La persona e la vicenda di Giuseppe: storia di fede

Se la fede nasce dall’ascoltare, nella storia di Giuseppe questo principio lo troviamo allo stato puro. Giuseppe viene sopraffatto dal misterioso operare di Dio. Scoprendo i segni della gravidanza di Maria non è possibile che abbia compreso con le sole forze umane il mistero. Dovette attraversare la tappa del non comprendere. Ha vissuto il dubbio della fede. Ha sperimentato l’inadeguatezza dell’intelletto umano di fronte al mistero divino. Decide quindi, non volendo accusare pubblicamente, diventando responsabile della lapidazione di Maria, di ripudiarla in segreto. Oggi, defezioni e allontanamenti sono frequenti. La decisione di Giuseppe è diventata molto comune. Si rinuncia a partecipare a ciò che non si capisce e che può provocare dolore. Ma è a quel punto che interviene Dio. Giuseppe, quando cade nel sonno, nel riposo delle sue facoltà intellettuali, riceve la verità, la comprensione del mistero del Regno. Fu l’uomo dell’ascolto. Non ha dato assenso ai propri sogni, ma alla rivelazione della Verità.
Alle proprie conclusioni personali egli era già arrivato. Dormendo non è lui ad agire, ma Dio, che fa in lui grandi cose, per pura grazia. L’inizio della fede esige da Giuseppe rinuncia a tutto ciò che ha pensato e deciso prima. Quando si desterà dal sonno, Giuseppe sarà l’icona perfetta del credente.
La storia di fede di Giuseppe di Nazaret ci fa capire la bellezza dell’operare di Dio nella vita dell’uomo. Avendo vissuto lo straordinario incontro con Dio ed essendo stato invitato a svolgere un ruolo nel divino disegno di salvezza, Giuseppe non ha ricevuto una scienza previa. Non sa le cose in anticipo e non conosce tutto il percorso. Sa quale è il prossimo passo da fare e niente di più. Cammina nella fede. La fede che però non spiana la strada. Non rende immuni o intaccabili dal male.
Non toglie le difficoltà, né rimuove gli ostacoli. Li fa notare. Avverte della loro gravità e obbliga ad affrontarli: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto … Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Dio non promette nessun intervento straordinario.
Fa intravedere la soluzione e incita ad adempierla.

Vocazione paterna:

alla riscoperta della figura di san Giuseppe nell’anno a lui dedicato da papa Francesco

È diventato d’obbligo, parlando di san Giuseppe, affermare che i Vangeli dicono poco di lui, come se ciò fosse una carenza e svalutasse la sua figura. I dati biblici su san Giuseppe non sono pochi, sono rari. Proviamo a rivisitare alcuni luoghi dei Vangeli dove lo Spirito di Dio ci narra della persona, della vocazione e dell’operato dell’artigiano di Nazareth. Quei dati, essendo rari, vanno trattati con attenzione.
La vocazione di Giuseppe e il ruolo da lui interpretato nel dramma salvifico sono unici. In quattro versetti per tre volte
si parla del fatto che Giuseppe e Maria sono impegnati nel matrimonio. Non è una semplice informazione. Si dice che abbiamo a che fare con persone capaci di amare e accogliere l’amore. Dio chiede a questi due giovani sposi di accogliere un altro amore, di far spazio all’Amore infinito. È bene considerare quella di Maria e Giuseppe come vocazione comune. Due giovani sposi sono stati chiamati a partecipare insieme, nella più perfetta armonia di intenti, alla più grande opera di Dio. Essere insieme, uniti dal loro amore umano e dall’accoglienza della volontà divina, cooperatori nell’Incarnazione del Verbo di Dio.
Cristo nascendo non distrugge l’integrità verginale di Maria ma la consacra. Non distrugge neanche ma consacra il patto matrimoniale tra Giuseppe e Maria. Dio non si è servito di un grembo femminile. Ha coinvolto nel disegno salvifico una giovane coppia di sposi. Né Maria diventa madre in forza della sua natura femminile, né Giuseppe diventa padre in forza della sua mascolinità.
Essi diventano insieme genitori per grazia.