Sono passati 50 giorni dalla risurrezione di Gesù e questo è il giorno della Pentecoste. Che cos’è la Pentecoste? La Pentecoste è come il giorno del parto cioè il giorno in cui un bambino che per nove mesi è stato nel grembo di una madre a un certo punto viene fuori e tu lo vedi, lo vedi in faccia. Guardi: i suoi occhi non sono più fantasia, non è più immaginazione, è qualcosa che puoi toccare con le tue mani, abbracciare. Qualcuno che puoi baciare. La stessa cosa è la Pentecoste.
La vita spirituale, la vita di fede, è qualcosa che fermenta dentro ciascuno di noi ma poi arriva il giorno in cui da dentro viene fuori, esattamente come un bambino da dentro il grembo della madre, a un certo punto arriva nella storia, arriva in questo mondo. Senza Pentecoste cioè senza questa fuoriuscita dall’intimità, dai grembi della nostra vita spirituale allora non si dà cristianesimo e la Pentecoste è esattamente un venir fuori da cenacoli, un venir fuori dall’intimismo, un mettere fuori una vita che il Signore ha suscitato innanzitutto dentro ciascuno di noi.
Lo Spirito Santo ha questo ruolo fondamentale: è qualcosa che da realismo alla nostra vita.
Se fino al giorno prima ci siamo dovuti immaginare la vita, ci siamo dovuti immaginare il volto di Dio, magari ci è nato anche il dubbio che forse ci eravamo inventati tutto, lo Spirito Santo a un certo punto da concretezza a tutto questo perché ti fa toccare con mano, ti fa sperimentare, ti porta dentro la realtà. Senza questo Spirito Santo dobbiamo accontentarci dell’immaginazione. Senza lo Spirito Santo rimaniamo sempre chiusi dentro l’intimismo. Senza lo Spirito Santo la fede è semplicemente nel recinto delle chiese. Senza lo Spirito Santo il nostro credere è semplicemente qualcosa che possiamo consumare da soli. Grazie allo Spirito Santo tutto diventa reale, tutto diventa concreto, tutto diventa visibile, tutto diventa palpabile, tutto diventa qualcosa che non possiamo più tener chiuso e nasce l’esigenza di condividere, di dirlo agli altri, di manifestarlo, di lasciare che questa vita diventi contaminazione per tutti quelli che sono intorno a noi.
Ecco, la Pentecoste è il giorno di questa espansione, di questa deflagrazione, di questo scoppio di una bomba di amore che a un certo punto non è vera solo per noi ma diventa vera fino agli estremi confini della terra passando esattamente attraverso di noi.
Possa questo giorno diventare un grande parto per ciascuno di noi, possa quel Signore risorto che abbiamo sperimentato dentro le nostre paure, dentro i nostri cuori, diventare qualcosa di così vero da poterlo annunciare agli altri, da poterlo raccontare agli altri, da farci capire agli altri.
Il bello è che nel giorno di Pentecoste si dice che tutti sentivano parlare gli apostoli nella propria lingua forse perché la lingua universale che tutti comprendono è l’amore. Quando uno ha questo amore che viene da Dio, è comprensibile a chiunque nonostante le distanze e le diversità.