Preghiera liturgica

Quando una comunità si raduna per meditare la Parola, per celebrare un Sacramento, sente l’esigenza di innalzare la propria preghiera collettiva, comunitaria, rivolgendosi al Padre nel nome del Figlio, come egli stesso ha chiesto nel vangelo. Lo fa il celebrante durante l’Eucaristia, prima dell’ascolto della Parola (colletta), sulle offerte e dopo la Comunione, concludendo ogni invocazione con le parole: “Te lo chiediamo per Cristo … e come sarebbe bello prestare attenzione a quello che chiede per nostro conto!

Lo fa la comunità, dopo le letture, pregando per la Chiesa, per il Papa e i Vescovi, per tutti gli uomini, per le situazioni particolari che si stanno vivendo o celebrando, per i defunti …

La qualità della celebrazione dipende dal clima che si viene a creare, dalla consapevolezza dell’Assemblea di quello che sta succedendo. Curare la Celebrazione dell’Eucaristia, delle veglie di preghiera, delle adorazioni, delle novene, diventa per noi e per chi si unisce la possibilità di sperimentare che Dio è presente in mezzo alla sua comunità che si raduna per pregarlo.

La recita comunitaria del rosario, prima della Celebrazione Eucaristica (modalità di preghiera che abbiamo migliorato strada facendo) è un ulteriore segnale ci quanto ci stia a cuore la preghiera comunitaria.

Preghiera personale, preghiera comunitaria

La preghiera personale, quotidiana, centrata sulla Parola di Dio, e la preghiera comunitaria, che sia l’Eucaristia Festiva o Feriale, la celebrazione dei Sacramenti, l’adorazione, le veglie, le Novene … sono le due rotaie su cui viaggia il treno della nostra fede. Una preghiera che resta solo personale diventa solitaria. Una preghiera che si riduce a essere solo comunitaria, che non sia seguita da alcun momento di riflessione personale lungo la settimana, rischia di essere una parentesi nella vita che non incide veramente sulle scelte quotidiane.

Una preghiera che si fa voce

Quando i cristiani sono diventati comunità sentono il bisogno di esprimere la propria fede con una preghiera comunitaria. Se non sci fosse questo desiderio, se non si reagisce positivamente di fronte ad un eventuale invito alla preghiera comunitaria, se ci fosse disinteresse, assenza, necessita una seria domanda sul vissuto della comunità. È altrettanto evidente che non basterebbe solo una presenza. Se si prega comunitariamente, è bene imparare a pregare tutti insieme, senza urlare, senza frettolosità o lungaggini, perché anche la preghiera diventi corale, fatta da un unico cuore, manifestando l’unità delle diverse persone che trovano, in Cristo, lo stesso ritmo per lodare Dio con un cuor solo e un’anima sola.

Quando celebriamo l’Eucaristia ci accorgiamo subito se chi prega pensa e crede alle parole che sta pronunciando!

La preghiera comunitaria, la preghiera liturgica

Con questi due ritmi complementari i cristiani si rivolgono al Padre, nella certezza che Gesù risorto accoglie le nostre richieste.

Se la preghiera personale è importante, lo è altrettanto quella comunitaria, soprattutto  l’Eucaristia. Gesù ci ha insegnato che il Padre ascolta senza indugio la preghiera dei figli, realizzando ciò che essi chiedono nel nome del suo Figlio.

Se viviamo nell’unità, se, come comunità, abbiamo sperimentato l’amore che viene dal Padre e  vogliamo che ogni uomo lo conosca, se ci siamo trovati coinvolti in un grande progetto e decidiamo  di collaborare, diventa spontaneo rivolgersi al Padre per chiedergli un aiuto nel nostro cammino. La preghiera, anche quella comunitaria, non cambia Dio, ma il nostro modo di vedere le cose. Lo stare insieme per pregare diventa uno strumento potente per crescere nella fede.

Pregare insieme

Esiste una forma di preghiera comunitaria per eccellenza, che è la celebrazione dell’Eucaristia festiva, accanto ad altri momenti importanti come le celebrazioni in preparazione alle solennità, i momenti forti dell’anno liturgico (la Via Crucis), le veglie di preghiera, le adorazioni, in cui la voce del singolo diventa voce della Sposa che acclama lo Sposo, il Signore Gesù.

Pregare: per chi?

Per le persone che conosciamo che amiamo, che incontriamo quotidianamente. Ma anche per le persone che non conosciamo. Per tutti loro possiamo diventare dei terroristi d’amore, spargendo a piene mani, in un cuor nostro, benedizione e intercessione. Noi non conosciamo le esigenze e i bisogni reali di chi ci sta davanti, ma il Signore sa di cosa hanno bisogno. E non soltanto chiedere per gli altri, ma anche ringraziare e lodare per loro e con loro. Il cuore che prega per gli altri si nutre dello sguardo di Dio sul mondo e lo imita. Certo, non sempre è così facile e ci sono momenti in cui, noi per primi, siamo affaticati e spenti. Allora, in quel caso, pregare per gli altri diventa difficile eppure, inevitabilmente, ci aiuta ad uscire dal nostro guscio, ci impedisce di fare della nostra vita e delle nostre pene il metro di giudizio sull’universo. La tradizione cristiana insegna che la preghiera per gli altri ottiene anche di vedere esaudite le proprie preghiere. Il gesto magnanimo di chi vede prima le necessità del fratello è in piena sintonia con lo stile di Dio. E i Padri della Chiesa ci insegnano che quando preghiamo per gli altri, quando il nostro cuore si allarga alla misura di Cristo, Dio esaudisce anche le nostre preghiere.

Pregare perché?

La preghiera per gli altri è una manifestazione di compassione, anzitutto, e di interesse. Davanti a una persona che vive un momento di crisi, che sprofonda nella sofferenza, che è accecato dalle tenebre e dal peccato, siamo chiamati ad agire, se possibile. Ma, realisticamente, molto spesso non possiamo fare molto. A volte possiamo dare un consiglio, offrire un aiuto concreto, ascoltare uno sfogo. Ma ciò che, senz’altro, possiamo fare, è accompagnare le persone nella preghiera.

Pregare per gli altri, allora, diventa, manifestazione di fede in Dio, di fiducia, di intimità. Parlare dell’amico che sta male, come fanno Marta e Maria, inviando un messaggio a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami sta male” portare davanti al Signore una situazione di difficile soluzione. La preghiera per gli altri è in piena sintonia con l’atteggiamento di Gesù che, anche nel momento più drammatico della sua vita, non si dimentica di pregare per i suoi discepoli (Giovanni 17), e di pregare per la salvezza dei suoi assassini (Luca 23,24). È una manifestazione concreta di affetto il debordare dell’amore ricevuto da Cristo che si riversa su quanti abbiamo accanto, dopo avere colmato noi.

Veglia missionaria

Stasera ore 21.

La veglia missionaria di quest’anno ha una particolarità: parte dall’esperienza vissuta di una comunità che, in “tempo di coronavirus”, ha condiviso il proprio cammino con impegno e creatività.
C’è qualcosa di più importante della condivisione quotidiana in una comunità di e in formazione?
Il tema della missione e della risposta personale alla chiamata del Signore è qualcosa di tangibile: uomini in cammino, rappresentando ben 12 Paesi diversi, condividono quotidianamente la fede nel Signore che conduce ogni discepolo nell’esperienza più forte, cioè con Gesù, l’uomo nuovo, il Dio vicino!
La comunità del seminario del PIME di Monza ha elaborato la veglia missionaria che, ci auguriamo, possa essere vissuta dalla nostra Comunità parrocchiale quale preparazione alla 94° Giornata Missionaria Mondiale (domenica 18 ottobre 2020). Possiamo condividere con persone lontane e vicine la nostra fede, l’amicizia col Maestro che mostra la sua umanità (come quando si commuove davanti ai malati, quando parla alla folla assetata della sua Parola, come quando piange la morte dell’amico Lazzaro); Gesù, con la sua persona, ci insegna a mettere in gioco la nostra umanità. Diventeremo tutti “tessitori di fraternità”, con la vicinanza ai fratelli coi quali viviamo, per dare concretezza alla Chiesa, comunità di famiglie, luogo di scambio, di accoglienza e di parole, per tessere pazientemente la “fraternità”, quale risposta alla chiamata del Signore: Sì, vengo io, manda me!

La veglia missionaria di quest’anno ha una particolarità: parte dall’esperienza vissuta di una comunità che, in “tempo di coronavirus”, ha condiviso il proprio cammino con impegno e creatività. C’è qualcosa di più importante della condivisione quotidiana in una comunità di e in formazione? Il tema della missione e della risposta personale alla chiamata del Signore è qualcosa di tangibile: uomini in cammino, rappresentando ben 12 Paesi diversi, condividono quotidianamente la fede nel Signore che conduce ogni discepolo nell’esperienza più forte, cioè con Gesù, l’uomo nuovo, il Dio vicino! La comunità del seminario del PIME di Monza ha elaborato la veglia missionaria che, ci auguriamo, possa essere vissuta dalla nostra Comunità parrocchiale quale preparazione alla 94° Giornata Missionaria Mondiale (domenica 18 ottobre 2020). Possiamo condividere con persone lontane e vicine la nostra fede, l’amicizia col Maestro che mostra la sua umanità (come quando si commuove davanti ai malati, quando parla alla folla assetata della sua Parola, come quando piange la morte dell’amico Lazzaro); Gesù, con la sua persona, ci insegna a mettere in gioco la nostra umanità. Diventeremo tutti “tessitori di fraternità”, con la vicinanza ai fratelli coi quali viviamo, per dare concretezza alla Chiesa, comunità di famiglie, luogo di scambio, di accoglienza e di parole, per tessere pazientemente la “fraternità”, quale risposta alla chiamata del Signore: Sì, vengo io, manda me!

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Abbandonarsi

Ci sono momenti nella vita, in cui sperimentiamo anche una preghiera dolente, fatta di silenzio. È la preghiera dei momenti bui, della prova, in cui non sappiamo più se Dio c’è e se è come lo abbiamo conosciuto. Momenti di prova determinati, a volte, dalla nostra negligenza ma, molto più spesso dagli eventi della vita. Una malattia, la fine di un amore, un licenziamento, la consapevolezza dei propri limiti possono annebbiare la nostra vista spirituale, farci sprofondare nella tristezza e nel dubbio. Crediamo in Dio, certo, e in Gesù, ma è come se dormisse mentre il mare è in tempesta. (Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: «Passiamo all’altra riva del lago». Presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbattè sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi intimoriti e meravigliati si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e all’acqua e gli obbediscono?» Lc. 8,24). È successo anche ai gradi santi. A santa Teresa d’Avila, a san Francesco, a san Giovanni della Croce. Eppure è quello il momento della verità, il momento in cui scopriamo se davvero crediamo. Se esistiamo. Se resistiamo. La preghiera diventa fredda, dolorosa, quasi insopportabile. Pregare è uno strazio. Il silenzio allora, denso, carico, forte, si riempie di verità e di luce, in attesa dello Sposo che viene nella notte. (Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Mt. 25,1).

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Lodare

Ed esiste anche una preghiera di lode, totalmente gratuita, che scaturisce dal profondo del cuore innamorato. Ci sono dei momenti preziosi e delle situazioni che ci avvicinano a Dio in un modo totalmente inebriante e intenso da farci lodare Dio per la gioia di lodarlo. È il vertice della preghiera, che a volte lo spirito riserva al discepolo che si è affidato a Dio.