La natività di Maria è tra le feste mariane più cariche di stupore che ci siano. E non perché stiamo parlando della nascita di una bambina che diventerà la Madre di Dio, ma perché contemplare la sua nascita ha lo stesso effetto di contemplare l’aurora quando nasce il giorno. E proprio un antico inno mariano così inizia:
“Ti salutiamo o fresca e dolce aurora / tu che precorri e annunci il sole vero / vaticinata Vergine, ai mortali / l’Emmanuel Gesù per sempre doni”. Maria è l’aurora di un giorno senza tramonto che si chiama Gesù Cristo, l’Emanuele, il Dio con noi. Questa festa quindi è ciò che si avvicina di più al mattino di Pasqua.
Con la nascita della Madonna ha inizio quello che il Vangelo chiama “pienezza dei tempi”.
Ma la storia della salvezza non viene dal nulla, essa attraversa i secoli. Per questo nel Vangelo di questa festa si legge la genealogia della stirpe di Davide. E alla fine di questo elenco c’è Giuseppe, che è colui che amando, accogliendo e custodendo Maria, farà intersecare le attese di Israele con la nascita del Salvatore.
Fin dall’eternità Dio aveva pensato a questa donna, a questa storia, a questa famiglia, a questo amore per dare vita alla venuta del Figlio in mezzo a noi. Ma ha pensato con il rischio della libertà di tutte queste persone. Ecco che cosa rende la storia della salvezza non l’esecuzione di un copione ma un’avventura che si gioca spesso tra la profezia e gli “eccomi” di queste persone. La festa della Nascita di Maria è la festa per la nascita della donna che più fra tutti pronuncerà l’Eccomi decisivo. E guardando a Lei e alla sua libertà, rinasce in noi la voglia e la speranza di vivere diversamente.
Ecco perché non è una esagerazione ciò che san Bernardo dirà proprio di Maria definendola “onnipotente per grazia”. Maria può tutto perché la sua libertà si è alleata completamente con Dio.
È la festa di colei che essendo la più libera di tutti ha detto il suo sì all’opera di Dio.
Questa donna, per grazia, è anche nostra Madre.