Riconciliarci con il limite

Dobbiamo recuperare la realtà del limite e riconciliarci con essa.
Noi esistiamo solo in quanto limitati. Siamo nati e moriremo, per cui siamo limitati nel tempo.
Abbiamo un corpo i cui contorni definiscono il nostro confine col mondo circostante, e questo ci dice che siamo limitati nello spazio. Vorremmo essere capaci di amare di più, relazionarci in modo differente, ma ogni giorno facciamo la dura esperienza di “essere fatti così” (ciascuno ha la sua storia, la sua struttura psicologica, il suo carattere, le sue malattie interiori …): siamo limitati nell’amore.
Per non parlare del limite dell’altro, che in quanto altro da noi non ci permette di essere quello che vorremmo, per cui lo percepiamo come limitante. L’alterità quando fa paura, assume il nome di nemico. E il nemico va sempre combattuto e possibilmente distrutto.
Etimologicamente, eliminare vuol dire cacciare (e- privativo) dalla soglia (limen – liminis): buttare fuori casa, dalla propria storia, l’altro che non ci permette di essere ciò che vorremmo, realizzando il nostro essere illimitati.
L’esperienza del limite impostoci dall’altro, per cui percepiamo il tu come realtà offensiva alla nostra libertà, al nostro avere ragione, alle nostre idee, al nostro successo, al nostro essere “i primi”, se non gli unici. Noi intendiamo il limite in maniera perlopiù negativa: esso rappresenta per noi costrizione, impedimento, soffocamento. Il limite e tutto ciò che ha il sapore di limitante suona come coercizione (costrizione) e quindi come totalmente negativo: richiama dipendenza, inferiorità, mancanza, quindi qualcosa da cui liberarsi al più presto.
Oggi tutto deve essere off-limits, dalla ricerca scientifica allo sport, passando per ogni aspetto del quotidiano: i contratti sono annullabili, le relazioni di lavoro effimere e sostituibili, la parola data e la promessa fatta sono irrilevanti; è superato anche il limite della vergogna, per cui il reo non ha più bisogno di pentirsi o di scusarsi.