«Cercate e troverete». Ha il tono del proverbio l’insegnamento di Gesù ed è diventato una espressione comune nel nostro parlare: “Chi cerca trova”. Ma che cosa cerca? Che cosa ci invita a cercare? Nella sua catechesi sulla preghiera Gesù insiste nel rivelare che Dio è padre e il nostro atteggiamento nei suoi confronti è quello di figli che si fidano. Dio è amico dell’uomo e noi rispondiamo con un atteggiamento di amicizia. Allora la preghiera diventa una relazione di bontà come fra amici autentici, come fra padre e figlio … per cui, che cosa dobbiamo cercare, che cosa dobbiamo chiedere? Non quello che vogliamo … sarebbe l’atteggiamento del figlio capriccioso che pesta i piedi e si mette a piangere se non ottiene quello che vuole; e se non riceve quello che vuole, dice al papà o alla mamma: “Sei cattivo”, perché non concedi quello che chiedo. Molte volte le persone si rapportano a Dio come figli capricciosi che hanno in testa le loro idee e usano Dio per ottenere quello che vogliono; e se non lo concede, pestano i piedi e fanno i capricci.
In un Salmo c’è questa espressione: «Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto». Eppure è possibile che qualcuno dica: “Nel giorno in cui ho chiesto al Signore, non mi ha ascoltato”. È purtroppo frequente ascoltare questo rimprovero che qualcuno muove al Signore: “Gli ho chiesto e non mi ha dato, per cui mi sono offeso”. Questo atteggiamento è proprio quello del figlio capriccioso che capisce poco e non si fida. Gesù non ci dice di chiedere quel che vogliamo, non si presenta come il nostro servitore o, addirittura, nella nostra fantasia come il genio della lampada: “Sono al tuo servizio! Comanda quello che vuoi e io realizzo tutti i tuoi desideri”. Queste sono favole. Il Signore non ci dice questo, si presenta come un padre veramente buono che sa dare ciò che è buono. Perciò: cercate una buona relazione con Lui, chiedete lo Spirito Santo, chiedete la grazia di Dio, chiedete la forza, la sapienza, la capacità di comprendere, l’energia per affrontare una difficoltà. Chiedete al Signore che venga il suo regno, chiedete al Signore che sia fatta la sua volontà, chiedete al Signore di esser capaci di fare quello che Lui vuole. Dobbiamo stare attenti anche nella educazione dei bambini per trasmettere una idea corretta della preghiera, perché è possibile che il bambino si rivolga per esempio ad un animatore, a un catechista, a un prete, a una suora dicendo: “Mio nonno è malato”; e l’educatore, convinto di fare bene, gli dice: Prega, così tuo nonno guarisce”. Dopo qualche tempo il bambino gli confida addolorato: “Io ho pregato, ma mio nonno è morto!”. E allora che gli dici? Il tuo insegnamento era sbagliato, perché hai detto al bambino: “Prega, così la persona malata guarisce”. Allora cosa dovremmo rispondere, cosa dovremmo dire a un bambino che vive anche una sofferenza in famiglia? Non offrire la preghiera come la bacchetta magica che risolve i problemi – “prega che così avviene quello che ti fa piacere.” – ma insegnargli a confidare nel Signore: “Prega perché tuo nonno viva bene la sua malattia, chiedi al Signore che gli dia forza per affrontare la difficoltà, stagli vicino, fagli compagnia. E se la malattia è passeggera, guarirà e ci saranno altre occasioni per stare insieme al nonno, ma se invece è questa la sua via, tu chiedi di poter fare bene la volontà del Signore e di accompagnare anche la malattia verso il suo decorso che può arrivare alla morte. Lo sappiamo bene che non basta insistere, battere i piedi per ottenere quello che vogliamo: non è infatti questo l’atteggiamento cristiano. Siamo figli e amici e ci fidiamo di colui che è veramente buono.
Anche nelle situazioni più difficili ci mettiamo nelle sue mani e gli chiediamo di fare noi quello che vuole Lui!
Chiediamo lo Spirito Santo che è la sua sapienza, la sua forza, perché abbiamo la capacità di affrontare bene quello che deve capitare. Se chiedete la forza per vivere bene una situazione difficile, certamente l’avrete, come dice il Salmo: «Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto; hai accresciuto in me la forza». Se vi fidate del Signore nella difficoltà, lasciando che Lui vi sorregga, certamente vi aprirà la porta e vi accompagnerà anche nella situazione difficile, anche affrontando la sofferenza, la malattia e la morte. Non risolve magicamente i problemi, ma ci dà la capacità di attraversarli, di sopportarli e di vincerli. Ci fidiamo di questo Dio che è Padre ed è veramente amico nostro.
Ci fidiamo della rivelazione di Gesù Cristo e ci mettiamo nelle sue mani, come figli obbedienti che si fidano di Lui.