Per farci fare la memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria, il Vangelo ci racconta la storia dello smarrimento di Gesù.
Innanzitutto dovremmo subito precisare che Gesù se lo sono perso Maria e Giuseppe, e il Vangelo non censura questo episodio forse perché vuole rassicurare ciascuno di noi sulla possibilità molto concreta di dare per scontato che Gesù sia nella carovana della nostra vita, quando invece non c’è. Ma ciò che conta non è perderlo di vista, ma mettersi a cercarlo quando si è compreso che non è più “in mezzo” al viaggio.
Gesù aveva scelto volutamente di trattenersi a Gerusalemme, e lo aveva fatto non per perdersi ma forse per quella curiosità tutta adolescenziale di provare ad andare al fondo di alcune questioni che gli stavano a cuore. L’effetto è prevedibile: il panico, l’angoscia e l’ansia di Giuseppe e di Maria Quando lo ritrovano a discutere fra i dottori del tempio la scena è così descritta: “Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»”. Non si può chiedere al Cuore di una Madre di non soffrire. Non si può chiedere al Cuore di una Madre di non mettersi sulle tracce del figlio. Non si può chiedere al cuore di una Madre di non sentirsi profondamente legata al destino del figlio.
Maria è così ed ha un Cuore così, ha un Cuore di Madre. Ma la buona notizia è che questo Suo Cuore di Madre non è solo per Cristo ma per ciascuno di noi perché per vocazione Ella è Madre anche nostra. Noi siamo amati da una Madre che non si arrenderà finché non ci avrà ritrovati, finché non ci avrà riportati al sicuro. Ma siamo anche discepoli di un maestro che ci chiede di non perderlo di vista semplicemente perché dobbiamo andare noi dietro a Lui e non Lui dietro a noi. Gesù lo si perde spesso quando lo si sorpassa, quando si crede di conoscere già la strada che vuole fare. Ma la verità è che non sappiamo molto della strada se non seguendoLo.
Il culto verso il Cuore purissimo di Maria rimase per lunghi secoli nell’ambito della pietà privata fino a quando San Giovanni Eudes, verso la metà del XVII secolo, iniziò a celebrare la festa liturgica del Cuore Immacolato all’interno della sua Congregazione. Di questa devozione egli ci dice: «Nel Cuore santissimo della prediletta Madre di Dio, noi intendiamo e desideriamo soprattutto venerare e onorare la facoltà e capacità naturale e soprannaturale di amare che la Madre dell’amore tutta impegnò nell’amare Dio e il prossimo». L’approvazione dei testi liturgici per la festa del Cuore Immacolato risale al 1668; tuttavia, per oltre due secoli la sua celebrazione rimase limitata ad alcune realtà locali, che la festeggiavano in date diverse le une dalle altre. Si dovette attendere un intervento soprannaturale affinché la devozione al Cuore Immacolato ricevesse il dovuto rilievo. La Madonna, apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, aveva infatti detto a Lucia: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato» e nella stessa apparizione aveva mostrato ai tre pastorelli il suo Cuore coronato di spine. Papa Pio XII nel 1942 consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria e nel 1944 estese la festa del Cuore Immacolato a tutta la Chiesa, fissandola per il 22 agosto. Con la riforma del calendario liturgico avvenuta negli anni ‘60, è stato messo in rilievo il legame tra questa ricorrenza e quella del Sacro Cuore, pertanto la data della sua celebrazione è divenuta mobile e oggigiorno cade il sabato dopo il Corpus Domini.