Chiamati

Non è casuale che la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni cada sempre la quarta domenica di Pasqua, in cui si legge un passo del vangelo del buon Pastore. In effetti in questo brano c’è l’essenziale di ogni vocazione: un rapporto profondo, intimo, con il Cristo, in cui lo si conosce e ci si sente conosciuti, amati e si è disposti ad amare con tutti se stessi. Lo si conosce, si entra in relazione con lui. Se ne avverte l’amore, la misericordia, la tenerezza. Si apre il cuore e la mente alla sua Parola, se ne distingue la voce, si prova il desiderio intenso di incontrarlo, di vivere secondo il suo insegnamento. Non si tratta di un contatto episodico, occasionale. C’è gioia e pace, ma anche una fatica, un vero travaglio da affrontare, perché
l’incontro con lui esige una conversione, un cambiamento. Ci si sente conosciuti, ma non da un occhio che indaga e giudica impietosamente. Si percepisce piuttosto uno sguardo benevolo e compassionevole, davanti al quale si può apparire così come siamo. La nostra debolezza, il nostro peccato non costituisce un ostacolo: nulla può fermare il suo amore. La fragilità non diventa una preclusione e la ricchezza non rappresenta un motivo di vanto. È in questa esperienza che si avverte una chiamata, come un’avventura esaltante, che si può correre affrontando ogni rischio. Gesù sarà sempre accanto a noi, anche quando andare avanti significa camminare in un deserto, senza poter contare sul consenso di quelli che ci stanno accanto.
Decisiva è la speranza: il sentirsi parte di un disegno che ci sorpassa, in cui possiamo essere strumenti
di un amore smisurato. Sentirsi chiamati vuol dire passare da spettatori a protagonisti, investendo le proprie energie per un servizio lieto e fedele.