In questi anni di conflitti non è facile parlare in modo concreto di riconciliazione: “fare un passo indietro”, “perdonare i torti subiti” o addirittura “porgere l’altra guancia” suonano molto fuori luogo, ma solo perché sono diventati consigli moralistici da dare ad altri. Della mitezza di Gesù, Servo sofferente per colpa di altri, devo farmi carico io, prima che gli altri. È la radicalità di un Dio che, radicalmente, rinuncia alla propria divinità per condividere in tutto e per tutto il dolore dell’umanità. Gesù lascia fare, affinché nel cuore di chi lo guarda emerga l’unico sentimento capace di trasformare davvero il cuore: la compassione, che ci impedisce di ragionare freddamente di numeri, ricordandoci che quei numeri sono persone.
Al loro posto potremmo esserci noi, potrebbero esserci i nostri cari, sicuramente al loro posto c’è il Signore Gesù, perché così ha scelto. Potremmo dire che Gesù ci salva mediante la croce perché suscita la nostra compassione, e la compassione è l’unica cosa che, come esseri umani, ci può salvare.