Gesù lotta contro il potere delle tenebre e vince col suo amore

“Questa è la vostra ora, è il potere delle tenebre”.
Gesù sul monte degli Ulivi, mentre viene arrestato come se fosse un malfattore, si rivolge a coloro che gli hanno messo le mani addosso e lo portano alla morte, riconoscendo il potere delle tenebre, il mistero dell’iniquità, la forza del male che cerca di distruggere l’opera di Dio. In questa Domenica ascolteremo il racconto della Passione del Signore mentre abbiamo negli occhi, nella mente e nel cuore le immagini di tante sofferenze di uomini e donne che in questo momento stanno vivendo l’orrore della guerra o situazioni di estremo disagio causato da catastrofi naturali. Vediamo nella vicenda di Gesù il dramma di una infinità di persone che nel corso della storia hanno vissuto grandi sofferenze.
La nostra è l’emozione del momento perché le cose che avvengono adesso, che vediamo direttamente, ci colpiscono di più.
Allora entriamo nella Passione di Cristo facendoci voce di ogni persona che soffre portando al centro, che è la croce del Signore, tutte le sofferenze, le angosce, il male che il potere delle tenebre ha compiuto. In quella notte Gesù lottò contro il potere delle tenebre. È una espressione tipica di Luca: adopera il termine agonia, vocabolo greco che noi abbiamo adottato solo per indicare il fine vita, invece nel senso originale agonia indica il combattimento, cioè lo scontro agonistico. Gesù combatte contro il potere delle tenebre e vince; vince Lui, lasciandosi uccidere in atteggiamento mite e mansueto, subendo la violenza del potere delle tenebre. È Lui il vincitore.
Un angelo del Signore appare per confortarlo. Anche questo è un particolare che solo Luca racconta. In quel momento di grande combattimento spirituale, Gesù non è solo. Chiediamo al Signore che mandi il suo angelo consolatore vicino a tutte le persone che oggi stanno soffrendo. Chiediamo al Signore di sentire la sua presenza consolatrice, per darci la forza di combattere con il bene, contro ogni forma di male, sapendo che il potere delle tenebre non vince.
È il Signore con il suo amore debole e mansueto che ottiene la vittoria.
Crediamo nel Signore Gesù, nel suo amore fino alla morte, nella sua potenza che vince il potere delle tenebre; e preghiamo per la pace, perché sia vinto il potere delle tenebre con le armi della bontà, della pace e del servizio vicendevole. Facciamoci imitatori di Gesù per vincere in questo decisivo combattiamo spirituale.

Domenica delle Palme

Anche quest’anno celebreremo l’ingresso trionfale di Gesù nella Città Santa. E anche noi insieme alla Gerusalemme di duemila anni canteremo Osanna al Figlio di Davide. È importante e necessario gridare con forza che Gesù è il nostro Messia, è il nostro Signore. Pochi o tanti, è importante esserci, e gridare con forza e con fede che noi abbiamo un riferimento, Gesù Cristo. Che non siamo soli e non siamo abbandonati!
Entrando con lui a Gerusalemme, rinnoviamo il nostro impegno a seguirlo, ad andare con Lui ovunque. Sappiamo che seguire Gesù significa accettare anche la via della croce. Ma questo non ci scoraggia.
Ci saremo per ribadire ancora una volta il nostro amore a Gesù.
Con questo segno e testimonianza, iniziamo la settimana di passione. Ci uniremo alla passione e morte di Gesù e attenderemo la Sua risurrezione. Saranno giornate intense, ma anche molto belle, ci daranno forza. Vogliamo vivere questi giorni con serena fiducia nell’intervento di Dio nella storia, la nostra storia, la nostra vita. Si Lui non ci lascia soli. Sappiamo infatti che colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche a tutti noi, per mezzo del Suo Spirito. Lo crediamo e la nostra presenza sarà segno visibile e credibile di questa nostra Fede. Vi aspetto per confermare tutto questo con gioia e determinazione!

Domenica 13 Aprile ore 10.20 ritrovo al Mortorino per i ragazzi, catechisti, genitori e la comunità parrocchiale, benedizione degli ulivi e processione verso la Chiesa per la celebrazione della Messa

4 di Quaresima: Riscopriamo il digiuno da arrabbiature, delusioni e rancori

Nelle settimane precedenti abbiamo passato in rassegna il digiuno delle labbra e della lingua, il digiuno degli occhi e poi il digiuno delle orecchie. Oggi parliamo del digiuno del cuore, per vincere il cuore cattivo e malizioso, tipico del fratello maggiore che non sa gioire con il cuore di Dio. Quel fratello maggiore – a cui noi, purtroppo, assomigliamo – alla notizia della festa «si indignò»: è arrabbiato con il Padre, è arrabbiato con il fratello, è arrabbiato con il mondo. Non so come mai, ma le arrabbiature sono un elemento costante nel nostro stato d’animo. C’è pieno di persone arrabbiate con il mondo. Senza avere grossi motivi o semplicemente per motivi generici abbiamo un cuore arrabbiato, polemico, pronto ad aggredire gli altri, anche per piccole cose. È da questo che dobbiamo digiunare, dalla rabbia del cuore. Mi direte: “Quando viene istintivo, che cosa ci posso fare?”. È proprio qui l’impegno della penitenza! Proprio perché ti viene istintivo un moto di rabbia verso le altre persone – perché sbagliano, perché si comportano male, perché rovinano il mondo, perché sono diverse da te – questo atteggiamento deve essere corretto, deve essere curato, deve essere addolcito da un impegno di pazienza, da un occhio buono, da uno sguardo benevolo, da un pensiero di benevolenza. Così impegniamoci a digiunare dalle amarezze, dalle delusioni, dai rancori. Sono tutti sentimenti che sgorgano dal cuore e nascono spontaneamente come le erbacce: siamo amareggiati perché ci è capitato qualcosa, perché ci hanno in qualche modo trattato male o non come volevamo; spesso siamo delusi, da come gli altri si pongono nei nostri confronti; talvolta possiamo nutrire anche un rancore verso qualcuno che ci ha fatto del male. Il cuore rischia di essere pieno di tali amarezze, delusioni, rancori. Bisogna fare pulizia. La penitenza quaresimale ci chiede una pulizia del cuore. È questo il digiuno! Non coltivare i pensieri amari: se anche qualcuno ci ha deluso, dobbiamo avere la capacità di superare quell’atteggiamento di amarezza e di rancore che ricorda il male e che in qualche modo desidera contraccambiare. Digiuniamo da ogni istinto di vendetta, da ogni pensiero cattivo, da ogni ricordo del male che ci possono aver fatto. Quando vengono questi sentimenti nel cuore, questi pensieri nella mente, impegniamoci a toglierli e a non assecondarli, questo è il digiuno! Togliere dalla nostra mente tutto ciò che è negativo, scacciare i sentimenti maligni, vincere ogni amarezza. Digiuniamo anche dalle preoccupazioni inutili. Molte volte il nostro cuore è pieno di inquietudini e trepidazioni, ci preoccupiamo di più di quel che dobbiamo per tante cose inutili, talvolta abbiamo anche paura del futuro. Con una grande fiducia in Dio, possiamo togliere tante di queste preoccupazioni inutili. Con il digiuno quaresimale che purifica il cuore, possiamo correggere quell’atteggiamento da fratelli maggiori e riconoscere che, a causa di questo stato d’animo, noi siamo dei figli peccatori. D’altra parte ci impegniamo a rallegrarci, perché Dio ci accoglie, nonostante i nostri difetti. Abbiamo il coraggio di guardare il nostro cuore e di riconoscere che è pieno di male, dopodiché siamo anche contenti perché il Signore continua a volerci bene benché siamo pieni di atteggiamenti negativi. Ma proprio per andare incontro a Lui, che è misericordia infinita, vogliamo digiunare da arrabbiature, amarezze e rancori, da delusioni e preoccupazioni inutili, insomma da tutto ciò che rovina la nostra vita, per poter essere come Lui, grandi nell’amore.

Riscopriamo il digiuno delle orecchie

Riferiscono a Gesù un fatto di cronaca nera, e il Maestro riprende il ricordo di un incidente sul lavoro: si parla di casi di cronaca del suo tempo, ma potrebbero essere cronaca del nostro tempo. Di fronte a situazione disastrose di morti e di violenze, qualcuno si può domandare: “Erano più peccatori degli altri, quelli che sono rimasti vittime?”. Gesù risponde con forza: “No”, ma coglie l’occasione di quei casi di cronaca per dire a ciascuno di noi: “Attento, perché anche tu rischi di rovinarti la vita; se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”. C’è una contrapposizione netta, una alternativa: o conversione o rovina! Convertirsi vuol dire aderire al Signore, veramente, con tutto il cuore, pensare come pensa Lui, agire come agisce Lui, dare alla nostra vita lo stile di Gesù. C’è da cambiare il cuore, la mente, altrimenti andiamo incontro alla rovina, alla rovina della nostra vita; e ognuno deve pensare proprio alla scelta di vita e riconoscere che ci sono delle cose sbagliate che stanno rovinando la propria esistenza. È una grazia di Dio riconoscere quello che stiamo sbagliando per poter correggere ciò che è errato e sta rovinando la vita e rischia di rovinarla del tutto. Il peccato è una rovina. Ecco perché la tradizione ecclesiale ci insegna a vivere la Quaresima con il digiuno, cioè con un atteggiamento di penitenza, che toglie qualcosa, non semplicemente alla tavola, ma soprattutto dagli atteggiamenti sbagliati. Vorrei rivolgervi un invito a digiunare con le orecchie e a creare un po’ di silenzio. Viviamo in una civiltà del rumore e del frastuono, che sente la necessità di un continuo sottofondo per riempire a tutti i costi il silenzio. Non so perché, ma spesso il silenzio fa paura; o forse lo so il perché … perché nel silenzio ognuno si incontra con se stesso e abbiamo paura di guardare in faccia la nostra realtà. La musica, le parole, i suoni di sottofondo danno l’impressione di riempire un vuoto, distraggono, tengono compagnia. È il motivo per cui tante persone, non solo i giovani, vivono sempre con le cuffiette nelle orecchie, anche adulti e anziani – ognuno coi propri mezzi – con la radio, con la televisione, sempre con un suono nelle orecchie, per coprire il silenzio. Digiuniamo dunque da questi suoni inutili, impariamo a utilizzare i mezzi di comunicazione per ascoltare quello che ci interessa, non quello che capita, lasciando che la televisione e la radio funzionino ininterrottamente mentre facciamo dell’altro per stordire la testa. Non abbiamo bisogno di distrarci e neanche di divertirci, abbiamo bisogno di concentrarci e di convertirci. Notate che il verbo distrarsi o divertirsi comincia con il prefisso dis— che è negativo, come discordia e disperazione. Con questo prefisso si creano tanti termini negativi. Al contrario conversione e concentrazione hanno il prefisso con— che indica la compagnia; e con questo prefisso si creano molte parole belle come concordia che è il contrario della discordia e la conversione che è il contrario del divertimento: convergere o divergere … sono opposti! Convergiamo verso il Signore, oppure prendiamo una strada alternativa, divergiamo da Lui. È quello il divertimento, fare dell’altro, distrarsi, non pensarci; il Signore ci chiede invece un impegno serio. Facciamo silenzio, digiuniamo con le orecchie, digiuniamo dall’ascolto di tante cose inutili, digiuniamo dalle distrazioni e concentriamoci proprio sulla nostra vita. Lasciamo che il Signore metta a nudo la nostra esistenza. Abbiamo il coraggio di guardarci dentro, di riconoscere quello che abbiamo sbagliato, quello che stiamo sbagliando. Non abbiamo paura di questo, perché siamo con il Signore che è misericordia e grazia, non ci disperiamo di fronte al nostro peccato, perché confidiamo in Lui. Non abbiamo bisogno di coprire qualcosa, di far finta di niente, abbiamo bisogno di conoscere dove sbagliamo, di riconoscere i nostri peccati e affidarci al Signore perché non ci roviniamo la vita, ma la possiamo salvare con la sua grazia. Digiuniamo da tanti ascolti inutili, ascoltiamo il Signore attraverso la nostra coscienza, ascoltiamo la sua Parola, lasciamoci toccare nel vivo, lasciamoci correggere. È il nostro Dio, che si è rivelato a noi col suo Nome proprio, vuole entrare in comunione con la nostra vita. Convertiamoci a Lui, per non perire, per non rovinare la nostra vita. Orientiamoci a Lui e ascoltiamolo, chiudendo le orecchie a tante cose inutili, per aprirle a ciò che è essenziale, che dura e realizza la nostra vita.

Solennità S. Giuseppe ci insegna la via della Giustizia

Il Vangelo ci presenta la figura di Giuseppe come «un uomo giusto». Egli si è fidato di ciò che il Signore gli ha rivelato e ha accolto la sua sposa Maria. La giustizia è una virtù importante, fondamentale, per la vita umana ed è la costante e ferma volontà di dare a ciascuno il suo. È una virtù della volontà, corrisponde al voler bene – volere il bene dell’altro, il bene della società – e questo porta ad un comportamento retto e onesto. Molte volte sentiamo nei casi di cronaca che i parenti delle vittime vogliono giustizia, ma sembra che la giustizia debbano farla gli altri; dobbiamo imparare invece che ognuno di noi deve fare giustizia – non aspettare che altri compiano delle opere giuste – io devo essere giusto in tutto ciò che faccio.
La giustizia è volere il bene e dare a ciascuno quello che gli è dovuto. Pertanto ci accorgiamo che molti nostri atteggiamenti, anche nei piccoli, sono invece segnati dall’ingiustizia: imbrogliare durante un gioco, ingannare con una menzogna è un danno che facciamo all’altro, è un’azione ingiusta. Sono piccole cose, ma sono sbagliate. Dobbiamo imparare nelle piccole cose di tutti i giorni a essere giusti e precisi.
Il mondo dell’economia, dei soldi, è segnato da una quantità immensa di ingiustizie: le truffe, gli imbrogli,
i furti, le rapine, le omissioni di offerta; per fare soldi si commettono facilmente ingiustizie, si compiono azioni sbagliate, perché c’è un ideale superiore: quello del denaro. Vogliamo imparare a essere persone oneste, giuste nei conti, anche nelle piccole cose, anche nelle relazioni con gli altri – i figli coi genitori, fra marito e moglie, nei conti della spesa, nei piccoli acquisti. La giustizia entra in tutte le nostre attività.
La giustizia può essere violata anche con le parole: la maldicenza, il disprezzo per qualche persona, il pettegolezzo; la calunnia è una violazione della giustizia, perché non viene dato l’onore a quella persona, ma le viene tolto … è perciò un danno. Dire bugie o cattiverie contro le persone è una azione ingiusta.
Allora dobbiamo imparare sempre di più a essere corretti nei pensieri (non pensiamo male del prossimo!), nelle parole (non diciamo cose cattive degli altri!), nelle azioni (non inganniamo!), proprio perché vogliamo essere coerenti e trasparenti, dando a ciascuno ciò che gli è dovuto. Ma non dimentichiamo che anche a Dio dobbiamo qualcosa – anzi – dobbiamo tutto! La virtù della giustizia nei confronti di Dio si chiama religione: l’atteggiamento religioso che considera Dio e gli dà attenzione, gli offre gratitudine, riconoscenza è atteggiamento giusto, perché Dio se lo merita proprio. Non prendere in considerazione Dio, non dargli tempo, non dargli affetto, è al contrario ingiustizia, è come ingannare la nostra natura. Giuseppe – uomo giusto – era tale non solo perché faceva i conti in regola, ma perché, ascoltando il Signore, gli ha obbedito e si è fidato. È un uomo giusto perché è un uomo di fede, un uomo obbediente. Ecco un altro settore importante della giustizia: l’obbedienza … dovuta ai genitori, a coloro che ci guidano, che di educano, che ci governano nella vita. L’obbedienza è un dovere di giustizia ed è un atteggiamento che, già da bambini, rischia di essere proprio la fonte di peccato. Il peccato più comune che confessano i bambini è infatti di essere disobbedienti, di rispondere male ai genitori, ma è l’atteggiamento comune che manteniamo anche da grandi! Non nel caso dei genitori, ma l’obbedienza ci dà fastidio. Anche l’obbedienza a Dio … e se potessimo, risponderemmo male anche a Lui … e qualche volta lo facciamo. La giustizia come virtù umana ci insegna a volere bene a Dio, a riconoscerlo come creatore e salvatore, e a obbedirgli in tutto, non quando ci fa comodo, in tutto! È l’obbedienza della fede che ci salva. San Giuseppe ascolta quella parola divina che lo riguarda in prima persona e gli chiede un sacrifico, un coraggio enorme: egli obbedisce.
Perciò è un grande maestro per noi. Chiediamo al Signore che ci aiuti in questo tempo di Quaresima a diventare più umani. E quando le persone sono più umane, più giuste, più moderate, si vive molto meglio. Il mondo nuovo lo creiamo noi! Gesù è venuto per creare un mondo nuovo attraverso di noi; ognuno di noi si ripeta: “Voglio giustizia” — cioè voglio fare giustizia io per primo: se gli altri non la fanno, pazienza, io voglio essere giusto!

2 di Quaresima: digiunare da sguardi maligni

Sul monte i discepoli videro la gloria di Gesù, contemplarono con i loro occhi la figura divina del loro Maestro. Lo conoscevano bene come uomo, in quella occasione straordinaria lo videro nella forma divina e rimasero abbagliati. Non compresero bene quello che stavano vivendo, ma ne ebbero un grande incoraggiamento per affrontare il dramma della morte stessa di Gesù. Nella luce della trasfigurazione chiediamo al Signore che purifichi i nostri occhi, che pulisca il nostro sguardo, perché possiamo contemplare il suo volto e riconoscerlo presente nella nostra vita, per poter vedere dove stiamo andando e avere ben chiara la meta della nostra esistenza, che è l’incontro con la sua persona. In questo tempo di Quaresima la liturgia e la saggezza della Chiesa ci invitano al digiuno, alla penitenza e all’astensione da ciò che è male. Perciò in queste settimane penitenziali suggerisco qualche modo alternativo di digiuno, che non consiste soltanto nel non mangiare alimenti, ma nel purificare tutti i sensi. Nella Domenica della Trasfigurazione concentriamo la nostra attenzione sugli occhi: è importante anche il digiuno degli occhi. Togliamo cioè ogni sguardo maligno. Come ci sono le parole cattive ci sono anche gli sguardi cattivi. È attraverso gli occhi che noi percepiamo gli altri ed è proprio attraverso il nostro sguardo che critichiamo, giudichiamo, disprezziamo. Sono gli occhi che introducono nella nostra persona atteggiamenti di invidia e di gelosia. È l’occhio cattivo che guarda l’altro con invidia, con gelosia, con astio. Impegniamoci dunque a curare i nostri sguardi, a digiunare dallo sguardo cattivo, dall’atteggiamento maligno che guarda l’altro per valutarlo e per disprezzarlo. Abbiamo bisogno di pulire la nostra anima, di purificare interiormente il nostro spirito. Abbiamo bisogno di pulire la lingua da ogni tipo di parola cattiva, abbiamo bisogno di pulire i nostri occhi da tutti gli sguardi cattivi. Ci sono tante cose che non devono essere guardate e che eppure attirano maliziosamente lo sguardo. Pensate al mondo del computer, a tutto ciò che viene pubblicato online: ci sono moltissime cose buone, belle, utili, edificanti. Purtroppo ce ne sono anche molte negative, dannose, scabrose, volgari, capaci di distruggere la coscienza. Sono gli occhi che godono di queste immagini negative. Lo sguardo volgare, rivolto a queste figure, porta dentro il cuore l’amarezza, il vuoto, la delusione. Sembra che sia qualcosa di superficiale, usato come passatempo momentaneo, e invece lo sguardo di spettacoli scabrosi lascia un segno negativo nel cuore e nella mente. In alcuni casi, addirittura, provoca dipendenza, con grave amarezza e un conseguente disprezzo della vita. Attraverso gli occhi entra dentro di noi il bello e il brutto. Da una finestra aperta entra tutto quello che c’è fuori: entrano i profumi della primavera, entrano anche le puzze dell’inquinamento. Bisogna stare attenti a non lasciare aperto il nostro spirito a ciò che inquina l’anima. E gli occhi sono la porta del nostro cuore. Digiuniamo, cioè vigiliamo sui nostri occhi. Come abbiamo bisogno di silenzio per non sentire troppe parole, così abbiamo bisogno anche di calmare gli occhi. Non c’è bisogno di vedere sempre qualcosa di nuovo, proprio come passatempo. C’è bisogno di contemplare ciò che è bello, soffermarci sulle cose buone, imparare ad avere uno sguardo benevolo. Proviamo a fare attenzione al modo con cui guardiamo agli altri, perché tutto parte da lì: è lo sguardo rivolto all’altro che mi porta a volergli bene o a trattarlo male. Vigiliamo sui nostri occhi, digiuniamo dagli sguardi maligni, dal guardare le cose negative. Impariamo a riconoscere le nostre occhiate cariche di invidia, e curiamo gli sguardi invidiosi! Impariamo a riconoscere i nostri sguardi carichi di gelosia, curiamoli! È un digiuno importante che purifica interiormente la nostra persona e ci rende capaci di godere la visione di Dio. Cerchiamo il suo volto: anche noi saliamo sul monte con Gesù per guardare a Lui, per rivolgere a Lui i nostri occhi, chiedendo che li purifichi; e impegniamoci a non sporcarli con tutto ciò che è male.

Illuminati dalla tua Parola

Vorrei partire da un’affermazione, ed è che gli uomini istintivamente sentono la gloria incompatibile con la croce. Forse anche noi, se non diamo tutto per scontato. Certo, sanno che un prezzo va pagato nella vita, ma solo fino a che è necessario per raggiungere il loro scopo. Per Gesù non è così e anche i suoi discepoli dovranno impararlo. Perché la difficoltà, lo scandalo che hanno dovuto affrontare e superare per divenire credenti è stato quello di dover tenere insieme i due “momenti” dell’unica verità di Dio: quello della croce e quello della gloria, perché la gloria in nessun modo svuota di senso la croce, né la croce compromette, appanna la gloria.
Anzi, la gloria vera di Dio sta “radicata” nella croce e l’assume. Perché la croce continua a custodire il criterio che permette di distinguere ciò che è divino da ciò che divino non è, quindi ciò che è umano da ciò che umano non è. Infatti è davanti alla croce che l’uomo finalmente sa che cos’è l’amore e che lui, l’amore, lo può solo imparare riconoscendosi amato. Una gloria separata dalla croce, un Cristo glorioso separato dal Gesù sofferente non direbbe la verità di Dio. Di più, tradirebbe l’uomo tradendo Dio che è amore.
L’episodio della Trasfigurazione ce lo mostra, ce lo ricorda. Ci mostra, ci ricorda che la gloria di Dio è presente e nascosta nell’umiltà dell’uomo Gesù, ma più ancora che l’umiltà dell’uomo Gesù è il cuore stesso della gloria di Dio. Tutto in questa scena è, infatti, centrato sulla passione imminente.
Innanzitutto il contesto. È, dunque, una pagina che va compresa in tutte le sue dimensioni, nei suoi profondi e illuminanti rimandi. Che Gesù abbia voluto ridurre lo scandalo di un Messia sofferente e umiliato, mentre lo si attendeva trionfante, è forse vero. Che la sua trasfigurazione sia un’anticipazione della sua risurrezione, è altrettanto vero. Ma l’essenziale è che i testimoni della gloria sulla montagna saranno domani i testimoni della santa debolezza di Cristo nell’orto degli ulivi, e che tra quella debolezza e questa gloria non c’è opposizione, ma inscindibile unità. Lo stile pedagogico delle teofanie cede il posto all’assenza assoluta di stile che, al Getsemani, dice chiaramente chi è Dio

Venerdì di Quaresima: via Crucis

Per esprimere l’amore di Gesù si usa spesso il simbolo del cuore. Alcuni si domandano se esso abbia un significato tuttora valido. Ma quando siamo tentati di navigare in superficie, di vivere di corsa senza sapere alla fine perché, di diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato a cui non interessa il senso della nostra esistenza, abbiamo bisogno di recuperare l’importanza del cuore.
La via della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo è una via del cuore. Innanzitutto, del suo Sacro Cuore, che ha accolto volontariamente la Passione e la Croce per cancellare i nostri peccati, i peccati di tutta l’umanità. E poi anche del nostro cuore, che trova nella Croce la conferma più eloquente dell’infinito amore di cui Cristo ci ha amati. Nutriamo questa consapevolezza nel cammino della Via Crucis. 
«Ci ha amati», dice San Paolo riferendosi a Cristo, per farci scoprire che da questo amore nulla «potrà mai separarci». Paolo lo affermava con certezza perché Cristo stesso aveva assicurato ai suoi discepoli: «Io ho amato voi».
Ci ha anche detto: «Vi ho chiamato amici».
Il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo. Grazie a Gesù «abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi». 

Prima domenica di quaresima: il digiuno

Ogni anno iniziamo la Quaresima ascoltando il racconto di Gesù che nel deserto vince la tentazione diabolica: sceglie come fare il Messia, non costringendo a credere, ma proponendosi in modo debole e autentico.
Il periodo in cui Gesù vive nel deserto è un momento di ritiro in cui pensa a come impostare la propria opera. È il tempo del progetto. Quaranta giorni: sono un numero simbolico che richiama gli anni del cammino di Israele nel deserto; e quel numero lo riprendiamo ogni anno anche noi nei quaranta giorni che precederono al Pasqua per ri-progettare la nostra vita, per scegliere lo stile che vogliamo seguire per essere autentici discepoli di Gesù. «In quei giorni nel deserto Gesù non mangiò nulla». Questa indicazione ci dice un atteggiamento di penitenza, di austerità. Gesù inaugura il digiuno quaresimale dando al nostro modo di fare penitenza una caratteristica tutta sua. Vorrei perciò soffermarmi a riflettere in queste domeniche di Quaresima proprio sul tema del digiuno, perché è un elemento importante da un punto di vista spirituale, anche se un po’ trascurato o frainteso. Il digiuno resta però un elemento terapeutico. L’unico digiuno che riusciamo ancora a fare seriamente è quello comandato dai medici: ci sono certi esami che devono essere fatti a digiuno; e, addirittura, per certe indagini endoscopiche si richiedono anche tre giorni di rigida preparazione alimentare. Chi si sottopone a queste ricerche mediche obbedisce al comando del medico e cerca di osservare quel digiuno. È una pratica che può prescrivere anche un dietologo per correggere alcune abitudini scorrette nell’alimentazione, per migliorare lo stato di salute, per ottimizzare la forma fisica. Il digiuno religioso invece, chiamato “digiuno morale”, è decisamente screditato e dimenticato. Non viene più comandato in modo forte e, quindi, non viene praticato abitualmente, oppure viene considerato semplicemente come una minima astensione da qualche cibo, diventando così una pratica quasi fine a se stessa. Eppure le grandi opere della Quaresima, oltre alla carità e alla preghiera, comprendono anche il digiuno … ma allora che cosa intendiamo per digiuno? Astenersi dai cibi? Non solo dai cibi, ma soprattutto astenersi da ciò che è inutile o dannoso, o anche astenersi da qualche cosa di buono per poter crescere nella capacità di controllare la nostra vita, le nostre scelte. Il digiuno rispecchia la capacità di autocontrollo che abbiamo, perché il mangiare non è solo una faccenda fisica: dietro al mangiare c’è la nostra psicologia. Esistono parecchie malattie legate al cibo – non questione di digestione – ma proprio questioni psicologiche che rifiutano il cibo o ricercano troppo cibo. Dietro al mangiare c’è il nostro cuore inquieto, problematico, desideroso di più e il cibo diventa un surrogato. Astenerci dal cibo è un esercizio per imparare ad astenerci da ciò che è male. Non è fine a se stesso, non è importante né virtuoso non mangiare qualche tipo di cibo semplicemente per avere la soddisfazione di dire che ho rispettato tale regola; diventa invece uno strumento per controllare la nostra persona, i nostri atteggiamenti, per moderare certi squilibri e tante esagerazioni.
Allora vorrei proporvi una serie di digiuni alternativi, perché non sono i cibi il primo pericolo.
Il nostro modo di controllare gli atteggiamenti può rivolgersi ad altri aspetti ancora più importanti.

Di Porta in Porta

Il cammino quaresimale, in questo anno Giubilare, in forma di proposta settimanale, durante la Messa domenicale delle ore 10.30, desidera accompagnare i ragazzi e le famiglie alla scoperta dei diversi luoghi, rappresentati da alcune «porte giubilari», nei quali possiamo incontrare Gesù, la nostra Speranza.
Ogni settimana, saremo invitati, aiutati dalla Parola di Dio, proclamata durante la Liturgia Eucaristica Domenicale, a sottolineare un’attitudine che diventa il nostro modo concreto di aprirci alla Speranza, che rimane sempre il Signore Risorto, vivo e operante nella sua Chiesa. Anche il cartellone, che viene esposto nella chiesa parrocchiale, attraverso l’immagine visiva delle Porte Sante, sintetizza questo percorso.