Concerto “Vivaldi on the rock” con gli Archimia String Quartet

Sabato 21 settembre 2024, ore 21.00 nel Quadriportico del Mortorino
Tre secoli di musica e di contaminazioni: da Mozart ad una fuga di Bach rivisitata in chiave jazz; dall’Inverno di Vivaldi rielaborato con linguaggi roch, funky e samba ad un medley dedicato a Michael Jackson, da brani celebri di Eric Clapton ai successi dei Pink Floyd e … tanto altro ancora.
INGRESSO LIBERO

Diocesi: Lodi, il 20 settembre il vescovo dà il mandato ai catechisti e agli educatori a inizio anno pastorale

La Chiesa di Lodi si appresta ad iniziare il nuovo Anno pastorale e l’appuntamento è in calendario per il prossimo 20 settembre in cattedrale alle ore 21 con il mandato del vescovo Maurizio Malvestiti ai catechisti e agli educatori e l’assunzione degli impegni canonici dei sacerdoti destinati ai nuovi incarichi. “Pellegrini di speranza” è il titolo scelto per quest’anno, proposto da mons. Malvestiti nell’imminenza del Giubileo. “Una sola è la speranza, quella della vocazione alla santità. La speranza che non delude. Uno solo è il Signore, una la fede, uno il battesimo: uno solo è Dio e Padre di tutti al di sopra presente in tutti”.
Venerdì 20 settembre in cattedrale ci saranno anche i catechisti di san Fiorano in comunione con la Chiesa laudense insieme ai presbiteri della diocesi a cui di recente sono stati assegnati nuovi incarichi e che assumeranno i relativi impegni. Sarà l’opportunità per pregare non solo in vista del nuovo anno pastorale
e dei compiti attesi, ma anche perché il Signore susciti nuove vocazioni presbiterali. Assegnare il mandato ai catechisti contribuisce a inscrivere il catechismo nella dimensione qualificante dell’evangelizzazione.
Venerdì 27 settembre ci sarà invece ’iniziativa “Frammenti di speranza”, promossa dall’Upg della diocesi. All’appuntamento sono invitati in modo particolare tutti coloro che desiderano mettersi in cammino verso
il Giubileo dei giovani in calendario nell’estate 2025 a Roma. Il ritrovo per i partecipanti è previsto alle ore 19 presso il sagrato della basilica cattedrale di Lodi. Dopo un primo momento di testimonianza, ci si metterà in cammino per le vie della città per raggiungere la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice. È prevista quindi la cena al sacco. Alle 21.30 si terrà nella parrocchiale un momento di preghiera con il vescovo . La conclusione intorno alle 22.15.

Esaltazione della Croce (2)

Far arrivare l’Amore di Cristo Crocifisso nella nostra vita significa sperimentare che al di là di quello che abbiamo vissuto o che viviamo, noi rimaniamo radicalmente liberi.
Gesù è morto per questo. È morto perché la parte più decisiva di noi potesse esercitare fino in fondo una libertà radicale. Da quel momento in poi nessuna ferita, nessuna malattia, nessuna ingiustizia, nessun male potranno mai sostituirsi alla nostra libertà. Tutte queste cose possono solo condizionarci, intralciare, rallentare, ma mai cancellare la nostra libertà di fondo. Questo fa esclamare a San Paolo una simile affermazione: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi”.
Il modo attraverso cui questa libertà c’è stata data è proprio la Croce.

Quando diciamo “Croce di Cristo” non ci riferiamo al semplice legno o ai chiodi bensì al modo con cui Egli se n’è fatto carico. Infatti la Croce che salva è il dono di sé. Gesù ha dato la sua vita per ciascuno di noi realizzando in pieno ciò che aveva detto: “nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per gli amici”.
Accogliere la Croce allora non significa andarsi a cercare la sofferenza, ma vivere tutto quello che la vita ci riserva (bello o brutto che sia) domandandoci se lo stiamo vivendo per amore e con la logica del dono. In questo senso un padre che si sveglia presto la mattina e va a lavorare, o una madre che fa i salti mortali per far quadrare i conti, o un malato che deve affrontare una terapia dolorosa, o una qualunque persona che vive una qualunque circostanza della vita deve chiedersi se sta vivendo quelle cose subendole o accogliendole come un modo per amare e per donare la vita. Gesù non è venuto solo a darci l’esempio, ma a ricordarci che in questo particolare modo di accogliere la vita, noi non siamo soli. Lui è con noi, crocifisso con noi, inchiodato con noi. Non è lontano nei cieli ad osservare come ce la caviamo, ma è con noi a vivere intimamente quello che ci accade. Ecco perché guardarlo in Croce non deve suscitare sensi di colpa, ma senso di gratitudine. Lo guardiamo e diciamo: “hai deciso di stare con me, dalla mia parte, lì dove tutti scappano. Hai offerto la tua vita perché io non fossi solo mai. Sei morto perché io possa accogliere la morte sapendo che l’hai vinta”.

Esaltazione della Croce (1)

La Croce è l’esaltazione dell’Amore di Colui che ha donato la propria vita. Una festa che esalta la Croce potrebbe sembrare una festa al quanto macabra. Ma questo rischio lo corriamo soprattutto quando non abbiamo chiaro che cosa sia innanzitutto la Croce. Essa non è l’esaltazione del dolore, della sofferenza come lo strumento privilegiato che un sadico Dio usa per salvarci. La Croce è ciò che spiega mirabilmente Giovanni nella pagina del Vangelo di questa festa: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”.
La Croce quindi è l’esaltazione dell’Amore di Colui che ha dato la propria vita per amore nostro.
Neanche a Gesù piace il dolore e la sofferenza. Non a caso ha passato la vita cercando di alleviare il dolore altrui. E quando si trova davanti alla possibilità della Croce anche Lui trema, ha paura, lo confida a Dio e ai suoi amici. Gesù non ama il dolore ma ama noi, e se per amore nostro deve affrontare anche ciò che a Lui non piace allora Egli lo affronta perché non c’è dolore che possa fermare l’immenso amore che ha nel cuore.
Lasciarci educare dalla Croce significa quindi lasciarsi educare da questo amore. È imparare a vivere la vita nella sua interezza smettendo di sceglierci solo ciò che ci piace ed accettare anche ciò che non ci piace, ma accettarlo per amore di Qualcuno, e non per semplice eroismo.
Chi ama sperimenta una forza misteriosa. L’amore ci rende capaci di cose impossibili.
È questa la testimonianza di Gesù: ha amato facendo una cosa impossibile, cioè accettando di morire, e proprio per questo risorgere.

Finché non ci lasceremo raggiungere dall’amore crocifisso di Cristo, allora la nostra vita non sarà veramente una vita salvata. Infatti solo quando ti senti amato di un amore totale, gratuito e che dona tutto, solo allora la tua vita è una vita salva.
La Croce non serve a suscitare sensi di colpa, ma esattamente a distruggerli. Dio non ci ha amati tanto da indurci ad amarlo per contropartita. Egli ci ha amato e basta, senza domandare nulla in contraccambio. Vivere una vita diversa a partire da questo Amore è solo frutto di una nostra libera decisione. Ma nessuno è libero se innanzitutto qualcuno non lo ama. 
Solo l’amore rende le persone libere. Per questo Dio ci ha amato per primo, e ci ha messo nelle condizioni di essere radicalmente liberi.

Santissimo nome di Maria

Nel giorno 12 di settembre la Chiesa celebra la memoria del santo Nome di Maria (Miryam in ebraico), nome che racchiude un vero scrigno di significati, che lungo i secoli sono stati interpretati da grandi autori e che riflettono le altissime qualità e i singolari privilegi concessi da Dio alla Sua Santissima Madre.
Il nome, che viene dato a ciascuna persona, racchiude sempre in sé un particolare significato. Nella Sacra Scrittura, precisamente in Genesi 2,18-20, leggiamo che Dio fece “sfilare” davanti ad Adamo tutti gli animali creati: il primo uomo, dopo aver osservato ciascuno di essi, determinò come doveva essere chiamato, dando un nome che definisse quella creatura, una parola che potesse racchiudere in sé il significato più profondo della sua natura, la quale rifletteva particolari aspetti della perfezione infinita di Dio.
È molto bello pensare questo anche per ciascuno di noi: creati a immagine e somiglianza di Dio, riflettiamo, con i doni e le caratteristiche che Dio ci ha donato, alcuni aspetti della Sua infinita perfezione.

Maria Santissima è immagine della perfezione di Dio. Se ogni creatura riflette la perfezione di Dio, quanto più nel nome di Maria Santissima sono racchiuse tutte le grazie di cui Dio l’ha ricolmata! La Santissima Vergine fu chiamata Maria e fu concepita senza peccato originale, perché destinata a essere la Madre del Verbo di Dio, che si incarnò nel suo seno. Così, il nome di Maria significa non uno, ma un insieme di aspetti infinitamente perfetti di Dio, che Lei rappresenta in modo speciale.
I Padri della Chiesa hanno tanto meditato e scritto sul nome di Maria. Sant’Alberto Magno afferma, a esempio, che questo nome significa “Mare amaro”: mare, che viene rammentato come simbolo di Maria Santissima per la sua immensità di grazie e virtù; ma anche perché la sua vita fu uno specchio della vita del Signore, amara e piena di dolori. Significa anche “Stella del mare” e proprio in riferimento a questo titolo si trovano il maggior numero di scritti dei Santi.
Esaltando il nome di Maria, diamo gloria a Dio: quando glorifichiamo il nome di Maria, glorifichiamo il senso più profondo della sua persona e pertanto glorifichiamo lo stesso Dio, lodandoLo nella persona della Sua Madre amatissima.

All’amore di questa Madre deve corrispondere il nostro amore di figli. L’Angelo, inviato da Dio, disse a Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. L’obiettivo di questa festa è che i fedeli possano raccomandare a Dio, in modo speciale per intercessione della Sua Santissima Madre, le necessità della Chiesa e le proprie necessità, oltre che ringraziare il Signore per i benefici ricevuti attraverso la sua intercessione.
Se è così grande l’amore che questa Madre nutre per tutti i suoi figli, dobbiamo necessariamente corrispondere con il nostro amore, lasciare che il nostro cuore trovi rifugio nel Suo Cuore Immacolato e ne sia conquistato. Se ci sentiamo suoi figli, dobbiamo spesso ricordarLa, parlare con Lei e di Lei, imitarLa e obbedire ai suoi richiami materni.
I Padri della Chiesa definiscono Maria “Onnipotenza supplice” nei confronti di Gesù: nessun peccatore, che si rivolga fiduciosamente a Lei, rimane deluso e attraverso di Lei il perdono di Dio arriva a ogni anima: chi pronuncia il nome di Maria, apre il Cuore stesso di Dio.
Egli, ricco di Misericordia, dona tutti i Suoi tesori di grazia e tutto concede a coloro che chiedono qualcosa invocando il nome di Maria, Sua e nostra Santissima e dolcissima Madre.
Dobbiamo riconoscere come veramente il nome della Santissima Vergine Maria ci salva da ogni pericolo. Invocando il Suo Nome, siamo tutelati dal rischio di peccare, dalle tentazioni che ci inducono al male e da tutte le difficoltà. Davanti a qualsiasi sofferenza umana, di fronte agli avversari e ai pericoli che incontriamo sul nostro cammino, invocare il nome di Maria Santissima ci fortifica e fa crescere in noi una grande fiducia nel Signore.

Natività Beata Vergine Maria

L’antifona al Benedictus della liturgia delle Lodi, ci aiuta a dare una intonazione gioiosa a questa festa: “La tua nascita, vergine Madre di Dio, ha annunciato la gioia al mondo intero: da te è nato il sole di giustizia, Cristo nostro Signore”. Ogni bambino che nasce è un momento di gioia e di festa per lui che viene al mondo, per la sua famiglia e per l’umanità intera. Certamente lo è stato ancora di più per Maria, che ci ha portato il figlio di Dio, Gesù, sole che illumina ogni persona. Proprio per questo la Chiesa fin dagli inizi ha collocato Maria in un posto centrale della vita cristiana. Maria è dentro la Chiesa e come madre ha generato Gesù. Anche lei si è messa alla sua sequela e come prima discepola lo ha ascoltato, mettendo in pratica la parola di Dio. I veri legami non sono quelli della carne, ma quelli della fede, di chi ascolta la Parola e la mette in pratica.
Nel celebrare la festa della nascita di Maria, la Chiesa vede in questo avvenimento l’aurora che precede la luce che è Gesù, nostra salvezza; così come l’aprirsi sulla terra, coperta dal male e dal peccato, di un fiore che porta gioia e speranza a tutta l’umanità. Quando Maria venne al mondo, Dio era già all’opera per preparare l’umanità tutta ad accogliere suo figlio Gesù. Ci ha ricordato san Paolo: “Quelli che da sempre ha conosciuto, Dio li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del figlio suo”. Dio ci ama e ci vuol bene al di la della nostra volontà e dei nostri meriti, aiutandoci a superare tutte le fatiche e incertezze del tempo presente, rivolgendo a tutti per mezzo di suo figlio Gesù, la chiamata alla santità. È una chiamata universale ad essere figli e fratelli tra di noi in Cristo. Nel lungo racconto delle generazioni, sintesi teologica più che storica, si vede lo svelarsi del progressivo disegno di Dio, che si intreccia con la vita reale delle persone, spesso anche con i peccatori, che porta alla realizzazione del suo progetto di salvezza.
Celebreremo questa festa per contemplare e accogliere questo progetto di Dio, perché continui attraverso di noi, l’opera di salvezza del mondo. Maria, la prima credente, fa da capofila. Noi dobbiamo imparare a vivere come lei. Importante è non tenere Maria lontana e fuori dal nostro vissuto e dalla nostra vita. Scriveva Santa Teresa di Lisieux: “Perché una predica sulla Vergine mi faccia dire bene, mi deve far vedere la sua vita reale, e non la vita fantastica; e sono sicuro che la sua vita reale era proprio semplice”.
In ogni festa mariana possiamo rileggere, nella vita e nella storia di Maria, così come di ogni persona, la presenza di Dio che non è lontano, che non si disinteressa di noi, ma che entra nell’umanità, che vi dimora, assumendone tutte le pieghe, quelle belle ma anche quelle complicate ed oscure. Dio fa la storia insieme con noi. La nascita di Maria, illuminata dal racconto delle generazioni, ci permette di ritrovarci nella storia della salvezza, così come l’ha voluta Dio.
Noi ringraziamo la Madonna di questa consolazione, che Ci lascia intravedere la sua provvida e materna assistenza alla Chiesa; che Ci offre l’esempio d’una sempre rifiorente generosità cristiana, che Ci fa pensare a tutto il tesoro di opere buone, a cui la vostra vita è consacrata.
Noi pregheremo la Madonna perché ci faccia forti: oggi la vita religiosa esige fortezza; ieri forse era il rifugio di tante anime deboli e timide; oggi è l’officina delle anime forti, costanti ed eroiche. Noi la pregheremo perché la Madonna ci faccia lieti e felici; la vita cristiana non può essere autentica che nella gioia interiore! È quella che ci auguriamo a ricordo di questa festa.

Santa Teresa di Calcutta

Santa Teresa di Calcutta, questa grande donna del nostro tempo, questa coraggiosa messaggera del Vangelo, la cui vita è stata così profondamente segnata dall’amore, è molto amata e venerata. Anche noi, la nostra comunità Parrocchiale, guarda a lei come esempio e fonte d’ispirazione.
Madre Teresa era missionaria – come lei stessa si definiva -, portatrice dell’amore di Dio e ambasciatrice della Sua pace. Voleva che le persone di cui si prendeva cura sperimentassero la tenerezza dell’amore di Dio. La sua mano affettuosa, le sue braccia aperte, il suo sorriso luminoso, i suoi gesti accoglienti, volevano trasmettere questo messaggio: tu sei amato, tu sei accettato, c’è chi si prende cura di te.
La forza persuasiva dell’amore di Madre Teresa aveva la capacità di conquistare i cuori.
La sua vita è un esempio concreto di come l’inno alla carità della Lettera di San Paolo ai Corinzi possa essere vissuto: senza l’amore non siamo nulla e ciò che facciamo è privo di significato.
Una vita piena di amore, invece, porta una sorprendente fecondità.
Madre Teresa spese tutte le sue energie nel servizio ai più poveri e bisognosi. Tuttavia per lei al centro dell’attenzione non c’erano la povertà e la miseria, ma bensì il raggiungere la totale unione con Dio per abbandonarsi nelle Sue mani, incondizionatamente. Poneva nel Signore ogni speranza e per questo riuscì
a toccare il cuore dei poveri, donando ad essi il conforto e la consolazione del Regno preparato per loro.
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Questa era una delle frasi di Cristo preferite da Madre Teresa. Non si stancava mai di ripetere che “un cuore puro può vedere Dio”. Si riferiva alla penetrante visione di fede, che proviene dall’essere orientati unicamente verso Dio e che consente di percepirne in ogni circostanza e situazione la mano, sempre all’opera nella vita dell’uomo. La fede di Madre Teresa era così grande da portarla a riconoscere Dio anche negli avvenimenti più dolorosi e tragici della vita.
Il suo coraggio nell’affrontare le tante sfide e difficoltà che insorgevano nel servizio ai poveri è ammirevole e stimolo ad imitarla: la grandezza del suo amore la spingeva a sorridere anche quando la sua missione non era facile, e la sua profonda fede l’aiutò a conservare la gioia anche tra sofferenze interiori ed esteriori.
Possiamo veramente dire che Madre Teresa è stata un dono di Dio al mondo moderno che ha fame di verità e di amore gratuito e senza riserve. Consumata completamente dall’amore di Dio e dedita senza limiti all’annuncio del Vangelo, con i fatti innanzitutto, molti hanno visto in lei un esempio di vita autenticamente cristiana: erano attratti dal Volto di Cristo che traspariva in lei e nel suo servizio ai poveri.
Gente di ogni credo amava Madre Teresa. Sono molto conosciute, perché hanno fatto il giro del mondo, le celebri parole con cui il Segretario Generale all’ONU presentò Madre Teresa, quando venne invitata in quell’autorevole consesso: “Ecco la donna più potente della terra. Ecco la donna che è accolta dovunque con rispetto e ammirazione. Costei è veramente le “Nazioni Unite”, perché, nel suo cuore ha accolto i poveri di tutte le latitudini della terra!”.
Sono parole che suscitarono nella piccola Madre di Calcutta un certo imbarazzo ed a cui rispose con una magistrale lezione di vita, di ascesi e di spiritualità cristiana: “Io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, il Signore mi ha riempito il cuore di amore e così ho potuto amare i poveri con l’amore di Dio”.
Anche nel mondo d’oggi l’uomo è ancora attratto dai valori e dai grandi ideali di bontà e di amore che Madre Teresa ha vissuto nella loro più profonda verità. A fondamento di tutte le sue virtù c’era una fede incrollabile in Dio e la sottomissione alla legge divina. A Lui offrì la sua vita senza alcuna riserva e Dio poté compiere meraviglie in lei e attraverso di lei, proprio per la sua docilità. Anche per questo Madre Teresa resterà nella Chiesa esempio luminoso a sostegno e incoraggiamento nel cammino verso quella santità che riteneva essere un semplice dovere per ogni cristiano.
Madre Teresa pur non ricercando mai la fama, ha esercitato un grande fascino che non si può spiegare con le categorie di questo mondo, ma va visto nel suo orizzonte soprannaturale, quello di cui si sono nutriti i santi. È stata l’attrattiva della sua santità, infatti, che portava innumerevoli frutti di bene, a colpire
e a catturare in una catena d’amore.
La Santa Teresa di Calcutta rimane mirabile esempio e segno pieno di fascino per il nostro tempo di come una vita costruita sulle Beatitudini sia colma d’amore e possa donare luce al mondo, quella luce che è Cristo.

Riprende il giovedì Eucaristico

L’Adorazione è un momento assai impegnativo della preghiera. È più facile meditare ed ancor più facile fare preghiera vocale. Di fatto si evade con facilità dall’adorazione. Anche quando se ne è scoperta la bellezza, c’è sempre la tentazione di evadere. Ma quando si è fatta esperienza, si ha la netta impressione di avere scoperto la chiave della vita spirituale, si ha l’impressione di avere trovato la roccia su cui costruire tutto.

L’Adorazione eucaristica è stare davanti all’Eucaristia offrendosi a Cristo.
Quasi sempre la nostra preghiera è chiedere, l’adorazione invece è donare.
Ma che cosa posso donare? Il mio amore! L’Adorazione è dunque stare davanti al Signore ripetendogli tante volte che lo amo? No, non è esattamente questo.
L’adorazione non è un dare a parole, che è molto facile, ma un dare a fatti, cosa ben diversa. L’adorazione si può fare senza parole: chi ama veramente non ha bisogno di dire tante parole; agisce, dona se stesso. Quando dico al Signore che lo amo (e lo posso esprimere anche senza parole) io intendo dire: “Signore, voglio essere come mi vuoi tu, la mia carità sarà autentica, il mio lavoro sarà compiuto bene, riparerò a quella viltà, sistemerò quella cosa che ti dispiace.
Ti amo, Signore, voglio fare in tutto la tua volontà, la tua non la mia: voglio essere disponibile, voglio essere povero, voglio essere come mi vuoi tu”. Se questa offerta è rinnovata (e non c’è bisogno di grandi parole), è ripresentata tante volte, sono altrettanti atti di amore. Questo è adorare.

Padre de Foucauld ha definito così l’adorazione: “Guardare al Signore amandolo”. Santa Teresa d’Avila ha scritto: “Più una preghiera contiene amore, più è preghiera”. L’adorazione allora si potrebbe chiamare la preghiera d’amore, cioè la vera preghiera. L’adorazione è dunque una preghiera “attivissima”, perché è la preghiera del donarsi. Viene da chiedersi: perché bisogna offrirsi a Lui con tanta insistenza? Perché continuamente sfuggiamo a Dio, continuamente deviamo da Lui, continuamente ci perdiamo. Se nell’Eucaristia Gesù fosse visibile, sarebbe facile l’adorazione, ma la nostra preghiera afferra l’invisibile; noi ci doniamo a una Persona che non si raggiunge con la sensibilità, che non vediamo, che non sentiamo, che non ci risponde con una voce udibile. Per questo l’adorazione è un momento tanto esigente.
L’adorazione, la preghiera non è in primo luogo un sentimento, né un pensiero, ma il riconoscere la presa di possesso di Dio su di noi, sul più intimo di noi stesi, è un’opera più grande e più assoluta di quanto possiamo averne coscienza. È un atto che suppone molto coraggio e abbandono di sé a un’attività di Cristo in noi, attività che è spesso terribilmente dolorosa. Ecco ciò che dobbiamo ripeterci, di cui dobbiamo essere convinti e che dobbiamo tradurre in pratica”.

XIX Giornata Custodia Creato

La Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato ricorre il 1 settembre.
“Spera e agisci con il creato”: è il tema della Giornata. È riferito alla Lettera di San Paolo ai Romani 8,19-25: l’Apostolo sta chiarendo cosa significhi vivere secondo lo Spirito e si concentra sulla speranza certa della salvezza per mezzo della fede, che è vita nuova in Cristo. Il tema, “Spera e agisci con il Creato”, richiama l’attenzione sulla necessità urgente di una relazione armoniosa con il nostro ambiente naturale, basata su azioni concrete e speranza attiva. Questo tema è profondamente radicato negli insegnamenti di Papa Francesco, come espresso nelle sue lettere encicliche “Laudato sì”, “Fratelli Tutti” e nella sua lettera apostolica “Laudate Deum”. Questi documenti forniscono una guida spirituale e pratica per affrontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo.

Laudato sì: La Cura della Casa Comune
Ecologia Integrale: Papa Francesco sottolinea l’interconnessione tra l’ambiente naturale, l’economia e la giustizia sociale. Proporre un’ecologia integrale che comprende la dimensione umana e sociale.
Crisi Ambientale e Responsabilità Umana: Viene denunciata la crisi ambientale come risultato di un modello di sviluppo insostenibile e di un consumo eccessivo delle risorse naturali.
Viene richiesto un cambiamento radicale nei comportamenti individuali e collettivi.
Azione e Speranza: L’enciclica incoraggia l’azione collettiva e la speranza attiva come strumenti per proteggere il nostro pianeta. Invita tutti, specialmente i giovani, a impegnarsi in iniziative concrete per la cura della creazione.

Laudate Deum: L’Urgenza dell’Azione Ambientale
Continuità e Urgenza: In questa lettera apostolica, Papa Francesco ribadisce l’urgenza di agire contro il cambiamento climatico, rafforzando i messaggi della “Laudato sì”.
Giustizia climatica: Viene sottolineata la necessità di giustizia climatica, evidenziando come i più poveri e vulnerabili siano i più colpiti dalle crisi ambientali.
Azioni concrete: L’appello è per azioni concrete a livello locale e globale, invitando tutti a partecipare attivamente alla salvaguardia dell’ambiente attraverso scelte etiche e sostenibili.

Fratelli Tutti: La Fraternità e l’Amicizia Sociale
Solidarietà Globale: Questa enciclica mette in luce la necessità di una fraternità universale e di un’amicizia sociale che superi i confini nazionali e culturali. La cura del creato è vista come parte integrante di questa visione di solidarietà.
Economia della Cura: Viene proposta un’economia che metta al centro la cura delle persone e del pianeta, opponendosi a modelli di sviluppo che sfruttano le risorse naturali senza considerare le conseguenze sociali e ambientali.
Speranza e Azione: Papa Francesco invita a non perdere la speranza ea trasformarla in azioni concrete per costruire un mondo più giusto e sostenibile.

Creazione tra gemito e attesa

La creazione geme e soffre le doglie del parto (Rm 8,22)
Questa immagine biblica raffigura la Terra come una Madre, che geme come durante il parto. I tempi in cui viviamo dimostrano che non ci rapportiamo alla Terra come a un dono del nostro Creatore, ma piuttosto come a una risorsa da utilizzare. San Francesco d’Assisi lo aveva capito quando nel suo Cantico delle Creature si riferiva alla Terra come a nostra sorella e nostra madre. Come può Madre Terra prendersi cura di noi se non siamo noi a prenderci cura di lei? La Creazione geme a causa del nostro egoismo e delle azioni insostenibili che la danneggiano. Insieme a nostra Sorella, Madre Terra, creature di ogni tipo, compresi gli esseri umani, gridano a causa delle conseguenze delle nostre azioni distruttive che causano la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la sofferenza umana, nonché la sofferenza del Creato.
Eppure c’è speranza e aspettativa per un futuro migliore. Sperare nel contesto biblico non significa restare fermi e silenziosi, ma piuttosto gemere, gridare e lottare attivamente per una nuova vita in mezzo alle difficoltà. Proprio come durante il parto, attraversiamo un periodo di dolore intenso ma sta nascendo una nuova vita.
La Creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio (Rm 8,19)
Il Creato e tutti noi siamo chiamati ad adorare il Creatore, lavorando insieme per un futuro di speranza e azione attiva. Solo quando collaboriamo con il Creato possono nascere le primizie della speranza.
La teologia paolina ci ricorda che sia la Creazione che l’umanità sono concepite fin dall’inizio in Cristo e, pertanto, sono affidate l’una all’altra. Il Creato è in punta di piedi in attesa della manifestazione dei figli di Dio! I figli di Dio sono coloro che tendono le mani verso il Creatore, riconoscendosi umili creature, per lodare e rispettare Dio, e allo stesso tempo per amare, rispettare, prendersi cura e imparare dal dono di Dio della Creazione. Il Creato non è dato all’umanità perché venga usato e abusato, piuttosto, l’umanità è creata per essere parte della Creazione. Più che una casa comune, il Creato è anche una famiglia cosmica che ci chiama ad agire in modo responsabile. È così che i figli di Dio hanno una vocazione intrinseca e un ruolo importante da svolgere nella manifestazione del Regno di giustizia.
Le primizie della speranza (Rm 8,23-25)
La speranza è uno strumento che ci consente di superare la legge naturale del decadimento.
La speranza ci è data da Dio come protezione e guardia contro la futilità.
Solo attraverso la speranza possiamo realizzare in pienezza il dono della libertà. Libertà di agire non solo per raggiungere divertimento e prosperità, ma per raggiungere la fase in cui siamo liberi e responsabili.
La libertà e la responsabilità ci consentono di rendere il mondo un posto migliore.
Agiamo per un futuro migliore perché sappiamo che Cristo ha vinto la morte causata dai nostri peccati.
C’è molto dolore sulla Terra a causa delle nostre mancanze. I nostri peccati strutturali ed ecologici infliggono dolore alla Terra e a tutte le creature, compresi noi stessi. Sappiamo di aver causato molti danni al Creato e al mondo in cui viviamo a causa della nostra negligenza, a causa dell’ignoranza, ma anche, in molti casi, a causa del nostro incessante desiderio di soddisfare sogni egoistici irrealistici.
C’è una frase comunemente attribuita a Sant’Agostino che dice: “La speranza ha due belle figlie; i loro nomi sono Rabbia e Coraggio. Rabbia per come stanno le cose e coraggio di vedere che non rimangano come sono”. Mentre assistiamo alle grida e alle sofferenze della Terra e di tutte le creature, lasciamo che la santa rabbia ci spinga verso il coraggio di essere fiduciosi e attivi per la giustizia. Crediamo che l’incarnazione del Figlio di Dio offra una guida che ci consenta di affrontare questo mondo inquietante.
Dio è con noi nel tentativo di rispondere alle sfide del mondo in cui viviamo.
Esistono diverse forme di speranza. La speranza, però, non è solo ottimismo. Non è un’illusione utopica. Non è che sta aspettando un miracolo magico. La speranza è fiducia che la nostra azione abbia un senso, anche se i risultati di questa azione non si vedono immediatamente. La speranza non agisce da sola.
In precedenza, nella sua lettera ai Romani, l’Apostolo Paolo spiega lo stretto rapporto della speranza come processo di crescita: “la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”. La pazienza e la perseveranza sono strettamente associate alla speranza.
Queste sono qualità che portano alla speranza.
Sappiamo quanto sia urgente un’azione coraggiosa per contenere la crisi climatica ed ecologica, e sappiamo anche che la conversione ecologica è un processo lento poiché gli esseri umani sono ostinati a cambiare le loro menti, i loro cuori e il loro modo di vivere. A volte non sappiamo come dovrebbero essere le nostre azioni. Mentre viaggiamo nella vita, ogni giorno riceviamo nuove idee e ispirazioni per trovare un migliore equilibrio tra l’urgenza e i ritmi lenti del cambiamento duraturo. Potremmo non comprendere appieno tutto ciò che sta accadendo, potremmo non comprendere le vie di Dio, ma siamo chiamati a fidarci e a seguire con azioni concrete e durature, sull’esempio di Cristo Redentore di tutto il Cosmo.