Maria, discepola della Parola (mese di maggio)

Fin dall’inizio, dopo la Pasqua di Gesù, gli apostoli sono stati alla scuola di Maria per apprendere a porre il Risorto al primo posto nella loro vita e orientare a Lui i pensieri e le azioni. È quello che per antica tradizione avviene nella comunità cristiana nel mese di Maggio.

Quest’anno, in questo tempo di prova, con ogni probabilità, non riusciremo ad organizzare momenti di preghiera comunitaria. Potremo vivere la nostra devozione a Maria prendendola nelle nostre case, accogliendola tra i nostri beni, per imparare da lei la disposizione interiore all’ascolto e l’atteggiamento di umiltà e di generosità che la contraddistinsero come prima collaboratrice di Dio nell’opera della salvezza. Se, durante la passione, nella breve riflessione, ci siamo soffermati sull’esclamazione di Pilato: “Ecco l’uomo!”. Ora possiamo dire di Maria: “Ecco la donna!”. Maria è la donna dell’ascolto e dell’obbedienza, del sì totale e della trasparenza, dell’accoglienza e della fedeltà, della fecondità e della comunione. Maria è colei che diventa discepola del suo Figlio, come annota sant’Agostino: “Per fede concepì Gesù, per fede lo partorì. Lo concepì nel suo cuore mediante la fede prima ancora che nel suo corpo”.

Maria insegna a partire sempre dalla Parola per pregare in modo corretto, per costruire l’unica Chiesa di Cristo, per portare il fermento cristiano nella storia quotidiana di ogni generazione. Maria testimonia che ogni persona è uditrice della Parola e può vivere solo “di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”. E quindi dalla Vergine impariamo a scegliere, nelle nostre case, uno stile di vita veramente cristiano e autenticamente umano. Il silenzio di Maria, infatti, non è vuoto o rinunciatario, ma riempito dalla Parola onnipotente, indicazione preziosa per il cammino di tutti. Tra i tanti simboli con cui è stata presentata Maria nella bimillenaria spiritualità cristiana, tre sono particolarmente significativi: l’àncora, la vela e la meridiana. L’àncora che la radica stabilmente nella Santissima Trinità, la vela che richiama la sua prontezza a lasciarsi condurre dalla parola del Padre animata dallo Spirito, e la meridiana che allude alla vigilanza per cogliere il Tutto nel frammento. Maria infatti è la donna del silenzio e della gestazione, del raccoglimento e dell’attesa, della speranza e della novità, della beatitudine evangelica e dell’adorazione. Maria, pagina vivente del Vangelo, è la guida più sicura a Cristo via, verità e vita; è la madre della Chiesa che accoglie, custodisce e vive la Parola; è la testimone della Pasqua e della Pentecoste; è l’alfabeto della perenne esperienza cristiana. Sede della Parola-Sapienza, Maria mostra che il quotidiano, non la straordinarietà o l’eroicità, è la mediazione per l’incontro con Dio e la salvezza del mondo. La contemplazione di Maria aiuta tutti a risvegliarsi dal sonno dell’abitudine e della mediocrità, dal buio della distrazione e della cecità, dall’inconcludenza di una credenza generica e di una spiritualità del dubbio. Solo chi ha il cuore povero come Maria può gustare con riconoscenza la ricchezza spirituale della Parola che salva.

L’augurio che rivolgo a tutti quanti è di vivere nella famiglia, tutti quanti, questo itinerario mariano del mese di Maggio per abbandonarci alla lode silenziosa del cuore in un clima di semplicità e di preghiera adorante come Maria, la Vergine dell’ascolto, perché tutte le parole di Dio si riassumono e vanno vissute nell’amore.

Don Giuseppe

Problemi di connessione con la S. Messa in streaming

Cari parrocchiani, con questo breve scritto vogliamo scusarci per il problema tecnico che non vi ha permesso di seguire in streaming la messa delle 10.30 di questa mattina. La trasmissione, come ci avete segnalato in tanti, si è interrotta purtroppo poco prima dell’omelia. La causa del disagio è da imputare alla connessione internet che ha qualche problema e dall’intenso flusso di traffico dovuto probabilmente anche alle tante celebrazioni religiose. Speriamo di poter garantire in futuro un servizio ineccepibile.

San Floriano: festa patronale in tempo di virus

Carissimi tutti, quest’anno è la seconda festa patronale che vivo con voi. Per certi versi sarà “sottotono”, senza i tanti preparativi, festeggiamenti e senza partecipazione fisica di tutto il popolo sanfioranese, ma sarà sicuramente una ricorrenza segnata da intensa spiritualità e fervore devoto nei confronti del nostro patrono san Floriano. 

Nel giorno della festa, lunedì 4 maggio, sarà possibile seguire in streaming sul sito parrocchiale la messa solenne, che inizierà alle ore 20.30 e sarà presieduta dal nostro Vescovo, Maurizio Malvestiti e concelebrata da don Andrea Sesini. La celebrazione vedrà, in Chiesa, la presenza del Sindaco, Mario Ghidelli. Siamo grati al Vescovo per aver deciso di trascorrere questo momento importante insieme a a noi.

Prima della Messa, un altro momento importante. Don Giuseppe e il sindaco Ghidelli, alle ore 17.00, porteranno in processione per tutte le vie del paese la reliquia di San Floriano. Un momento di intensa comunione e partecipazione che segnerà questa sagra decisamente senza precedenti.

Vi invitiamo, nel rispetto delle norme che vietano gli assembramenti, a seguire la processione dai balconi, dalle finestre o dai giardini, senza scendere in strada.

Videomessaggio di don Giuseppe per la Sagra Patronale

Puoi seguire tutte le dirette streaming sul canale YouTube

La S. Messa per i nostri defunti

Come Consiglio Pastorale ci stiamo interrogando su come la nostra parrocchia potrà ripartire dopo l’emergenza. La fase 2 sarà caratterizzata ancora da un’estrema prudenza e, naturalmente, la priorità sarà la salute della nostra comunità. La pandemia purtroppo ci ha costretto, come tutte le famiglie, a fare i conti anche con entrate minori e spese che invece restano tali. Con questo appello vogliamo solo ricordare che la messa viene celebrata regolarmente da don Giuseppe e che un modo per sostenere la parrocchia potrebbe essere quello di far celebrare la messa per i nostri defunti anche se non possiamo partecipare fisicamente. Un piccolo aiuto in un momento sicuramente unico. 

Domenica della Divina Misericordia

Non si tratta di amare lo sbaglio, ma di essere fedele all’altro anche nel suo errore offrendogli uno spazio amico in cui la sua debolezza possa trasformarsi in forza.

Amare chi ha sbagliato vuol dire incoraggiare a sbagliare? Viviamo oggi dentro la cultura dell’intransigenza e della rigidità. Siamo cattivi e duri con chi sbaglia o con chi pensiamo abbia sbagliato. Si invocano con disinvolta facilità punizioni rigorose e anche la pena di morte. Non si crede che uno possa rialzarsi e rifarsi la vita. Non si sa il perché, ma noi siamo comprensivi con noi stessi, con i nostri errori e siamo cattivi con gli altri.

Pretendiamo comprensione, tenerezza, misericordia e poi riserviamo agli altri il giudizio pesante, l’ingenerosa esclusione. Se di fronte allo sbaglio uno è condannato e non trova perciò chi lo ama e crede ancora in lui, potrà egli risollevarsi e riprendere il cammino?

Il peccato nella Bibbia è indicato soprattutto come “sbagliare il bersaglio”. Il peccatore è uno che non raggiunge l’obiettivo, che non c’entra il bersaglio. Questo errore, consapevole o meno, gli impedisce di crescere e di costruirsi. Può l’uomo sentirsi persona in ricerca, senza ammettere di poter sbagliare? Può costruirsi, definirsi con una traiettoria lineare, progressiva, senza ammaccature o deviazioni? Gli sbagli, gli errori, non appartengono alla condizione umana, fatta di debolezza e di fragilità? Questi sbagli, o anche peccati, non possono trasformarsi in opportunità per individuare meglio l’obiettivo e capire di più la realtà e la vita?  Il giusto bersaglio non può chiarirsi attraverso vari tentativi a volte errati?

Se ci soffermiamo su Gesù osserviamo che il suo comportamento a questo proposito è illuminante. Mentre i farisei esigevano la conversione dei peccatori prima di salutarli e di parlare con loro. Gesù, invece, sta con loro, “mangia con loro” perché, amati, abbiano la forza di convertirsi. È l’amore che sprigiona un’energia creatrice capace di rovesciare le persone e le situazioni. Ritenere che una persona è più grande del suo sbaglio e che va amata anche dentro alla sua devianza, scatena e infonde una vigorosa volontà di riscatto. Non è la punizione che eliminerà il male e la cattiveria, ma una presenza amorosa e incoraggiante.Non si tratta di togliere le punizioni, ma queste devono essere mosse dall’amore: devono esprimere il giusto rimprovero per il male commesso, ma devono essere animate dalla speranza che ci potrà essere una rinascita perché la persona rimane sempre più grande del suo sbaglio. È un grande fraintendimento pensare che amare chi sbaglia o ha sbagliato significa amare o condividere lo sbaglio. Il papa Giovanni XXIII in una sua enciclica afferma: “Bisogna odiare il peccato, ma amare il peccatore”. Viviamo in una situazione in cui si verificano atti di feroce e incredibile violenza.

C’è in tutti una rabbiosa ribellione e una giustificata intolleranza. Il perdono sembra non soltanto una via debole nel fronteggiare i soprusi, ma addirittura la strada per incoraggiarli. A livello sociale e statale non è facile dosare le doverose leggi punitive con l’umano atteggiamento del recupero della persona. Il fatto che ci sia il rifiuto del perdono come modalità per ricomporre i dissidi, è una spia che ci fa capire che c’è un’idea non corretta di perdono. Possiamo pensare che Gesù abbia invitato al perdono per permettere il male e non come la via giusta per contrastarlo e sanarlo?

Don Giuseppe

Ogni domenica S. Messa ore 10.30 in streaming

L’esperienza delle celebrazioni trasmesse in streaming è stata per la nostra parrocchia una scommessa vinta. Siete stati in tanti a seguire la diretta e a rivedere in seguito la registrazione, che, lo ricordiamo per chi avesse problemi di orario, resta a disposizione sul canale YouTube della parrocchia. Da domenica quindi, fino alla fine dell’emergenza, la messa delle 10.30 sarà sempre trasmessa in streaming.

S. Messa ore 10.30 – II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Che gioia…

Parlare di gioia, in questo periodo sembra un controsenso o la solita impostura. L’epidemia che stiamo vivendo sembra proibirci anche solo di usare questo termine.

Che sofferenza la vita! Che peso giorno per giorno sentirsi addosso la malattia, la minaccia del virus, la paura, le preoccupazioni per l’oggi e per il domani! Che sofferenza la vita quando ti sembra di non avere più nessuna speranza, quando anche gli affetti più cari svaniscono e ti resta nelle mani soltanto un ricordo che rende ancora più dura la tristezza di ciò che hai perduto! Che sofferenza la vita quando non vedi più nulla davanti a te!

Che sofferenza! E qualcuno oggi ha il coraggio di parlare di gioia, di speranza! Povero illuso! Ma sì forse lo fa per dovere, per abitudine!

Eppure anche duemila anni fa un gruppo di discepoli viveva nelle stesse condizioni. Con la morte violenta e ignominiosa di Gesù sulla croce sembrava che tutto fosse finito. I discepoli videro in quella morte la fine delle loro speranze. Disillusi e rassegnati, fecero ritorno alle loro famiglie: il messaggio di Gesù sull’imminente venuta del regno di Dio sembrava sconfessato dalla sorte da Lui subita. La morte in croce di Gesù non venne avvertita soltanto come il fallimento di un uomo singolo, ma anche come una catastrofe pubblica della sua causa. Eppure, poco dopo questa fine ingloriosa, i suoi discepoli si ritrovano insieme in una prodigiosa unità e in una rinnovata speranza. Il segreto di questa comunione ritrovata e vissuta è la fede in un evento incredibile, apparentemente assurdo, eppure così reale, così vero da rendere ragione, da svelare il significato profondo di ogni parola, di ogni gesto, di ogni profezia del Maestro: Gesù è risorto, e vive in mezzo a loro, pervasi da una gioia incontenibile, e perciò urlata nella piazza di Gerusalemme, gremita di folla. La croce, il masso rotolato vai dal sepolcro, il corpo sparito, non possono lasciarli in pace, non possono scivolare via come una tra le tante notizie che si inseguono. Anche per noi la croce, il masso, il corpo sparito, non possono lasciarci in pace. Dobbiamo dare un giudizio. Dobbiamo prendere una decisione. Se quel sepolcro vuoto ci dice falsità, trucco, meschino raggiro, allora continuiamo a disperare, ad essere delusi e stanchi di questa vita!

Ma se Gesù è davvero risorto, se davvero quel sepolcro vuoto indica la potenza di Dio, allora non sono consentiti compromessi, assurdi rinvii, colpevoli ritardi: bisogna aprirsi al Signore della vita, bisogna permettergli di illuminare il nostro animo, di salvarci. C’è ancora la voglia di vivere, c’è ancora uno spiraglio di luce, c’è ancora un respiro, un battito lento del cuore che canta la sua antica canzone! Abbiamo ancora il coraggio di leggere, dentro le righe annebbiate e contorte della nostra piccola storia, quegli spazi di gioia che esse contengono. Che gioia ogni giorno scoprire in se stessi una voglia e una forza sempre nuova, un interesse sempre vivo per sé e per tutto ciò che ci circonda! Che gioia sapere seminare a ogni passo semi di vita, semi di novità, camminare sulle nostre strade con nel cuore il canto della propria ricchezza, del proprio desiderio di bellezza, di armonia, di pienezza: che gioia sentire ogni giorno ritmare dentro di sé la poesia della vita, la danza delle proprie capacità che urgono dentro ed esigono di venire realizzate! Che gioia ogni giorno accorgersi che nonostante il tempo, le difficoltà, gli insuccessi, c’è sempre uno zampillo che feconda le zolle più aride, c’è sempre una luce che invade gli anfratti più bui del cuore! Che gioia sentire di avere tra le mani tesori preziosi da spendere per la propria soddisfazione e per la ricchezza altrui, accorgersi che anche nei giorni più sterili c’è ancora un seme di vita, una possibilità che apre nuove avventure! Che gioia sapersi creature di Dio, compagni del suo compito di Creatore, sapersi strumenti liberi e intelligenti di un progetto mai compiuto e sempre realizzato perché corretto e completato dalla forza e dall’amore di Dio stesso! Che gioia sapersi e scoprirsi a immagine e somiglianza di Dio, con dentro quell’anelito di eterno e di infinito che genera slancio instancabile e imprime alla vita un ritmo senza pause e supera e guarisce le inevitabili sconfitte che non sono mai definitive. Che gioia poter rileggere nella propria piccola storia di ogni giorno l’infinito romanzo d’amore di un Dio che si dona tutto alla sua creatura perché possa realizzare la sua pienezza.

Che gioia sapersi amati da Dio, dal creatore, dall’immenso, dall’infinito, dall’eterno, e portare dentro di sé questo amore che è il senso stesso della propria vita!

Che gioia potersi dire vicendevolmente: oggi per me, per noi è veramente Pasqua, è la festa della vita ritrovata, della gioia eterna!

Don Giuseppe

Alleluia!

La nostra è religione dell’alleluia, cioè della gioia, della lode del trionfo, poiché Cristo con la sua morte e risurrezione ha vinto il peccato e la morte e ci ha resi partecipi della vittoria.  S. Agostino ci invita a fare di tutta la nostra vita un alleluia: “Lodiamo il Signore con la nostra condotta e con la nostra parola; con i nostri sentimenti e i nostri discorsi, con il nostro linguaggio e la nostra vita. Dio non vuole alcun disaccordo in chi ripete: Alleluia!”.

Cercando di fare della sua vita un alleluia il cristiano qui in terra canta alleluia anche nella prova, poiché la vittoria di Cristo gli ha dato solido fondamento di speranza per partecipare un giorno alla sua lode eterna: “Dio ci ha predestinati alla sua lode, noi che abbiamo posto la nostra speranza in Cristo”. E infatti come l’Amen anche l’Alleluia sarà il canto dell’eterna liturgia del cielo: “Allora contempleremo Dio senza veli  e con una gioia eterna potremo cantare la sua lode dicendo: Alleluia!”

Don Giuseppe

La Celebrazione Pasquale del Sacramento della Penitenza

Il nostro Vescovo dispone che “la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal “votum confessionis”, vale a dire dalla ferma risoluzione  di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali”.