Nella mano destra di colui che sedeva sul trono l’apostolo Giovanni vide un libro a forma di rotolo, chiuso con sette sigilli. Questa visione introduttiva nel libro dell’Apocalisse ci rivela che Dio opera nella storia dell’umanità per formarsi un popolo che gli appartenga. L’Apocalisse è la rivelazione che il Signore offrì a Giovanni in un momento di crisi per mostrargli come l’Agnello, cioè il Cristo morto e risorto, sia l’autentico Signore di tutta la storia e abbia nelle proprie mani le vicende di tutti i tempi. Nessuno è in grado di aprire quel libro, solo l’Agnello, il Cristo morto e risorto è capace di aprire il libro e di leggerlo, solo Gesù Cristo rivela Dio, solo Lui è in grado di spiegarci il senso della storia e della nostra vita. E questa rivelazione si svolge con un sistema di quadri in successione che Giovanni adopera per mostrare la serie dei temi più importanti della storia di salvezza; così i sette sigilli introducono ciascuno un quadro, giacché all’apertura di ogni sigillo da parte dell’Agnello Giovanni descrive una scena diversa.
Al primo sigillo corrisponde un cavallo bianco che rappresenta la forza della vita: è la risurrezione di Cristo che fin dall’inizio segna la storia dell’umanità anche se è afflitta da gravi calamità. Difatti all’apertura del secondo sigillo compare un cavallo rosso, simbolo della guerra che distrugge l’umanità; al terzo sigillo corrisponde un cavallo nero che è la carestia, la fame, la crisi economica; il quarto sigillo poi rivela una cavallo verde, pallido come la morte, figura della pestilenza, delle pandemie, di tutte le malattie che danneggiano e rovinano l’umanità.
Al quinto sigillo si sentono le preghiere delle vittime che provengono da sotto l’altare e chiedono a Dio: “Fino a quando aspetterai per fare giustizia?”. Se è vero che la guerra, la fame, l’epidemia, segnano la storia dell’umanità, è altrettanto vero che la preghiera delle vittime dà senso e forza al divenire umano. Finalmente l’Agnello apre il sesto sigillo che è quello più importante … perché nel pensiero apocalittico il sesto elemento è sempre quello decisivo, è il segno dell’uomo, dell’umanità, perciò in questo momento si racconta l’intervento di Dio della storia.
Il quadro grandioso che viene descritto da Giovanni per il sesto sigillo mostra una folla di persone su cui è stato posto il sigillo di Dio, suddivisa in due parti.
Il primo gruppo è numerato – sono 144.000 – il secondo gruppo invece è costituito da una folla immensa che nessuno può contare e provengono da ogni 1) nazione, 2) tribù, 3) popolo e 4) lingua. Quando vuole sottolineare l’universalità nello spazio Giovanni adopera quattro elementi, perché il quattro è il tipico numero per indicare tutto lo spazio, come noi secondo lo schema normale e comune diciamo che quattro sono i punti cardinali, così come i quattro venti e i quattro angoli del mondo.
Il primo gruppo, quello dei centoquarantaquattromila rappresenta gli israeliti, cioè gli uomini e le donne dell’antica alleanza, che provengono dalle dodici tribù di Israele e sono quelli che hanno creduto nel Signore prima della venuta di Gesù. Pertanto questo numero vuole indicare una grande quantità, ma tuttavia limitata, perché sono solo quelle persone che nello spazio e nel tempo sono appartenute al popolo di Israele. Ma loro non sono gli unici salvati, perché la prospettiva della salvezza è universale. Dopo questo primo gruppo Giovanni infatti vede una moltitudine immensa in cui ci sono tutti gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi … in quella folla ci siamo anche noi!
È l’immagine dei redenti, coloro che portano sulla fronte il sigillo di Dio. Il sigillo non serve solo per chiudere, il sigillo è soprattutto un segno di appartenenza. Dio ha messo su di noi il suo sigillo, perché gli apparteniamo.
Siamo stati segnati dalla grazia di Dio, perciò gli apparteniamo, siamo diventati il suo popolo, siamo il gregge che egli conduce; non una massa di pecoroni, ma una comunità di persone intelligenti che con libera volontà lo seguono contenti di appartenere al Signore. Non siamo stati marchiati come il bestiame, ci è stato dato in dono il sigillo dell’appartenenza e liberamene lo abbiamo accolto e siamo contenti di appartenere a questo popolo di cui l’Agnello è il pastore. È Lui che ha steso la tenda su di noi, ha preso dimora nella nostra vita e ci conduce alle acque della vita eterna, ci sta portando verso la pienezza della vita. Noi seguiamo l’Agnello che è il pastore: Gesù Cristo, morto e risorto, è il sigillo del Dio vivente, è Lui che è stato messo nella nostra testa, nel nostro cuore, è stato impresso nella nostra vita e noi gli apparteniamo. Lo ringraziamo perciò di averci scelti per appartenere al suo popolo e vogliamo rispondere alla sua chiamata seguendolo con fedeltà e amore.