Un mese Missionario: ma perché?

È iniziato da una settimana, puntuale come non mai, un mese che richiama inesorabilmente all’impegno missionario della chiesa. Ne vale la pena? Non è una cosa superata? Proselitismo? Ma se provassimo a ritrovarne le ragioni, magari con un po’ di forza e di coraggio, non potrebbe essere cosa buona? Un mese per offrire respiro alla pastorale missionaria che attraversa la nostra comunità ed insieme allargare gli orizzonti a coloro che hanno sensibilità missionaria, generosi protagonisti di questo servizio.

Le missioni. Sono storia della vita della chiesa. Una storia interessante, un racconto coinvolgente.
Pagine luminose e qualche volta anche tristi, perché comunque affidate alla libertà dell’uomo.
Pagine che vanno lette e rilette per comprendere anche quello che la missione sta vivendo oggi, le sue scelte, priorità ed insieme il suo futuro. “Il libro della missione” è un patrimonio indiscutibile di vita.
Scritto a più mani, racconta una passione generosa che si è fatta carne nell’esperienza concreta di uomini
e donne che, mandati dalla chiesa, hanno fatto loro il Vangelo per tutta la vita. Si accompagnano a questo sforzo diverse provvidenziali realizzazioni: scuole, chiese, dispensari, poste sanitarie insieme a scelte di sostegno quotidiano come la mensa, l’appoggio scolastico, l’assistenza ai malati ed ai disabili.
Poi è possibile enumerare tutte le iniziative direttamente legate all’evangelizzazione: la formazione dei catechisti, l’accompagnamento dei ragazzi, i diversi momenti liturgici della comunità. Tutto questo realizza ovunque il tessuto della missione con trame diverse a seconda della cultura, della tradizione, dello stile di vita dei popoli che si incontrano. Ed il volto del Signore Gesù, unico ed insostituibile, si manifesta in tutte le sue sfaccettature e con tutta la sua bellezza. Affascinante questo mondo che chiamiamo sud rispetto al “nostro” nord e con temerarietà, e forse un po’ di incoscienza, anche: “paesi in via di sviluppo”.
Un mondo che ha catalizzato l’attenzione della politica, dell’economia, della cultura e anche della chiesa
in tempi e modalità diverse. Un patrimonio di umanità che non è possibile mettere da parte.
Le missioni, dunque, fanno parte della nostra storia.

La missione. La missione, quella che si ispira al Vangelo, è dimensione fondamentale della vita della Chiesa. Non c’è chiesa senza missione e non c’è missione che non sfoci in un’esperienza di chiesa.
Potremmo sbizzarrirci nel ritrovare, qua e là, le tracce di un Vangelo incarnato che ha avuto la forza di stravolgere i potenti, risollevare i poveri, sconvolgere intere popolazioni, abitare luoghi nascosti e svelarsi nella libertà di tanti uomini e donne che, nella quotidianità della vita, hanno concretizzato frammenti di fede.
La missione non è finita. Gli scenari della nostra Europa e quelli più vasti del mondo intero interpellano continuamente l’evangelizzazione ed offrono nuovi spazi ed opportunità. C’è chi dice che ormai “la missione è qui da noi”. Secolarizzazione e scristianizzazione hanno un retroterra non indifferente che si perde nel pensiero illuminista. Oggi parliamo di indifferenza, superficialità, facciamo spesso i conti con una religione consumistica e con il turismo religioso che si realizza attorno ad eventi sacramentali che hanno più il sapore dello spettacolo che quello del mistero. Uno svuotamento della fede ad apparenza è sempre in agguato. Quanto mai urgente è riproporre la libertà del Vangelo, quanto mai indispensabile tracciare sentieri che realizzino la comprensione della vita alla luce di una proposta eterna, di un senso capace di soddisfare il desiderio di beatitudine.