Tutto è presente nel frammento

Tutto è contenuto nel frammento… in ogni minima parte del pane eucaristico è presente tutto il Signore Gesù. È un principio di fede che ci aiuta a superare il discorso della quantità per valorizzare piuttosto la qualità. Non è la quantità di pane che serve per saziare ma è la qualità del cibo che ci viene dato. Così Gesù compiendo il segno del pane nel deserto vuole significare che è capace di darci da mangiare, non in senso fisico, ma in senso umano, personale, spirituale.
Solo lui può nutrire le nostre fami. Infatti non abbiamo solo fame di cibo. Noi per lo meno viviamo in un periodo e in un ambiente di benessere, per cui la fame non sappiamo che cosa sia.
La fame di cibo ce la togliamo facilmente mangiando di tutto, abbiamo la possibilità di comprare tutto quello che ci piace, eppure abbiamo un altro tipo di fame. Non siamo contenti e soddisfatti, anche se mangiamo tanto cibo buono. Una volta che abbiamo la pancia piena ci manca ancora qualcosa, ci accorgiamo che non è sufficiente avere la pancia piena. È un istinto primario mangiare, ma una volta che abbiamo mangiato non siamo realizzati, abbiamo fame ancora, fame di amore, di amicizia e di affetto, fame di giustizia, fame di verità, fame di pace. E la fame che sentiamo per il cibo diventa un’immagine per indicare il nostro desiderio, desiderio di cose buone, di realtà che veramente realizzino la vita. Gesù parte da cinque pani – poca cosa – e con quei pochi panini nutre cinquemila persone. Non ha trasformato le pietre in pane, questo gli aveva proposto il diavolo, ma è partito dai cinque pani che qualcuno mette a disposizione. Potremmo parlare del miracolo della condivisione, perché quei pani condivisi bastano per tutti. Allora il segno che Gesù ci offre è proprio quello della divisione, della condivisione fra di noi, dei beni che abbiamo. Sempre, subito, pensiamo alle cose materiali, pensiamo ad esempio alla condivisione dei soldi. Ma ci sono molti altri beni che abbiamo e che non condividiamo: il tempo, l’intelligenza, le capacità, il desiderio di affetto … sono beni che abbiamo e ognuno di noi ne è carico. Troppi tengono tutto per sé e non condividono e il mondo muore di fame, non per mancanza di cibo, ma per mancanza di amore, per mancanza di servizio, per mancanza di affetto, per mancanza di impegno sociale … manca la condivisione. Il poco che c’è può diventare tanto se c’è la qualità del cuore e Gesù ci insegna che l’Eucaristia è proprio questa qualità della vita donata.
Ogni volta che partecipiamo alla Messa e riceviamo l’Eucaristia noi facciamo memoria del Signore che ha donato se stesso e ci insegna la logica del regalo, della generosità. Non bada al poco, ma chiede che quel
poco che c’è sia usato, sia condiviso e distribuito.
Nel miracolo che Gesù compie nel deserto anticipa il dono dell’Eucaristia e l’evangelista racconta il gesto compiuto da Gesù usando gli stessi verbi della istituzione eucaristica: prese i pani, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò quei pani e li distribuì a tutta la folla. Recitò la benedizione, spezzò quei pani e li distribuì a tutta la folla. Sono gli stessi verbi che utilizziamo nel racconto della cena. Quel poco che c’è diventa molto attraverso le mani di Gesù, attraverso il suo cuore generoso. Tutto è presente nel frammento. La nostra generosità è frammentaria, è poca cosa, è una piccolezza, ma quel poco può diventare tanto, dipende dalla qualità con cui noi mettiamo a disposizione degli altri il poco che abbiamo. È un segno ciò che appare: quel poco pane che riceviamo nelle mani è semplicemente una immagine, è solo un segno, ma nasconde realtà sublimi. Anche se noi spezziamo quel pane, Cristo rimane intero in ciascuna parte. Chi lo mangia non lo spezza, non lo separa, non lo divide, lo riceve intatto e interamente. Se spezzo un’ostia in due o in tre parti, ne ricevi meno eppure ricevi tutto Cristo.
Quando spezzi il sacramento non temere, ma ricorda: Cristo è tanto in ogni parte quanto nell’intero.
Vuol dire che in ogni piccola parte della nostra generosità è presente tutto il Cristo.
In ogni piccola azione buona che possiamo fare, in ogni minuto di tempo che doniamo, c’è tutta la potenza di Cristo. Noi ci mettiamo quel poco e Cristo lo rende tanto, lo rende sufficiente per tutti, può saziare la fame del mondo, ma partendo dai nostri cinque poveri, miseri panini. È diviso solo il segno, non si tocca la sostanza, nulla è diminuito della sua persona. Nemmeno il numero dei partecipanti lo spaventa: siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato. Allora ricordiamoci questo principio eucaristico: tutto il Cristo è presente nel nostro frammento. In ogni frammento della nostra vita è presente il Cristo, che può trasformare la nostra generosità in pane per nutrire l’umanità intera. È questo il segno eucaristico e noi facciamo memoria vivente di questo prodigio che il Signore continua a compiere attraverso di noi: il poco diventa tanto, grazie a Lui, e tutto è presente nel frammento.

Spezziamo il pane

Domenica 22 giugno, solennità del Corpus Domini, torna l’iniziativa Spezziamo il Pane (giunto alla sua 23° edizione). La solennità del Corpus Domini, che celebra la presenza di Cristo nell’Eucaristia, è profondamente legata alla carità. L’Eucaristia, dono supremo dell’amore di Gesù, invita noi tutti a imitare questo amore attraverso gesti concreti di condivisione e unità. Durante l’Ultima Cena, Cristo unì l’istituzione del sacramento al comandamento di amarsi reciprocamente, facendo dell’Eucaristia un richiamo a vivere la comunione fraterna. Nella Diocesi di Lodi questa festa si è sempre accompagnata ad un’opera di carità promossa da Caritas: mentre il pane di vita nutre i cristiani per diventare a loro volta pane spezzato per gli altri, traducendo l’adorazione in carità attiva. Quest’anno l’opera che viene sostenuta è Casa David: casa di accoglienza per mamme e bambini in difficoltà all’interno del progetto Oasi, a Fontana (Lodi).
Nello specifico: le donazioni raccolte durante le celebrazioni del Corpus Domini  servono per l’allestimento della cucina della casa. Per la nostra parrocchia è possibile prendere il sacchettino di pane al termine delle due messe della domenica lasciando la propria offerta secondo la finalità sopra specificata.

Portiamo insieme nel mondo Gesù Vivo

Nella solennità del Corpus Domini e nelle Giornate Eucaristiche vivremo come fratelli e sorelle, comunità cristiana di san Fiorano, il nostro CENACOLO: è l’esperienza di una comunione straordinaria, indissolubile, di Cristo con noi e, per mezzo suo, anche tra di noi. Quell’ultima cena pasquale terrena che Gesù visse con i suoi, di cui la S. Messa è memoriale (= attualizzazione sacramentale!), è carica di significati per noi oggi e per tutti gli uomini di tutti i tempi: è gesto profetico in cui dà se stesso nel segno del pane e del vino per sempre; è consegna del suo servizio sacerdotale nel “..fate questo in memoria di me…”; è invito perenne a vivere la vita tra noi come servizio nella carità; e tutto questo sempre in un mistero di unità profonda che non è scalfita nemmeno dal tradimento di uno dei suoi.
Celebrando il Corpus Domini rivivremo tutto questo in modo speciale: ascolteremo la sua Parola che ci rassicura nel cammino dell’Amore; faremo memoria viva del pane e del vino consacrati per nutrirci del Suo Corpo e del Suo Sangue in cui diventiamo una cosa sola, al di là dei nostri peccati, dei nostri sforzi e dei nostri pur lodevoli desideri; compiremo il gesto della processione Eucaristica, per essere obbedenti al mandato di Gesù di andare nel mondo a testimoniare il Suo Amore, che è il Suo Vangelo!
Ecco la ricchezza di questa celebrazione che in spirito di vera fraternità vi invito a vivere tutti insieme.

Quarantore: solenne adorazione

COSA SONO LE GIORNATE EUCARISTICHE?
Le Giornate eucaristiche (Quarantore) sono giorni particolari della vita della Chiesa durante i quali nella parrocchia viene data la possibilità di sostare presso Gesù eucaristico.
Le Quarantore, restano attuali perché ci aiutano a rinverdire la nostra fede nella presenza reale di Gesù nel SS.mo Sacramento: “l’atto di adorazione al di fuori della santa Messa prolunga ed intensifica quanto s’è fatto nella liturgia stessa, infatti soltanto nell’adorazione può maturare un’accoglienza profonda e vera.
E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura anche la missione sociale che nell’Eucarestia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri.” (cfr. Sacramentum caritatis n. 66)


PERCHÉ SI CHIAMANO ANCHE QUARANTORE?

Le Giornate Eucaristiche, sono chiamate così in onore e ricordo del tempo sofferto da Gesù durante le Sua Passione, esattamente dalla sera del Giovedì Santo al mezzogiorno del Sabato Santo nel triste pensiero del sepolcro, nel quale Gesù, secondo il computo fatto da S. Agostino, rimase quaranta ore.

LE GIORNATE EUCARISTICHE OGGI

Le giornate eucaristiche sono un appuntamento fondamentale nella vita di un cristiano. Sono l’occasione di sostare un po’ di tempo in preghiera davanti a Gesù Eucaristia esposto sull’altare, l’occasione di una preghiera viso a viso, cuore a cuore. A tutti viene chiesta la fatica della preghiera. Fatica nello spegnere la tv, il computer e il cellulare per dedicarsi al Signore. Fatica nell’uscire di casa.
Fatica nel restare in preghiera. Solo così riusciremo ad assaporare la gioia dell’incontro con il Signore, il solo capace di convertire i cuori.
Cosa di cui abbiamo sempre bisogno.

Al termine delle Giornate Eucaristiche e del Corpus Domini

A conclusione delle Giornate Eucaristiche rendo grazie al Signore. Innanzitutto per il dono di se stesso nel Pane della vita: è il regalo più bello che Gesù ci ha fatto, è il tesoro così prezioso per cui si è disposti a rinunciare a tutto pur di poter celebrare, mangiare, incontrare, adorare questa presenza reale di Cristo.
Sono state giornate intense, ma grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato ai vari momenti di preghiera comunitaria. Grazie a chi ha trovato il tempo, la volontà e il desiderio di “Rimanere in Lui” nella preghiera di adorazione personale.
Sapete quanto ci tengo che la nostra comunità parrocchiale sia sempre di più Eucaristica.
Vivere l’Eucaristia significa dire a Gesù: Ti voglio bene. È importante che le persone che amiamo si sentano dire “Ti voglio bene”. Lo possiamo fare anche con il Signore: ogni volta che partecipiamo alla Celebrazione dell’Eucaristia; ogni volta che ci troviamo insieme a pregare; ogni adorazione personale e comunitaria, è dire a Gesù: “Ti voglio bene”. Lo abbiamo fatto in modo intenso in queste giornate Eucaristiche. Continuiamo a farlo personalmente e insieme nella nostra comunità parrocchiale.
Grazie anche a tutti coloro che hanno animato i vari momenti celebrativi: con il canto, con il servizio liturgico. A coloro che hanno preparato in maniera decorosa la nostra Chiesa.
Grazie anche a coloro che hanno preso parte alla Processione Eucaristica e a chi vi ha svolto un ruolo di animazione, di organizzazione e di sicurezza.

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Che cos’è l’eucaristia? Forse a questa domanda risponde la Solennità del Corpus Domini.
L’eucarestia è la presenza reale di Cristo, la sua compagnia.
Nel segno del pane Egli intercetta tutte le fami che ci portiamo nel cuore. Un cristiano non eucaristico, cioè un cristiano staccato dell’eucaristia, è un cristiano che si deve tenere questa fame. Un cristiano che guarda Dio da lontano, cioè non lo fa entrare concretamente dentro la propria vita, praticamente significa: se noi non prendiamo la comunione o non abbiamo un atteggiamento profondo nei confronti dell’eucaristia, possiamo al massimo interpretare la nostra fame ma non saziarla. Dio non è uno che interpreta i nostri bisogni è uno che li sazia. Li sazia un po’ alla volta, li sazia in una maniera molto più misteriosa di quella che noi ci immaginiamo, ma in una maniera molto più profonda.
L’eucaristia è un Dio che prende sul serio la fame nostra, la fame di vita, di amore, di senso.
È un Dio che non soltanto guarda o sta a guardare questa fame ma provvede a questa fame e lo fa innanzitutto inchiodando i discepoli cioè noi cristiani a non scappare davanti alla fame della gente perché è attraverso le nostre mani, attraverso la disponibilità delle nostre mani, che quella fame poi viene saziata. Date voi stessi da mangiare.
Non è Gesù a distribuire quel pane, lascia che siano i discepoli. Lui si limita a prendere quel poco che hanno nelle tasche i discepoli, quei cinque pani e due pesci, e li divide, lo fa bastare per tutti.
Il miracolo dell’eucaristia innanzitutto un Dio che prende sul serio questa fame.
Poi prende la nostra povertà la moltiplica e la fa diventare cibo per una folla affamata.
Un cristiano povero di questo cibo, rende povera non solo la sua esistenza ma l’esistenza di tante persone, di una moltitudine che attende una comunità cristiana eucaristica.
Gesù vuole educare i propri discepoli, vuole dire che davanti ai bisogni della gente non bisogna scappare. La gente non bisogna intrattenerla soltanto in maniera amichevole come se stiamo seduti attorno a un tavolino a prendere un tè.
La gente va presa sul serio proprio per la propria fame che è una fame molto più profonda.
Non è semplicemente la fame di pane: è la fame di senso, di amore e di vita.

Per questo il nostro cristianesimo è un cristianesimo eucaristico cioè un cristianesimo che prende sul serio la fame di senso di verità e di amore.
È un cristianesimo a cui Dio ha risposto e a cui ogni cristiano, formato alla scuola eucaristica e sfamato di questo pane, deve prestare le mani perché questo miracolo della moltiplicazione e del saziare la folla possa ripetersi. C’è bisogno del nostro sì, c’è bisogno che ci siano ancora persone disposte a distribuire questi pani e questi pesci.
Dio è uno che agisce sempre attraverso l’umanità di qualcuno ma se non c’è l’umanità di qualcuno questo grande dono e questa grande grazia rimangono sprecati.
È questa la fame che Gesù prende sul serio.

Torna l’iniziativa: Spezziamo il Pane

Puntuale da 22 anni senza mai una sosta – per la solennità del Corpus Domini che quest’anno si celebra il 2 giugno, in concomitanza alla Festa della Repubblica.
Per le parrocchie è possibile prenotare il pane da distribuire alle comunità durante le messe domenicali preparato nella notte ai forni da giovani e adolescenti della Diocesi. Le donazioni raccolte quest’anno verranno indirizzare a Casa Regina Pacis, inaugurata lo scorso 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, alla presenza del Vescovo.

I tre momenti del Corpus Domini

Messa solenne ore 20.45

Compiremo il primo atto: quello di radunarci alla presenza del Signore.
In questo gesto si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della nostra comunità parrocchiale, che si sperimenta proprio intorno all’Eucaristia: ci raduniamo, nel rispetto di tutte le nostre diversità, alla presenza del Signore. L’Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia.
L’Eucaristia è un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo. Anche a questo appuntamento non sceglieremo noi con chi incontrarci. Ci saremo e ci ritroveremo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che è Cristo. Ci apriremo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui.
Pertanto, il Corpus Domini ci ricorda anzitutto questo: che essere cristiani vuol dire radunarsi per stare alla presenza dell’unico Signore e diventare in Lui una sola cosa.

Processione

Il secondo aspetto costitutivo è il camminare con il Signore. È la realtà manifestata dalla processione, che vivremo insieme dopo la Santa Messa, quasi come un suo naturale prolungamento, muovendoci dietro Colui che è la Via, il Cammino.
Con il dono di Se stesso nell’Eucaristia, il Signore Gesù ci libera dalle nostre “paralisi”, ci fa rialzare e ci fa “pro-cedere”, ci fa fare cioè un passo avanti, e poi un altro passo, e così ci mette in cammino, con la forza di questo Pane della vita. Come accadde al profeta Elia, che si era rifugiato nel deserto per paura dei suoi nemici, e aveva deciso di lasciarsi morire. Ma Dio lo svegliò dal sonno e gli fece trovare lì accanto una focaccia appena cotta: “Alzati e mangia – gli disse – perché troppo lungo per te è il cammino”. Percorreremo le vie: Garibaldi, Cremona, Galilei, Enrico Fermi, Marconi, Garibaldi e conclusione in Chiesa
Cammineremo pregando, accompagnati dalla Banda di Maleo e dalla presenza dei Comunicandi (con l’abito della Prima Comunione).

Benedizione

Troviamo il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte.
Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito. Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.

Corpus Domini

Dopo il tempo forte dell’anno liturgico, che incentrandosi sulla Pasqua si distende nell’arco di tre mesi – prima i quaranta giorni della Quaresima, poi i cinquanta giorni del Tempo pasquale –, la liturgia ci fa celebrare tre feste che hanno invece un carattere “sintetico”: la Santissima Trinità, quindi il Corpus Domini, e infine il Sacro Cuore di Gesù.
Qual è il significato proprio della solennità che celebreremo Giovedì 30 maggio, del Corpo e Sangue di Cristo? Ce lo dice la celebrazione stessa che vivremo insieme come comunità cristiana, nello svolgimento dei suoi gesti fondamentali: prima di tutto ci raduneremo intorno all’altare del Signore, per stare insieme alla sua presenza; in secondo luogo ci sarà la processione, cioè il camminare con il Signore; e infine l’inginocchiarsi davanti al Signore, l’adorazione, che inizia già nella Messa e accompagna tutta la processione, ma culmina nel momento finale della benedizione eucaristica, quando tutti ci prostreremo davanti a Colui che si è chinato fino a noi e ha dato la vita per noi.
Soffermiamoci brevemente su questi tre atteggiamenti, perché siano veramente espressione della nostra fede e della nostra vita.

Corpus Domini

Da molti anni faccio la comunione, camminando verso l’altare, a volte un po’ distratto e inaffidabile, eppure Dio non si nega. Sull’altare, un piccolo pane bianco che non ha sapore, che è silenzio, profondissimo silenzio. Che cosa mi può dare questo po’ di pane, lieve come un’ala, povero e così piccolo da non saziare neppure il più piccolo bambino?
Per un istante mi affaccio sull’enormità di Dio che mi cerca, Dio che è arrivato, che mi assedia, che entra e trova casa. La mia processione verso l’altare è solo un pallido simbolo del suo eterno venire verso l’uomo, verso me. L’amore cerca casa. La comunione, più che un mio bisogno, è un bisogno di Dio. Sono colmo di Dio. E non riesco a dire parole, non ho doni da offrire, non ho progetti alti, non coraggio. Ma dentro qualcosa si apre, perché vi si depositi l’orma lieve di Dio.
Faccio la comunione e Dio mi abita, sono la sua casa.
L’incredibile Dio si accontenta di quel groviglio di paure, di quel nodo di desideri che io sono.
E cerco di spremere pensieri e parole da dedicargli, ma finisco per regalargli il silenzio.
Eppure Lui non mi ha mai lasciato. Mai siamo stati lasciati.
E’ tempo di pensare a Dio non solo come Padre che sostiene, ma come Madre presente, che nutre di sé i figli al suo petto, con il suo corpo. A Dio come Sposo, amore esuberante che cerca risposta. E l’incontro con lui è quello degli amanti nel Cantico: dono e gioia, intensità e tenerezza, fecondità e fedeltà.
«Ecco il mio corpo», e non, come ci saremmo aspettati: «ecco la mia mente, la mia volontà, la mia divinità, ecco il meglio di me», ma semplicemente, poveramente, il corpo. 
Il sublime dentro il dimesso, lo splendore dentro l’argilla, il forte dentro il debole.
Il Signore non ha portato solo salvezza, ma redenzione, che è molto di più.
Salvezza è togliere qualcuno dalle acque che lo sommergono, redenzione è trasformare la debolezza in forza, la maledizione in benedizione, il tradimento di Pietro in atto d’amore, il pianto in danza, la veste di lutto in abito di gioia, la carne in casa di Dio.
Prendete questo corpo, vuol dire che Gesù ci consegna la sua storia: mangiatoia, strade, lago, volti, il duro della Croce, il sepolcro vuoto e la vita che fioriva al suo passaggio.
E con il suo sangue versa il rosso della passione, il coraggio della fedeltà fino all’estremo.
Stupendo Dio, che non spezza nessuno, che spezza e sparge se stesso.

Prendete me… e non saprei come altro amarvi