Il perché di questa Festa. Il 6 agosto si celebra la Trasfigurazione del Signore. Si tratta di una festa particolarmente cara alla Chiesa d’oriente che la chiama la “Pasqua dell’estate”, una delle 12 solennità del calendario liturgico bizantino. Perché il 6 agosto? Perché secondo la tradizione la trasfigurazione di Gesù sarebbe avvenuta 40 giorni prima della sua crocifissione. Orbene, come celebriamo la festa dell’Esaltazione della Santa Croce il 14 settembre, la Trasfigurazione venne fissata 40 giorni prima.
Se l’Oriente ha messo in risalto l’importanza di questa festa, l’Occidente l’ha piuttosto trascurata.
Oggi si sente la necessità di rivalutarla. Ricordiamo che è stata inserita nei “misteri luminosi” del rosario. Teilhard de Chardin l’ha definita “il più bel mistero del cristianesimo”, perché è la primizia di un universo trasfigurato, diventato ‘cristico’.
I tre vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) presentano questo episodio in termini simili.
Dove avviene. I vangeli parlano di “un monte”. Secondo la tradizione si tratta del monte Tabor, che
spicca isolato nella pianura della Galilea.
Il contesto di questo evento. Il contesto in cui viene situato questo evento sembra quello della festa ebraica delle Capanne o delle Tende che commemora i 40 di Israele nel deserto. Durante sette giorni si viveva in capanne. Ecco perché la proposta di Pietro “farò qui tre capanne” non è una “stupidaggine” di un Pietro balbettante, ma il desiderio di rimanere lì a celebrare la festa che si svolgeva in quei giorni. Mosè ed Elia rappresentano la Legge e i Profeti (al tempo di Gesù l’espressione “Mosè e i Profeti” voleva dire tutta la Scrittura) che dialogano con la Parola definitiva. Ma entrambi, Mosè ed Elia, sono collegati al Sinai o Horeb. Questo “alto monte” diventa, quindi, il nuovo Sinai!
Una epifania del Cristo e della Trinità. Infine, è evidente che questo è un racconto che rivela il Cristo Glorioso, un anticipo della risurrezione. Pietro, Giacomo e Giovanni, testimoni privilegiati della passione, condotti da Gesù su questo monte, sono introdotti nel mistero della sua persona. Si tratta pure di una epifania trinitaria, simile a quella del Battesimo, in cui il Padre fa sentire la sua voce e lo Spirito si manifesta tramite la nube luminosa e la sua ombra.
La Trasfigurazione e il “frattempo” in cui viviamo
Questa festa, la “Pasqua dell’estate”, ci ricorda che noi viviamo nel tempo del… “frattempo”! Questo è il tempo dell’uomo, fra la nascita e la morte, vissuto nella speranza di raggiungere una certa pienezza stabile (felicità?). Il “frattempo” è anche il tempo del credente, vissuto tra due Pasque, quella di Cristo e quella nostra. La Trasfigurazione illumina questo “frattempo”, non per sopprimerlo, ma per alimentarlo. Il nostro desiderio sarebbe di raggiungere subito la pace, la gioia, la vita, la felicità del tempo definitivo: “Signore, è bello per noi essere qui! Piantiamo qui le tende!” Eh no! bisogna scendere a valle! Allora a cosa serve quella visione? “Si sale, si vede, si scende. Poi non si vede più. Ma si è visto. C’è un’arte di guidarsi nelle regioni inferiori [della pianura] con il ricordo di ciò che si è visto nelle regioni superiori. Quando non si può più vedere, si può ancora sapere, almeno, che ci sono cose in alto”.
La Trasfigurazione, epifania della bellezza
L’umanità cerca la bellezza, in tutte le sue forme. Cresce, oggi più che mai, la cura del proprio corpo, le operazioni estetiche, l’attenzione all’ambiente… In contrasto con questa tendenza, però, aumenta lo sfruttamento della natura, lo squallore di certi ambienti cittadini, l’indifferenza per la crescita della povertà.
Il nostro è un tempo di trasfigurazione o di… “sfigurazione”?
Il 6 agosto del 1945 gli Stati Uniti sganciavano su Hiroshima la prima bomba atomica e tre giorno dopo su Nagasaki, dove risiedevano il 70 % dei cattolici giapponesi. Si poneva fine, in modo atroce, alla seconda guerra mondiale e si dava inizio all’era atomica attuale. Nel giorno della Trasfigurazione l’uomo ha iniziato l’era della massiva “sfigurazione” dei suoi simili e nessuno sa dove essa lo porterà!
Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo 44,3), è venuto a rivelarci la vera bellezza. Non si tratta di una bellezza seduttrice, ma di una bellezza trasfigurata, pasquale, quella del ‘Pastore Bello’, che dà la vita per il gregge. Questa bellezza talvolta è velata, irriconoscibile, come quella del Servo de Yahweh “uomo dei dolori… davanti al quale ci si copre la faccia” (Isaia 53,3). Solo contemplando la bellezza dell’amore crocifisso possiamo essere a nostra volta trasfigurati ed essere testimoni della vera bellezza che trasfigurerà il mondo.