pranzo o alla cena.
Si potrebbe allestire il tutto davanti al presepio.

E’ tempo di Avvento (1)

Il tempo di Avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi. La doppia indole dell’Avvento s’intreccia unitariamente in modo naturale giorno dopo giorno: il tono escatologico connota le prime due settimane dell’Avvento mentre le ultime due settimane, e specialmente i giorni dal 17 al 24 dicembre, preparano al memoriale della nascita storica di Cristo. La Parola di Dio e le orazioni costellano l’Avvento di promesse e attese, gioie e speranze, incontri e accoglienza.
In questa costellazione biblico-liturgica rifulgono quattro testimoni che accompagnano il cammino della comunità cristiana nella vigilanza e nell’attesa: il profeta Isaia, testimone della Parola promessa; il precursore Giovanni, testimone della Parola attesa; il giusto Giuseppe di Nazareth, testimone della Parola custodita; la vergine Maria, testimone della Parola creduta e concepita.

Presepiamoci: un segno mirabile

“Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il
mistero dell’incarnazione del Figlio
di Dio con semplicità e gioia.
Mentre contempliamo la scena del
Natale siamo invitati a metterci
spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo”
(Papa Francesco ‐ Admirabile signum)

Il presepe, nato nella mente di San Francesco d’Assisi e da lui allestito per la prima volta a Greccio nel 1223, compie 800 anni.
Un “mirabile segno che suscita sempre stupore e meraviglia”. Così lo definì Papa Francesco nella lettera apostolica Admirabile signum sul significato e valore del presepe, firmata nel 2019 durante la sua visita a Greccio. E proprio in occasione di questo anniversario, per il tempo di Avvento e di Natale, suggerisco una serie di proposte per contemplare ‐ personalmente o come parrocchia, comunità, famiglia‐ il presepe.
La parola che fa da sfondo a tutta la riflessione è “vedere”. Nella S. Messa del giorno di Natale si legge il prologo del Vangelo di Giovanni dov’è scritto che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Dio si è fatto vedere inviando suo Figlio che prende carne umana. Il “Vedere”, evangelico e francescano, nella tradizione presepiale ha assunto anche altre caratteristiche. Oltre la scena della nascita del Bambino
e della Sacra Famiglia, si vedono altri personaggi che, nelle varie epoche, hanno trovato posto nel presepe rivelando così tradizioni e sensibilità diverse. I vari personaggi del presepe, di settimana in settimana guideranno il nostro stare davanti al presepe, ci inviteranno alla riflessione e a “presepiarci” ovvero a farci noi stessi presepe per accogliere Gesù.
Ci aiuteranno, nella frenesia dei nostri giorni, a destarci; a cercare Dio e trovarlo negli invisibili che abitano la nostra quotidianità; a meravigliarci e stupirci di fronte all’inatteso; a guardare sempre in basso la realtà che ci circonda, ma senza dimenticare di guardare in alto per adorare Colui chi ci ha donato la vita.

Gesù viene per renderci Santi

Quest’anno il cammino di Avvento non può non tenere presente il tema dell’Anno Pastorale che è un invito alla Santità. Un’esortazione rivolta a tutti perché si possa scoprire che essere santi significa semplicemente essere pienamente felici, e per essere felici la strada è indicata ed è Gesù. Ovviamente è necessario non pensare la santità in modo astratto o concreto. Sono testimoni i Santi della possibilità di vivere gli insegnamenti di Gesù.
La santità della porta accanto “Apro gli occhi per scoprire l’amore che mi circonda ogni giorno” Mi piace vedere la Santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “La classe media della santità”.
Dall’esortazione apostolica “Gaudete ed exultate” di papa Francesco

Un racconto per riflettere

LA MALATTIA PIÙ GRAVE: L’INDIFFERENZA
Un giorno, ad un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo. I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l’infarto.
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: “L’indifferenza!”.
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato.
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.
E lo scienziato disse: “Accorgersene!”