Giornata per la cura del creato: un grido di speranza, in occasione della preghiera del 1° settembre

L’immagine suggestiva dei “fiori nell’asfalto”, evocata da papa Leone nel messaggio per la X Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato 2025, risuona potente. Una metafora che descrive la battaglia quotidiana che la fragilità della vita, rappresentata da un esile filo d’erba, affronta contro la durezza inesorabile della strada. È un’immagine che cattura la drammatica realtà che il nostro mondo e la madre Terra stanno vivendo. Guerre lontane combattute con i droni e conflitti più vicini, spesso invisibili.
In entrambi i casi, il grido soffocato dei poveri e l’agonia della terra continuano a levarsi sotto il nostro cielo, ignorati o sottovalutati. Di fronte a questo scenario, sorge spontanea la domanda: che cosa possiamo fare? Molti di noi tendono a credere che la situazione non ci riguardi, illudendosi di poter rimanere sani in un mondo malato, come ci ricordava papa Francesco. Altri si sentono impotenti, sopraffatti dalla vastità dei problemi e dalla percezione che siano solo i “grandi” – coloro che “giocano” alla guerra o manipolano le economie globali – a poter agire. Eppure, non possiamo cedere alla disperazione. Siamo “fiori teneri”, ma non dobbiamo perdere la speranza. Ci rimane una responsabilità, per quanto piccola possa sembrare. Questo significa, forse, fare un po’ di rumore, credere fermamente in una nuova cultura di cura e rispetto, o semplicemente alzare le mani al cielo per implorare pace per la Terra e tutti i suoi abitanti.
L’importante è non restare inermi. Meglio unire le forze, stringersi e credere che anche un piccolo fiore possa perforare l’asfalto e trovare la sua via.