Capita spesso che una famiglia si trovi bloccata a motivo delle fatiche e degli imprevisti della vita quotidiana: la constatazione che “non ci fermiamo mai” sembra essere un’esperienza condivisa da molti, appesantiti dai ritmi e dagli incroci di lavoro, impegni scolastici, sfide educative, presa in carico di genitori anziani, budget familiare, scelte importanti da prendere, esigenze del contesto sociale in cui si è inseriti, passaggi di età e bisogni personali. Per questo, può capitare che una famiglia si senta “lontana” rispetto alle preoccupazioni pastorali di una comunità cristiana o alle presentazioni dell’amore del prossimo molto lontane da quanto si sperimenta nella vita familiare.
È significativo al riguardo che l’invito sia “camminiamo” e non semplicemente “cammina”: questa prospettiva ribadisce che le famiglie fanno parte del popolo di Dio, per cui la loro realtà e le loro vicende quotidiane non sono estranee ma sono materia nobile della vita dei discepoli, delle scelte di chi ha ruoli di responsabilità in una comunità.
Il sentirsi presi sul serio e considerati nel proprio quotidiano, che non raramente è avvertito come un peso che schiaccia, dà nuovo vigore: la stella che rimette in cammino non è né un ideale da raggiungere, né un modello da imitare, come neppure il semplice sforzo di amare in modo disinteressato, ma la presa in carico della vita delle famiglie così come sono, con particolare riferimento al valore dato alle relazioni. Riconoscere il proprium di una famiglia nella sua capacità di creare legami, all’interno e all’esterno, permette di cogliere il contributo specifico offerto alla vita delle comunità cristiane e all’annuncio del Vangelo.