Con la prima domenica di Avvento la Chiesa, pellegrina nel tempo, intraprende il cammino di un nuovo anno liturgico,
durante il quale, a partire dalla novità generativa della Pasqua, fa memoria dell’opera della salvezza di Cristo. La prima tappa di questo itinerario della celebrazione annuale del Mistero di Cristo è connotata dalla nostalgia. Questa tensione spirituale non è alimentata da un vacuo sentimentalismo.
Essa, piuttosto, nasce dal desiderio di Dio, presente nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, e dalla speranza del ritorno del Signore glorioso. In questo frangente della storia, in cui l’odio sembra più forte dell’amore,
ci impegniamo a vivere l’Avvento chiedendo a Cristo Gesù di spezzare i vincoli di morte dei tanti fronti bellici attualmente aperti, di distruggere le continue e quotidiane violenze sulle donne, di superare il mancato rispetto ai più deboli e fragili.
Una preghiera che possa sempre più nella nostra quotidianità essere testimonianza e cura nell’essere costruttori di Pace: raddrizziamo i sentieri delle nostre relazioni, spesso deformati da vecchi e nuovi rancori. Dio si è fatto uomo per mostrare all’ uomo la possibilità reale di vivere l’Amore.
Il senso del tempo L’Avvento svela il senso della storia. Il nostro Dio si rivela nelle realtà create ma soprattutto si rivela e abita con gli uomini, scrivendo la sua storia con quella umana.
È il Dio della storia perché ne è il coautore e il compimento. La storia è il luogo dove l’Onnipotente si manifesta, ama, perdona, cerca l’uomo creato dalle sue mani, salva, libera.
Il tempo che tende alla pienezza è il tempo della condivisione di Dio con la nostra umanità perché l’umanità partecipi alla vita divina, destino definitivo di tutto e di tutti.