L’arte di educare non è per gente pigra

Educare è essere ciò che si vuole trasmettere! Insomma, educare è risplendere!
‘Risplendere’, sì, perché educare non è salire in cattedra, ma è tracciare un sentiero.
Aveva ragione lo scrittore Ippolito Nievo (1831-1861) a dire che “La parola è suono, l’esempio è
tuono”. L’esempio ha una valenza pedagogica straordinaria almeno per quattro ragioni.

  1. Intanto perché i figli imparano molto di più spiandoci che ascoltandoci.
    I genitori forse non se ne accorgono neppure, intanto i figli fotografano e registrano: “Vorrei avere
    la tua buona volontà di lavorare, mamma, ma non vorrei assomigliare a te per la tua nervosità”
    (Simona, nove anni). ”Papà vorrei che quando mangi, non sputi nel piatto” (Marco, otto anni). 
    ”Bisticciano sempre, ma sono innamorati, difatti a tavola papà dice sempre alla mamma: ‘versami il vino, così è più buono’” (Anna Lisa, dieci anni).
  2. L’esempio ha valenza pedagogica, poi, perché ciò che vien visto compiere dagli altri è un invito ad essere imitato, è un eccitante per l’azione. I ricercatori ci dicono che quando, ad esempio,
    vediamo una persona muovere un braccio, camminare, saltare… nel nostro cervello vengono,
    istintivamente, messi in moto gruppi di cellule (i ‘neuroni specchio’) che spingono a ripetere ciò che si è visto.
  1. La terza ragione della forza pedagogica dell’esempio sta in quella verità che i bravi insegnanti conoscono bene: “Se sento, dimentico. Se vedo, ricordo. Se faccio capisco”. ”Se vedo, ricordo”. Dentro ognuno di noi sono memorizzati mille gesti dei nostri genitori. È bastato vedere il loro comportamento, per non poterli più dimenticare. L’attrice Monica Vitti confessa: “Il rapporto con mia madre è stato determinante. A lei devo tutta la mia forza e il mio coraggio, la serietà e il rigore che ho sempre applicato nel mio lavoro”. A sua volta Enzo Biagi confida: “Di mio padre ricordo la grandissima generosità, la sua apertura e la sua disponibilità verso tutti. Non è mai passato un Natale, e il nostro era un Natale modesto, senza che alla nostra tavola sedesse qualcuno che se la passava peggio di noi… Non è mai arrivato in ritardo allo stabilimento. E io ho imparato che bisogna fare ogni
    giorno la propria parte”. Anche il papa Paolo VI aveva i suoi ricordi: “A mio padre devo gli esempi di coraggio. A mia madre devo il senso del raccoglimento, della vita interiore, della meditazione”. 
    Le testimonianze riportate ci lanciano la domanda “I figli ci ‘guardano’. Che cosa vedono?”.
  2. Finalmente l’esempio è decisivo perché è proprio l’esempio a dare serietà alle parole. Si può
    dubitare di quello che uno dice, ma si crede a quello che uno fa. A questo punto è facile concludere: educare è non offendere mai gli occhi di nessuno! Il grande scrittore russo Feodor Dostoevskij (1821-1881) ha lasciato un messaggio pedagogico straordinario: “Io mi sento responsabile non appena uno posa il suo sguardo su di me”. Magnifico! Beati i figli che hanno più esempi che rimproveri! 
    Beati i figli che hanno genitori che prima di parlare chiedono il permesso all’esempio! 
    Beati i figli che hanno genitori le cui parole d’oro non sono seguite da fatti di piombo!