Veglia missionaria

Stasera ore 21.

La veglia missionaria di quest’anno ha una particolarità: parte dall’esperienza vissuta di una comunità che, in “tempo di coronavirus”, ha condiviso il proprio cammino con impegno e creatività.
C’è qualcosa di più importante della condivisione quotidiana in una comunità di e in formazione?
Il tema della missione e della risposta personale alla chiamata del Signore è qualcosa di tangibile: uomini in cammino, rappresentando ben 12 Paesi diversi, condividono quotidianamente la fede nel Signore che conduce ogni discepolo nell’esperienza più forte, cioè con Gesù, l’uomo nuovo, il Dio vicino!
La comunità del seminario del PIME di Monza ha elaborato la veglia missionaria che, ci auguriamo, possa essere vissuta dalla nostra Comunità parrocchiale quale preparazione alla 94° Giornata Missionaria Mondiale (domenica 18 ottobre 2020). Possiamo condividere con persone lontane e vicine la nostra fede, l’amicizia col Maestro che mostra la sua umanità (come quando si commuove davanti ai malati, quando parla alla folla assetata della sua Parola, come quando piange la morte dell’amico Lazzaro); Gesù, con la sua persona, ci insegna a mettere in gioco la nostra umanità. Diventeremo tutti “tessitori di fraternità”, con la vicinanza ai fratelli coi quali viviamo, per dare concretezza alla Chiesa, comunità di famiglie, luogo di scambio, di accoglienza e di parole, per tessere pazientemente la “fraternità”, quale risposta alla chiamata del Signore: Sì, vengo io, manda me!

La veglia missionaria di quest’anno ha una particolarità: parte dall’esperienza vissuta di una comunità che, in “tempo di coronavirus”, ha condiviso il proprio cammino con impegno e creatività. C’è qualcosa di più importante della condivisione quotidiana in una comunità di e in formazione? Il tema della missione e della risposta personale alla chiamata del Signore è qualcosa di tangibile: uomini in cammino, rappresentando ben 12 Paesi diversi, condividono quotidianamente la fede nel Signore che conduce ogni discepolo nell’esperienza più forte, cioè con Gesù, l’uomo nuovo, il Dio vicino! La comunità del seminario del PIME di Monza ha elaborato la veglia missionaria che, ci auguriamo, possa essere vissuta dalla nostra Comunità parrocchiale quale preparazione alla 94° Giornata Missionaria Mondiale (domenica 18 ottobre 2020). Possiamo condividere con persone lontane e vicine la nostra fede, l’amicizia col Maestro che mostra la sua umanità (come quando si commuove davanti ai malati, quando parla alla folla assetata della sua Parola, come quando piange la morte dell’amico Lazzaro); Gesù, con la sua persona, ci insegna a mettere in gioco la nostra umanità. Diventeremo tutti “tessitori di fraternità”, con la vicinanza ai fratelli coi quali viviamo, per dare concretezza alla Chiesa, comunità di famiglie, luogo di scambio, di accoglienza e di parole, per tessere pazientemente la “fraternità”, quale risposta alla chiamata del Signore: Sì, vengo io, manda me!

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Abbandonarsi

Ci sono momenti nella vita, in cui sperimentiamo anche una preghiera dolente, fatta di silenzio. È la preghiera dei momenti bui, della prova, in cui non sappiamo più se Dio c’è e se è come lo abbiamo conosciuto. Momenti di prova determinati, a volte, dalla nostra negligenza ma, molto più spesso dagli eventi della vita. Una malattia, la fine di un amore, un licenziamento, la consapevolezza dei propri limiti possono annebbiare la nostra vista spirituale, farci sprofondare nella tristezza e nel dubbio. Crediamo in Dio, certo, e in Gesù, ma è come se dormisse mentre il mare è in tempesta. (Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: «Passiamo all’altra riva del lago». Presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbattè sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia. Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi intimoriti e meravigliati si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e all’acqua e gli obbediscono?» Lc. 8,24). È successo anche ai gradi santi. A santa Teresa d’Avila, a san Francesco, a san Giovanni della Croce. Eppure è quello il momento della verità, il momento in cui scopriamo se davvero crediamo. Se esistiamo. Se resistiamo. La preghiera diventa fredda, dolorosa, quasi insopportabile. Pregare è uno strazio. Il silenzio allora, denso, carico, forte, si riempie di verità e di luce, in attesa dello Sposo che viene nella notte. (Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Mt. 25,1).

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Lodare

Ed esiste anche una preghiera di lode, totalmente gratuita, che scaturisce dal profondo del cuore innamorato. Ci sono dei momenti preziosi e delle situazioni che ci avvicinano a Dio in un modo totalmente inebriante e intenso da farci lodare Dio per la gioia di lodarlo. È il vertice della preghiera, che a volte lo spirito riserva al discepolo che si è affidato a Dio.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Ringraziare

Si benedice il nome di Dio per la sua presenza e la sua opera di misericordia ma si ringrazia anche per le cose concrete e puntuali che riceviamo. Si ringrazia per la vita, per la salute, per gli affetti, ma anche per il lavoro e per il cibo. Il rendimento di grazie ci mette nel giusto atteggiamento nei confronti della vita e degli altri: nulla ci è dovuto, tutto è grazia. Quando, in obbedienza al comando del Maestro, la comunità si raduna per celebrare l’Eucaristia e renderlo presente, il rendimento di grazie assume la dimensione comunitaria perché l’azione di Dio non è un beneficio solo personale.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Intercedere

Diventare discepoli ci permette di imitare Gesù nella preghiera per gli altri,  la preghiera di intercessione. Chiedere per sé è una cosa buona, se chiediamo cose buone; chiedere per gli altri cose buone è ancora meglio: ci rende simili a Cristo che è il grande orante, il pontefice, cioè colui  che fa da ponte fra noi e Dio. Portare nella nostra preghiera quotidiana le persone che incontriamo,  le loro attese, le loro sofferenze, è la novità della preghiera cristiana che giunge a farci pregare per  i nemici, senza invocare la vendetta, ma la loro conversione e il loro pentimento, e ci rende degli figli di quel Padre che fa piovere sui giusti e sui malvagi.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Chiedere

Al Dio che benediciamo e adoriamo rivolgiamo la nostra preghiera di domanda. E occorre chiedere come si chiede a un padre che sa già di cosa abbiamo necessità, chiedere sapendo che Dio ci dona sempre ciò che desideriamo, anche se non è sempre ciò che chiediamo.

Chiedere con insistenza e fiducia, sapendo che mai la preghiera del fedele è stata disattesa. Possiamo chiedere perdono, in un atteggiamento di sincero pentimento quando prendiamo consapevolezza del nostro peccato. Possiamo chiedere aiuto per un soccorso, per un bisogno spirituale e materiale. Non sempre il Signore risponde come vorremmo e, soprattutto, Dio non ci tratta da incapaci; ci sostiene nelle cose che possiamo fare, ci rende capaci e ci fa trovare delle soluzioni, ci aiuta ad affrontare i problemi e, quando questi ci paiono insormontabili e irrisolvibili, ci porta a capire che la nostra gioia non consiste necessariamente nel risolvere quel problema .

Adorazione missionaria

Vogliamo trovarci insieme come comunità cristiana per metterci in ginocchio, per dire che riconosciamo la presenza del Signore, unico maestro e salvatore: come il pubblicano del Vangelo, non abbiamo nulla da rivendicare; anzi ci riuniamo per adorare, per ringraziare, per ascoltare quanto oggi vuole dirci il Signore. Siamo piccoli discepoli, talvolta spaesati in questo mondo dal quale non vogliamo solo difenderci, ma al quale ci sentiamo da inviati.

Il Signore oggi riscalda il nostro cuore e ci manda il suo Spirito perché illumini ogni passo delle nostre giornate.

Stasera ore 17 e ore 21.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Adorare

Un altro modo di pregare è quello dell’adorazione. La parola stessa, adorare, indica il gesto di portarsi la mano alla bocca, in segno di meraviglia e di stupore o per tacere, in segno di timore rispettoso davanti alla grandezza di chi abbiamo dinnanzi. Adorare è un gesto adulto e virile di umiltà, di chi riconosce il primato di Dio, di chi riconosce il suo ruolo e la sua immensa forza. Si entra in adorazione davanti al mistero della presenza di Cristo dell’Eucaristia, ma anche davanti a un panorama che non ci riempie solo di bellezza e di stupore, ma che ci fa giungere alla soglia della vertigine di Dio.

Beata Vergine del Rosario

E’ spontaneo passare dalla preghiera dell’Angelus a quella del Rosario. Le Ave ne formano la trama. Il metodo di meditazione dei misteri, evocati brevemente, e che formano la base del rosario, è strettamente legato al modo, con cui le tre piccole frasi dell’Angelus rievocano il mistero dell’Incarnazione. Fra le preghiere e le devozioni in onore di Maria, il rosario è certamente la più popolare, e nello stesso tempo una delle devozioni in cui c’è più spiccato il senso della Chiesa. La preghiera del rosario orienta a Cristo, per mezzo di Maria. La Vergine aiuta a penetrare e a vivere il mistero di Cristo, come ella lo ha vissuto. La semplicità del rosario, la sua atmosfera di pura ed evangelica contemplazione, quando i misteri sono meditati come le parti di un solo tutto, fanno del rosario una via facile per estendere la contemplazione liturgica a tutta la vita quotidiana, e per ricondurre continuamente tutta la nostra vita alla sua fonte celeste.

Stasera alle ore 21 recita del Santo Rosario meditato.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Benedire

Il primo modo di pregare, e forse anche il principale, è quello della benedizione.  Benedire è dire bene, dire-del-bene di Dio che abbiamo sperimentato essere un Padre premuroso. Benedire significa individuare il lato luminoso delle cose, la parte positiva degli eventi, non dare nulla  per scontato. Si riesce a benedire solo dopo avere fatto esperienza dell’opera di Dio per noi.  Dio non ci risolve i problemi, né impedisce che la nostra vita incontri momenti di fatica e di difficoltà ma se abbiamo conosciuto e creduto nel grande progetto d’amore che Dio ha su di noi, ci viene spontaneo parlare di lui e della sua opera e dirne del bene.