Il Vangelo attesta che Maria “stava ai piedi della croce” con l’animo trafitto dalla spada del dolore, nel vedere l’amato Figlio subire l’infame supplizio della croce, come le aveva profetizzato il vecchio Simeone. Sul Calvario Maria fu accanto alla croce: “Stava in pianto la Madre addolorata presso la croce, da cui pendeva il Figlio”. La Vergine Addolorata ha condiviso la passione del Figlio “entrandovi mediante la sua com-passione” (S. Bernardo).
E lo stesso S. Bernardo aggiunge: «la forza del dolore trapassò la tua anima,e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio» (Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate).
Il dolore di Maria che l’ha rende veramente addolorata ha la stessa connotazione del dolore di Cristo: anch’esso è via e strumento di redenzione in quanto Maria ha unito la sua sofferenza a quella del Figlio.
Ella ha saputo e voluto partecipare al mistero salvifico, “associandosi con animo materno al sacrificio di Cristo, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da Lei generata” (Lumen Gentium, 58).
Per questo, proprio lì ai piedi della croce nel momento del massimo dolore, Maria è chiamata a diventare una seconda volta Madre; non più dell’Unigenito Figlio di Dio, ma degli uomini salvati dalla passione e morte di Cristo: “Donna ecco tuo Figlio” a indicare in Giovanni la Chiesa nascente. La sofferenza dell’Addolorata ai piedi della croce è dunque sofferenza vincitrice in forza della risurrezione del Figlio.
Questa scena non stupisce dal momento che Maria fu la prima e la più fedele discepola di Gesù e, come il Figlio ha accettato la croce per la salvezza degli uomini, così lei gli fu più vicina in questa opera di redenzione non solo in quanto madre, ma ancor più come discepola, che accettò di completare in sé quello che mancava alla passione del Figlio.