«Gesù consegnò lo Spirito» … L’evangelista Giovanni, presente e testimone ai piedi della croce, racconta che Gesù consegnò all’umanità lo Spirito di Dio: è quello che noi intendiamo come morì, nel senso che ha dato la vita, non perché l’ha persa, ma perché l’ha comunicata: ha dato la vita a noi e la vita di Dio è lo Spirito Santo. Gesù consegnò lo Spirito e dal suo costato aperto sgorgò sangue e acqua. Il sangue richiama simbolicamente la sua vita e l’acqua unita al sangue è il segno dello Spirito. La vita di Gesù è lo Spirito Santo, è la vita stessa di Dio, è l’Amore in persona che è stato dato, consegnato a noi. «Se qualcuno ha sete venga e beva chi crede in me». Credere significa avere sete, desiderare; credere non è mai un atteggiamento statico e passivo, è il desiderio che anima una vita e mette in movimento, è il desiderio che tende alla pienezza dell’incontro. Noi che crediamo in Gesù abbiamo sete della sua vita, del suo amore; abbiamo sete di questo Spirito che è acqua che dissenta e contemporaneamente è fuoco che riscalda e illumina. Il compimento della Pasqua di Cristo sta nel dono dello Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza perché da soli non sapremmo nemmeno pregare, da soli ripetiamo le nostre idee, parliamo con noi stessi, ci sfoghiamo soltanto … ma la vera preghiera è l’ascolto dello Spirito.
L’esperienza dello Spirito non toglie il male dal mando, ma ci rende capaci di affrontarlo, di combatterlo, di rifiutarlo e di superarlo. Lo Spirito non è astrazione, non è fantasia che va fuori dal mondo; lo Spirito è potenza di Dio dentro il mondo, è la potenza dell’amore che cambia la morte e il male in energia di vita.
Lo Spirito è concretezza, è la dinamica che regge il mondo, è la potenza dell’amore che fa fare cose straordinarie e impossibili … altro che astrattezza! Lo Spirito è il massimo della concretezza, è la consistenza dell’amore, del bene vissuto, della vita donata. Come Comunità Parrocchiale in questa festa di Pentecoste possiamo ritrovarci nello Spirito e bere quell’acqua che disseta e, continuamente, come la sposa del Cristo gridare insieme allo Spirito: “Vieni Signore Gesù, dà senso alla nostra vita, insegnaci a vivere secondo il tuo cuore. Aiutaci, vieni in aiuto alla nostra debolezza, insegnaci a pregare”. Accende lumen sensibus è la formula che l’antico poeta teologo ci ha insegnato ad usare invocando lo Spirito Santo: “Accendi la luce per i sensi”. I nostri sensi, i cinque sensi, percepiscono ma non perfettamente: gli occhi, anche se sani, al buio non vedono niente, se non ci fosse l’aria le orecchie non sentirebbero nulla. L’esperienza spirituale ha bisogno di un lume che è lo Spirito stesso … se non lo accende Lui, i nostri sensi percepiscono male, non vedono, non sentono, non toccano. Non sentiamo il divino, perché ci manca quel
lume dello Spirito. Allora facciamo nostra l’antica preghiera: “Accendi la luce per i nostri sensi, illumina tutte le nostre sensazioni, perché possiamo pensare, volere e sentire come te. Spirito di Dio creatore, vieni ad aiutare la nostra debolezza e accendi una luce per i nostri sensi, perché possiamo comprendere il senso della nostra storia, perché possiamo desiderare il compimento del tuo progetto e avere la tua vita in abbondanza”.