Il Natale, anche quest’anno, è alle porte. Siamo all’ultima settimana di Avvento.
È tempo di riflettere, come credenti, come comunità cristiana, su Chi attendiamo, cioè il tempo di attesa come tensione verso l’incontro con il Signore Gesù.
La parola attesa significa anche «ad – tendere» andare incontro a qualcuno.
Spesso quando noi parliamo del Natale dimentichiamo di aggiungere a chi appartiene questa festa: è il Natale di Cristo; l’espressione «di Cristo» indica in genitivo di appartenenza, significa che la festa alla quale ci stiamo preparando appartiene al Signore Gesù perciò in questo tempo dobbiamo fare in modo che la persona di Cristo sia al centro dei nostri interessi e dei nostri desideri se vogliamo vivere la verità del Natale senza infingimenti e vuote emozioni.
Perciò ritengo importante rispondere questa domanda: Chi attendiamo? Con quali atteggiamenti? Ne indico uno che possa aiutarci a vivere fruttuosamente l’attesa del Signore.
Lo stupore
Natale è una festa che rivela lo stupore della fede.
Lo stupore è la percezione della bellezza degli eventi e delle cose. L’uomo sa ancora stupirsi? Senza stupore il mondo si impoverisce e l’esistenza si ristringe.
Lo stupore è un sentimento presente al momento della
nascita di Gesù: i pastori si stupiscono quando sentono parlare della sua nascita e poi trovano il bambino in una mangiatoia.
Mi pare che sia questa la figura del vero cristiano: tutto incantato, quasi immobile, di fronte allo spettacolo di un Dio che si manifesta e ama gratuitamente e per sempre.
Davanti alla stalla di Betlemme dobbiamo stare alla sua misteriosa presenza come se fosse sempre la prima volta, con l’incanto di chi osserva un evento che supera ogni aspettativa. L’uomo d’oggi in un mondo dominato dalla fretta fa fatica a stupirsi e a percepire nel mistero del Natale un frammento che gli apre un vasto orizzonte di amore e di speranza. L’immagine del frammento ha un senso ancora più profondo per il cristiano. Dio stesso si è manifestato nel nostro mondo attraverso un frammento di umanità: attraverso cioè un uomo, nato in un piccolo paese, in un frammento di mondo, in un frammento di tempo. Eppure in questo frammento Dio si è rivelato pienamente e per sempre. In questo stupendo e meraviglioso avvenimento della storia, l’uomo trova la sua stabilità e il suo senso. Lo stupore, infatti, dinanzi alla grotta di Betlemme accresce il desiderio di credere per conoscere Dio che si rivela nel volto di un bambino nato per noi. Se ogni uomo si fermasse per capire, per comprendere e per aiutare, lo stupore diventerebbe solidarietà e amore.