Ben tornato tra noi don Marcelo

Da quest’oggi, martedì 11 giugno, per le tre settimane di Giugno, sarà in mezzo a noi don Marcelo. Un ritorno molto gradito. Darà un validissimo aiuto durante il grest. Presente, in mezzo ai ragazzi, tutti i giorni, dalla mattina al tardi pomeriggio.
Sarà presente anche nelle celebrazioni Eucaristiche.
Se qualcuno volesse approfittarne di questa circostanza, cioè della sua presenza, per invitarlo a casa propria, all’ingresso della Chiesa, sul tavolino potrete trovare un foglio con uno schema che riporta possibili date in cui poterlo accogliere e offrirgli una cena o un pranzo, in ottima compagnia.
Grazie per la vostra disponibilità e sensibilità.

Cuore Immacolato di Maria

Per farci fare la memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria, il Vangelo ci racconta la storia dello smarrimento di Gesù.
Innanzitutto dovremmo subito precisare che Gesù se lo sono perso Maria e Giuseppe, e il Vangelo non censura questo episodio forse perché vuole rassicurare ciascuno di noi sulla possibilità molto concreta di dare per scontato che Gesù sia nella carovana della nostra vita, quando invece non c’è. Ma ciò che conta non è perderlo di vista, ma mettersi a cercarlo quando si è compreso che non è più “in mezzo” al viaggio.
Gesù aveva scelto volutamente di trattenersi a Gerusalemme, e lo aveva fatto non per perdersi ma forse per quella curiosità tutta adolescenziale di provare ad andare al fondo di alcune questioni che gli stavano a cuore. L’effetto è prevedibile: il panico, l’angoscia e l’ansia di Giuseppe e di Maria Quando lo ritrovano a discutere fra i dottori del tempio la scena è così descritta: “Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»”. Non si può chiedere al Cuore di una Madre di non soffrire. Non si può chiedere al Cuore di una Madre di non mettersi sulle tracce del figlio. Non si può chiedere al cuore di una Madre di non sentirsi profondamente legata al destino del figlio. 
Maria è così ed ha un Cuore così, ha un Cuore di Madre. Ma la buona notizia è che questo Suo Cuore di Madre non è solo per Cristo ma per ciascuno di noi perché per vocazione Ella è Madre anche nostra. Noi siamo amati da una Madre che non si arrenderà finché non ci avrà ritrovati, finché non ci avrà riportati al sicuro. Ma siamo anche discepoli di un maestro che ci chiede di non perderlo di vista semplicemente perché dobbiamo andare noi dietro a Lui e non Lui dietro a noi. Gesù lo si perde spesso quando lo si sorpassa, quando si crede di conoscere già la strada che vuole fare. Ma la verità è che non sappiamo molto della strada se non seguendoLo.

Il culto verso il Cuore purissimo di Maria rimase per lunghi secoli nell’ambito della pietà privata fino a quando San Giovanni Eudes, verso la metà del XVII secolo, iniziò a celebrare la festa liturgica del Cuore Immacolato all’interno della sua Congregazione. Di questa devozione egli ci dice: «Nel Cuore santissimo della prediletta Madre di Dio, noi intendiamo e desideriamo soprattutto venerare e onorare la facoltà e capacità naturale e soprannaturale di amare che la Madre dell’amore tutta impegnò nell’amare Dio e il prossimo». L’approvazione dei testi liturgici per la festa del Cuore Immacolato risale al 1668; tuttavia, per oltre due secoli la sua celebrazione rimase limitata ad alcune realtà locali, che la festeggiavano in date diverse le une dalle altre. Si dovette attendere un intervento soprannaturale affinché la devozione al Cuore Immacolato ricevesse il dovuto rilievo. La Madonna, apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, aveva infatti detto a Lucia: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» e nella stessa apparizione aveva mostrato ai tre pastorelli il suo Cuore coronato di spine. Papa Pio XII nel 1942 consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria e nel 1944 estese la festa del Cuore Immacolato a tutta la Chiesa, fissandola per il 22 agosto. Con la riforma del calendario liturgico avvenuta negli anni ‘60, è stato messo in rilievo il legame tra questa ricorrenza e quella del Sacro Cuore, pertanto la data della sua celebrazione è divenuta mobile e oggigiorno cade il sabato dopo il Corpus Domini.

Sacratissimo Cuore di Gesù

Spiritualmente, la devozione al Cuore di Gesù può essere compresa soprattutto a partire dal concetto dell’amore. Come Gesù in tutta la sua vita realizza l’amore di Dio, suo Padre, così anche gli uomini sono chiamati a inserirsi con tutta la loro vita e azione in questo amore di Dio.
È proprio nella morte in croce che questo amore verso il Padre si rivela nel massimo grado: il cuore trafitto dalla lancia indica la sua sofferenza mortale e lo presenta come uno sconfitto, ma l’ora della croce è tuttavia anche l’ora della sua esaltazione e il momento in cui l’amore del Padre verso il proprio Figlio si rivela in maniera particolare. Perciò, il cuore trafitto può essere considerato un simbolo dell’amore di Dio.
In seguito alla visione di santa Margherita Maria, il Cuore di Gesù viene raffigurato iconograficamente soprattutto come un cuore fiammeggiante, sormontato da una croce, circondato da una corona di spine e soprattutto con la ferita del costato aperta. Così è interpretato soprattutto in base alla mistica della passione, costituendo un aspetto essenziale della devozione al Cuore di Gesù.
In un tempo in cui questa devozione non è più così sentita come nei secoli passati, è opportuno riflettere sull’attualità di questa festa. È chiaro che oggi è necessario trovare un nuovo approccio ad essa. La via mistica che ha caratterizzato questa festa, oggi per molti non è più accessibile.
La festa del Sacro Cuore ci invita a riflettere sull’amore concreto a partire dalla vita di Gesù.
Nella sua vita e nelle sue opere è apparso tra noi l’amore di Dio, Gesù ha incontrato gli uomini nell’amore e si è preso cura di loro. Questo esempio ci stimola a riflettere sul nostro comportamento verso il prossimo. La nostra vita è compenetrata di amore? Siamo capaci di incontrare l’altro con amore oppure i pregiudizi e i risentimenti ce lo impediscono?
Nella festa del Cuore di Gesù dobbiamo portare anche i nostri fallimenti di amore verso Dio, affidare a lui le situazioni in cui il nostro amore è rimasto carente.
Nella festa del Cuore di Gesù Dio ci ha mostrato nel suo Figlio Gesù che noi creature umane non siamo estranee a lui, siamo importanti per lui, gli stiamo a cuore!

La rivoluzione illuminista ci ha tutti convinti che la parte più interessante dell’uomo è il suo cervello, la sua ragione. La verità però è un’altra. Infatti, la parte più decisiva di ogni uomo è il suo cuore, perché in esso anche la ragione trova il suo spazio e non è lasciata sola. La festa del Sacro Cuore ci ricorda che anche Gesù ha un cuore. Anzi, essenzialmente, il suo Cuore è ciò che di più sacro noi continuiamo ad avere di Lui, perché l’Eucaristia altro non è che la versione sacramentale del suo amore, del suo cuore appunto. E questo con buona pace di tutti quelli che pensano che il cuore sia semplicemente una maniera simbolica di parlare di sentimenti ed emozioni. Il cuore è il luogo delle decisioni, non solo il luogo del “sentire”. La prima cosa che troviamo nel cuore di Cristo è la gratitudine, la capacità di bene-dire, di rendere grazie. Troppo spesso invece nei nostri cuori alberga il contrario: risentimento, lamentela, maledizione. Non siamo esercitati a riconoscere e dire il bene della vita, sappiamo solo elencare il male. Ma anche a coloro che vivono schiacciati dal peso della vita, Gesù offre uno spazio nel suo cuore.
L’Eucaristia è la possibilità che Gesù ci dà di portare la vita insieme con Lui.
Solo così essa si alleggerisce e torna ad essere pienamente umana.

Giovedì Eucaristico

L’adorazione eucaristica al di fuori della Messa prolunga il memoriale invitandomi a stare presso il Signore presente nel santo Sacramento: «Il Maestro è qui e ti chiama».
Con l’adorazione eucaristica, riconoscono la presenza reale del Signore e mi uniscono al suo atto di offerta al Padre. La mia adorazione partecipa alla sua, in qualche modo, poiché è per lui, con lui ed in lui che domando: Signore da chi andremo? Il Cristo che annuncia alla Samaritana che il Padre cerca adoratori in spirito e verità, non è lui stesso il primo adoratore e il capofila di tutti gli adoratori e le adoratrici? Trattenendomi presso Cristo Signore, godo della sua intima familiarità e dinanzi a lui apro il mio cuore per me stesso e per tutti i miei cari e prego per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la mia vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingo da questo mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. È bello intrattenermi con Lui e, chinato sul suo petto come il discepolo prediletto, essere toccato dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’“arte della preghiera”, come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Questa «arte della preghiera» che Giovanni Paolo II associa all’adorazione eucaristica conosce un ritorno di fervore nel nostro tempo e un po’ dappertutto nella Chiesa; essa rende più visibile la sua testimonianza dell’amore di Dio e la sua intercessione per i bisogni del mondo.
La pratica dell’adorazione rafforza in effetti, presso i fedeli, il senso sacro della celebrazione eucaristica che, in certi ambienti, ha conosciuto purtroppo un affievolimento. Perché riconoscere esplicitamente la presenza divina nelle sacre specie, al di fuori della Messa, contribuisce a coltivare la partecipazione attiva ed interiore alla celebrazione e ci aiuta a vedervi qualcosa di più che un rito sociale.
Contemplare il Cristo in stato di offerta e di immolazione nel santo sacramento, insegna a donarmi senza limiti, attivamente e passivamente; ad offrirmi fino a donarmi come il pane eucaristico che passa di mano in mano per la santa comunione.
Colui che è adorato e visitato nel tabernacolo non insegna a perseverare nell’amore, nel ritmo della vita quotidiana, accettando ogni avvenimento e circostanza senza nulla escludere, salvo il peccato, e cercando di produrre il maggior frutto possibile? La vera adorazione è il dono di sè nell’amore, è l’«estasi dell’amore» nel tempo presente, per la gloria di Dio e il servizio del prossimo. È così che si prolunga nel cuore della comunità e dei fedeli l’adorazione del Cristo e della Chiesa, attualizzata sacramentalmente nella celebrazione dell’Eucaristia.

Al termine delle Giornate Eucaristiche e del Corpus Domini

A conclusione delle Giornate Eucaristiche rendo grazie al Signore. Innanzitutto per il dono di se stesso nel Pane della vita: è il regalo più bello che Gesù ci ha fatto, è il tesoro così prezioso per cui si è disposti a rinunciare a tutto pur di poter celebrare, mangiare, incontrare, adorare questa presenza reale di Cristo.
Sono state giornate intense, ma grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato ai vari momenti di preghiera comunitaria. Grazie a chi ha trovato il tempo, la volontà e il desiderio di “Rimanere in Lui” nella preghiera di adorazione personale.
Sapete quanto ci tengo che la nostra comunità parrocchiale sia sempre di più Eucaristica.
Vivere l’Eucaristia significa dire a Gesù: Ti voglio bene. È importante che le persone che amiamo si sentano dire “Ti voglio bene”. Lo possiamo fare anche con il Signore: ogni volta che partecipiamo alla Celebrazione dell’Eucaristia; ogni volta che ci troviamo insieme a pregare; ogni adorazione personale e comunitaria, è dire a Gesù: “Ti voglio bene”. Lo abbiamo fatto in modo intenso in queste giornate Eucaristiche. Continuiamo a farlo personalmente e insieme nella nostra comunità parrocchiale.
Grazie anche a tutti coloro che hanno animato i vari momenti celebrativi: con il canto, con il servizio liturgico. A coloro che hanno preparato in maniera decorosa la nostra Chiesa.
Grazie anche a coloro che hanno preso parte alla Processione Eucaristica e a chi vi ha svolto un ruolo di animazione, di organizzazione e di sicurezza.

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Che cos’è l’eucaristia? Forse a questa domanda risponde la Solennità del Corpus Domini.
L’eucarestia è la presenza reale di Cristo, la sua compagnia.
Nel segno del pane Egli intercetta tutte le fami che ci portiamo nel cuore. Un cristiano non eucaristico, cioè un cristiano staccato dell’eucaristia, è un cristiano che si deve tenere questa fame. Un cristiano che guarda Dio da lontano, cioè non lo fa entrare concretamente dentro la propria vita, praticamente significa: se noi non prendiamo la comunione o non abbiamo un atteggiamento profondo nei confronti dell’eucaristia, possiamo al massimo interpretare la nostra fame ma non saziarla. Dio non è uno che interpreta i nostri bisogni è uno che li sazia. Li sazia un po’ alla volta, li sazia in una maniera molto più misteriosa di quella che noi ci immaginiamo, ma in una maniera molto più profonda.
L’eucaristia è un Dio che prende sul serio la fame nostra, la fame di vita, di amore, di senso.
È un Dio che non soltanto guarda o sta a guardare questa fame ma provvede a questa fame e lo fa innanzitutto inchiodando i discepoli cioè noi cristiani a non scappare davanti alla fame della gente perché è attraverso le nostre mani, attraverso la disponibilità delle nostre mani, che quella fame poi viene saziata. Date voi stessi da mangiare.
Non è Gesù a distribuire quel pane, lascia che siano i discepoli. Lui si limita a prendere quel poco che hanno nelle tasche i discepoli, quei cinque pani e due pesci, e li divide, lo fa bastare per tutti.
Il miracolo dell’eucaristia innanzitutto un Dio che prende sul serio questa fame.
Poi prende la nostra povertà la moltiplica e la fa diventare cibo per una folla affamata.
Un cristiano povero di questo cibo, rende povera non solo la sua esistenza ma l’esistenza di tante persone, di una moltitudine che attende una comunità cristiana eucaristica.
Gesù vuole educare i propri discepoli, vuole dire che davanti ai bisogni della gente non bisogna scappare. La gente non bisogna intrattenerla soltanto in maniera amichevole come se stiamo seduti attorno a un tavolino a prendere un tè.
La gente va presa sul serio proprio per la propria fame che è una fame molto più profonda.
Non è semplicemente la fame di pane: è la fame di senso, di amore e di vita.

Per questo il nostro cristianesimo è un cristianesimo eucaristico cioè un cristianesimo che prende sul serio la fame di senso di verità e di amore.
È un cristianesimo a cui Dio ha risposto e a cui ogni cristiano, formato alla scuola eucaristica e sfamato di questo pane, deve prestare le mani perché questo miracolo della moltiplicazione e del saziare la folla possa ripetersi. C’è bisogno del nostro sì, c’è bisogno che ci siano ancora persone disposte a distribuire questi pani e questi pesci.
Dio è uno che agisce sempre attraverso l’umanità di qualcuno ma se non c’è l’umanità di qualcuno questo grande dono e questa grande grazia rimangono sprecati.
È questa la fame che Gesù prende sul serio.

Torna l’iniziativa: Spezziamo il Pane

Puntuale da 22 anni senza mai una sosta – per la solennità del Corpus Domini che quest’anno si celebra il 2 giugno, in concomitanza alla Festa della Repubblica.
Per le parrocchie è possibile prenotare il pane da distribuire alle comunità durante le messe domenicali preparato nella notte ai forni da giovani e adolescenti della Diocesi. Le donazioni raccolte quest’anno verranno indirizzare a Casa Regina Pacis, inaugurata lo scorso 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, alla presenza del Vescovo.

I tre momenti del Corpus Domini

Messa solenne ore 20.45

Compiremo il primo atto: quello di radunarci alla presenza del Signore.
In questo gesto si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della nostra comunità parrocchiale, che si sperimenta proprio intorno all’Eucaristia: ci raduniamo, nel rispetto di tutte le nostre diversità, alla presenza del Signore. L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia.
L’Eucaristia è un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo. Anche a questo appuntamento non sceglieremo noi con chi incontrarci. Ci saremo e ci ritroveremo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. Ci apriremo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui.
Pertanto, il Corpus Domini ci ricorda anzitutto questo: che essere cristiani vuol dire radunarsi per stare alla presenza dell’unico Signore e diventare in Lui una sola cosa.

Processione

Il secondo aspetto costitutivo è il camminare con il Signore. È la realtà manifestata dalla processione, che vivremo insieme dopo la Santa Messa, quasi come un suo naturale prolungamento, muovendoci dietro Colui che è la Via, il Cammino.
Con il dono di Se stesso nell’Eucaristia, il Signore Gesù ci libera dalle nostre “paralisi”, ci fa rialzare e ci fa “pro-cedere”, ci fa fare cioè un passo avanti, e poi un altro passo, e così ci mette in cammino, con la forza di questo Pane della vita. Come accadde al profeta Elia, che si era rifugiato nel deserto per paura dei suoi nemici, e aveva deciso di lasciarsi morire. Ma Dio lo svegliò dal sonno e gli fece trovare lì accanto una focaccia appena cotta: “Alzati e mangia – gli disse – perché troppo lungo per te è il cammino”. Percorreremo le vie: Garibaldi, Cremona, Galilei, Enrico Fermi, Marconi, Garibaldi e conclusione in Chiesa
Cammineremo pregando, accompagnati dalla Banda di Maleo e dalla presenza dei Comunicandi (con l’abito della Prima Comunione).

Benedizione

Troviamo il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte.
Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito. Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.

Corpus Domini

Dopo il tempo forte dell’anno liturgico, che incentrandosi sulla Pasqua si distende nell’arco di tre mesi – prima i quaranta giorni della Quaresima, poi i cinquanta giorni del Tempo pasquale –, la liturgia ci fa celebrare tre feste che hanno invece un carattere “sintetico”: la Santissima Trinità, quindi il Corpus Domini, e infine il Sacro Cuore di Gesù.
Qual è il significato proprio della solennità che celebreremo Giovedì 30 maggio, del Corpo e Sangue di Cristo? Ce lo dice la celebrazione stessa che vivremo insieme come comunità cristiana, nello svolgimento dei suoi gesti fondamentali: prima di tutto ci raduneremo intorno all’altare del Signore, per stare insieme alla sua presenza; in secondo luogo ci sarà la processione, cioè il camminare con il Signore; e infine l’inginocchiarsi davanti al Signore, l’adorazione, che inizia già nella Messa e accompagna tutta la processione, ma culmina nel momento finale della benedizione eucaristica, quando tutti ci prostreremo davanti a Colui che si è chinato fino a noi e ha dato la vita per noi.
Soffermiamoci brevemente su questi tre atteggiamenti, perché siano veramente espressione della nostra fede e della nostra vita.

Grest 2024 – Moduli di iscrizione

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