Giovedì eucaristico

Stare a tu per tu con il Signore, contemplarlo nell’Eucarestia è uno dei momenti più belli che arricchisce la nostra anima. Ci appaga interiormente, ci fa sentire ascoltati ed amati. 
Ma cosa significa “adorare” Gesù nel Santissimo Sacramento? Lui è lì, esposto sull’altare e, ancora una volta si offre a noi, ci invita a stare con Lui in una forma ancora più vicina, quasi intima e riservata. Ci chiede di aprire il nostro cuore, di parlargli, in particolare se abbiamo dubbi, incertezze o difficoltà Lui è lì che ci ascolta.


Giovedì eucaristico

La preghiera non è conquista dell’uomo. È dono. La preghiera non nasce allorché “voglio” pregare. Ma quando mi è “dato” di pregare. È lo Spirito che ci dona e rende possibile la preghiera. La preghiera non è iniziativa umana. Può essere soltanto risposta. Dio mi precede sempre.
Con le Sue parole. Con le Sue azioni. Senza le “imprese” di Dio, i Suoi prodigi, le Sue gesta, non nascerebbe la preghiera. Sia il culto come l’orazione personale sono possibili soltanto perché Dio “ha compiuto meraviglie”, è intervenuto nella storia del Suo popolo e nelle vicende di una Sua creatura. Maria di Nazareth ha la possibilità di cantare, “magnificare il Signore”, unicamente
perché Dio “ha fatto cose grandi”. Il materiale per la preghiera viene fornito dal Destinatario.
Non ci fosse la Sua parola rivolta all’uomo, la Sua misericordia, l’iniziativa del Suo amore, la bellezza dell’universo uscito dalle Sue mani, la creatura rimarrebbe muta. Il dialogo della preghiera si accende quando Dio interpella l’uomo con dei fatti “che mette sotto i suoi occhi”. Ogni capolavoro ha bisogno di apprezzamento. Nell’opera della creazione è l’Artefice Divino stesso che si compiace della propria opera: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. Dio gode di quanto ha fatto, perché si tratta di una cosa molto buona, molto bella.
È soddisfatto, oserei dire “sorpreso”. L’opera è perfettamente riuscita. E Dio si lascia sfuggire un “oh!” di meraviglia. Ma Dio aspetta che il riconoscimento nello stupore e nella gratitudine avvenga anche da parte dell’uomo. La lode non è altro che l’apprezzamento della creatura perciò che ha fatto il Creatore. “Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio, dolce è lodarLo come a Lui conviene”. La lode è possibile soltanto se ci si lascia “sorprendere” da Dio.
La meraviglia è possibile esclusivamente se si intuisce, se si scopre l’azione di Qualcuno in ciò che sta davanti ai nostri occhi. La meraviglia implica la necessità di fermarsi, ammirare, scoprire il segno dell’amore, l’impronta della tenerezza, la bellezza nascosta sotto la superficie delle cose. “Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le Tue opere”.
Bisogna che il “fare” sfoci nel “vedere”, la corsa s’interrompa per lasciar posto alla contemplazione, all’adorazione, la fretta lasci il posto alla sosta estatica.


Giovedì eucaristico

Che cosa vuol dire adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti.
Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia.

La vera adorazione di Dio viene da un cuore che desidera soltanto Lui.
Questo era esattamente il punto su cui si sbagliavano i samaritani; questi cercavano di adorare sia Dio che gli idoli, e questo viene riaffermato dal Signore Gesù Cristo quando discute sull’argomento della vera fede con la donna samaritana che venne a prendere l’acqua nel pozzo. “Voi adorate quel che non conoscete”. Queste persone adoravano Dio “senza convinzione” perché il loro affetto completo non riposto in Dio. È possibile persino per i veri credenti cadere in questo errore. Possiamo non acconsentire al fatto di avere degli idoli fisici, come facevano invece i samaritani, ma cosa assorbe la nostra volontà, il nostro tempo, le nostre risorse più di ogni altra cosa? Sono forse cose come la carriera, i possedimenti materiali, il denaro, la salute, o persino la nostra famiglia? Gridiamo a gran voce, come il re Davide nel Salmo 63:5: “L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti”. Solo Dio dovrebbe soddisfare il cuore dell’uomo rigenerato e la sua risposta a quella soddisfazione divina, paragonabile al migliore dei cibi, è il frutto delle labbra che cantano la lode di Dio.


Giovedì eucaristico

L’esposizione del SS. Sacramento, fatta sulla mensa dell’altare, attira la nostra attenzione sui segni del Sacramento. Vado a pregare perché sono «attirato», mi accorgo, mi rendo conto del segno del Pane, che significa qualcosa di preciso. La presenza del Signore, messa in risalto dall’esposizione, domanda che non ci siano altri centri di attrazione che sminuiscano, in qualche modo, la semplicità della concentrazione sul Pane consacrato. L’attenzione deve essere concentrata sulla persona di Cristo. Chi crede veramente di trovarsi alla presenza del Signore Gesù, come può allontanarsi su altre strade? Sarebbe un’imperdonabile mancanza di rispetto e, in ultima analisi, di fede. Con l’esposizione entriamo nel dinamismo di un rapporto, fatto di segni, che ci inserisce in una comunione profonda con Cristo e con i fratelli, nel contesto di una comunità, per diventare significativi nella Chiesa. L’adorazione ci porta alla comunione e crea la comunità. L’adorazione, come assemblea, porta un arricchimento nello sviluppo della vita fraterna, stimola lo spirito di unità e di carità, favorisce lo spirito di comunione tra i cristiani che adorano dopo aver celebrato. Contemplare insieme, adorare insieme, fortifica una vita di comunione. L’esposizione ci conduce a comunicare al Signore nella fede e nella carità. Riconoscendo la presenza del Cristo si è invitati ad una comunione di cuore con lui. È, quindi, entrare in comunione con Cristo fino a condividere la sua vita nello Spirito, per essere guidati dal suo stesso Spirito d’amore. L’Eucaristia è un progetto di vita da accogliere.
È qualcosa che non mi lascia come prima, ma che mi coinvolge pienamente in un cammino
continuo di conversione a Lui. L’Eucaristia è pienamente vissuta quando ci porta a donare «corpo e sangue», come Gesù, per i fratelli.


Giovedì eucaristico

La Pasqua di Gesù è la chiave (senso, fondamento) di tutta l’esperienza umana, di tutta la realtà umana, di ogni pasqua umana. La preghiera ha come obiettivo la pasqua settimanale: festa, partecipazione, solennità, riposo, solidarietà, entusiasmo, esultanza, memoria delle varie morti e risurrezioni. Ed è preghiera con chi e per chi sta vivendo la pasqua nella propria carne.
Grazie alla preghiera di adorazione la nostra vita quotidiana è trasformata in un prolungamento della celebrazione eucaristica, diventa Eucaristia. La preghiera davanti a Cristo Signore, deve portare i fedeli «ad esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento»; e ad «estendere e prolungare a tutta la vita cristiana l’unione con Cristo, cui il sacramento è ordinato».
La nostra preghiera è una risposta alla presenza di Cristo nel sacramento dell’altare.
La preghiera di adorazione davanti all’Eucaristia è una preghiera tutta particolare: si prega davanti ad un pezzo di pane, che per noi ha un valore più grande di un pezzo di pane.
La presenza nel pane è la presenza di un Cristo vivo, pasquale, che si dona a noi come pane spezzato da condividere. Perciò la nostra è una presenza a Lui che è la presenza per eccellenza.
Nell’Eucaristia, il centro è qualcuno che agisce, che chiama, che riunisce, che parla, che si dona, che nutre, che salva, che libera, che invia. Il centro è una persona che ama, che si dona per essere amata e chiede di amare. Il centro è il Cristo. Questo centro domanda che io aderisca pienamente a Lui, che io Gli doni tutta la vita, che faccia comunione con Lui per vivere di Lui.
Immedesimandoci con i sentimenti di Cristo, dalla preghiera davanti all’Eucaristia nasce un approfondito senso di appartenenza ecclesiale, di rinnovato impegno missionario, di nuova sensibilità ecumenica, di convinta promozione sociale. È una preghiera fatta in nome della Chiesa, che si apre alla universalità. È una preghiera per il mondo: ci facciamo carico di tutta la realtà che ci circonda, soprattutto della sofferenza, del male e del peccato.


Giovedì eucaristico

Il sommo Mistero della nostra fede è la Santissima Eucaristia, reale presenza del Signore Gesù Cristo nel Sacramento dell’altare. Anche dopo la celebrazione dei divini misteri il Signore Gesù resta vivo nel tabernacolo; per questo a Lui viene resa lode specialmente con l’adorazione eucaristica. Esiste un legame intrinseco tra la celebrazione e l’adorazione. La Santa Messa infatti è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa.
L’adorazione al di fuori della santa Messa prolunga e intensifica quanto è avvenuto nella celebrazione liturgica, e rende possibile un’accoglienza vera e profonda di Cristo. È bello che la nostra comunità parrocchiale senta e viva la bellezza dell’adorazione. Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più che mai importante recuperare la capacità di silenzio interiore e di raccoglimento: l’adorazione eucaristica permette di farlo non solo intorno all’io, bensì in compagnia di quel Tu pieno d’amore che è Gesù Cristo, il Dio a noi vicino.
La celebrazione eucaristica non esaurisce tutto il contenuto del mistero eucaristico.
L’adorazione è il prolungamento dell’Eucaristia nella vita, in uno spazio e in un momento che tende ad approfondire e a sviluppare tutto ciò che è stato espresso, celebrato e vissuto nell’azione liturgica. L’Eucaristia è prima di tutto una celebrazione, un’azione vivente che sollecita il nostro impegno. Perché essa si realizzi pienamente nella nostra vita, la dobbiamo interiorizzare con una preghiera che ci guidi, ci conduca al servizio dei nostri fratelli in uno spirito d’amore.
Nell’adorazione eucaristica interiorizziamo la celebrazione della Pasqua del Signore.
Il fine dell’Eucaristia è che la Chiesa possa essere progressivamente incorporata nella Pasqua del Signore per non restare «sterile e ingrata» (S. Ireneo).
Con la preghiera di adorazione partecipiamo più profondamente al mistero pasquale.


Giovedì eucaristico

L’Adorazione che cos’è?
L’adorazione eucaristica è ascolto. Fare adorazione non è soltanto parlare a Gesù: la prima cosa da fare è ascoltare, perché Colui che sta dinanzi a noi non è l’oggetto passivo della nostra contemplazione, della nostra adorazione: Gesù è Colui che ci parla e noi dobbiamo stare in ascolto. Nell’adorazione il nostro atteggiamento non deve essere il fare ma l’ascoltare.
Quando si va a fare un’ora di adorazione si sa con quali atteggiamenti si entra ma non si sa con quali atteggiamenti si esce; qualche volta possiamo anche andare per protestare nei confronti di Gesù, poi si ascolta Lui che parla attraverso la nostra coscienza e scombussola i nostri piani.
Noi abbiamo bisogno di conoscere il pensiero di Dio, dobbiamo conoscere il suo pensiero sul significato della vita, sul significato degli anni che ci restano da vivere. Oggi siamo bombardati dallo stile di vita corrente, allergico al pensiero di Dio, e viviamo giorno dopo giorno senza dare senso a quello che facciamo.
Il Valore dell’Adorazione
È qui che si innesta il valore dell’Adorazione eucaristica che non è un monologo che io faccio dinanzi a Dio, ma è un dialogo dove io sono colui che ascolta e il Signore è Colui che parla. Adorare è lasciarci trafiggere il cuore da Gesù, lasciarci giudicare da Lui, lasciarci parlare da Lui; se c’è una domanda da fargli è proprio:” fammi conoscere le vie della vita”.
C’è una tentazione da evitare nel concepire l’ora di adorazione ed è il concepirla come un’ora di evasione dalla realtà, dal mondo, dalle nostre responsabilità. Non è un’ora che nasce dal desiderio di evasione, dal desiderio di liberarsi da tutto ciò che dà fastidio nella vita. Dovrebbe essere invece un bisogno di stare con il Signore, un’ora per pensare e meditare.

Giovedì eucaristico

«L’adorazione eucaristica: arcaismo, attualità, opportunità?» chiedeva provocatoriamente in un colloquio J. Perrier. Possiamo senza dubbio rispondere mettendo in rilievo l’attualità e l’opportunità di un gesto, antico sì, ma assai valido e pertinente all’oggi. Quanto mai attuali ci sembrano infatti le parole di Giovanni Paolo II: «L’animazione e l’approfondimento del culto eucaristico sono prova di quell’autentico rinnovamento che il Concilio si è posto come fine, e ne sono il punto centrale. La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell’amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare a incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione».

Il Maestro è qui e ti chiama

È un’esperienza di Chiesa. È un’esperienza forte di comunità cristiana. È un’opportunità straordinaria. Non riguarda solo qualcuno. Non tocca solo quelli più sensibili. A tutti i battezzati è offerta questa possibilità di stare con Gesù, di guardarlo e di incontrare il suo sguardo, di ascoltarlo e di parlargli, di amarlo e di lasciarsi amare. Con l’adorazione dell’Eucaristia tutta la comunità e tutte le famiglie ne ricevono benedizioni. Chi adora intercede presso il Signore a favore anche di chi è lontano da Lui, di chi ha il cuore chiuso, di chi è in difficoltà, di chi soffre e piange, di chi è stanco e deluso, di chi spera in un domani migliore.

Giovedì eucaristico

L’Adorazione Eucaristica ha un valore tanto a livello personale, quanto vissuto in forma comunitaria. Anzi, le due espressioni dell’adorazione si richiamano a vicenda come, del resto, ogni forma di preghiera e di esistenza cristiana. Il rapporto personale che il singolo fedele instaura con Gesù, presente nell’Eucaristia, lo rimanda sempre all’insieme della comunione ecclesiale, alimentando in lui la consapevolezza della sua appartenenza al Corpo di Cristo. Perciò oltre ad invitare ciascuno a valorizzare e a trovare personalmente del tempo da trascorrere in preghiera davanti all’Eucaristia, ritengo doveroso sollecitare per promuovere momenti di adorazione comunitaria. Un’attenzione particolare va riservata ai fanciulli. Nella formazione catechistica è importante introdurre i fanciulli al senso e alla bellezza di sostare in compagnia di Gesù, coltivando lo stupore per la sua presenza nell’Eucaristia. Penso che siamo chiamati seriamente ad interrogarci sul nostro lavoro in questa direzione.
Attraverso i giovedì Eucaristici alcune persone stanno vivendo la bellezza dell’adorazione.
Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più che mai importante recuperare la capacità di silenzio interiore e di raccoglimento: l’adorazione eucaristica permette di farlo non solo intorno all’‘io’, bensì in compagnia di quel ‘Tu’ pieno d’amore che è Gesù Cristo, ‘il Dio a noi vicino’.
Madre Teresa, dal canto suo, portava la sua esperienza al riguardo: «Dove riceverete in dono la gioia di amare? Nell’Eucarestia. Nella Santa Comunione. Gesù si è fatto Pane di vita per darci la vita. Giorno e notte egli è sempre presente. Se davvero volete crescere nell’amore, sostenetevi coll’Eucarestia, coll’adorazione. Nella nostra congregazione, c’era la consuetudine di avere un’ora di adorazione la settimana e poi, nel 1973, decidemmo di avere un’ora di adorazione ogni giorno. Da quando abbiamo cominciato ogni giorno ad avere la nostra ora di adorazione, il nostro amore per Gesù è diventato più intenso, il nostro amore l’uno per l’altro più comprensivo, il nostro amore per il povero più compassionevole e abbiamo raddoppiato il numero di vocazioni».

Giovedì eucaristico

L’adorazione dell’Eucaristia, al di fuori della celebrazione, è un rivivere personalmente, silenziosamente, il senso della celebrazione del mistero. La “perdurante presenza” del mistero eucaristico nella Chiesa è appello a riandare alla celebrazione dove il mistero “si fa” e così continuare a “vederlo”. Per questo l’adorazione eucaristica non è, per sé, una preghiera “comunque” davanti all’Eucaristia, non è un pensare o un meditare generico davanti all’Eucaristia; è, piuttosto, un mettersi davanti all’Eucaristia ricollocando questa presenza nel suo contesto e lasciandosi interpellare, provocare dal suo significato.
L’eucaristia ha una sua forma precisa e l’adorazione vuole cogliere e fare propria questa ‘forma’. Nell’Eucaristia è offerta la vita intera di Gesù (incarnazione, parole, gesti, Pasqua…) nella “forma” del pane spezzato, cioè di una vita donata al Padre e ai fratelli.
Condizione propizia per l’adorazione, più efficace di qualsiasi parola, è senz’altro il silenzio. Adorare, secondo l’espressione di Gregorio Nazianzeno, significa elevare a Dio un «inno di silenzio». Elisabetta della Trinità annotava: «L’adorazione è una parola del cielo più che della terra. Mi sembra che si possa definire l’estasi dell’amore. È l’amore schiacciato dalla bellezza, dalla forza, dalla grandezza immensa dell’oggetto amato, che cade in un silenzio pieno e profondo. Il silenzio di cui parlava David quando esclamava: ‘Il silenzio è la tua lode!’.
Sì, è la lode più bella, perché è quella che si canta in seno alla beata Trinità».
Per gustare un’opera d’arte, occorre fermarsi e contemplarla in silenzio, permettendo al nostro cuore di esprimere lo stupore e la gioia. A maggior ragione, tale atteggiamento è necessario di fronte al “capolavoro” di Dio, che è l’Eucaristia! Sostando volentieri davanti al tabernacolo, il Curato d’Ars insegnava a pregare ai suoi fedeli con il suo esempio. E spiegava loro: «Non c’è bisogno di parlar molto per ben pregare. Si sa che il buon Dio è là, nel santo tabernacolo: gli si apre il cuore, ci si rallegra della sua santa presenza. È questa la migliore preghiera».
Tra le “non molte parole” che possono sostenere l’adorazione, il primo posto spetta senz’altro ai testi biblici. Penso particolarmente ai Salmi, preghiera di Cristo e della Chiesa, ma anche espressione dei sentimenti umani più profondi; al Vangelo (magari il Vangelo del giorno o della domenica…). Non sono però da escludere invocazioni quali quelle proposte dalle Litanie, che favoriscono una preghiera calma e contemplativa.
L’adorazione è “fruttuosa” anche nel campo delle relazioni umane: libera l’uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall’idolatria del mondo.
Essa “rovescia” la prospettiva di dominio che noi frequentemente assumiamo, facendoci meglio comprendere il senso di “dono” di ciò che ci è continuamente offerto. Essa aiuta pure a “leggere” e vivere la dimensione sociale intrinseca al Cristianesimo. Soltanto nell’adorazione può maturare un’accoglienza profonda e vera. E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale che nell’Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri.