La bontà, la bellezza e la sapienza di Dio hanno preso la carne di un uomo

La contemplazione di Dio che si fa uomo induce anche tutti noi a percepire in maniera chiara la meraviglia sempre nuova della bontà di Dio. La meraviglia non è aver conosciuto un Dio tanto potente e grande verso cui elevarci, tanto buono e misericordioso per cui consolarci, quanto un Dio che nella sua bontà si svuota della sua onnipotenza per condividere la vita e la storia dell’umanità.
A partire da questa verità la meraviglia che invade la nostra esistenza diventa lieta notizia che aiuta e leggere gli eventi della storia con uno sguardo ampio, perché Gesù non è soltanto il mistero di Dio di fronte all’uomo, ma anche il mistero dell’uomo di fronte a Dio.
Per rivelarsi e comunicarsi Dio ha scelto la via dell’incarnazione, cioè una profonda condivisione dell’esperienza umana facendola propria. La condivisione di Dio è espressa da un segno chiaro come ci dice la sacra Scrittura: «Questo il segno: troverete un bambino avvolto in fasce in una mangiatoia»; segno dice qualcosa di visibile e di convincente, ma dice anche qualcosa che rinvia.
Il segno non ferma lo sguardo su di sé, ma rinvia altrove.
Il Natale che desideriamo celebrare non viene solo a titillarci con le nenie e le luci sfolgoranti, ma ci chiede di essere segno di una nuova umanità innestata da Cristo nel cuore della storia per ridare all’uomo il senso pieno e autentico dell’esistenza. Nella Vita Prima di S. Francesco scritta da Tommaso da Celano si narra che il santo poverello di Assisi si trovava a Greccio nel Natale del 1223 dove realizzò il primo presepe vivente della storia, così leggiamo nel racconto: «Il Bambinello giace privo di vita nella mangiatoia, Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo.
Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché per i meriti del Santo, il bambino Gesù veniva risvegliato nel cuore degli uomini che l’avevano dimenticato e il ricordo di lui rimaneva impresso nella loro memoria.
Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».
Questo episodio aiuta a capire che il vero senso del Natale è: risvegliare Cristo nel cuore degli uomini. Come cristiani, come comunità cristiana, siamo chiamati a ridestare, nelle persone che incontriamo nella nostra famiglia, nei vari ambienti di lavoro o di svago e lungo il cammino, il desiderio e il bisogno di Cristo ed aiutarli a comprendere, con umile e serena fiducia, che solo Lui dona quella gioia ineffabile che dà senso alla vita.