Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi, un po’”.
“Tutto bene, a parte che sono sempre di corsa! Avrei tanto bisogno di riposarmi”. È questa la risposta che, in questa stagione, ci si sente spesso dare alla domanda: “Come stai?”. Non si fatica a riconoscersi in questo “sempre di corsa”: il lavoro, la scuola, gli impegni familiari, le faccende domestiche, il volontariato … tante attività che scandiscono la giornata, quasi senza tregua. E ci si riconosce anche nel bisogno di riposo: con questo desiderio si aspetta il momento giusto per rallentare e per recuperare energie! A volte sono le persone care a suggerire di fermarsi: il loro sguardo amico coglie la fatica sul nostro volto e ci consiglia di prenderci del tempo per noi. Nel Vangelo si racconta in una pagina che i discepoli, dopo aver percorso strade, incontrato persone, ascoltato, guarito, consolato, tornano da Gesù: possiamo immaginare la loro felicità e al tempo stesso intuirne la stanchezza. Gesù li accoglie e con tenerezza li invita a fermarsi con queste parole: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”.
In questo modo riconosce la necessità di prendere le distanze dalle attività e di riposare, non per fuggire
dal proprio dovere né per trascurare i bisogni della gente, ma per recuperare energie e riprendere contatto con l’essenza di ciò che sono e di ciò che fanno. È un insegnamento prezioso, quello di Gesù: chi fa, deve anche essere in grado di interrompere la propria attività – per nobile che sia – per dedicarsi a se stesso.
Possiamo sentire questo invito rivolto a ognuno di noi, in particolare in queste settimane in cui per molti gli impegni si rarefanno ed è possibile godere di giornate di ferie. Approfittiamone per sostare e riposare!
La parola italiana “riposo” deriva da una parola greca che significa “fermarsi, cessare da un’attività faticosa”, da cui – sottolinea il dizionario – “poggiare, aver fondamento” e quindi l’espressione “riposare sopra qualcuno”, che in senso figurato diventa “confidare in lui”. Quindi ci si riposa quando ci si può fermare e appoggiare su qualcosa, ma anche quando si ha il dono di poter stare con qualcuno in cui si confida, di cui ci si fida. Ognuno ha i suoi punti d’appoggio, i luoghi dove posarsi con serenità: un paesaggio montano contemplato con calma, senza la fretta di dover tornare a casa; il silenzio dei sentieri di campagna, da percorrere a piedi e non in auto, così da scoprire dettagli che nel quotidiano sfuggono; le sfumature dei paesaggi marini, dove acqua e cielo si confondono e invitano ad allargare gli orizzonti.
O ancora, in senso figurato: la compagnia delle persone care, con cui si può essere semplicemente se stessi, senza doversi preoccupare di cosa dire, come vestirsi, come comportarsi; i momenti di gioco con i propri figli, perché durante l’anno per giocare non c’è tempo, c’è sempre qualcosa di più importante da fare; lo spazio dedicato alle proprie passioni, che ci ricordano chi siamo e dove diamo il meglio di noi stessi; un monastero, una chiesa, dove mettersi in ascolto del proprio cuore, potendo dedicare alla preghiera il tempo necessario per entrare in dialogo col Signore e gustare la sua presenza, intuita nella bellezza del creato e delle relazioni.
Proviamo a cercare, in queste settimane, i nostri punti di appoggio, luoghi e situazioni che sentiamo riposanti, “i pascoli erbosi” che il Signore ci dona; cerchiamoli e dedichiamo ad essi il tempo necessario, un tempo buono, libero da pensieri, un tempo che non sia scandito dalle lancette dell’orologio: è il tempo da dedicarsi per stare bene con se stessi, per riconnetterci con il nostro cuore.
Cerchiamo quel riposo del cuore che dona pace: in questo spazio di pace, nel nostro intimo, là dove intuiamo la nostra essenza, troveremo Dio.
Sarà bello incontrarlo lì e appoggiarci su di Lui, riposarci in Lui.