LA CASA DELLA PROVVIDENZA: Il vescovo Domenico Maria Gelmini consigliò alla Tondini di dare un’impronta religiosa all’istituto, ma la fioca vocazione delle fondatrici non lo permise. Le due donne continuarono a condurre l’amministrazione dell’orfanotrofio in modo inadeguato tanto che il consulente
ecclesiastico, padre Giulini, decise di sistemare la situazione chiamando Francesca. Egli, essendo anche cappellano delle Figlie del Sacro Cuore, conosceva bene la Cabrini, la sua rettitudine morale e la sua profondità religiosa. Chiese quindi aiuto a don Serrati per convincere Francesca ad accettare l’incarico; su consiglio di don Bassano Dedè, parroco di Sant’Angelo e suo direttore spirituale al quale rimase sempre profondamente legata, ella entrò nella Casa della Provvidenza il 13 agosto 1874. Visse per sei anni nella Casa della provvidenza e per lei questo fu un periodo di grande tribolazione per l’ostilità della Tondini e della Calza. Qui Francesca ricevette l’abito religioso.
Più tardi, pur conservando il suo nome, aggiunse quello di Saverio, in ricordo del grande missionario e
patrono delle missioni. La profonda convinzione di diventare una missionaria rimase intatta nel suo cuore senza essere minimamente attaccata dalle molteplici delusioni che Francesca provò nel corso di quei sei anni trascorsi nella Casa.
FONDAZIONE DELLE MISSIONARIE DEL SACRO CUORE DI GESU’, 1880
Il vescovo Gelmini, giunto ormai alla convinzione che la Casa della Provvidenza non sarebbe mai potuta diventare un’istituzione religiosa, nel 1880, indicò il giusto cammino a suor Francesca Cabrini con queste parole: “desideri farti missionaria; ora il tempo è maturo”. Con il prezioso aiuto di padre Veneroni, le suore si installarono in un antico convento francescano abbandonato: in questo luogo così spoglio, testimone delle guerre napoleoniche, nacque l’istituto delle Salesiane Missionarie del Sacro Cuore. La nascita di questa istituzione ricorda molto da vicino l’aspetto fragile della santa e la sua determinazione: la piccola Comunità nacque senza una regola di vita religiosa prestabilita e senza mezzi economici, ma destinata a diventare di estrema importanza per gli emigranti e i bisognosi. Con l’aiuto di religiosi, sacerdoti e amici il convento fu arredato e preparata una cappella con il Santissimo che fu dedicata al Sacro Cuore di Gesù.
Il 14 novembre 1880, mons. Serrati celebrò la prima messa in questa cappella. La Fondatrice aveva allora solo trent’anni, ma la sua formazione religiosa e spirituale era di grande maturità e solidità.
L’APPROVAZIONE PONTIFICIA: A Francesca fu affidato il compito della cura e dell’educazione delle sue religiose e, nello stilare le Regole, si lasciò guidare dallo spirito di Gesù; l’approvazione diocesana avvenne nel 1881 da parte del vescovo Gelmini e le suore riconosciute come Salesiane Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. La Regola che Madre Cabrini stilò aveva come principi l’obbedienza, la mortificazione, la rinuncia, la vigilanza del cuore, il silenzio interiore. Il 12 marzo 1888 Madre Cabrini ricevette l’approvazione pontificia e con questo decreto nella borsa, tornò di volata a Codogno.
Da questo momento l’attività apostolica e missionaria assunse un ritmo vertiginoso.
LA MISSIONE: A Roma conobbe mons. Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, che si occupava dei gravi problemi che assillavano le “schiere” dei nostri connazionali all’estero; tra il 1876 e il1914 furono 18 milioni gli italiani che emigrarono prima verso le nazioni europee e poi verso le Americhe. La Chiesa preoccupata per le vaste proporzioni che stava assumendo questo fenomeno con un Breve Apostolico del 25 novembre 1887 del papa Leone XIII, incoraggiò e approvò la presenza dei missionari tra gli emigranti italiani nel mondo. Madre Cabrini si incontrò più volte con il vescovo di Piacenza, ma furono le parole del Papa Leono XIII “non all’Oriente ma all’Occidente” a portarla a varcare più volte l’oceano Atlantico. Il 19 marzo 1889 nel convento di Codogno, Madre Francesca Saverio quasi quarantenne e altre sei religiose ricevettero da mons. Scalabrini la Croce di Missionarie. Quattro giorni dopo, il 23 marzo, salparono dal porto francese di Le Havre col piroscafo Bourgogne verso New York, ove sbarcarono il 31 tra la pioggia e il fango. Cominciò così la sua vita missionaria spesa in soccorso degli emigranti vinti, maltrattati, linciati, malvisti dalle classi lavoratrici per le loro attività a buon mercato e sopraffatti dalla miseria e dall’analfabetismo. “Noi non siamo nulla ma con Dio possiamo tutto”. Con questa fede illimitata Madre Cabrini costruirà in 28 anni di missione, scuole, orfanotrofi, ospedali, chiese, oratori, sanatori…