La ricorrenza liturgica di mercoledì 27 Agosto richiama la figura di santa Monica, madre di Sant’Agostino. La sua vicenda umana può aiutarci a comprendere che cosa il Signore intenda con mitezza e umiltà. Questa donna di famiglia, moglie e madre, ha vissuto da cristiana situazioni molto dolorose: il marito non era credente, abbastanza affabile ma preda di violenti scatti d’ira, soprattutto infedele al matrimonio; i figli poi l’hanno seguita per un po’ ma tutti si sono allontanati dalla fede prendendo strade negative. Monica visse come moglie in una relazione molto difficile con il marito; visse come madre in situazioni pesanti con i figli … e visse nella mitezza e nell’umiltà. Non si rassegnò, ma umilmente continuò a fare bene quello che doveva fare come moglie e come madre. Non aveva soddisfazioni umane, perché il marito non le dava nessuna soddisfazione e i figli nemmeno. L’umiltà di mettersi all’ultimo posto vuol dire
continuare a fare bene anche se gli altri non mi capiscono, non mi valorizzano, non mi danno soddisfazione. Monica pregò molto intensamente per il marito e per i figli; e trattò bene il marito e i figli: offrì loro una testimonianza di fede cristiana ed ebbe la fortuna di vedere cambiare la situazione. Proprio in forza della sua umile mitezza Monica vinse, non litigò col marito, non lo insultò, non lo disprezzò, non si arrabbiò coi figli … riuscì con la sua preghiera e le sue lacrime a vincere la buona battaglia della fede. Il marito fu conquistato dalla sua testimonianza di amore fedele, senza gratificazioni umane: cambiò vita, si fece battezzare, divenne cristiano e lei lo accompagnò alla morte con la soddisfazione di vederlo trasformato. Il figlio Agostino aveva dato molti problemi alla madre. Giovane intelligente, intraprendente, non era battezzato e non aveva nessuna intenzione di essere cristiano; era diventato professore di retorica a Cartagine, poi si era trasferito a Roma. Rimasta vedova, Monica lasciò il suo villaggio nel Nord Africa e venne come una profuga in Italia alla ricerca del figlio. A Roma non lo trovò, perché si era trasferito a Milano e lo seguì a Milano. Gli stette vicino ma a debita distanza, senza interferite con la sua vita. Giovane orgoglioso Agostino sognava di fare una grande carriera alla corte imperiale, ed era molto lontano dalla fede. Fu accompagnato dalle preghiere e dalle lacrime di sua madre che umilmente rimase all’ultimo posto, ma attivamente operò: continuò a piangere e a pregare e ad amare … e vinse lei! Andava a sentire le prediche del vescovo Ambrogio come una povera donna che ascoltava questo grande dottore. Ne parlò al figlio, invitandolo ad andare a sentire il vescovo. Agostino ci andò con l’intenzione arrogante di smontare i discorsi di quell’uomo: pensava di saperne di più e invece rimase conquistato. La capacità che aveva Ambrogio di spiegare le Scritture, di fare comprendere il mistero di Cristo, toccò Agostino nel cuore, gli fece crollare quella mentalità orgogliosa che aveva ed entrò in crisi: visse momenti di oscurità, di combattimento interiore e alla fine decise di farsi cristiano. Si avvicinò al vescovo Ambrogio, iniziò il percorso del catecumenato e nella notte di Pasqua venne battezzato. Monica ebbe la soddisfazione di vedere anche quel figlio, così testardo e lontano da Dio, diventare cristiano e pure impegnato nella vita della Chiesa. Le pie lacrime di quella mamma umile, che stava all’ultimo posto, sono state il motore della storia, forse più importati delle prediche di Ambrogio! Quella donna mite, senza forza, con la sua preghiera e il suo amore costatante, ottenne grandi risultati.
Ripartì quindi con il figlio per tornare in Africa, ma ad Ostia, prima di imbarcarsi, si ammalò e nel giro di pochi giorni morì. Aveva detto al figlio, il quale lo riporta nelle sue Confessioni: “Ormai non ci sto più a fare nulla su questa terra, tutto quello che volevo l’ho ottenuto”. Dopo pochi giorni si ammalò e morì all’età di 56 anni. Questa è una donna mite e umile che si è messa all’ultimo posto, un’autentica cristiana che ci ha insegnato a vivere bene, a fare bene quello che dobbiamo fare nelle nostre situazioni difficili.
Ognuno, pensando alla propria situazione, sicuramente incontra delle difficoltà, vive relazioni che non danno gioia, che creano problemi. Con mitezza e con umiltà continuiamo a fare il bene, confidando nel Signore: è Lui la nostra forza. Le preghiere, le lacrime, l’amore costante sono un’autentica forza: non l’orgoglio e la superbia, ma la mitezza vince; e ai miti il Signore rivela i suoi segreti e concede la vittoria.