L’Adorazione è un momento assai impegnativo della preghiera. È più facile meditare ed ancor più facile fare preghiera vocale. Di fatto si evade con facilità dall’adorazione. Anche quando se ne è scoperta la bellezza, c’è sempre la tentazione di evadere. Ma quando si è fatta esperienza, si ha la netta impressione di avere scoperto la chiave della vita spirituale, si ha l’impressione di avere trovato la roccia su cui costruire tutto.
L’Adorazione eucaristica è stare davanti all’Eucaristia offrendosi a Cristo.
Quasi sempre la nostra preghiera è chiedere, l’adorazione invece è donare.
Ma che cosa posso donare? Il mio amore! L’Adorazione è dunque stare davanti al Signore ripetendogli tante volte che lo amo? No, non è esattamente questo.
L’adorazione non è un dare a parole, che è molto facile, ma un dare a fatti, cosa ben diversa. L’adorazione si può fare senza parole: chi ama veramente non ha bisogno di dire tante parole; agisce, dona se stesso. Quando dico al Signore che lo amo (e lo posso esprimere anche senza parole) io intendo dire: “Signore, voglio essere come mi vuoi tu, la mia carità sarà autentica, il mio lavoro sarà compiuto bene, riparerò a quella viltà, sistemerò quella cosa che ti dispiace.
Ti amo, Signore, voglio fare in tutto la tua volontà, la tua non la mia: voglio essere disponibile, voglio essere povero, voglio essere come mi vuoi tu”. Se questa offerta è rinnovata (e non c’è bisogno di grandi parole), è ripresentata tante volte, sono altrettanti atti di amore. Questo è adorare.
Padre de Foucauld ha definito così l’adorazione: “Guardare al Signore amandolo”. Santa Teresa d’Avila ha scritto: “Più una preghiera contiene amore, più è preghiera”. L’adorazione allora si potrebbe chiamare la preghiera d’amore, cioè la vera preghiera. L’adorazione è dunque una preghiera “attivissima”, perché è la preghiera del donarsi. Viene da chiedersi: perché bisogna offrirsi a Lui con tanta insistenza? Perché continuamente sfuggiamo a Dio, continuamente deviamo da Lui, continuamente ci perdiamo. Se nell’Eucaristia Gesù fosse visibile, sarebbe facile l’adorazione, ma la nostra preghiera afferra l’invisibile; noi ci doniamo a una Persona che non si raggiunge con la sensibilità, che non vediamo, che non sentiamo, che non ci risponde con una voce udibile. Per questo l’adorazione è un momento tanto esigente.
L’adorazione, la preghiera non è in primo luogo un sentimento, né un pensiero, ma il riconoscere la presa di possesso di Dio su di noi, sul più intimo di noi stesi, è un’opera più grande e più assoluta di quanto possiamo averne coscienza. È un atto che suppone molto coraggio e abbandono di sé a un’attività di Cristo in noi, attività che è spesso terribilmente dolorosa. Ecco ciò che dobbiamo ripeterci, di cui dobbiamo essere convinti e che dobbiamo tradurre in pratica”.