Domenica 17 novembre 2024 ore 16.00 visita guidata e ore 16.30 Concerto d’Organo (Maestro Alessandro Achilli)
Domenica 17 novembre 2024 ore 16.00 visita guidata e ore 16.30 Concerto d’Organo (Maestro Alessandro Achilli)
In comunione con l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, sezione di san Fiorano, con il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, celebreremo, come Comunità Cristiana, domenica 10 novembre il “Giorno dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate”.
Vogliamo insieme ricordare e commemorare i caduti di tutte le guerre e tutti i militari defunti in tutti i luoghi della terra dove si svolgono missioni di Pace. La storia di un popolo ha, nelle sue feste nazionali, un momento forte di presa di coscienza di ciò che costituisce il fondamento e la norma del bene comune, in una tavola di valori che deve rifarsi a Dio che ci è Padre, da cui discende ogni vincolo di fraternità. Per dare voce a questa consapevolezza vogliamo guardare a Cristo che sulla croce ha stabilito il patto universale di riconciliazione e di pace.
In lui, primogenito fra molti fratelli, si infrangono le catene di ogni schiavitù e si aprono nuovi orizzonti di solidarietà nella giustizia e nell’amore.
Celebreremo alle 10.30 l’Eucaristia per ringraziare il Signore del dono della Fede che ha accompagnato e animato tante generazioni e tanti soldati nell’adempimento del loro dovere e nel costruire un tessuto sociale ancora sufficientemente ancorato alle radici morali e religiose della nostra Europa e della nostra Italia. Vivremo questo momento di memoria ricordando e pregando per tutti i caduti di tutte le guerre e per tutte le vittime dell’odio, del terrorismo e dell’oppressione, per rendere omaggio a tutti gli uomini di buona volontà che hanno donato la vita per promuovere i valori della libertà, della giustizia, della tolleranza e della democrazia, chiedendo al Signore il dono della pace e della riconciliazione nel nostro Paese e in tutti i Paesi del mondo, specie dove sono in atto conflitti. Vorrei tanto, che celebrando il Giorno dell’Unità Nazionale, arrivassimo a celebrare il superamento di ogni forma di qualunquismo e di intolleranza e a costruire rapporti sempre più veri e sinceri di dialogo, di rispetto reciproco e di pace e di promozione del vero Bene Comune della gente.
La Pace che va costruita prima di tutto nei cuori. Nel cuore di ogni uomo infatti si sviluppano sentimenti che possono alimentare la pace o, al contrario, minacciarla, indebolirla, soffocarla.
Accanto alla dimensione orizzontale dei rapporti con gli altri uomini, di fondamentale importanza si rivela la dimensione verticale del rapporto con Dio. Il Signore ha vinto sulla Croce. Non ha vinto con un nuovo impero, con una forza più potente delle altre e capaci di distruggerle. Ha vinto con un amore capace di giungere fino alla morte. Questo è il nuovo modo di vincere di Dio: alla violenza Dio non oppone una violenza più forte!. Alla violenza Dio oppone proprio il contrario: l’amore fino alla fine, la sua croce.
Questo è il modo umile di vincere di Dio: con il suo amore – e solo così è possibile – mette un limite alla violenza. Il Signore ci ha insegnato il perdono e la riconciliazione, ha creato un ponte meraviglioso fra cielo e terra, fra Dio Padre e tutti gli uomini, fra gli uomini fra di loro comandando ai suoi discepoli: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”.
In questo tempo di guerre e sofferenze ci auguriamo che tutti i governanti dei singoli paesi del mondo siano saggi e sapienti, riconoscano la propria parte di responsabilità nel costruire la pace nel mondo, collaborino nel debellare ogni forma di riarmo atomico e ogni minima minaccia di guerra che sarebbe catastrofica, giungano a praticare una autentica liberazione dal terrorismo per assicurare la pace, la giustizia e la libertà. Che il Signore ci faccia sentire ed essere tutti e ciascuno suoi figli e fratelli sinceri fra tutti i popoli, capaci di solidarietà, di tolleranza e di una civiltà dell’amore.
Ti aspettiamo per laboratori creativi all’Oratorio di Santo Stefano Lodigiano.
Il mese di ottobre ci sta offrendo l’occasione di rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività pastorali un più ampio respiro missionario. Il mese missionario ci incoraggia a vivere intensamente i vari percorsi pastorali mediante i quali Gesù Cristo ci convoca alla mensa della sua Parola e dell’Eucaristia, per gustare il dono della sua Presenza, formarci alla sua scuola e vivere sempre più consapevolmente uniti a Lui, Maestro e Signore. Egli stesso ci dice: “Chi ama me, sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Solo a partire da questo incontro con l’Amore di Dio, che cambia l’esistenza, possiamo vivere in comunione con Lui e tra noi, e offrire ai fratelli una testimonianza credibile, rendendo ragione della speranza che è in noi.
Una fede adulta, capace di affidarsi totalmente a Dio con atteggiamento filiale, nutrita dalla preghiera, dalla meditazione della Parola di Dio e dallo studio della verità della fede, è condizione per poter promuovere un umanesimo nuovo, fondato sul Vangelo di Gesù.
La comunione ecclesiale nasce dall’incontro con il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che, nell’annuncio della Chiesa, raggiunge gli uomini e crea comunione con Lui stesso e quindi con il Padre e lo Spirito Santo. Il Cristo stabilisce la nuova relazione tra l’uomo e Dio.
Egli ci rivela che Dio è carità e insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento dell’amore.
Coloro, pertanto, che credono alla carità divina, sono da Lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani.
La Chiesa diventa comunione a partire dall’Eucaristia, in cui Cristo, presente nel pane e nel vino, con il suo sacrificio di amore edifica la Chiesa come suo corpo.
Come il “sì” di Maria, ogni generosa risposta della comunità all’invito divino all’amore dei fratelli susciterà una nuova maternità apostolica ed ecclesiale, che lasciandosi sorprendere dal mistero di Dio amore, il quale donerà fiducia e audacia a nuovi apostoli. Tale risposta renderà tutti i credenti capaci di essere lieti nella speranza nel realizzare il progetto di Dio, che vuole la costituzione di tutto il genere umano nell’unico Popolo di Dio, la sua riunione nell’unico Corpo di Cristo, la sua edificazione nell’unico Tempio dello Spirito Santo.
La vita cristiana e la missione apostolica hanno bisogno che l’attesa, maturata nella preghiera e nella fedeltà quotidiana, ci liberi dal mito dell’efficienza, dalla pretesa di rinchiudere Dio nelle nostre categorie, perché egli viene sempre in modo imprevedibile, in tempi che non sono nostri e in modi che non sono quelli che ci aspettiamo. Noi siamo la sposa che attende nella notte l’arrivo dello sposo, e la parte della futura sposa è l’attesa. Desiderare Dio e rinunciare a tutto il resto: in ciò soltanto consiste la salvezza. Come Simeone, prendiamo in braccio anche noi il Bambino, il Dio della novità e delle sorprese. Accogliendo il Signore, il passato si apre al futuro, il vecchio che è in noi si apre al nuovo che lui suscita. Come cristiani-missionari proclamiamo al mondo la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo e lo facciamo con gioia senza forzatura; sempre con compassione e tenerezza, il modo di essere e di agire di Dio.
Locandina degli eventi di oggi 26 ottobre 2024
Raccolta fondi benefica per i lavori di ristrutturazione della chiesa di San Floriano
Ricorre il 15 ottobre la festa della santa spagnola, le cui intuizioni nel XVI secolo sono valide ancor oggi, tempo di crisi e guerra.
Sono passati più di quattro secoli dalla morte di Teresa di Gesù. Le testimonianze di chi le è stata accanto nei momenti finali della sua vita ci raccontano che fra le sue ultime parole ci sia stata questa espressione: “Signore, infine è tempo di incontrarci”. Incontrare Gesù è stato il fil rouge che ha attraversato tutta la sua vita, una vita esuberante, vivace, fatta di alti e bassi, di cadute e riprese, di lotta, di progetti, di successi e fallimenti. Una vita passata in cammino, seppur nel paradosso della scelta della vocazione claustrale.
Teresa bambina voleva andare nella terra dei mori per poter essere martire. Teresa adolescente attraversa tutte le inquietudini tipiche di quell’età e deve fare i conti con la morte della madre. Teresa ragazza decide di entrare in monastero, anche se è lei stessa a dirci che lo fece “più mossa da un timore servile che dall’amore”. Teresa giovane monaca si scontra con la sua incoerenza e con un fisico che cede sotto il peso di un ideale troppo distante dalla realtà. Teresa ormai quarantenne ricomincia a vivere: “Da qui in avanti si tratta di una vita totalmente nuova. Fin qui era la mia vita… ora è Dio che vive in me”.
Teresa anziana fonda sedici monasteri di monache e due conventi di frati: in quella fase della vita che noi consideriamo essere quella del declino, ella conosce il periodo più fecondo, affaccendato e contagioso.
Ha ancora senso per noi, donne e uomini del 2024 – di un mondo globalizzato, digitalizzato, complesso e conflittuale – guardare alla figura di questa donna? La risposta sta in una sua celebre frase che si trova proprio al primo capitolo de “Il cammino di perfezione”: “Il mondo è in fiamme! Vogliono di nuovo processare Cristo!”. Ecco, questo dovrebbe bastare: le epoche sono certamente diverse fra loro, la cultura cambia, gli esseri umani cambiano, ma le dinamiche della storia, delle relazioni, della politica e delle persone stesse in definitiva viaggiano su binari profondi che si assomigliano: gli uomini amano o odiano, coltivano amicizia o inimicizia, cercano il potere o lo combattono. Certo: il mondo è in fiamme! Mai come oggi possiamo dirlo. Come si fa a vivere in un mondo percorso da così tante tensioni e segnato da così tanta precarietà? Con il salmista verrebbe da dire: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto?”.
Il fil rouge di Teresa è un fil rouge possibile a tutti. Nel libro della Vita, al capitolo 22, ce lo spiega bene: “Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo; volerci ritenere angeli mentre siamo sulla terra è uno sproposito”. Ecco il realismo carico di buon senso di questa donna: non c’è un mondo ideale; c’è solo un mondo che conosce la pesantezza del corpo, la pesantezza della materia e delle sue leggi. Dunque, che il mondo sia in fiamme parrebbe la cosa più logica! Ma poi Teresa continua: “… negli affari e nelle persecuzioni e nelle fatiche… e in periodi di aridità, Cristo è un amico molto buono, perché lo possiamo guardare come uomo e lo vediamo debole e affaticato, e ci fa compagnia, e se ci abituiamo è molto facile trovarlo vicino a noi…”. Questo è il dono che ci è fatto: Cristo è molto vicino a noi. Se è così, allora ha senso ancora oggi mettersi in ascolto dei testimoni del passato. Ci sono figure che ci hanno indicato la via per fare esperienza della vicinanza di Cristo e non è una questione di poca importanza; piuttosto si tratta di vita o di morte, perché affrontare la vita in solitudine è tutt’altra cosa dall’affrontarla in quanto “accompagnati”. Teresa è certamente una di queste figure e per questo possiamo ancora oggi guardarla, non perché il nostro sguardo si fissi in lei, ma perché ella ci sia maestra nell’imparare a guardare Cristo… che ci è vicino.
Da una riflessione di don Tonino Bello
Desidero rielaborare un po’ meglio il concetto di cammino insieme con Cristo. Che cosa significa camminare con Gesù Cristo. Ecco, voglio ribadire l’importanza della vita interiore, della preghiera, della grazia, del distacco dal peccato, perché sennò la nostra vita missionaria rischia di rimanere agli ormeggi.
Oggi dobbiamo assolutamente ristabilire il primato della spiritualità. E solo la riscoperta del profondo, con un deciso recupero della vita interiore e dei valori che l’accompagnano, darà alle nostre chiese i tratti delle icone, finestre dell’eterno aperte sulla storia. Diamo uno sguardo, un po’, anche alle nostre chiese, alle nostre comunità, così, per un’analisi critica, anche per una revisione di vita salutare. Ecco, spesse volte nelle nostre liturgie si ha la percezione nettissima che l’unico a mancare sia proprio Gesù Cristo.
C’è tanto rubricismo, ritualismo a volte a non finire, moralismo spesso insopportabile … fede, non di rado, zero o poca, incontro con Lui, opaco; abbandono all’onda della sua grazia, quasi inesistente.
Lo si nota dall’aria svagata, nel piglio distratto, nel fare annoiato di tanta gente che partecipa, ad esempio, alla messa domenicale per obbligo, non per amore. Lo si vede nei comportamenti dissipati, festaioli, distraenti di molti che invadono le chiese per le prime comunioni, le cresime, i matrimoni.
Ecco, non voglio dare giudizi sommari, ma qualche volta assistiamo veramente a frammenti di piazza, appendici di fiera, contegno da ricevimenti mondani. I momenti sacramentali più intimi sono sotto il lampeggiare indiscreto e violento delle macchine da presa; il silenzio cede spesso il posto allo spettacolo e l’immersione in Dio cede il posto all’inautenticità delle parate, il raccoglimento e la contemplazione al trucco scenografico. Se è vero che non può nascere una liturgia d’oro da una chiesa di latta, a preoccuparci non deve essere tanto il disappunto dell’oro che manca nelle liturgie, quanto il dover constatare che la Sposa non ama: non c’è abbandono nei suoi gesti, non c’è estasi, non c’è innamoramento, non c’è invenzione, non c’è sufficiente deserto per poter affermare che il Signore ha attirato lì la sua Sposa, come ai tempi della suo giovinezza, per poter parlarle al cuore. Ecco, spesso tutto finisce al rito, anche nelle nostre celebrazioni della messa domenicale: dopo il canto si depongono le chitarre e si va via, si scappa. Si ha l’impressione che l’assemblea domenicale gratifichi più per l’incontro con gli uomini che per l’incontro con Dio.
Capite, allora, che cosa significa camminare con Cristo! Se non lo si porta negli occhi, nelle parole, nei gesti, nei pensieri, è difficile chiamarsi a essere Chiesa missionaria. Io qui non voglio fare l’apologia dei mille ingredienti devozionali che nel passato hanno inflazionato e continuano a inflazionare anche la nostra spiritualità. Tutt’altro. Voglio soltanto dire che la meditazione, il deserto, il silenzio, l’esame di coscienza, la lettura spirituale, la revisione personale di vita, il colloquio con Lui, lo sforzo ascetico, l’impegno di ricentrare attorno a Cristo, morto e risorto, la propria vita sono gli affluenti senza i quali perfino il fiume largo, grande della liturgia rischia di rimanere in secca e forse anche con la complicità di molti maestri in Israele.
Riprende, col nuovo anno pastorale, la DOMENICA DELLA COMUNITÀ, DOMENICA 6 OTTOBRE ALLE ORE 17.00.
Così intitolata alcuni anni fa quando è partita l’iniziativa attraverso la quale invitavo e continuo ad invitare tutta la Parrocchia, in modo particolare coloro che sono in essa “impegnati” in prima persona, a rispondere insieme al Signore che ci convoca per “Stare con lui” prima di “Fare” per Lui.
Esperienza personalmente ritenuta importante e necessaria per crescere nella nostra vera identità cristiana che poi vive nel servizio ai fratelli.
Stare insieme con il Signore, in ascolto di Lui, per essere poi da Lui inviati, diventa un proposito ancora più intenso da realizzare insieme in questo anno del Giubileo nel quale diamo il primato alla Preghiera .
Per non aggravare troppo sulla vita personale e familiare, questa esperienza non è mai stata proposta e neppure lo sarà per tutte le domeniche (anche perché già si fa fatica ad avere presenze nelle poche programmate) ma nelle feste legate a particolari circostanze. La struttura rimane la stessa:
ore 17.00 Recita dei Vespri: in unione con la preghiera di tutta la Chiesa;
ore 17.20: ascolto di un testo biblico scelto per il cammino annuale (quest’anno il Libro di Rut) e breve riflessione: forse ai più è sfuggito che non manca da parte della Parrocchia una proposta formativa per favorire una crescita spirituale personale e per un cammino di apprendimento su quali possano essere gli stili di vita che il Signore chiede alla nostra Parrocchia di san Floriano da incarnare.
Il tutto con un linguaggio molto semplice. Semplicità non significa banalità;
ore 17.45: adorazione comunitaria, breve spazio per un momento di preghiera personale; conclusione con la benedizione eucaristica.